La Salvezza Nascosta nella Scatoletta Magica

-Quante ore pensi ancora di sopportare tutto questo? mi senteva di nuovo la voce della nonna, mentre scendevo nel ascensore di quel palazzo di sedici piani.

Fin da subito regnava il conflitto nella nostra famiglia. Il marito, Lorenzo, mi ha preso in sposa quasi appena eravamo finiti gli studi. Non mi ha lasciato proseguire la scuola; mi ha spinto a ubriacarmi, a nascondermi dietro scuse. Lunica cosa che sono riuscita a ottenere è la patente, e solo perché il padre di Lorenzo non mi lasciava uscire dal suo garage. Linsegnante di guida, inoltre, era proprio lamico di suo padre.

Giulia usciva di casa solo quando era strettamente necessario: fare la spesa per rifornire il frigorifero. Lalternativa alla passeggiata era stendere i panni bagnati sul balcone.

Lui mi controllava ovunque, persino per portare fuori la spazzatura dovevo tenere il cellulare in mano, pronto a squillare in un attimo.

I finesettimana iniziavano il venerdì sera e mi terrorizzavano. Lorenzo tornava a casa, chiedeva la cena, e sulla tavola doveva sempre esserci una bottiglia di grappa appannata, la sua preferita. Dopo il pasto, con lentezza quasi metodica, mi rimproverava, Allora, ti trovi bene, stupida, bambina inutile, vuota? Quando avrò un erede?.

Finito di piangere nella camera, tornava in cucina a finire la sua grappa. Dopo lultima dose mi chiedeva: Dove è la birra?. Giulia sapeva che quella domanda sarebbe tornata, ma non le comprava la birra di giorno, così riusciva a rubare venti o trenta minuti per una passeggiata serale, almeno per respirare un po.

-Perché taci? mi incalzava la voce della nonna, spingendomi fuori dai pensieri cupi. Lascensore si era fermato tra i piani. Ti piace come ti tratta il marito?
-No sussurrai mi pulisce i piedi.
-E questo è solo linizio ammonì la nonna presto sarà peggio. Vuoi che ti faccia aprire le zampe?
-O Dio! la gola mi si seccò no, certo che no.
-Allora corri, cara, corri!
-Dove? Verso la madre? Lei vive in un monolocale con un nuovo marito. Verso il padre? Anche lui ha una nuova moglie. Io sono solo un pezzo di pane scalfito, nonna. Non ho nessuno gli occhi mi brillarono di lacrime, il naso si intorpidì.
-È una benedizione restare sola. Libertà totale e la possibilità di ricominciare. Come ti sentiresti se avessi un figlio, eh?
-Ma dove devo andare? i suoi occhi verdi divennero enormi come piatti.
-Il caso si presenterà nei prossimi giorni. Non perderlo. Stai attenta, guarda fuori dalla finestra più spesso. Vedrai.
-Cosa vedrò?
-Ti ho già detto tutto. Se non sei stupida, capirai da sola. Lascensore parte ora, non spaventarti. Vai a prendere la birra per il tuo amato. E unaltra cosa sussurrò il fantasma nella sua testa aprì il cassetto che ti ho lasciato in eredità, non è vuoto, ha un doppio fondo. Cerca, ma senza testimoni. Se scappi, prendi solo il contenuto, lascia il cassetto così che il tuo marito non sospetti nulla.
– Che cosa cè dentro?
-Le risposte alle tue domande.

Lascensore ripartì. Nonostante la voce non avesse avvertito, la ragazza tremò. Arrivata al primo piano, uscì in strada. Il tramonto scioglieva la neve; presto i ruscelli scorreranno, la natura rinverà. Perché non rinascere anche lei?

***
Lorenzo, ubriaco, si era adagiato sul tavolo della cucina, russando come una bestia. Il suo sonno ruggente riempiva lappartamento, così potevo, senza paura, dare unocchiata al cassetto. Dovera il fondo? Dovera il nascondiglio? Il tocco mi confermava che doveva esserci qualche fessura. La nonna non aveva mentito. Scosso il cassetto sopra il letto, ne uscirono filati, aghi, uncini da uncinetto, bottoni, bottonetti: un mucchio di cose che raramente si toccano.

Quando lo ricevetti, Lorenzo alzò gli occhi al cielo e sbuffò: Se lo vedrò, lo butto via. Tua nonna è proprio una stramba! Ha lasciato qualcosa per la sua nipote amata. Non è che sia una cosa che valga.

Girai la scatola di legno, cercai una fessura, un compartimento segreto, ma il legno era solido. Qualcosa doveva comunque nascondersi dentro. Continuai a premere sui rilievi, ma niente. La nonna rimaneva in silenzio, attendendo che io lo scoprissi da solo. Era giusto così; non ero più una bambina.

Mi sedetti sul letto matrimoniale, chiusi gli occhi e accarezzai la coperchiata. Un clic improvviso fece scattare un piccolo sportello interno, colpendo il mio stomaco.

Aprii il contenuto: una busta, delle chiavi e diversi sacchetti con scritte grottesche: accendi il cervello, congela la paura, accendi lattenzione, non essere un pesce, uccidi la debolezza, nutri la carne e altri. La nonna era sempre stata una sognatrice; non a caso le vicine del palazzo la chiamavano strega. Ma a casa era una cuoca e una sarta, nessuno sapeva cosa facesse quando tutti erano via.

Scoppiai la busta. Dentro cerano documenti sulla casa di cui la nonna parlava quando ero piccola: una casa buona, robusta, costruita dal nonno senza un chiodo, quasi isolata. Un altro documento attestava la proprietà di unauto, una vecchia Lancia Prisma con motore importato, custodita dal padre nel suo garage.

Aprii una lettera. Le righe, piccole e curve come geroglifici, parlavano con la voce della nonna:

Carissima nipote, è giunta lora di aprire il cassetto. Tutti i miei beni, tranne lappartamento, ti li lascio. Se leggi questa lettera, è tempo. Prendi i documenti, il contenuto del cassetto e lauto. Parti. Troverai i soldi per il primo periodo sotto il tappeto del cruscotto. Dopo dovrai guadagnarti da sola. Forse, un giorno, ti iscriverai a scuola. La tua nonna.

La nonna sapeva che il marito non lavrebbe accettata; per questo si era opposta al nostro matrimonio. Ma, anche quando non mi ascoltai, non si arrabbiò, né si allontanò, e dopo la sua morte continuò a guidarmi.

Misi i documenti in una cartellina, assieme al contenuto del cassetto. Non avevo tempo per riflettere; dovevo solo prendere e correre. Era una specie di istruzione?

Punto primo: Apri il regalo, prendi il sacchetto accendi lattenzione. Versa la polvere nel latte e bevi. Non buttare la carta, tienila docchio. Niente altri punti, ma la nonna aveva chiesto di non gettare il foglio, così lo infilai nella stessa cartellina e inghiottii la polvere con il latte.

***
Allalba, mi alzai con la mente lucida. Guardai sotto il materasso, trovai la cartellina. Nessun sogno, solo unaltra indicazione.

Punto secondo: Bevi a stomaco vuoto un bicchiere di latte con la polvere non essere un pesce.

Scivolai in cucina, dove Lorenzo ancora russava. Bevvi il latte, aprii il finestrino per prendere un po daria e tornai in camera. Nuove istruzioni mi aspettavano.

Punto terzo: Non rompere la cartellina, altrimenti ti colpirà un nemico. Tra unora bevi una tazza di tè con uccidi la debolezza.

Punto quarto: Unora dopo, una tazza di caffè con nutri la carne. Stai in guardia.

Seguii tutti i compiti della nonna. Dopo quei cocktail mi sentii pronta a tutto. Il mio corpo, poco atletico, si riempì di una nuova forza. Mi guardai allo specchio di una grande parete; ero una donna snella, muscolosa, non una ginnasta ma una sportiva. Braccia, gambe ben tonificate, vita stringata, glutei sodi, zigomi marcati, occhi che brillavano di vigore.

Allora un rumore sul parquet attirò lattenzione di Lorenzo. Si voltò, accigliato.

-Dove sei stata?
-Niente, niente balbettai.
-Sembri aver avuto una lezione privata. Un amante, forse? sibilò, avvicinandosi.

Stringei i pugni, gli occhi lanciavano fulmini, la bocca si contorceva per la rabbia.

-Che amante? mi spaventai, facendo un passo indietro.

-Dove gironzolavi mentre io dormivo? fece un altro passo.

-Dormivo, nella nostra camera risposi, ma qualcosa dentro di me si risvegliò: una forza, una fiducia.

Lorenzo, con il volto deformato dalla furia, lanciò i pugni. Io li deviai con precisione, impedendogli di toccare il volto o il corpo. Lo respinsi, poi, con un colpo deciso, gli colpii il naso; il sangue colò dal naso, si svenne e cadde a terra.

Lo guardai, senza pietà, senza timore per il suo futuro. Aprii la cartellina.

Punto quinto: Bravo, mi riempio di orgoglio. Guarda fuori dal balcone, vestiti come te stessa, lascia la grata aperta. Accanto alla vista, posa la tua borsa. Poi bevi un bicchiere di succo con congela la paura. Quando arriverai al vecchio Lancia, entra in una caffetteria, ordina un milkshake e bevi con accendi il cervello. Non toccare gli altri sacchetti, non servono ancora. Parti il più presto possibile. Nonna.

Corsei in cucina, mescolai la polvere e bevvi. Poi mi precipitai al balcone.

Oh Dio! Sullasfalto, una ragazza a terra, faccia in giù, capelli, altezza, fisico identici ai miei. Era caduta, senza cappotto, in un marciapiede di fine marzo, vicino a una tubazione di calore. Nessun terrore nel cuore; il rimedio della nonna aveva funzionato.

Cosa indossava? Jeans grigio, maglietta nera, proprio come il mio guardaroba. Era fine marzo, ma la ragazza era nuda, senza giacca né maglione.

Presi i documenti, la borsa della signora, infilai il portafoglio nella cartellina e, a piedi nudi, uscii dallappartamento.

Nel condotto di scarto trovai un sacchetto: scarpe usurate, ma ancora indossabili, una giacca a piumino. Probabilmente un vicino si era sbarazzato dei vecchi vestiti.

Sopra il corpo della sconosciuta buttai la borsa vuota, come se fosse stata derubata. Correi attraverso il cortile, i miei piedi affondavano in scarpe scomode, ma i negozi non erano ancora aperti. Era troppo presto per un taxi.

Cercai unauto, senza successo, ma arrivò un filobus. Con qualche cambio, sarei arrivata al Lancia di mio nonno.

***
Raramente entravo in ufficio, ma quel giorno la fortuna era dalla mia parte. Era come se la nonna mi avesse accompagnata fino al treno. Un vecchio guardiano mi aprì la porta, ricordandosi di lei, la figlia del capo. Gli mostrei i documenti per lauto.

-Non ho problemi, piccola. Ma perché vuoi quella vecchia Lancia? Chiama tuo padre, ti troverà unauto migliore.
-No, grazie. Voglio solo la Lancia.
-Va bene. Hai le chiavi?
-Certo. Zio Nicola, un cocktail, per favore.
-Ecco il distributore. Vuoi un caffè, una cioccolata?

Bevvi il medicinale, acquistai dei robusti scarponcini invernali, una giacca a piumino decente. Mettii i soldi trovati sotto il cruscotto nella tasca del sedile. Era tutto pronto.

Uscendo dal garage del padre, il sedile del conducente era stranamente comodo; forse il nonno aveva cambiato i rivestimenti. Salutai lo zio Nicola, girai langolo e mi diressi verso la superstrada, già caotica di auto di tutte le marche.

-Guarda in alto, vedi i segnali? mi sussurrò la voce della nonna.
-Li vedo risposi col sorriso.
-Gira a sinistra, vai verso Serralunga. Lì troverai la tua strada. Buon viaggio, ragazza.

Ringraziai la nonna con un sorriso più largo, guardando lo specchietto retrovisore. Sul sedile posteriore cera la stessa nonna che ricordavo: capelli rossi, sempre avvolta in una sciarpa di piuma.

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