Ti comprerai qualcosa di speciale?

Non ho lanello! urlò Ginevra rovesciando la camera da capo a piedi. Il mio anello con lo smeraldo non è da nessuna parte!

Stava in piedi al centro, il respiro affannoso, circondata da cassetti sbattuti e scatole capovolte. Le mani tremavano per la paura crescente. Quellanello era il suo trofeo, comprato per il primo grosso riconoscimento, ricordo di come avesse conquistato il suo posto in azienda. E ora era sparito.

Andrea, ancora incollato al cellulare, sospirò stancamente.

Gine, non poteva scappare così. Devi averlo dimenticato. Ti ricorderai quando ti addormenterai.

Lo so bene, ribatté Ginevra fissando il marito, gli occhi di fuoco. Lo metto solo nella scatola sul comò, mai altrove. Tu lo sai. Metto sempre tutto al suo posto.

Andrea alzò le spalle.

Si troverà, non agitarti per una sciocchezza.

Sciocchezza? la voce di Ginevra divenne un grido. Non è una sciocchezza, è un oggetto prezioso È la tua sorella a prenderlo. Certo! Nessun altro!

Il marito aggrottò le sopracciglia, posò il cellulare e la guardò con irritazione palese.

È sempre la tua colpa. Cristina non lo farebbe.

Davvero? Ginevra incrociò le braccia sul petto. Chi è stato nel nostro appartamento negli ultimi tre mesi? Chi ha curiosato in ogni angolo mentre noi eravamo al lavoro? Voglio che la restituisca subito. Andiamo da lei ora.

Andrea si strofinò il viso con le mani. Ginevra vide le spalle irrigidirsi, le labbra stringersi in una linea sottile. Lui non voleva quel viaggio, non voleva lo scontro. Ma lei non si ritirava.

Gine, forse è meglio non andare? Pensa, perché dovrebbe volerti lanello?

Perché è bello e costoso. Andiamo, adesso.

Sotto i sospiri contrari di Andrea, salirono in macchina e si diressero verso un borgo fuori Milano. Ginevra sedeva sul sedile passeggero, stringendo il cellulare, il cuore bollente. Ogni chilometro era una fatica. Andrea taceva, lanciandole occasionali sguardi taglienti, carichi di muta accusa.

Dopo unora giunsero alla casa dei genitori di Andrea, avvolta da un silenzio opprimente. Ginevra fu la prima a scendere, dirigendosi deciso verso il portico.

La madre aprì la porta, bloccandosi sullo scalino, gli occhi sgranati.

Andrea? Ginevra? Che succede? Non vi aspettavamo.

Dove è Cristina? incalzò Ginevra, senza salutare.

Dentro, ovviamente. È appena arrivata da voi ieri, la suocera balbettò, facendoli entrare. Entrate, qualcosa è accaduto?

Ginevra attraversò il salotto dove sedevano il suocero e la cognata. Cristina alzò lo sguardo, gli occhi spalancati.

Cristina, restituisci subito il mio anello, altrimenti starà male per tutti. Ginevra si fermò al centro della stanza.

Il silenzio divenne un peso. Il suocero si alzò lentamente dal tavolo.

Chi ti ha dato il permesso di comportarti così in casa altrui? la sua voce era bassa e minacciosa. Accusi tua sorella di furto?

Sto affermando un fatto, Ginevra non cedette, il cuore battere nel collo. Il mio anello con lo smeraldo è sparito. È svanito dopo che Cristina se ne è andata. Non cerano altri in casa.

La suocera strillò:

Mia figlia non avrebbe potuto rubare! Stai insultando la nostra famiglia!

Certo che poteva. Che ci spieghi dove è il mio anello, che si sbrighi, perché la mia pazienza è finita.

Andrea rimaneva in soglia, pallido e muta. Non interveniva, solo spostava lo sguardo dalla moglie alla sorella e ritorno.

Cristina scoppiò in singhiozzi, le labbra tremanti, gli occhi colmi di lacrime.

Io volevo solo provarlo un attimo. È così bello. Ti dispiace? Volevo provarlo e rimetterlo Pensavo non ti accorgessi

Ginevra rimase senza fiato. Si aspettava negazioni, rabbia, forse unesplosione, ma non quella confessione sincera, come se fosse colpa sua.

Dispiace? espirò, sentendo crescere unonda di furia. Sì, mi dispiace! Ho speso quel premio sullanello, tre mesi di straordinari! E lhai preso senza chiedere! È assurdo, capisci?

Gine, calmati, intervenne il suocero. Stai facendo un elefante dalla mosca. È una ragazza giovane, desidera solo cose belle. Hai già tutto: lavoro, marito, casa. Lasciala lanello, così ti ricorderà di te. Compra qualcosaltro.

Lo prendevano sul serio? Credevano davvero che dovesse cedere un bene acquistato con le proprie fatiche perché la cognata lo voleva?

Gine, sii più umana, intervenne la suocera, avvicinandosi e stringendola alle spalle. Cristina non lo fa con cattiveria. Ammira il tuo anello, sogna di averlo. Tu hai tutto: lavoro, marito, appartamento. Lei sta iniziando la vita. Non essere egoista. Non è la cosa più importante.

Ginevra si voltò verso Andrea, cercando un cenno di sostegno, una parola di difesa. Lui scosse la testa, evitando i suoi occhi.

Stai reagendo troppo, Gine, disse infine. È solo un anello, non è la fine del mondo.

Solo un anello. Il suo trionfo, la sua gioia, la sua proprietà solo un anello. Ginevra si trovò circondata da persone che considerava famiglia da tre anni e improvvisamente comprese quanto si fosse sbagliata.

Le sue mani smetterono di tremare. Dentro regnò una calma gelida.

Estrasse il cellulare, compose tre cifre e lo rivolse al volto della suocera.

Vi do ancora due minuti, la sua voce era fredda e controllata. Restituitemi lanello o chiamo la polizia. Decidete.

Non farai! il suocero fece un passo avanti, il viso tinto di rosso.

Vedremo, Ginevra non indietreggiò.

Cristina strillò, aggrappandosi alla madre. La suocera lanciava sguardi distruttivi a Ginevra, ma rimaneva in silenzio.

Il tempo scorre, ricordò Ginevra.

Andrea! implorò la suocera. Dì qualcosa a tua moglie! Fermala!

Andrea guardava il pavimento, in silenzio. Ginevra sorrise, amara e sprezzante, e si avvicinò al tasto di chiamata.

Basta, basta! urlò Cristina.

Corse nella sua camera, tornò dopo un minuto con una piccola scatola di velluto. La gettò sul tavolo davanti a Ginevra.

Prendi il tuo prezioso anello! Avidissima!

Ginevra aprì la scatola: lanello era lì, lo smeraldo scintillava alla luce delle lampade. Lo richiuse lentamente e lo infilò nella tasca della giacca.

Ti credevo buona, singhiozzò Cristina, strofinandosi le lacrime. Ma sei avara e cattiva.

Ginevra si diresse verso la porta, ma si voltò allultimo istante.

Se sono così cattiva, perché ho vissuto tre mesi nella tua casa? la sua voce vibrava di ira trattenuta. Usavi il mio internet, lacqua calda? Se sono così cattiva, perché mi hai chiesto di pagarti i corsi? Spiegami.

Cristina si increspò, senza parole.

Ginevra lanciò uno sguardo al marito, curvo, testa bassa. Lo guardò con disprezzo.

Non mi aspettavo questo da te, Andrea. Considerando la tua famiglia Sarebbe strano se fossi diverso.

Stese la mano.

Le chiavi della macchina.

Andrea alzò lo sguardo, confuso.

Cosa?

La macchina è anche mia, lho comprata con i miei soldi. Restituimi le chiavi.

Gine

Le chiavi! strinse il pugno.

Andrea cercò nella tasca, pose le chiavi sul palmo di Ginevra. Lei le strinse forte, si voltò verso la porta per lultima volta.

Domani porterò le tue cose. E presenterò la separazione.

Uscì senza attendere risposta.

Un mese dopo il divorzio fu formalizzato. Ginevra guardò il comò. La scatola era al solito posto, con il cuscino di velluto che custodiva il suo anello smeraldino.

Il cellulare sul tavolo vibra: altra notifica. Ex parenti la accusavano di freddezza, dingratitudine, di aver spezzato la famiglia. La chiamavano egoista, incapace di perdonare. E ancora.

Ginevra non rispose. Lo aggiunse alla lista nera, come aveva fatto con decine di altri.

La vita senza Andrea si rivelò semplice e leggera. I problemi della sua famiglia non la toccavano più. Le importava se Cristina trovasse lavoro o no. Non si preoccupava di come la casa dei genitori di Andrea avrebbe superato linverno.

Ora Ginevra progettava solo per sé, pianificando di festeggiare le ricorrenze con chi davvero la amava.

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