12 dicembre
Oggi la mia anima è un groviglio di emozioni. Marco ha spalancato la porta dellappartamento, il fiatone ancora addosso, e si è bloccato davanti a me, inginocchiata nellingresso, le lacrime che mi scuotevano il petto. Non riusciva a capire nulla di ciò che dicevo, la voce spezzata dai singhiozzi, e il telefono si era spento proprio nel momento peggiore. Che succede, Giulia? Sei bianca come il marmo, ha sussurrato, la preoccupazione negli occhi.
Ho trovato la forza di parlare: Birillo non cè più è sparito. Non lo trovo da nessuna parte.
Marco è rimasto senza parole, incredulo. Comè possibile? Dove può essere finito? Spiegami meglio, magari si è nascosto.
Ho scosso la testa. No, tua sorella Laura ha detto che Birillo è scivolato fuori sul pianerottolo quando lei e Matteo sono usciti per una passeggiata. Ma tu lo sai, Marco, il nostro Birillo non avrebbe mai lasciato la casa da solo. Dopo tutto quello che ha passato, perché dovrebbe? Secondo me, lha fatto apposta
Marco ha serrato i pugni. Dovè adesso Laura?
Credo sia andata a fare la spesa Non lo so. Ho cercato Birillo ovunque, nessuno lha visto. Comè possibile essere così crudeli? Lasciare una creatura indifesa fuori, con questo freddo. Ma si può?
Una persona normale no. Ma Laura lei sì. Non è la prima volta che si comporta così. Oggi stesso non metterà più piede qui. Ma chi ce lha fatta invitare?
***
Un mese fa
Marco camminava verso la fermata dellautobus, quando notò una macchia grigia sotto la neve. Allinizio pensava fosse un sasso, ma tremava come un vecchio frigorifero. Quella stranezza lo spinse ad avvicinarsi.
Solo allora si accorse che era un minuscolo gattino grigio. Ma guarda te borbottò, grattandosi la testa. Che ci fai qui, piccoletto?
La domanda era superflua. Gli animali abbandonati cercano solo di sopravvivere. Anche quel gattino non chiedeva nulla, restava lì, tremante, rassegnato allindifferenza. Non si avvicinava a nessuno, cercava solo un po di tepore.
Marco lo raccolse con delicatezza, spazzando via la neve dal pelo, lo infilò sotto la giacca e corse verso la fermata, proprio mentre arrivava lautobus. Durante il tragitto, pensava a quanto Giulia desiderasse un gattino grigio e tigrato, ma non avevano mai trovato il tempo di andare insieme al gattile. Stavolta era stato il destino a portarglielo.
Giulia, ho una sorpresa per te, annunciò Marco entrando in casa.
Mi vizii troppo ultimamente, rise lei, venendo incontro. Prima gli orecchini doro, poi il cellulare nuovo, poi i biglietti per il cinema. Coshai portato stavolta? Un weekend a Venezia?
Meglio ancora! esclamò Marco, aprendo la giacca e mostrando il gattino. Lho trovato per strada. Non volevi proprio uno così?
Santo cielo, esclamò Giulia. Ma è gelato, poverino. Dammi qua, lo scaldo io. Tu togli il cappotto, lavati le mani e vieni in cucina. La cena è pronta.
Guardando il gattino, Giulia sorrise: È meraviglioso
Così Birillo entrò nella nostra vita. Cercammo a lungo un nome, ma alla fine scegliemmo quello più classico. Birillo gli sta meglio di qualsiasi Tommaso o Luca, dissi. Hai ragione, annuì Giulia.
Era fine novembre, la prima neve cadeva silenziosa. Birillo non conobbe la durezza della strada in inverno, per fortuna. In due settimane, divenne parte della famiglia. Io e Marco ci affezionammo subito, ogni giorno di più.
Anche Birillo si sentiva al sicuro con noi persone incapaci di fare del male o abbandonare un animale. Anche quando faceva cadere qualcosa dal tavolo, nessuno lo sgridava, solo qualche raccomandazione. La prossima volta ci provo! sembrava rispondere, saltando di nuovo sulla credenza e facendo cadere il telecomando.
Tutto filava liscio, finché una domenica mattina bussarono alla porta. Chi sarà a questora? Marco si stropicciò gli occhi: erano le sei e mezza, fuori ancora buio.
Forse i vicini? ipotizzai. Vado a vedere.
Marco aprì la porta e si trovò davanti Laura, con Matteo, il figlio di cinque anni. Ciao fratellone, sorrise lei. Siamo venuti a trovarti. Non ti dispiace, vero?
In realtà
Lo so, avrei dovuto avvisare. Ma non ho fatto in tempo. E poi, a questora, non avresti risposto. Allora sono venuta. Ci fai entrare?
Certo, entrate pure, sospirò Marco, notando la valigia che Laura trascinava. Nessuno si presenta con i bagagli solo per una visita.
È successo qualcosa? chiese lui, lanciando unocchiata interrogativa.
Non si vede? Mio marito mi ha cacciata. Si è trovato unaltra. Non ho dove andare. Se non ti dispiace, resto qui finché non trovo una soluzione. E poi, tra poco è Capodanno. Sarebbe bello passarlo insieme, no? Sono anni che non ci vediamo davvero.
Sai bene perché, ribatté Marco, la voce tesa. Non si può costruire un rapporto sulla menzogna.
Dai, lascia perdere il passato, tagliò corto Laura. Chi guarda sempre indietro non va avanti. Ho sbagliato, capita a tutti. Non puoi rinfacciarmelo per sempre.
Marco avrebbe voluto ribattere, ma si trattenne. Non era il momento di litigare, soprattutto davanti a me. Cerano motivi validi per il loro distacco. Cinque anni prima, quando era morto il padre, la questione delleredità aveva creato tensioni. Lappartamento grande in centro, che spettava a entrambi, era stato ceduto da Marco a Laura, su insistenza della madre, perché lei era incinta. Marco viveva ancora in una stanza daffitto, convinto che avrebbe trovato una soluzione.
Ma dopo la nascita di Matteo, Laura aveva venduto lappartamento e si era trasferita con un nuovo compagno, lasciando Marco senza nulla. I soldi? Spariti, investiti nel lavoro del nuovo fidanzato. La madre si era tirata fuori, dicendo che erano affari loro.
Anche da bambini, Laura aveva già mostrato poco rispetto per gli animali. Marco ricordava bene quando aveva portato a casa un gattino trovato per strada e, poco dopo, era sparito misteriosamente. La madre non aveva mai indagato, ma Marco aveva sempre sospettato della sorella.
Non sorprendeva, quindi, che i rapporti tra loro fossero tesi. E ora, Laura si presentava con il figlio e chiedeva ospitalità.
Giulia, dove altro potrebbe andare? sospirai, cercando di essere comprensiva. Lasciamola restare finché non trova una sistemazione. Non possiamo mandarla via con un bambino, proprio adesso che arriva il nuovo anno. Magari riuscirete anche a chiarirvi.
Va bene, acconsentì Marco, anche se dentro sentiva che non sarebbe finita bene.
Infatti, già dal giorno dopo, Laura iniziò a lamentarsi di Birillo. Diceva che non la lasciava dormire, che si sdraiava sul suo divano, che la fissava in modo strano. E poi Matteo aveva preso il raffreddore.
È sicuramente colpa del vostro gatto, affermò Laura. Prima Matteo stava benissimo.
Non è detto, ribatté Marco. Magari si è solo preso freddo. E anche se fosse allergia, cosa proponi? Birillo fa parte della famiglia.
Ma smettila, rise Laura. Membro della famiglia Sei ancora un bambino, Marco. Ancora porti a casa animali randagi. Come fa Giulia a sopportarti?
Anche Giulia ama gli animali, rispose lui, secco. Tu invece sembri odiarli. Cosa ti hanno fatto di male?
Mi impediscono di vivere tranquilla. Non dormo, Matteo si sveglia di notte. È uno stress per un bambino! Ma tanto non puoi capire, finché non avrai figli tuoi.
Marco tacque. Largomento figli era doloroso: io e lui ci provavamo da anni, senza successo. I medici non sapevano spiegare il motivo. Laura lo sapeva bene, eppure aveva toccato proprio quel tasto.
Secondo me dovreste portare Birillo in un rifugio. Matteo è tuo nipote, io sono tua sorella. Non possiamo soffrire per colpa di un gatto. Un animale è solo un animale. Noi siamo la tua vera famiglia, capisci? Anche la mamma la pensa così.
Ma ti rendi conto di quello che dici? Marco era furioso. Birillo vive qui, questa è casa sua. Se non ti sta bene, nessuno ti obbliga a restare. Non ti ho invitata. Trova unaltra sistemazione.
Porta tuo figlio in un rifugio, se sei così brava, pensò Marco, ma si trattenne dal dirlo ad alta voce.
Per un po, Laura sembrò calmarsi, ma continuava a guardare Birillo con astio. Quando Marco e io non ceravamo, lo cacciava dal divano e lo spingeva negli angoli più remoti della casa. Birillo sopportava, ma poi iniziò a vendicarsi: prima fece cadere il telefono di Laura, poi lasciò qualche graffio sulla sua maglia preferita.
Il tuo gatto mi rovina le cose! urlava Laura. Perché tenete un animale se non sapete educarlo? Matteo non si comporterebbe mai così.
Naturalmente, Laura taceva sul fatto che Matteo tirava la coda a Birillo e gli aveva persino nascosto il giocattolo preferito nella valigia. Un vero furto.
Senti bene, disse Marco con tono deciso. Ricordati che questa è casa mia. Se vuoi restare, non toccare il mio gatto!
Va bene, va bene, non agitarti
La sera prima di Capodanno, chiamai Marco piangendo, ma lui non riuscì a capire nulla. Sentiva solo che era successo qualcosa di grave, così chiese un permesso e tornò a casa in anticipo.
E ora, davanti a lui, ero distrutta. Birillo era sparito, nessuno laveva visto, e Laura era uscita senza dire nulla.
Quando Laura tornò con Matteo, Marco la affrontò senza mezzi termini.
Perché lhai fatto? gridò. Perché hai mandato via Birillo? Sai che fuori avrebbe potuto morire?
Non ho fatto niente, rispose Laura, alzando le spalle. Ho solo aperto la porta, lui è scappato. Non lho inseguito, non mi interessa. Per me conta solo mio figlio, non un gatto.
Marco la guardò negli occhi e capì che mentiva. E, peggio ancora, si divertiva. Aveva fatto apposta.
Senti, domani è Capodanno. Ho comprato il prosecco. Non litighiamo per queste sciocchezze, va bene? sorrise Laura.
Non litighiamo, replicò Marco. Prepara la valigia.
Cosa?
Hai sentito bene. Prepara le tue cose, o le butto dalla finestra. E vattene.
Marco accompagnò Laura e Matteo alla stazione e le diede qualche euro per il biglietto.
Vai dove vuoi: da tuo marito, da mamma, anche in albergo. Ma non voglio più vederti. E non chiamarmi mai più. Mi dispiace solo per Matteo, che ha una madre così.
Quella sera, la madre di Marco lo chiamò, accusandolo di essere insensibile.
Laura si è rivolta a te come allunico parente. E tu lhai cacciata, con un bambino. Ma come si fa, Marco?
Se la caverà, rispose lui. Non è una ragazzina. Io con lei ho chiuso.
Il 31 dicembre, io e Marco sedevamo davanti al cenone, senza voglia di festeggiare. Meno di dieci minuti alla mezzanotte, il prosecco ancora chiuso. Era impossibile gioire, con Birillo disperso.
Avevamo cercato ovunque, senza successo. Sembrava svanito nel nulla.
Marco, senti? sussurrai, il cuore in gola. Qualcuno gratta alla porta.
Sarà di nuovo Laura borbottò Marco, alzandosi.
Ma quando aprì, trovò Birillo, tremante e infreddolito, che era riuscito a sopravvivere e a tornare a casa.
Giulia! È tornato! È tornato! gridò Marco, stringendo il gatto tra le braccia.
Lo riscaldammo e lo sfamammo. Non lo lasciai più andare via da me.
Birillo faceva le fusa, felice di essere di nuovo dove era amato.
Marco, manca un minuto a mezzanotte, sussurrai. Apri il prosecco?
Subito!
Stappò la bottiglia, versò il prosecco nei calici, e fuori i fuochi dartificio illuminavano la notte.
Si dice che come si accoglie il nuovo anno, così lo si vivrà.
Da quel momento, Birillo rimase sempre con noi. E con il nostro bambino.
Sì, con il nostro bambino. Io e Marco ancora non lo sapevamo, ma Birillo, rannicchiato tra le mie braccia, sentiva già il battito di una nuova vita nel mio cuore.
Così la nostra famiglia imparò che la vera casa è dove regnano amore, rispetto e la capacità di perdonare, anche quando il dolore sembra insopportabile.





