Cambio delle serrature per fermare l’intrusione di mia suocera: tra croissant, telecamere nascoste e sceneggiate napoletane nel nostro appartamento

Cambio di serrature per arginare linvasione della suocera
Indovina un po? Siamo arrivati al punto di dover cambiare le serrature di casa solo così la mia adorata suocera ha smesso di considerare il nostro appartamento come la sua residenza estiva.
Io e mio marito siamo ufficialmente sposati da un annetto. Ma a quanto pare, sua madre non riesce proprio a digerire che lui abbia fatto una scelta diversa dal copione che recitava nella sua testa da anni. Lei, sinceramente, sognava di maritarlo con la figlia di un magnate, tipo una con villa a Capri, barca a Portofino e una collezione di borse da far impallidire Chiara Ferragni Da dove sbuchino queste ambizioni? Boh, segreto di famiglia. Fattostà che noi siamo normali: allinizio abbiamo tirato la cinghia, preso un mutuo, vissuto in un monolocale. Ora stiamo nella mia vecchia mansarda e affittiamo il nostro appartamento nuovo. Aspirazione massima, una Panda usata. Niente lusso, ma nemmeno la fame.
Ma chi glielo spiega, alla suocera, che le fiction della rai non sono la realtà? Non ci pensa nemmeno: si è dedicata anima e corpo allattività di sabotaggio con la creatività degna di Federico Fellini agli inizi. Tracce di rossetto sulle camicie di mio marito, i suoi vestiti che magicamente odoravano di un profumo da donna e per non farci mancare nulla, pure dei preservativi nel mio zaino. Ovviamente, il risultato: discussioni, sospetti, scenate da Oscar, ma alla fine veniva sempre fuori la verità il danno però restava.
Poco tempo fa, mio marito ha dovuto trasferirsi a Milano per qualche mese: la sua azienda gli ha offerto di seguire lapertura di una nuova sede. Unopportunità, quindi via. Lui parte, io resto, tutto fila liscio (o almeno così sembrava).
Passano alcuni giorni e qualcosa non quadra. Oggetti spostati, armadi rovistati. Allinizio penso: vuoi vedere che mio marito è passato di corsa a prendere qualcosa? Lo chiamo: cascasse il Colosseo, lui non era tornato. Dopo unora mi richiama, tono misterioso. Accende la lampadina: Secondo me è mia madre. Prima di partire le avevo lasciato le chiavi, così… per sicurezza. Poi mi sono dimenticato di riprenderle.
Il giorno dopo prendo ferie e vado a far cambiare al volo le serrature; matrimonio sì, ma non sono scema! Lo avverto: se solo azzarda a dare di nuovo le chiavi a qualcuno, lo faccio dormire nel pianerottolo. Quella sera, finalmente, tutto al suo posto: quindi era veramente lei. Sposto qualche scatola alta, e… sorpresa! Una microcamera mimetizzata sulla mensola in camera da letto.
Chiamo subito mio marito. Silenzio e poi scoppia a ridere: roba da commedia allitaliana! Giro casa da cima a fondo niente altro, per fortuna. Mio marito, previdente, mi chiede di aspettare il suo ritorno, che vuole risolvere lui da uomo a mamma.
E indovina? Il giorno dopo la suocera mi chiama. Deve aver notato che la chiave universale non funziona più. Finge: Passavo di qua, voglio farmi un tè con te, cara!. Le rispondo che sarei stata fuori, ma che un tè assieme ce lo prenderemo quando si allineano i pianeti. Dopo mezzora, mio marito mi avvisa: la mamma è già al telefono con lui io che non mi trovo, casa deserta, dramma!
A questo punto abbiamo iniziato a farci le scommesse sulle nuove trovate per entrare: chiamava venti volte al giorno un pacco consegnato per sbaglio a casa nostra, gli occhiali da sole dimenticati, anche solo per portarci dei cornetti (rigorosamente surgelati).
Quando mio marito è tornato a casa, la suocera, manco a farlo apposta, annuncia che sta per venire a farci visita. Siamo pronti. Si presenta con un sacchetto di cornetti, va a lavarsi le mani e fila dritta in camera da letto. Ovviamente la seguiamo, e la becchiamo con mezza testa infilata nellarmadio. Balbetta quando ci vede. Mio marito tira fuori la telecamera dalla tasca e gliela mostra.
A quel punto scoppia il dramma: urla che la tradisco, che mento a suo figlio, che lui è un ingenuo, si lancia in una tragedia napoletana con tanto di lacrime e finta crisi cardiaca. Alla fine se ne va sbattendo la porta come se avessimo tradito la patria.
Devo ammetterlo: mi veniva quasi da applaudirle la performance, senza manco una prova generale! Ma è solo una battaglia vinta, mica la guerra. Stavolta però abbiamo messo in chiaro una cosa: casa nostra non è il palcoscenico delle sue commedie. Ora almeno, sulla porta, cè finalmente scritto solo il nostro cognome.

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