Non smettere mai di credere nella felicità

Non smettere mai di credere nella felicità

Un giorno, nella fresca primavera dei suoi ventanni, Eleonora passeggiò tra le bancarelle di una vivace fiera a Bologna. Una zingara dagli occhi neri come labisso le afferrò la mano e, cantilenando, disse:

Bella fanciulla, il tuo futuro è in una terra di sole, dove laria profuma di mare e di vigneti.

Eleonora rise di gran voce:

Che sciocchezze! Non lascerò mai la mia città.

La vita proseguì con i suoi soliti ritmi. Si sposò per vero amore, ebbe una figlia, Ginevra, e cominciò a pensare a un secondo bambino. Prima però decise di tornare al lavoro per non perdere le proprie capacità. Ci lavorerò per cinque o sei anni, poi potrò dedicarmi alla famiglia, pensava.

Il destino, però, le riservò una missione di lavoro che stravolse tutti i piani. Una sua vicina, linfermiera Marta, la chiamò di soprassalto:

Eleonora, hanno portato Sergio in ospedale! Unambulanza è arrivata da un indirizzo che non conosciamo, proprio dietro langolo.

Mai si sa dove emergono i segreti di una famiglia.

Il ritorno a casa fu come un thriller malriuscito. La sera stessa Eleonora si precipitò allospedale, il cuore le batteva in gola. Il marito, pallido, con una mano fasciata, evitava il suo sguardo.

Da dove ti hanno portato? chiese a bassa voce.

Il silenzio parlò più di mille parole.

Scoprì presto che nella casa da cui era stato portato Sergio viveva una collega del marito, una donna sola la cui amicizia era durata più di un anno.

Caratteri diversi si intrecciano. Alcuni chiudono gli occhi, altri fanno scenate e poi, serrando i denti, offrono una ciotola di minestra al traditore. Eleonora, però, era di unaltra pasta. Non attese il marito in ospedale: cera qualcuno da confortare.

Riempì una vecchia valigia con lindispensabile, prese per mano la piccola Ginevra e uscì dallappartamento di coppia senza voltarsi.

Inizieremo una nuova vita, figliola disse stringendo forte la mano di Ginevra.

La madre di Eleonora le diede ospitalità per qualche tempo; poi il divorzio fu definitivo, la casa fu divisa e lei si accollò un mutuo. Visse in modalità automatica, cercando di garantire a sé e a Ginevra un futuro stabile.

Passati gli anni, logorata dal lavoro e dalla solitudine, Eleonora volò in Italia, verso la casa accogliente dellamica di sua madre, Oliva, a unora da Roma, nei pressi di Frascati. Aveva risparmiato a stento per una vacanza, ma decise allultimo minuto di acquistare i biglietti: la sua vita era diventata insopportabile. Sperava che il sole italiano sciogliesse il ghiaccio nel suo cuore.

Oliva, ascoltando le sue amare confessioni Non potrò più fidarmi, Lamore non esiste più per me non poté più trattenersi. Telefonò in segreto a Giovanni, proprietario di una cantina locale:

Giovanni, trovami Luca subito! Digli che ho una sposa per lui.

I pensieri di Eleonora erano ben lontani da ogni idea romantica. Era già pronta per andare a letto, avvolta in un morbido accappatoio, leggendo un libro per scacciare la tristezza. Fuori, la notte del sud era opaca.

Allimprovviso suonarono dei colpi alla porta. Dopo un minuto, Oliva entrò nella camera, splendida come un raggio di sole:

Eleonora, alzati! Il tuo fidanzato è arrivato!

Che sciocchezze! rise Eleonora, ma indossò laccappatoio e uscì in salotto.

Lì, sullo stofo, stava lui: alto, con una spruzzata di capelli grigi alle tempie e occhi che ridevano. Luca, con il casco in mano e una moto vecchia appoggiata al muro, aveva percorso venti chilometri di strade di montagna sotto un cielo stellato per incontrare quella sconosciuta.

Oliva ha detto sei una principessa russa? balbettò in un inglese incasinato, il suo accento una melodia.

Eleonora, sorpresa, allungò la mano per stringergli la stretta. Luca la prese in entrambe le mani, calde e avvolgenti, e non la lasciò più. Si sedettero sul divano, mani intrecciate, senza mai separarsi. Lui conosceva a malapena linglese, lei non sapeva una parola ditaliano; il loro dialogo fu fatto di gesti, sguardi e sorrisi, così veloce e avvolgente che Oliva, sorridendo, si ritirò lasciandoli a un miracolo nascente.

Al mattino Luca ripartì, risalendo sulla sua cavallo dacciaio. Più tardi Eleonora scoprì che la sua vita, fino a quella notte, era stata una catena di sventure: due matrimoni falliti, nessun figlio, nessuna casa. Viveva in un piccolo appartamento sopra il garage del fratello e aveva quasi smesso di credere nella felicità.

Dieci giorni prima della partenza, i due si accordarono su tutto. Tornerò, rispose lei al suo invito. Vivremo insieme.

Nei mesi seguenti sul suolo italiano, Eleonora dovette affrontare un turbine: licenziamento, traslochi, discussioni difficili con parenti che non comprendevano il suo pazzo sogno. Il telefono non smetteva di vibrare:

Mio sole, come stai? Mi manchi. Luca.

La nostra nuova finestra si affaccia sulluliveto. La tua stanza ti aspetta. Il tuo Luca.

Lui non si curava della differenza di sette anni tra loro, né della figlia di dieci anni che avrebbe dovuto amare.

Una sera, sulla terrazza della loro nuova casa, baciata dal sole, Eleonora lo abbracciò per le spalle e chiese:

Luca, perché hai creduto subito in noi? Perché non ti sei spaventato?

Luca girò lo sguardo verso il panorama della Toscana e, negli occhi, lintero mare di quel paesaggio:

Un vecchio viticoltore una volta mi disse che avrei incontrato una donna dallest Oriente, con lanima in tempesta e il cuore in cerca di pace. Mi disse che sarebbe stata la fortuna che coltivo nei miei vigneti senza mai trovare. Quella donna sei tu, Eleonora.

E? sussurrò, le lacrime minacciavano di scendere. Hai trovato quella fortuna?

Luca non rispose a parole. La strinse più forte e la baciò come se fosse il primo e lultimo bacio della sua vita. Poi, con il suo sorriso di sole, disse:

È stata lei a trovarmi! Sono infinitamente felice.

E la vita finalmente si mise in ordine.

Trovò un lavoro splendido, insieme comprarono un mutuo per una casetta con vista sulle colline. Luca adorò la figlia di Eleonora, Ginevra, che ora studia litaliano con entusiasmo. Al mattino le porta il caffè con cannella a letto; la sera la casa profuma di pasta fatta in casa, un vero capolavoro. Il suo amore si manifesta in mazzi di fiori di campo sul tavolo, in carezze tenere, in quello sguardo premuroso con cui la accompagna ogni giorno.

Eleonora è sbocciata. Non crede più a quegli incubi in cui pensava che la felicità fosse un mito. Ora sa che la felicità non è leggenda: cammina tra noi, cerca con tenacia la sua metà e, quando la trova, le unisce con una forza tale che nessuna tempesta può più spaventarle. La vera lezione è che, quando credi davvero, la felicità non è un sogno lontano, ma una strada che si apre sotto i tuoi passi.

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