Non voglio perderla

Andrea Rossi osservava Federico Bianchi fermarsi al semaforo pedonale e lasciò uscire un sospiro pesante. Sapeva che doveva finalmente affrontare il suo amico con una chiacchierata seria, ma non aveva la minima idea da dove cominciare. Accidenti, che gli dico? Scusa, Fedè, non posso darti il cane perché ne ho proprio bisogno io? Che penserà? Speriamo che pensi sia una barzelletta ma una barzelletta storta. Nel peggio, forse crede che sia diventato pazzo.

Andrea lanciò unocchiata al suo cane Beni, che lo fissava con quegli occhi spalancati come a dire Ma davvero non voglio tornare a casa? Io sì, ho aspettato tre giorni!. In un attimo Beni scodinzolò felice.

Ciao, Andrea! salutò Federico, chinandosi e abbracciando Beni al collo. Mi sei mancato, cane peloso. A nessun altro lo darò.

Quel commento fece correre un brivido lungo la schiena di Andrea: il piano sembrava più complesso di quanto avesse immaginato.

Allora, Fedè, non hai in programma di partire da qui nei prossimi giorni? chiese Andrea a distanza.

Appena rientrato, perché dovrei andare da qualche parte? rise Federico.

Mai si sa magari qualche parente festeggia il compleanno. rispose Andrea, stringendo più forte il guinzaglio attaccato al collare di Beni.

Grazie a Dio, no. Abbiamo speso tutti i soldi per il regalo di anniversario della suocera. Con i compleanni così ti rovini il portafoglio. E tu, che ti interessa?

Sì, ho bisogno ascolta, potrei prendere in prestito il tuo cane per qualche giorno. Al massimo una settimana.

Che? balbettò Federico, fissato su Andrea come se avesse appena sentito un rumore di palla da calcio nella notte.

Almeno per qualche giorno. Per favore, aiutami. Andrea guardava il suo amico con quegli occhi che dondolavano per un attimo, poi si fermò, incerto.

Federico, dopo un attimo di silenzio, chiese: Andrea, stai bene? Non ti sei ammalato? Perché mi vuoi il cane? Hai sempre detto che non ti piacciono gli animali.

Eh, quello è quello, rispose Andrea. Ora ho cambiato idea.

Federico non sembrava convinto e sospettò: Stai nascondendo qualcosa, amico. È una rapina in banca? Che mi stai combinando?

No, niente banca, scacciò Andrea. È più complicato di così.

Così Andrea dovette raccontare tutta la verità a Federico, che ascoltava senza interrompere e sorrideva.

Allora, mi dai Beni? Ne ho davvero bisogno. È la chiave del mio futuro.

*****

Tutto iniziò quando Federico, il cui cane Andrea doveva custodire, chiese un favore inaspettato:

Andrea, la suocera festeggia lanniversario e io e Ginevra dobbiamo partire per una settimana. Non possiamo portare Beni, è troppo ingombrante e la suocera lo trova spaventoso dice che sembra un orso. Potresti farlo guardare? È educato e non dà problemi.

Capisco, la suocera è sacra, ma lasciarmi un cane? Non ho mai saputo stare con animali, fin da piccolo mi fanno venire il voltastomaco.

Beni ti farà impazzire, se serve scherzo, scherzo. Non ho nessun altro a cui rivolgermi. Per favore, aiutami.

Andrea non voleva prendersi la responsabilità di un animale altrui, ma come poteva rifiutare un amico?

Va bene, Federico. Lo tengo solo questa volta, promesso?

Promesso. Grazie.

Beni si rivelò subito un cane tranquillo, finché Andrea, sicuro della sua presenza, lo lasciò libero nel parco di Sempione. In un attimo Beni scappò via, sparendo tra i cespugli.

Andrea setacciò il parco da una parte allaltra, guardò sotto ogni panchina, ma nulla. Fantastico! Solo io riesco a perdere il cane al primo giorno! sbottò, irritato.

Al telefono, Federico suonò: Ehi, Andrea, troviamo il tempo per una chiamata?

Ciao, Fedè. Sì, sto cercando Beni, ma è sparito.

Non lasciarlo libero, corre sempre. Stai attento.

Andrea, con il sguardo di chi cerca disperatamente, notò una ragazza che correva sul sentiero. Subito Beni scomparve dal suo pensiero, ma laspetto della ragazza lo colpì come una freccia. Era davvero bella, di quelle che ti fermano il cuore.

La ragazza, vedendo il guinzaglio in mano a lui, si fermò e sorrise:

Scusate, avete perso un cane grande, nero e bianco con macchie rosse?

No, balbettò Andrea, poi annuì. Sì, è il mio meglio, è di un amico. Lavete visto?

Lho vista girare intorno alla panchina per inseguire dei passeri. Vuoi che ti mostri?

Per favore.

Mentre la ragazza lo guidava, Andrea non riusciva a distogliere lo sguardo da lei. Pochi minuti prima non aveva pensato nemmeno a una relazione, contento della sua vita da scapolo senza impegni, ma ora

Perché ti sei fermato, giovane? chiese la ragazza, notando che Andrea rimaneva immobile. Corri dietro a me, ma non indugiare.

Andrea afferrò le sue scarpe, si mise a correre, pensando che fosse disposto a correre per quella bellezza fino al Polo Nord. Tuttavia, la sua corsa era più una lotta: dopo quindici secondi sentì le gambe bruciare, i piedi vacillare e infine dovette fermarsi, ansimante.

Va tutto bene? domandò la ragazza, avvicinandosi.

Sì, solo un po stanco.

Fumi?

No, sto smettendo.

Bene, le sigarette non fanno bene. Quando smetterai, dì unocchiata alla corsa mattutina: è ottima per il cuore e ti rende più veloce.

Serve a fuggire dalla polizia dopo una rapina? rise Andrea.

No, serve a non far scappare il cane.

Il cane non è mio il tuo amico mi ha chiesto di guardarlo mentre era al compleanno della suocera.

E tu hai accettato? Che gesto nobile! Ami i cani?

Andrea, colto di sorpresa, annuì: Da piccolo li adoro, è vero.

Allora perché non ne hai uno?

Andrea rimase senza parole, finché Beni non riapparve con un bastone tra i denti, salvandolo da unaltra domanda imbarazzante. Agganciò rapidamente il guinzaglio e, mentre la ragazza accarezzava Beni, le propose di fare una passeggiata. Lei, divertita, accettò.

Il loro incontro fu linizio di una storia che li portò a passeggiare insieme nel parco, tra risate e chiacchiere.

Che fai nella vita? domandò Elettra, lanciando a Beni una pallina comprata in negozio di animali.

Ho un piccolo laboratorio di riparazioni di computer e telefoni, rispose Andrea, fiero.

Che bello! Anche mia madre e io gestiamo unattività di famiglia, sorrise Elettra, senza entrare nei dettagli.

Il sesto giorno Andrea la invitò a cena; prima di incontrarla, passò al mercato per comprare dei fiori. Beni, tirando il guinzaglio, lo trascinò verso un altro stand, dove dietro al banco di fiori cera Elettra, con la madre al suo fianco.

Ciao, Andrea, disse Elettra, arrossendo. Come hai fatto a trovarmi?

Stavo cercando dei fiori per una ragazza, balbettò lui. Per te, in realtà.

Ecco, quello è il ragazzo di cui ti ho parlato? chiese la madre, curiosa.

Esatto.

Avvicinatevi, mostraci il cane, aggiunse la madre, accarezzando Beni.

Grazie a Beni, Andrea conobbe non solo Elettra ma anche la sua madre, la signora Lucia, una donna così gentile da far pensare ad Andrea di potersi trovare una suocera ideale.

Ci vediamo domani? chiese Elettra quando lo accompagnò a casa.

Certo, e non dimenticare Beni.

Beni? Non ce lho più, il suo padrone torna domani, rispose Andrea.

Che tristezza non ti piacerò più?

No, è che vorrei un cane più grande, ma non ho mai avuto il coraggio. Con i gatti è stato più facile, ma ora mi piacerebbe provare con un cane.

Il dispiacere di Elettra era evidente, ma Andrea non voleva deludere la nuova fiamma. Se avesse restituito Beni a Federico, la loro storia poteva finire con la stessa rapidità con cui era iniziata.

Non voglio perderla, confessò Andrea, guardando il cane. Che faccio?

Alla fine chiese a Federico di tenere Beni ancora un po, finché non trovasse una soluzione. Federico, dopo un attimo di riflessione, gli diede una pacca sulla spalla e accettò:

Fai pure la tua vita, ma sappi che non ti restituirò Beni fino a quando non arriverà il nuovo capo.

Il giorno seguente Andrea tornò al parco con Beni e Elettra, che lo accolse con entusiasmo. Non dovevi restituire il cane, vero? scherzò.

Lo rubo solo per un altro po, rispose Andrea con un sorriso. Il padrone non è venuto, così è ancora qui.

Verso la fine della settimana di affitto, Andrea era nervoso, temendo che Elettra scoprisse la verità. Ma il destino gli riservò un colpo di scena: mentre parlavano su una panchina, tornò a loro un cucciolo scampato, non di razza ma vivace uguale a Beni.

Che carino! esclamò Elettra. Beni ha trovato un sostituto?

Sì, sembra di sì. rispose Andrea, pensieroso.

Lo teniamo?

Ovviamente.

Così Beni tornò al suo legittimo proprietario, mentre Andrea ed Elettra adottarono il nuovo cucciolo, che divenne presto il loro compagno di avventure. Andrea, da vero uomo, si fece carico del piccolo, e qualche mese dopo la sua vita da scapolo si trasformò in una casa condivisa con Elettra.

Poco dopo arrivò il matrimonio, a cui furono invitati Federico, sua moglie e, ovviamente, Beni.

E così finisce la storia di Andrea, del suo cane Beni e della dolce Elettra, tra risate, corse nei parchi di Milano e un amore che è nato proprio grazie a un guinzaglio smarrito.

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Quel giovedì indimenticabile