La Porta Rimane Chiusa

**La porta rimane chiusa**
Mamma, apri la porta! Mamma, ti prego! I pugni di mio figlio battevano con forza contro la superficie metallica, quasi a far saltare i cardini. So che sei a casa! La macchina non è in cortile, quindi non sei uscita!
Vittoria Maria stava con le spalle alla porta, stringendo tra le mani una tazza di tè freddo. Le dita le tremavano così tanto che la porcellana tintinnava sul piattino.
Mamma, che succede? La voce di Marco suonava sempre più disperata. I vicini dicono che da una settimana non fai entrare nessuno! Nemmeno Elena!
Al nome della nuora, Vittoria Maria fece una smorfia. Elena. La sua preziosa Elena, per cui era pronto a fare qualsiasi cosa. Anche quello che era successo giovedì scorso.
Mamma, chiamo il fabbro! la minacciò Marco. Facciamo saltare la serratura!
Non osare! gridò finalmente Vittoria Maria, senza voltarsi. Non osare toccarmi!
Mamma, ma perché? Che è successo? Parla con me!
Vittoria Maria chiuse gli occhi, cercando di riordinare i pensieri. Come spiegare a suo figlio ciò che aveva sentito? Come dirgli ciò che aveva intuito per caso, mentre aspettava nellatrio della clinica?
Mamma, ti prego la voce di Marco si fece più sommessa, supplichevole. Sono preoccupato per te. Anche Elena è preoccupata.
Elena è preoccupata. Sicuro. Probabilmente teme che i suoi piani vadano in fumo.
Vattene, Marco. Vattene e non tornare.
Mamma, stai male? Hai la febbre? Chiamo un dottore.
Non ho bisogno di un dottore. Ho bisogno che mi lasci in pace.
Vittoria Maria si alzò e si avvicinò alla finestra. Nel cortile, Marco parlava al telefono. Probabilmente diceva a Elena che sua madre stava facendo capricci di nuovo.
Mio figlio alzò lo sguardo e la vide. Le fece segno che sarebbe salito. Lei indietreggiò e si sedette di nuovo sulla poltrona.
Dopo un minuto, bussò di nuovo.
Mamma, sono qui con Elena. Apri, ti prego.
Vittoria Maria serrò i denti. Quindi laveva portata. La moglie, che con tanta cura pianificava il loro futuro.
Vittoria Maria si udì la voce dolce della nuora , sono Elena. Apri, ti prego. Marco è molto agitato.
Che brava attrice. Cambiava tono quando serviva.
Ti ho portato da mangiare continuò lei. Latte, pane, crostata con noci, come piace a te.
Crostata. Vittoria Maria sorrise amaramente. Un mese fa, Elena aveva scoperto che la suocera adorava la crostata di noci e da allora gliela comprava sempre. Che brava nuora.
Vittoria Maria, dicci almeno qualcosa la voce di Elena sembrava preoccupata. Siamo in pensiero.
Siete in pensiero ripeté Vittoria Maria, ma così piano che non la sentirono.
Mamma, non me ne vado finché non apri! dichiarò Marco. Resto qui tutta la notte, se serve!
Sapeva che non scherzava. Era sempre stato testardo, fin da bambino. Se si metteva in testa qualcosa, non mollava.
Va bene disse alla fine. Ma solo tu. Da solo.
Cosa? Marco non capì.
Elena deve andare a casa. Parlo solo con te.
Udì i loro sussurri nel corridoio.
Mamma, ma perché? Anche Elena è preoccupata.
Perché lo dico io. O vieni da solo, o nessuno dei due.
Altri sussurri, poi la voce di Elena:
Va bene, Vittoria Maria. Me ne vado. Marco, chiamami quando scopri cosa cè.
Aspettò che i passi si perdessero sulle scale, poi si avvicinò lentamente alla porta e girò la chiave.
Marco irruppe in casa come un uragano, labbracciò e la scrutò preoccupato.
Mamma, sei dimagrita! Sei pallida! Che è successo? Sei malata?
Non sono malata si liberò dalle sue braccia ed entrò in cucina. Vuoi un tè?
Sì si sedette a tavola, fissandola. Dimmi cosa succede. Perché ti chiudi in casa da una settimana?
Vittoria Maria mise la teiera sul fuoco e si voltò verso di lui.
Perché aprire la porta? Che bene posso aspettarmi?
Mamma, che centra? Non puoi stare sempre chiusa in casa. Devi fare la spesa, andare dal dottore
La vicina Lucia ci va per me. Le lascio la lista e i soldi. E dal dottore non ci vado.
Perché no?
Versò lacqua bollente nelle tazze, aggiunse lo zucchero.
Perché lultima volta ho sentito cose che sarebbe stato meglio non sapere.
Marco aggrottò la fronte.
Cosa hai sentito?
Tua moglie. Parlava al telefono con unamica. Non sapeva che ero lì.
Cosa diceva?
Si sedette di fronte a lui e lo fissò negli occhi. I suoi occhi, uguali a quelli di suo padre buoni, sinceri. Ma questuomo era capace di una cosa del genere?
Parlava di come avrebbero venduto il mio appartamento. Di come mi avrebbero mandata in una casa di riposo. Di come avrebbero speso i soldi.
Marco impallidì.
Mamma, hai capito male. Elena non farebbe mai
Ho capito perfettamente lo interruppe. Parola per parola. E diceva: Marco è già daccordo. Dice che sua madre non può vivere da sola, è pericoloso alla sua età. La portiamo in una buona struttura, vendiamo lappartamento. I soldi ci servono per lanticipo.
Mamma, io non ho mai
Non interrompermi! alzò la voce. E aggiungeva: Per fortuna la suocera è ingenua, non sospetta nulla. Crede che le vogliamo bene. Ma ci sta solo di mezzo.
Marco rimase a testa bassa. Stringeva i pugni.
Mamma, ti giuro, non sono mai stato daccordo. Elena forse sognava a occhi aperti.
Sognava? rise amaramente. Allora perché descriveva tutto così nei dettagli? La casa di riposo, lappartamento
E così, con il cuore pesante ma sereno, Vittoria Maria continuò la sua serata in solitudine, sapendo che, qualunque fosse la scelta di suo figlio, avrebbe conservato la sua dignità e la sua casa fino allultimo respiro.
**E così ho imparato che anche il sangue può tradire, ma la casa rimane lultimo rifugio di chi non si piega.**

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