Ritornando a casa la sera, trovai la moglie Giulia in cucina, intenta a preparare la tavola per la cena. Le afferrai la mano, la feci fermare e mi sedetti accanto a lei: Devo dirti una cosa importante, Giulia, voglio chiedere il divorzio. Lei rimase in silenzio, poi, curiosa, mi chiese il motivo. Non riuscii a rispondere e il mio mutismo la fece impazzire: il piatto non fu mai servito, iniziò a urlare in modo sconclusionato, a tacere e di nuovo a strillare alla fine piangeva tutta la notte. Capivo il suo dolore, ma non avevo nulla di consolante da dire: mi ero innamorato di unaltra donna.
Con un misto di colpa e pragmatismo le porsi davanti un contratto. Gli avrei lasciato lappartamento in Via del Corso, una Fiat 500 e qualche migliaio di euro, in cambio della sua firma. Giulia strappò il foglio a brandelli e lo lanciò fuori dalla finestra, ricominciando a piangere. Io non provai altro che un fastidio nella coscienza; la donna con cui avevo condiviso dieci anni di vita era diventata quasi una sconosciuta.
Mi rammaricavo dei dieci anni trascorsi insieme, ma desideravo liberarmi al più presto da quelle catene e volare verso un nuovo amore. Il mattino dopo, sul comodino, trovai una lettera con le condizioni per il divorzio: Giulia mi chiedeva di rimandare la domanda di un mese, durante il quale avremmo dovuto continuare a recitare la parte di famiglia felice. Il pretesto era lesame di stato di Alessandro, il nostro figlio. Inoltre, ricordava con un sorriso che il giorno del nostro matrimonio lavevo portata in casa sulle spalle. Ora, per lintero mese, voleva che la portassi fuori dal letto ogni mattina sulle spalle.
Da quando era arrivata la nuova donna, la vita con Giulia era diventata quasi unalternanza di colazioni in silenzio, cene senza parole e sonno ai lati opposti del letto. Così, quando la sollevai per la prima volta dopo tanto tempo, provai una strana confusione interiore. Il piccolo applauso di Alessandro mi riportò alla realtà: sul volto di Giulia cera ancora un sorriso felice, ma io sentivo una strana fitta. Dalla camera al salotto erano dieci metri; mentre la trasportavo, Giulia chiuse gli occhi e sussurrò a malapena allorecchio: Non dire niente al ragazzo del divorzio fino al termine.
Il secondo giorno recitare il ruolo di marito innamorato fu più facile. Giulia appoggiò la testa sulla mia spalla e, in quel gesto, capii quanto tempo era passato senza notare quei piccoli tratti che una volta amavo. Il quarto giorno, sollevandola di nuovo, pensai a quanti anni di vita mi aveva regalato. Il quinto giorno, il suo corpo si incollò al mio petto con la fiducia di chi cerca protezione, e la fatica di portarla fuori diminuiva di giorno in giorno.
Una mattina la trovai davanti allarmadio, indecisa su cosa indossare. Il suo guardaroba, ormai, le sembrava enorme. Notai allora quanto fosse dimagrita e quanto i suoi passi fossero più lenti. Era proprio per questo che il peso si alleggeriva ogni giorno. Un lampo di consapevolezza mi colpì come un pugno allo stomaco: senza accorgermene, accarezzai i suoi capelli. Giulia chiamò Alessandro, ci abbracciò forte e le lacrime gli salirono in gola. Mi voltai, perché non volevo cambiare decisione, la sollevai di nuovo e la portai fuori dal letto. Lei mi stringé al collo, io la strinsi al petto come il primo giorno di nozze.
Negli ultimi giorni del mese concordato, dentro di me regnava il caos. Qualcosa era cambiato, qualcosa si era capovolto, senza che riuscissi a definirlo. Andai dalla nuova donna e le dissi che non avrei più chiesto il divorzio.
Sulla via di casa, pensai che la monotonia di una vita coniugale non nasce perché lamore è sparito, ma perché le persone dimenticano il valore che luno ha per laltro. Svoltai, entrai in un negozio di fiori e presi un mazzo, allegandovi un biglietto: Ti porterò sulle spalle fino allultimo giorno della tua vita!. Con il cuore che batteva allimpazzata, entrai in casa. Percorsi tutti gli ambienti, finché non trovai Giulia nella camera da letto. Era morta.
Per mesi, mentre ero perso in un sogno di nuova passione, Giulia lottava in silenzio contro una grave malattia. Sapendo che le restavano poco tempo, lottò con lultimo filo di volontà per salvare Alessandro dallo stress e preservare, ai suoi occhi, limmagine di un padre e di un marito buono.







