Vittorio, il padre, portò a casa la nuova moglie e rimase a bocca aperta di fronte alle sue richieste; i suoi nervi scoppiarono in mille pezzi. Ventimila euro per una consulenza?! Ma sei proprio fuori di testa?!
La consulente di ristrutturazioni, una giovane donna in completo elegante, raccolse con calma i documenti. Sono tariffe standard. Se non ti convincono, puoi andare da un altro professionista. Hai capito! rispose Ginevra, stringendo la borsa e puntando verso la porta. Una truffa, questa!
Sbuffò fuori dallufficio, sbattendo la porta. Fu fuori, freddo pungente e una pioggia di novembre che cadeva a dirotto. Ginevra tirò fuori il cellulare e chiamò il padre. Papà, non è andata bene. La consulente ha chiesto unenormità. Dovrai occuparti tu della ristrutturazione. Non ti preoccupare, figliola la voce di Vittorio P. suonava stranamente allegra sai, ho incontrato qualcuno. Ti presenterò.
Qualcuno? Ginevra si irrigidì. Chi?
Vieni a cena stasera, ti farò conoscere. Rispose il padre, sospendendo la chiamata.
Ginevra rimase sotto la pioggia, sentendo dentro di sé un gelo crescente. Qualcuno Era passato un anno e mezzo dalla morte di Anna, la madre. Il papà aveva già rincontrato qualcuno?
La sera, Ginevra arrivò in città, salì al quinto piano del condominio di Vittorio e bussò. La porta si aprì e comparve Vittorio, con cravatta, camicia stirata, gli occhi dei sessantadue ma con laspetto di un cinquantacinque. Ginevra, entra! esclamò, visibilmente eccitato ti presento Alessandra!
Dalla cucina uscì una donna alta, slanciata, avvolta in un vestito aderente, i capelli al petto, truccata in modo appariscente. Dintorno trentacinque anni, al massimo. Ciao, Ginevra! tese la mano sono Alessandra. Piacere di conoscerti!
Ginevra stringé la mano con un gesto meccanico, le unghie lunghe e smaltate scintillanti. Salve.
Alessandra, accomodati, per favore si precipitò Vittorio e tu, Ginevra, prendi posto! Preparo il tè!
Alessandra si sistemò sul divano, incrociò le gambe. Ginevra si sedette di fronte, osservandola. Tuo padre parla sempre di te, dice che sei una ragazza in gamba. Lavori in banca? iniziò Alessandra. Sì rispose brevemente Ginevra.
Che bello! Anchio ho lavorato in banca, ma è passato tanto tempo. Poi ho cambiato vita. Alessandra fece un gesto verso il cielo. Ho fatto di tutto, sai comè.
Ginevra annuì, senza capire molto. A quarantanni aveva sempre lavorato nello stesso posto, costruendo una carriera stabile.
Vittorio tornò con tè, biscotti e marmellata, agitandosi come uno sposo nervoso poco prima del matrimonio. Ecco, servitevi! Ginevra, assaggia la marmellata! Lho fatta io!
Ginevra morse un biscotto, secco e insapore. Alessandra sorseggiava il tè, sorridendo. Vitto, tesoro, dove è lo zucchero? Non posso bere il tè così! esclamò. Arrivo subito! corse Vittorio verso la cucina.
Ginevra osservava quel padre che non riconosceva più. Sempre severo e riservato, ora correva ovunque con gli occhi fissi su Alessandra.
Papà, possiamo parlare? domandò Ginevra appena il padre tornò con la zuccheriera. Certo, dimmi! rispose.
Da solo.
Vittorio si irrigidì, guardò Alessandra che si alzava. Nessun problema, Vitto. Vado in bagno a sistemarmi.
Uscì dondolando i fianchi. Ginevra la seguì con lo sguardo, poi si girò verso il padre. Papà, cosa sta succedendo? questa donna, chi è?
Ginevra, devo dirti una cosa Alessandra ed io siamo insieme da tre mesi. rispose il padre, quasi in preda al panico.
Tre mesi?! E non mi hai detto nulla?!
Non volevo turbarti. Ho pensato di aspettare che diventasse serio.
E quanto è serio? chiese Ginevra.
Vittorio si aggiustò la cravatta, tossì. Ci sposiamo.
Ginevra sentì il fiato fermarsi. Sposarvi? Ma la conosci da tre mesi!
Lo so, ma non sono più un ragazzino, ho sessantadue anni e so quello che voglio.
E cosa vuoi? Una giovane sposa?
Ginevra! sbuffò Vittorio Non parlare così! Alessandra è una brava persona!
Brava, sì replicò Ginevra papà, quanti anni ha lei?
Trentaotto.
Quarantadue anni più giovane! Non ti sembra strano?
No! Lamore non conta gli anni!
Ginevra chiuse gli occhi. Lamore, vero Suo padre sembrava un ragazzino innamorato.
Papà, sai che è passato appena un anno e mezzo dalla morte di Anna? le ricordò Vittorio. Mi sentivo solo, e poi ho incontrato Alessandra al parco. Abbiamo iniziato a chiacchierare e poi è nata la storia.
Ginevra annuì, una classica storia damore da film.
Alessandra tornò dal bagno profumata di profumi costosi. Allora, abbiamo parlato? si sedette accanto a Vittorio, poggiandogli la mano sulla spalla. Sì, devo andare. Domani ho una riunione. Ginevra si alzò. Devo andare, domani mi alzo presto.
Ginevra, aspetta! il padre si alzò anche lui ti dico ancora una cosa. Alessandra si trasferirà qui la prossima settimana.
Ginevra rimase sbalordita. Qui? In questo appartamento?
Sì. Daltronde è mio, non è più di Anna.
Ma era la casa di mamma iniziò.
È stata di Anna, ora è mia e di Alessandra concluse Vittorio.
Ginevra uscì senza salutare, il cuore in subbuglio. Chiamò il fratello Andrea, che viveva a Napoli e veniva raramente a visita. Andrea, lo sai che papà ha una nuova compagna? chiese.
Sì, mi ha detto di una certa Alessandra. rispose lui. E allora?
Non mi fido, sembra che voglia solo i soldi!
I soldi? Papà ha solo la pensione e questo appartamento. Non cè altro denaro.
È un trilocale in centro, vale una bella cifra!
Ma è il papà che si sposa, non lappartamento.
Andrea, sei serio? sospirò Ginevra. Non è il caso di drammatizzare. Vedere cosa succede.
Il fratello accettò di non commentare ulteriormente. Ginevra tornò a casa suo, ripensando alla madre, alla dolcezza di Anna, infermiera gentile, morta di cancro lanno scorso. Aveva accudito la madre fino allultimo, mentre il padre piangeva accanto a lei.
Il pensiero di una giovane sostituta la faceva ribollire dentro. Non permetterà ad Alessandra di impadronirsi della casa e del padre.
Una settimana dopo, Vittorio chiamò. Ginevra, vieni sabato. Alessandra si trasferisce, voglio che ci sia.
Perché? chiese.
Così vi conoscete meglio, diventi sua amica!
Ginevra accettò, ma solo per tenere docchio la nuova compartecipante.
Lappartamento era pieno di scatole. Alessandra ordinò il padre: Vitto, in camera da letto! No, lì! Attento! È fragile!
Vittorio sollevava scatole, sudato, mentre Ginevra non veniva nemmeno notata. Buongiorno salutò. Alessandra si girò, sorridendo: Oh, Ginevra! Scusa, non ti avevo vista! Vittorio, guarda, è arrivata la figlia! esclamò.
Aiutiamoci, per favore! implorò il padre. Ginevra iniziò a svelare le scatole: trovarono stoviglie dargento, biancheria di seta, cosmetici costosi.
È tutto tuo? chiese Ginevra.
Ovviamente! rispose Alessandra, tirando fuori vestiti da appendere. Vitto, libera mezza armadio! O meglio, tutto! Ho un armadio pieno di roba!
Vittorio annuì, mettendo via i propri vestiti per fare spazio. Ginevra osservava il padre cedere i suoi capi a favore dei vestiti scintillanti di Alessandra.
Papà, dove metti le tue cose? chiedé.
In un altro armadio, in salotto. Ci farò spazio.
E le mie scarpe? Alessandra si avvicinò alla hall. Togli i tuoi vecchi scarponi! disse.
Sono le mie scarpe! protestò Ginevra. Le ho lasciate qui!
Alessandra si scusò: Scusa, non lavevo notato! Prendile, cè più spazio.
Ginevra stringeva i denti, mentre il padre continuava a spostare le proprie cose per far posto a quei vestiti flamboyant.
Papà, possiamo parlare? chiese Ginevra.
Dopo, Ginevra, guarda quante cose! rispose Vittorio, senza distogliere lo sguardo.
No, adesso.
Vittorio uscì sul pianerottolo con sua figlia, e Ginevra gli disse: Vedi cosa sta facendo? Sta cacciando via i miei vestiti!
È una donna, vuole sistemare la sua casa! replicò lui.
A tue spese!
È la sua casa adesso! ribatté il padre, confuso.
Ginevra scappò via per le scale, senza voltarsi indietro, e piangeva in silenzio. Chiamò Andrea, raccontandogli tutto. Cosa devo fare? chiese. Non è giusto, la sta sfruttando!
Andrea la rassicurò: Papà è adulto, ha diritto di scegliere. Non è colpa tua se vuole una compagna.
Ginevra non era convinta, ma non ricevette risposta.
Passò una settimana. Vittorio la invitò a cena: Alessandra ha preparato il tuo piatto preferito! disse, riferendosi al pollo con patate, il piatto che Ginevra odiava. Il fratello le aveva consigliato di mangiare pesce.
Arrivata, Alessandra la accolse in grembiule, sorridente. Ginevra, siediti! invitò. Sul tavolo cera pollo, patate, insalata, pane e un compotto di frutta.
Ti è piaciuto? chiese Alessandra.
È accettabile, ma non ho fame rispose Ginevra.
Alessandra, offesa, ingrossò le labbra. Non ti è piaciuto? Ho cucinato con tanto amore! esclamò. Vittorio intervenne: Carissima, il lavoro di Ginevra è stressante, è stanca.
Alessandra cambiò discorso: A proposito, dobbiamo ristrutturare. disse, guardando il padre. Le pareti sono vecchie, la parquet scricchiola. Cambiamo tutto!
Ma è costoso protestò Vittorio.
E allora? Vuoi che tua moglie viva in una casa diroccata? replicò Alessandra. Troviamo i soldi. Possiamo fare un mutuo!
Mutuo? Ho sessantadue anni! Chi mi concederà un mutuo? sbuffò Vittorio.
Lo otterremo se affittiamo una stanza! propose Alessandra, indicando il salotto. Potremmo anche affittare la terza camera!
Ginevra sbatté le sopracciglia. Affittare una stanza in un trilocale? esclamò. Troppo!
Alessandra rispose: I soldi non guastano mai!
Vittorio, abbattuto, guardò Ginevra. Forse potremmo pensarci
È follia! ribatté Ginevra. Non è la tua decisione!
Vittorio abbassò la testa. Forse è il caso di riflettere
Ginevra si alzò, si diresse verso la porta. Non è affar mio disse la casa è la mia. E uscì sbattendo la porta.
Di nuovo chiamò Andrea, lamentandosi. È assurdo! disse il fratello. Ma è sua scelta.
Il tempo passò. Ginevra non andava più da suo padre, lo telefonava di rado. Un messaggio da Vittorio: Ciao, come va?. Ginevra rispose Tutto ok. Poi, una sera, la voce del padre la chiamò: Posso venire da te?
Vittorio arrivò esausto, dimagrito, seduto al tavolo a bere tè in silenzio. Papà, cosa cè? chiese Ginevra.
Sono stanco rispose lui, fissandola. Credo di aver sbagliato.
Con Alessandra?
Sì. Non è quella che sembrava.
Racconta.
Vittorio sospirò. Chiede sempre qualcosa di nuovo: vestiti, ristoranti, ristrutturazioni. Ho preso un mutuo di diecimila euro, lho speso tutto per rinnovare, e lei ancora vuole altri ventimila per nuovi mobili. Ginevra rimase in silenzio.
Vuole anche unauto. Dice che lautobus è scomodo. Ho proposto di vendere lappartamento e comprare uno più piccolo, ma lei vuole tenere lappartamento e prendere lauto con la differenza.
Vendere lappartamento? scoppiò Ginevra. Stai rovinandoti!
Vittorio annuì, affranto. È tardi ormai. disse. Divorziare?
Come? Ma siamo già sposati
Una settimana fa, ha insistito, dice che ora che viviamo insieme dobbiamo legalizzare tutto.
Ginevra si sedette. Papà
Sono stato uno sciocco, un vecchio stolto. Credevo di aver trovato lamore, ma ho trovato solo problemi.
Ginevra gli prese la mano. Possiamo rimediare. Divorziamo, la buttiamo fuori.
Ha diritto allappartamento adesso, siamo sposati. replicò Vittorio.
Non se era tuo prima del matrimonio!
Beh ma non so come dimostrarlo
Hai i documenti! Il certificato di proprietà!
Vittorio annuì. Sì aiuta, per favore.
Ginevra trovò un avvocato, che confermò che lappartamento rimaneva di Vittorio se si provava che fosse suo prima del matrimonio. I documenti erano intatti.
Vittorio ne parlò con Alessandra. Lei scoppiò in un pianto furioso, accusandolo di avarizia e tradimento. Ti ho dedicato la vita! urlò. Non mi puoi cacciare!
Vittorio, fermo, rispose: Lappartamento è mio. Rimarrà mio.
Alessandra, dopo un attimo di silenzio, raccolse le sue cose e se ne andò, lasciando ilVittorio, sollevato, si risistemò sulla sedia al tavolo, guardò Ginevra con gratitudine e, mentre il tramonto colorava la finestra, finalmente sentì che la sua vita poteva riprendere un ritmo sereno.







