Dopo dodici anni di matrimonio, mia moglie Francesca mi suggerì, con tono esitante, di trascorrere una serata fuori con unaltra donna, proponendo una cena seguita da un film.
Mi disse, con voce tremante: «Ti voglio bene, ma so che cè una persona che ti stima e vorrebbe condividere del tempo con te».
Quella persona era mia madre, Lucia, che viveva sola da diciannove anni.
Le responsabilità lavorative e la cura dei miei tre figli mi lasciavano esausto, così riuscivo a vedere mia madre solo raramente.
Quella sera, presi il telefono e la chiamai per invitarla a cena e al cinema.
«È successo qualcosa? Stai bene?» domandò subito, con una sfumatura di preoccupazione.
Lucia era il tipo di madre che temeva cattive notizie quando riceveva chiamate in tarda serata.
«Pensavo ti avrebbe fatto piacere passare una serata insieme», risposi.
Dopo un breve silenzio, disse: «Mi farebbe davvero piacere».
Il venerdì, terminato il lavoro, andai a prenderla. Ero emozionato. Quando arrivai sotto casa sua, la trovai pronta, con il cappotto elegante, i capelli raccolti in morbide onde e indossava labito che aveva acquistato per il suo ultimo compleanno.
«Ho raccontato alle mie amiche che stasera mio figlio mi porta fuori a cena. Sono rimaste sorprese», disse entrando in macchina.
Ci dirigemmo verso una trattoria. Non era lussuosa, ma latmosfera era accogliente e familiare. Lucia mi prese il braccio, camminando con la fierezza di una regina.
Seduti al tavolo, dovetti leggerle il menù: ormai riusciva a distinguere solo le scritte più grandi.
Mentre leggevo, incrociai il suo sguardo e la vidi sorridere con una dolce nostalgia.
«Quando eri piccolo, ero io a leggerti il menù», sussurrò.
«Ora è il mio turno», risposi.
Durante la cena, la conversazione fu serena. Sembrava una serata come tante, ci raccontavamo le ultime novità. Parlammo così tanto che ci sfuggì linizio del film.
Riportandola a casa, Lucia mi disse: «La prossima volta invito io. Voglio essere io a portarti fuori».
Accettai con un sorriso.
«Comè andata?» mi chiese Francesca al mio ritorno.
«Molto meglio di quanto pensassi», risposi.
Pochi giorni dopo, mia madre morì improvvisamente per un infarto.
Fu così repentino che non ebbi modo di fare nulla per lei.
Qualche giorno dopo, ricevetti una busta con lo scontrino della trattoria dove avevamo cenato. Allegata cera una nota: «Ho già pagato per la nostra seconda cena. Non so se potrò mai portarti davvero, ma ho lasciato pagato per due: te e Francesca. Non potrò mai spiegarti quanto abbia significato per me quella serata».
«Ti voglio bene, figlio mio».
La vita ci insegna che il tempo condiviso con chi amiamo è il dono più prezioso; non rimandare mai un momento che può diventare un ricordo eterno.







