Luomo rincasò a sera e, senza nemmeno sfilarsi le scarpe o il cappotto, dichiarò secco, la voce un filo troppo tesa:
Bianca! Dobbiamo parlare seriamente
E subito, senza esitazione e spalancando ancora di più quegli occhi già grandi, buttò fuori, tutto dun fiato:
Mi sono innamorato!
“Ecco, pensò Bianca, la nostra famiglia è arrivata alla famigerata crisi di mezza età. Benvenuta”, fu tutto quello che riuscì a dire con uno sguardo preoccupato verso il marito, uno sguardo che non riservava più da parecchi anni (cinque? sei? magari otto?).
Si dice che prima di morire tutta la vita ci passi davanti agli occhi; ma a Bianca, in quellattimo, sfilò davanti lo scorrere stesso della sua vita matrimoniale. Si erano conosciuti anni prima, niente di straordinario era stato Internet a unirli. Bianca si era tolta tre anni sulletà, il futuro marito aggiunto tre centimetri allaltezza, e così, tra piccoli artifici e sincero desiderio, erano finiti uno accanto allaltra, sorprendendosi reciprocamente.
Non ricordava nemmeno più chi dei due avesse scritto il primo messaggio; sapeva solo che la lettera di lui era stata gentile, mai volgare, con tanta sottile autoironia, cosa che le era piaciuta da morire. A trentatré anni, Bianca sapeva di non essere più al primo posto sul mercato degli uomini; lucidamente, stimava di occupare almeno una delle ultime posizioni. Decise, per il primo appuntamento, di non strafare: indossò abiti comodi, si mise quegli occhiali rosa che la facevano sembrare più giovane, un elegante completo intimo allitaliana e infilò nella borsa dei biscotti fatti in casa e un libro di Luigi Pirandello.
Il loro primo incontro filò via sorprendentemente bene (ecco cosa vuol dire vestirsi con criterio!), la storia sbocciò con rapidità e trasporto. Stare insieme era bello. Dopo sei mesi di uscite regolari, con le pressioni costanti di due famiglie ormai convinte di non vedere mai dei nipoti, il fidanzato trovò il coraggio e chiese la sua mano. Conoscere le famiglie fu una formalità; tutte e due accettarono senza tentennamenti e in pochi giorni, temendo forse che qualcuno cambiasse idea, fissarono il matrimonio il primo sabato utile.
La loro vita insieme, Bianca lo pensava spesso, era tutto sommato serena. Un clima da isola mediterranea: lievi oscillazioni stagionali, senza eccessi di passione, ma armonia e rispetto. Un po quello che si chiama felicità, o almeno ci andava vicino. Lui, uomo pratico, aveva presto accantonato labito da romantico sensibile con le mani doro che aveva indossato allinizio; si era trasformato in ciò che era davvero: concreto, gentile, lavoratore, sempre in tuta in casa.
Bianca, dal canto suo, aveva allentato pian piano il suo ruolo di padrona di casa invisibile, sempre elegante ed enigmatica, ma fu larrivo del primo figlio a darle il colpo di grazia: in meno di un anno limmagine di donna perfetta era svanita e lei, senza rimpianti, infilò una comoda vestaglia casalinga e tirò un profondo sospiro di sollievo.
Il fatto che, pur avendo entrambi abbandonato le vecchie maschere, nessuno avesse mai pensato seriamente alla fuga o rivolto accuse serie allaltro, rassicurava Bianca: la scelta era stata giusta, il loro matrimonio aveva senso. La routine, i figli arrivati a poca distanza luno dallaltro, a volte rischiavano di far naufragare la barca di famiglia, ma finita la tempesta il mare si calmava e loro riprendevano la traversata, fianco a fianco su quelle onde quotidiane.
I nonni, felicissimi, li aiutavano quando potevano; al lavoro avanzavano piano ma con determinazione, senza trascurare viaggi, passioni e lun laltro, insomma niente di tanto diverso dalle famiglie italiane qualunque.
Dodici anni di matrimonio, e in tutto quel tempo il marito non si era mai lasciato andare a tradimenti o anche solo a un innocente flirt con nessuna. Neppure. Bianca non era una moglie gelosa e, in fondo, lui avrebbe potuto concedersi qualche sgarro, tanto non sarebbe mai scoppiata una scenata. Si immaginava il marito mentre flirta con una donna e le veniva da ridere la scena era buffissima, quasi grottesca. Perché il marito di Bianca, dopo alcuni goffi tentativi iniziali di fare complimenti come si fa di solito, aveva capito già dalle prime uscite che quella non era la sua strada. Da allora, si era rifugiato in una stramba tecnica: allargava gli occhi in modo teatrale, abbastanza per trasmettere tutta la gamma dei sentimenti dal colpo di fulmine allo sconcerto, dallapprovazione alla totale incomprensione. Bianca era diventata unesperta nellinterpretare la grandezza dellocchio del marito e cogliere ogni sua emozione.
E proprio ora si figurava il marito che riversava complimenti su una qualche topo, espandendo sempre più quelle orbite nere da merlo. Bianca sentì la gola secca, poi un sorriso nervoso le piegò le labbra:
Allora, come si chiama questa tua topo?
Stavolta, lui sgranò gli occhi fino a minacciare la fronte, la voce gli si spezzò:
Che? Ma come come hai potuto indovinare che mi sono innamorato di un topo?! No, davvero capisci? Non ho potuto resistere Sono rimasto folgorato quando lho vista, guarda quanto è deliziosa, che pelo soffice e che musetto! Così dolce, proprio come te
Affondò la mano nella tasca e ne trasse una minuscola topolina dal pelo grigio-brunastro, le orecchie rosa, trasparenti, un nasino tenero e due piccoli occhietti neri e lucidi.
Il resto delle parole si perse nel nulla. Bianca osservava il marito, quella sua nuova amica e i loro teneri abbracci e pensava di essere fortunata che proprio a quella topolina così uguale a lei avesse regalato il suo amore.






