Ha raccolto le sue cose e si è trasferita nell’appartamento da single.

Raccoglie le sue cose e si trasferisce in un appartamento prematrimoniale.
Ah, eccola! Il figlio di mia figlia vuole strapparmi il denaro come fossero foglie di vite! urlava Elisabetta Giordani a squarciagola in mezzo al mercato di Napoli e ha già adescato i suoi figli fuori dal matrimonio. Vuole tutti i miei soldi!

Elisabetta, calmati, altrimenti chiamo la polizia le disse Iasmina, una donna anziana dallo sguardo trasandato e vestita con pochi stracci non ci sono figli illegittimi e neanche un centesimo di denaro nella tua vita.

Che ti credi di fare? ribatté la quasi suocera, sputando contro Iasmina e sparendo nella folla.

Iasmina aveva sposato Matteo cinque anni prima. Matteo era un uomo maturo e di successo, proprietario di una catena di supermercati a Roma, aveva vissuto per molti anni nella capitale e poi era tornato nella sua città natale per aprire lì il suo giro daffari. Matteo raccontava spesso di aver trascorso la sua infanzia proprio lì, e la sua madre, Elisabetta Giordani, che si rifiutava di trasferirsi altrove, ne era stata la ragione.

Elisabetta aveva avuto un solo figlio, a trentasette anni, da un giovane viaggiatore di passaggio. Lo aveva custodito come fosse un tesoro. Matteo non deluse la madre: divenne un imprenditore di successo, ma la donna non tollerava nessuna donna al fianco del figlio.

Iasmina non la sopportò fin dal primo istante. Matteo trascinava a lungo il tempo prima di far incontrare la futura sposa alla madre. Vivevano già insieme, eppure Matteo andava ogni giorno a far visita a Elisabetta da solo. Se Iasmina avesse capito allora dove quellincontro lavrebbe condotta, non lavrebbe neppure provato.

Il loro matrimonio ricordava la favola di Cenerentola: Iasmina lavorava nella biblioteca comunale, mentre Matteo patrocinava un progetto culturale della città. Si conobbero, parlarono di letteratura contemporanea, scambiarono opinioni e, presto, Matteo, il proprietario dei supermercati, iniziò a farle visita per prendere libri. Condividevano gusti letterari; Iasmina leggeva i volumi che sceglieva per lui e poi ne discuteva insieme.

Matteo sapeva come corteggiare le donne. Giulia, la giovane donna di cui si era innamorato, non resistette a un invito a una mostra darte dove i biglietti erano quasi inesauribili. La portò poi a una fiera del libro, dove comprò nuove edizioni e le permise di parlare con gli autori preferiti.

Così, Matteo seguì le regole del corteggiamento con tutti i riti consueti. Iasmina, orfana, neolaureata in biblioteconomia, non aveva molta esperienza con il sesso opposto. Vestiva modestamente, ma aveva lineamenti classici e proporzioni armoniose. Per Matteo, era un vero diamante.

Iasmina, vuoi sposarmi? le propose un giorno è evidente che siamo fatti luno per laltra!

Senza conoscere tua madre non andrà a buon fine insistette Giulia Va bene, lo farò senza i genitori. Ma tua madre è qui, vive vicino. Non ti vergognerò di mostrarla?

Non è questo il punto rispose Matteo è una donna anziana, complicata. Perché disturbarla?

Disturbarla con il matrimonio? stupì Iasmina vuoi farla a meno?

No, sospirò Matteo alla cerimonia dovrò invitarla, altrimenti non me lo perdonerà. Ma perché ti serve lincontro?

È la tradizione, balbettò Giulia, cosa nascondi, papà?

Una settimana prima del matrimonio, Matteo avvisò Iasmina che sua madre, Elisabetta Giordani, sarebbe venuta a cena. Iasmina si precipitò a preparare la sua famosa torta salata, ma la serata superò ogni sua aspettativa.

Elisabetta non era solo anziana, ma sembrava una ragazzina di ventitré, pur avendo settantacinque anni. Indossava una gonna lunga fino ai piedi, un maglione imbottito e comode pantofole di pelle di pecora, occhiali che le dava unaria di dolce vecchietta. Eppure le parole che sputava non corrispondevano a quellaspetto.

Chi hai trascinato di nuovo in casa, Matteo? assalì la madre, guardo il volto di questa e vedo una vagabonda, non passerà nemmeno un paio di pantaloni!

Mamma, è Iasmina, Giulia presentò il figlio è una ragazza buona, modesta.

E un nome da maschio! I tuoi genitori non hanno avuto il gusto di dargli un nome femminile? sbottò Elisabetta dimmi, che vuoi da mio figlio?

Mamma, vogliamo sposarci spiegò Matteo con la pazienza di un bambino.

Ah, allora la giovane sposa entra in casa, ma io vengo fuori? urlò la donna, mi lasciate senza un tetto, senza una casa, nella vecchiaia?

Mamma, nessuno ti sta cacciando. Iasmina è buona, mi ama, mi farà dei nipoti.

Quanti? esclamò la vecchietta.

Cosa, mamma?

Quanti nipoti? Hai detto che i figli sono fuori dal matrimonio. Quanti! Ti sembra mica di aver avuta una vita di stravaganze!

La serata di conoscenza si trasformò in un gioco di telefono senza filo. Elisabetta interpretava ogni frase a modo suo. Quando Matteo riportò sua madre a casa e tornò, Iasmina stava coprendo la torta ancora calda con un panno per non farla raffreddare. Nessuno si sedette a tavola quella sera.

Allora, sei contenta? sbottò Matteo, irritato ti sei conosciuta con la suocera? Che impressione ti ha lasciata?

Capisco, ma non mi aspettavo una cosa del genere.

Non chiamarmi così, è un soprannome da cane. Mia madre non tollera certi appellativi. Solo Matteo può farlo.

Va bene. Ascolta, magari la portiamo dal dottore. Devono esserci pillole per migliorare la sua condizione.

Non si porta la madre dal dottore. È così da sempre, solo che letà lha aggravata. Hai cambiato idea di sposarti con me a causa di una eredità?

Iasmina non cambiò idea. Dopo tre mesi si sposarono. Giulia continuò a lavorare in biblioteca, Matteo gestì i suoi supermercati. La suocera ignorò la cerimonia, come Iasmina poteva sperare. Nessuno sapeva quale spettacolo avesse preparato Elisabetta per quel giorno felice.

Poco dopo, la suocera fece la sua comparsa al lavoro di Giulia.

Dove sta la gridò dallingresso della biblioteca lasciate in pace mio figlio! Non ci servono queste ragazze!

Hai osato puntare sul mio patrimonio. Non aprire la bocca per il pane altrui. Matteo ama sua madre, non queste ragazze

Un brivido freddo corse lungo la schiena di Giulia; corse verso il vestibolo, ma la folla era già radunata. Al centro dellattenzione cera la suocera, con una cesta, un cappello di paglia estivo e sandali, nonostante fosse ormai autunno.

Vieni da me, ti offro un tè cercò di placare la situazione Giulia, abbracciando la suocera per le spalle.

Non toccarmi! Il figlio ha raccontato che hai contratto malattie nella tua giovinezza. Non voglio contagiarci urlò Elisabetta, la gente è buona, ma il mio figlio vuole che la madre lo cacci via di casa.

Giulia, rossa dalla vergogna, chiamò Matteo con mani tremanti. Lui arrivò di corsa e riportò via la madre. Dopo quellincidente, i colleghi di Giulia la evitarono; un mese dopo la direttrice le disse che il suo stipendio sarebbe stato ridotto e che sarebbe stata licenziata.

A casa, la giovane donna sfogò il suo disappunto al marito:

Grazie a tua madre! Ora mi trattano come una portatrice di una malattia sconosciuta, che vergogna!

Ti darò una libreria privata, tua, se vuoi la consolò Matteo.

Sua madre tornerà a combinare guai, voglio stare sola.

Da quel giorno Giulia divenne casalinga. Scoprì allora qualcosa che prima non aveva notato: la suocera si presentava in casa ogni giorno. La prima volta la incontrò in cucina, la seconda volta rimase sconcertata, la terza la irritò.

Elisabetta, avresti potuto avvisare, per favore? chiese Giulia spunti fuori allimprovviso, fai paura.

Cosa, sei scappata dalla biblioteca? rispose la suocera con voce ragionevole, non con un saluto. Le mie parole non ti sono piaciute?

Sì, tanto da farmi licenziare rispose Giulia, irritata.

E questi sono solo fiori. Pensi di essere la prima? Sei la terza moglie di mio figlio, e io vi ho allontanate tutte. si vantò la suocera. Molte ne arriveranno. E la mamma del mio unico figlio è sola.

Pensi di aver preso mio marito ricco per i suoi soldi? Non otterrai nulla. Lattività di Matteo e i suoi beni sono a mio nome. Quando la madre non ci sarà, lui erediterà, ma finché sono io a tenere tutto, non potrà fare nulla.

Lo fate apposta? sbuffò Giulia certo che non ci ho pensato!

Chiamerò Matteo e gli dirò che hai cacciato una vecchietta infelice di casa, e gli crederà. Non dirà nulla, non è così, ma si ricorderà. Una goccia fa il fosso!

Giulia sospirò. Capì che non avrebbe più una vita in quella casa, ma resistette per altri cinque anni. In quel lasso di tempo Elisabetta la accusò di avvelenamento e di aver tentato di cadere dalle scale. Lultima goccia fu quando, al cinquantesimo compleanno di Matteo, la suocera si scagliò contro di lei.

Mentre Giulia alzava il brindisi per la felicità del marito, Elisabetta la fissava con odio puro, poi si lanciò a strappare i capelli della nuora, a lacerare il vestito e a spargere le mollette.

È mio figlio, solo mio! Non lo avrai, per quanto provi! Non cè pace per te finché io vivo!

Prendetevelo, disse stanca Giulia Buon compleanno, Matteo, sii felice.

Si voltò e uscì dalla sala. Matteo rimase a calmare la madre; non corse verso Giulia.

Raccoglie le sue cose e parte per lappartamento prematrimoniale che aveva ottenuto dallorfanotrofio. Il giorno dopo Giulia chiese il divorzio, senza pretese. Matteo non cercò di convincerla a restare. La suocera continuò a fare i suoi scherzi, ormai considerata una pazza di Napoli.

La fiducia di amici e conoscenti verso Matteo scivolò, specialmente dopo lennesimo scontro al mercato. Giulia non gliene importava più.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

fifteen + 12 =