Il Ritratto del Tradimento: Un Viaggio nell’Inganno e nella Passione

Caro diario,

È stato quasi quindici anni fa che lho ritrovata, per caso, mentre scorrevo il feed e mi è capitata una foto con quel sorriso che conoscevo fin troppo bene. Era lui. Lo stesso, ma più maturo, con qualche capello dargento alle tempie e una donna diversa come immagine del profilo.

Ho cliccato sul suo profilo e il cuore si è stretto come se fosse ieri. Ci eravamo lasciati nel 2008. Lui ha detto devo pensarci e, senza drammi né spiegazioni, ha preso le sue cose e se nè andato con unaltra. Ha solo aggiunto: Scusa, non posso più. Io sono rimasta con un neonato tra le braccia, un mutuo sulla casa che stavamo comprando insieme e una bolletta che sembrava non finire mai. Ho pianto notti intere, ma sono riuscita a resistere, a crescere nostro figlio, a saldare i debiti e a costruire una carriera. Non ho cercato un nuovo compagno: Basta una volta.

E ora lui, felice, in completo elegante, con una moglie più giovane di dodici anni e due bambini un maschietto e una bambina che gli somigliano come due gocce dacqua. Ho scrollato le foto del suo album: matrimonio, vacanza a Capri, Capodanno in un cottage innevato sul Trentino. Lo vede abbracciare la moglie, baciarla sulla tempia, con la didascalia la mia unica.

Ho sorriso, ma il dolore era lì. Allimprovviso ho notato la data di uno degli album: 2007. Lho aperto e sono rimasta immobile.

Cerano le nostre foto. Quelle di noi due, incinta, con il nostro neonato tra le braccia, al rifugio di campagna. Io ridevo, lui mi baciava sulla guancia. Lultimo anno insieme, con le frasi Il mio amore, Il giorno più felice, Per sempre. Quelle stesse foto che una volta avevo cancellato dal mio computer per non sentire più il peso del ricordo. Lui le aveva conservate, le aveva caricate nel suo profilo, senza accorgersi di averle lasciate pubbliche.

Mi guardavo, giovane, felice, innamorata, e lo guardavo: lo stesso uomo che, sei mesi dopo quelle foto, avrebbe detto non ce la faccio più. Non gli ho scritto. Non ho messo like. Non ho commentato. Ho chiuso la pagina e sono andata a preparare il tè.

Poi mi sono seduta al tavolo e ho riso piano, perché ho capito la cosa più semplice e crudele: il miglior ritratto del suo tradimento sono proprio quelle foto felici con me, che mostra al mondo come prova del suo vero amore per unaltra. Lui non ha idea che chiunque apra quellalbum vedrà la verità: non è cambiato. Ha solo trovato una nuova cornice per una vecchia bugia.

Io io non sono più dentro quella cornice. E, per la prima volta in quindici anni, mi sento assolutamente indifferente.

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Il Ritratto del Tradimento: Un Viaggio nell’Inganno e nella Passione
— Dopo la mia morte dovrai andartene, lascerò l’appartamento a mio figlio… — Mi dispiace, Giulia, ma quando non ci sarò più dovrai lasciare questa casa, la lascio a mio figlio. Ho già dato disposizioni. Spero non me ne vorrai: anche tu hai dei figli che si prenderanno cura di te. La vita di Giulia non è mai stata facile: cresciuta in un orfanotrofio, non ha mai conosciuto i genitori. Si sposa giovane per amore, ma rimane presto vedova con due figli piccoli. Dopo anni di sacrifici, incontra Antonio, uomo di tredici anni più grande con un buon lavoro e un comodo appartamento a Milano. Si trasferiscono insieme, i figli accettano il nuovo “papà” e Antonio cresce i bambini come suoi. Passano decenni: i figli crescono e se ne vanno. Giulia vende l’appartamento ereditato dall’ex marito per aiutare la figlia, che ha un figlio malato, e per ristrutturare la casa di Antonio, dove ormai vivono insieme. Lei non immagina che dopo trent’anni Antonio cambierà atteggiamento. Quando Antonio si ammala e torna nella sua vita Sergio, il figlio mai conosciuto avuto da una relazione precedente, tutto cambia. Un giorno Antonio rivela a Giulia: “Dopo la mia morte dovrai lasciare la casa, la lascio a mio figlio Sergio. Spero tu non sia arrabbiata. Anche tu hai i tuoi figli, saranno loro a occuparsi di te.” Giulia, ferita, si rende conto di aver investito tutto in una casa che non sarà mai sua, e deve ricominciare da capo, da sola, dopo aver dato tutto per una famiglia che ora la esclude.