Eleonora si fermò, le piccole rastrelliere dargento strette tra le dita, e le mani si dischiusero come se lavessero sgannate dallo shock. Il rumore lieve del legno contro il terreno arido e screpolato cadde a terra. Prima ancora che potesse emettere un respiro, una voceun cigolio di vecchia quercia, ma con una certezza gravissimale sorpassò le spalle, facendo correre un brivido di ghiaccio lungo la colonna vertebrale.
Qui il tuo orto non dà nulla, piccola, perché ti fa visita il defunto. Non lo vedi? Guarda bene, figlia, osserva più attentamente sussurrò una anziana sconosciuta, con occhi scoloriti dal tempo ma penetranti come lame di vetro.
Eleonora si voltò lentamente, quasi meccanicamente, e per la prima volta scrutò davvero il pezzo di terra davanti alla sua nuova e tanto desiderata casa di campagna, nei pressi di Firenze. Il cuore le si strinse per uninedita tristezza, una nostalgia senza nome. Ogni giorno aveva osservato il giardino, ma solo ora coglieva la terribile ironia: proprio accanto al cancello intagliato, di cui era fiera, giaceva un manto di terra secca, bruciata, priva di erba, di fiori, di un solo segno di vita.
Dietro la casa, nei letti curati con amore, rose rosse sbocciavano, garofani si aprivano verso il sole, e le coltivazioni di ribes verdeggiavano. Il contrasto era spettrale. Eleonora tentò di ridare vita a quel punto mortoconcimò, arieggiò, irrigò con lacrime quasi disperatema tutto restava vano.
Immersa nei suoi tormenti giardinieri, non si accorse dellarrivo di una figura gracile, curvata dagli anni ma non dallo spirito, che si avvicinava alla porta di legno spalancata.
Ti metteresti anche un abito da ballo per scavare nella terra nera? osservò lanziana con una punta di ironia, scrutando il completo di Eleonora: una maglietta rosa aderente e pantaloni sportivi di tessuto tecnico.
Eleonora, istintivamente, si sistemò i capelli rossi ribelli, un velo di imbarazzo comparve sul suo volto.
È è una tuta speciale, nonna. Per lorticoltura. Tecnologica, traspirante balbettò, ma la voce si faceva flebile. E i vicini questo è un nuovo e splendido complesso residenziale, tutti curano i loro giardini con precisione Nessuno ha abitato qui prima, è tutto da zero
Lanziana non ascoltò più. Si girò, appoggiandosi a un bastone grezzo, e svanì nella polvere estiva dietro la curva della strada. Eleonora rimase sola, avvolta da un silenzio assordante interrotto solo dal battito impaziente del suo cuore.
Come è possibile? pensò febbrilmente, togliendosi i guanti da giardino e controllando il suo smalto impeccabile. Che cosa vuole quel defunto? Chi è?
Per fortuna, prima del trasloco, era riuscita a completare un corso di manicure. Le mani saranno sempre perfette, rifletté amaramente, ma il giardino non lo è. Che non nascano più spettri tra i fiori.
Al marito, Domenico, sempre impegnato, non raccontò nulla; temeva la sua risata pratica. Ma limmagine dellanziana e del punto morto lo perseguitava. Nessun fertilizzante costoso, nessun consiglio di vicini esperti riusciva a ridare colore a quella zolla, così desolata da una lapide.
Eleonora, appassionata del contatto con la terra, aveva seguito corsi online, collezionato riviste, e i suoi primi risultati erano promettenti. Tuttavia, quel quadrato di terra davanti al portone rimaneva ostinato, come se una barriera invisibile lo isolasse da ogni vita.
Forse dovrò chiamare un paesaggista costoso, mormorò guardando il buco scuro dalla finestra, ma se davvero è un ospite etereo, forse neanche loro potranno aiutare.
Passarono giorni. Una notte senza stelle, mentre Domenico russava al ritmo dei suoi affari, Eleonora, incapace di dormire, si avvicinò al balcone aprendo una porta di vetro. Il cielo notturno era fresco e dolce. Dal secondo piano, il punto morto era quasi invisibile, nascosto dallombra di un grande acero. Spinta da un impulso improvviso, si sporse oltre la ringhiera fredda per scrutare loscurità.
Sotto la luce di una luna stortamente a forma di mezzaluna, una figura maschile apparve sulla terra arida. Camminava con il dorso rivolto a lei, movimenti lenti, quasi contro una resistenza invisibile. Si inginocchiava, poi si alzava, graffiava il suolo con il tallone di un vecchio stivale logoro, le dita pallide e lunghe setacciavano la terra in cerca di qualcosa.
Il cuore di Eleonora si fermò, poi scoppiò in un battito furioso. Guardava il fantasmasemivisibile, avvolto da una luce lunare che filtrava attraverso il suo abito antiquato, un panciotto di velluto sbiadito. Non era più un uomo, ma una presenza priva di gravità, unombra che si muoveva contro le leggi della fisica.
Le gambe cadero, una paura nera le avvolse la testa. Stava per precipitare dal balcone quando luomo si voltò. Il suo volto era scolpito come marmo pallido, con baffi daltri tempi, capelli pettinati in una riga netta, occhi vuoti, neri come pozzi.
Allimprovviso lancia le braccia verso di lei, come a volerla afferrare con dita gelide. Eleonora, emettendo un gemito soffocato, si spostò indietro, inciampando sul pavimento freddo della sua camera.
Cercare lanziana fu più semplice di quanto immaginasse. Sapeva che non poteva vivere in quel villaggio di villette moderne, quindi pensò che la sua casa fosse da qualche parte oltre il ponte, in un borgo antico. Chiese alle nonne sedute sulla panchina del pozzo del paese; loro sussurrarono il nome: Nonna Giulia.
Eleonora parcheggiò la sua utilitaria compatta davanti a una vecchia casupola con persiane scrostate. Il cancello cigolava su una sola cerniera arrugginita; decise di non bussare.
Nonna! chiamò, timidamente, fissando la fessura tra le assi. Nonna Giulia? Sono Eleonora! La settimana scorsa mi parlava del mio orto del ospite
La porta si aprì con un cigolio, e comparve lanziana, con occhi che scrutavano la visita.
Gesù santo Ancora vestita da sfilata, mormorò, osservando la maglietta rosa e i pantaloni sportivi. Poi, con un gesto di rassegnazione, aggiunse: Entra, figlia. Ma attenta a non rompere i tacchi sul pavimento!
Eleonora, oltrepassando la soglia, sentì un nodo stringersi alla gola.
È vero è davvero lì. Lo ho visto la scorsa notte balbettò, la voce tremante. Se voi lo vedete e non temete, forse lavete già incontrato. Sapete come scacciarlo?
Giulia annuì, gli occhi velati da un mistero indecifrabile. Vuoi che lo faccia?
Eleonora annuì, poi aprì la sua elegante borsetta di pelle e ne estrasse alcune banconote in euro, spesse e lucide.
Non so quanto costi questo non sono avara! Se serve di più, vado al bancomat, prendo! disse, i suoi occhi che brillavano di unironia amara.
Giulia osservò il denaro, poi fissò Eleonora negli occhi, ammorbidendo lo sguardo.
Basta, disse dolcemente. Ti aiuterò. Siediti, ti porto del tè ah, però ne ho finito. Il negozio è a tre miglia, le vecchie ossa non reggono più.
Eleonora si sedette su una sedia di legno consumata, scrutando il piccolo interno: tende di pizzo sbiadito, una tavola senza tovaglia, una credenza con una porta rotta, una caraffa di zucchero vuota. Era povertà, silenzio, solitudine.
Portami una bottiglia di vetro, ordinò Giulia dalla cucina. Ho un infuso di erbe fatto in casa. È amaro, ma dà forza.
Eleonora aprì il frigorifero scricchiolante: trovò una bottiglietta di liquido torbido, tre uova, un barattolo di crauti e una vecchia bottiglia di olio vuota.
Dio mio pensò, il dolore acuto nella gola. Vive in tale miseria, e io sono arrivata in auto costosa col vestito di seta.
Giulia le porse un piccolo fagotto di giornale legato con una corda.
Seppelliscilo sul tuo orto, non troppo profondo, vicino alla punta della vanga. In tre giorni il tuo ospite se ne andrà. Sono solo erbe, rami secchi, bacche di bosco tutto benedetto.
Eleonora bevve linfuso amaro ma aromatico.
Delizioso, sorrise sinceramente, stringendo il fagotto. Posso offrirti qualcosa? Prima sono andata al mercato e ho preso due confezioni di non riesco a decidere cosa fare con tutto.
Senza attendere risposta, corse fuori, tornò subito dopo con una valigia piena di provviste: olio di girasole, tè, dolci, biscotti, carne, riso integrale, grano saraceno. Disposò tutto sul tavolo, mormorando un flusso ininterrotto di scuse e giustificazioni, temendo che Giulia potesse interpretare il gesto come carità indesiderata.
Mentre parlava, le lacrime silenziose scivolavano sul volto di Giulia; la donna le asciugò con il bordo del fazzoletto.
Grazie, figlia mia, sussurrò, quasi come il fruscio delle foglie fuori dalla finestra.
Grazie a te, rispose Eleonora, cercando di mascherare lemozione. Tornerò spesso, se non ti dispiace.
Depose il fagotto nel punto indicato. Da quel giorno, il fantasma con i baffi scomparve. Una settimana dopo, germogli timididente di leone, erba selvaticacominciarono a spuntare nel terreno morto. Eleonora pianse di gioia, perché la terra era tornata a vivere.
Quel medesimo giorno, Giulia, appoggiata a un bastone, si diresse verso un vecchio cimitero di campagna. Camminò lungo un sentiero stretto, salutando presenze invisibili, finché non si fermò davanti a una tomba senza nome. Sul marmo screpolato cera una foto in bianco e nero di un uomo con baffi sontuosi.
Grazie, Pietro, sussurrò, inginocchiandosi e rimuovendo lerba secca intorno. Ti ho aiutato, ora ti aiuterò a mantenere questo luogo pulito. Riposa in pace.
Due settimane dopo, Eleonora bussò di nuovo alla porta di Giulia, portando una valigia ancora più pesante.
Nonna Giulia, sono io, Eleonora! Sono venuta come promesso.
Entra, entra, rispose la donna, un po più vivace. Il tuo ospite è ormai sparito?
Sì, grazie! Tutto cresce! esclamò, ma poi puntò la valigia. Ho portato tante cose: tende, asciugamani, plaid, piatti con viole… Possono servirti per decorare la tua casa rustica.
Giulia ascoltò in silenzio, il viso che si addensava di tristezza. Alla fine, si sedette, le mani artritiche poggiate sul tavolo.
Metti via, piccola, disse, la voce stanca. Sei una buona ragazza, Lina. Ti ho ingannata.
Eleonora rimase immobile, il plaid colorato tra le braccia.
Cosa? balbettò. Stamattina ero in piscina
Ti ho ingannata, ripeté Giulia, la voce tremante. Sono stata io a portare quel defunto al tuo orto, a invitare lui a farsi vedere. È colpa mia.
Il rimorso dipinse il volto rugoso di Giulia. Raccontò che, vedendo il suo giardino lussuoso, aveva sperato in una piccola donazione, poiché la vecchia vita era dura, affamata, fredda. Aveva chiesto a Pietro, il vecchio sepolto accanto al suo letto, di diventare un fantasma per tormentare la terra, così da poter dare a Eleonora una scusa.
Eleonora si avvicinò, inginocchiandosi accanto a Giulia, e posò le mani delicate sulle rughe del suo volto.
Ti credevo, nonna sussurrò, le lacrime che scivolavano senza sforzo. Mettiamo le tende, la tovaglia, sistemiamo tutto. Verrò spesso, promesso.






