Carla notò subito qualcosa di strano appena entrò nel ristorante. Lambiente sembrava fuori posto: era quasi deserto per una sera di venerdì, le luci erano anormalmente basse e il maître sorrideva in modo forzato. Pedro, invece, era come al solito le dita intrecciate con le sue tremavano appena.
«Ecco il vostro tavolo», disse il maître, spostando una sedia, e Carla si ritrovò davanti allingresso di una piccola sala VIP. Centinaia di candele illuminavano loscurità, proiettando ombre grottesche su una tovaglia bianca immacolata. Al centro troneggiava un vaso con rose rossoscure, le sue preferite, mentre una melodia delicata suonava in sottofondo.
«Pedro», esclamò Carla, «cosa sta succedendo?». Invece di rispondere, lui si inginocchiò. Un anello brillò sul suo dito ancora tremante. «Carla Ferreira», annunciò solennemente, «ho pensato tanto a come rendere unico questo momento. Ma ho capito che, ovunque e come sia, conta una sola cosa accetti di diventare mia moglie?»
Guardò il volto di lui, visibilmente emozionato, la ciocca ribelle che gli cadeva sulla fronte, il sorriso timido, e il suo cuore si riempì di una tenerezza indescrivibile. «Sì», sussurrò. «Certo che sì!»
Lanello scivolò al suo dito. Carla abbracciò Pedro, inspirando il profumo familiare del suo aftershave, e pensò: ecco la felicità, semplice e chiara come una giornata di sole. Tuttavia, una settimana dopo la loro serenità subì il primo scossone.
«Come è possibile organizzare da soli?», chiese indignata Dona Rosa, sistemandosi nervosamente lacconciatura perfetta. «No, per niente! Il matrimonio è una cosa seria, richiede esperienza, saggezza femminile. Ho già scelto un ristorante meraviglioso»
«Mamma», intervenne dolcemente Pedro, «ti siamo grati per laiuto, ma vogliamo occuparcene da soli». «Da soli?», alzò le mani Dona Rosa. «Non capite nulla! Guardate Filipa, mia nipote»
Carla osservava in silenzio mentre la futura suocera girava per il soggiorno del loro appartamento. Dona Rosa parlava senza sosta di tradizioni, usanze, dellimportanza di «non fare brutta figura». Tra una frase e laltra lanciava sguardi rapidi, valutando la decorazione come se volesse decidere cosa cambiare.
«Mamma», provò di nuovo Pedro, «abbiamo già scelto il ristorante. Conosci l«Acácia Branca»?». Dona Rosa fece una smorfia, come per un mal di denti. ««Acácia Branca»? Questo nuovo? No, no, solo l«Império»! Le luci, lallestimento! E il direttore è un vecchio mio amico»
Il tono di Pedro si indurì. «Stiamo pagando per il matrimonio e lo festeggeremo dove vogliamo». Dona Rosa tacque, strinse i denti, alzò il mento e disse: «Molto bene, fate come volete. Solo non dite che non vi ho avvisato».
Uscì lasciando una scia di profumo costoso e un senso di tempesta in arrivo. «Scusa», sorrise Pedro, stringendo Carla. «È un po entusiasta». Carla rimase in silenzio, mentre una voce interiore mormorava che era solo linizio.
E così fu. Nelle settimane successive una serie infinita di discussioni, allusioni e lamentele velate prese il sopravvento. Dona Rosa trovava difetti in tutto: dai fiori alla disposizione dei tavoli. «Peonie rosa?», scuoteva la testa. «A settembre? No, solo gigli bianchi! Larco deve essere più scenografico. E i musicisti Dio, li state prendendo sul serio? Conosco un quartetto magnifico del conservatorio»
Carla sopportava con tutte le sue forze, avvalendosi del sostegno della madre la calma e ponderata Dona Maria. «Non lo prendi sul serio», le diceva quando la figlia, esausta dopo un altro round di «battaglie nuziali», veniva a confidarsi. «Sei la sposa, decidi tu. E la suocera non vuole ammettere che suo figlio è cresciuto».
La vera tempesta però nacque dal dolce. «Guardate!», agitava Dona Rosa il catalogo della pasticceria. «Tre piani? Dove sono i fiori di zucchero? Dove le figure della coppia?». «Mamma», sbuffò Pedro, «vogliamo una torta semplice ed elegante, senza fronzoli».
«Semplice?», la voce di Dona Rosa si incrinò. «Vuoi far vergognare tua madre davanti alla città? Che la gente commenti figlio di un architetto famoso, ma sembra una torta da mensa!»
Carla non poté più tacere: «Dona Rosa, parliamo chiaro. Questo matrimonio è nostro, non suo». Il silenzio avvolse la stanza. Dona Rosa sbiancò, poi si fece rossa, si alzò di scatto: «Va bene, vedo di essere superflua qui. Fate come volete!»
Uscì sbattendo la porta con tale forza che i vetri tremarono. «Guarda», sospirò Pedro, «si è offesa». Carla rimase immobile, inquieta. Due giorni dopo la tensione esplose. Nel laboratorio dove si provava labito da sposa, Carla sentì per caso il manager al telefono: «Sì, Dona Rosa, il suo vestito sarà pronto in tempo. Un modello splendido, quasi identico a quello della sposa»
Carla sentì il mondo scurirsi. Uscì dal laboratorio, dimenticando la prova, e con le dita tremanti chiamò la madre. «Mamma, la sua voce quasi in lacrime, è una distruzione Ha comprato un vestito identico al mio»
«Calma», la voce ferma di Dona Maria. «Non piangere, figlia. Risolverò tutto». «Come?», singhiozzava Carla. «Solo fidati di me e non preoccuparti». Chiuse la chiamata e rimase in strada, sentendo crescere la disperazione. Mancavano tre giorni al matrimonio e non sapeva più se voleva davvero la festa.
Il mattino del giorno delle nozze iniziò piovoso. Carla stava alla finestra, guardando le gocce scorrere, cercando di tenere ferma la tremarella alle gambe. Dietro di lei truccatrice e parrucchiera lavoravano, ma le loro voci gli arrivavano da lontano. «Carla, non muoverti», protestava la parrucchiera, tentando per la terza volta di domare una ciocca ribelle. «Così va meglio»
Carla rimaneva immobile, pensando solo a che vestito avrebbe indossato Dona Rosa quel giorno. Sarebbe veramente osata? «Figlia!», intervenne Dona Maria, entrando nella stanza. «Lasciami guardarti». Carla si girò; la madre, con le mani sul viso, esclamò: «Dio, che splendida sei!»
«Mamma», Carla incrociò lo sguardo preoccupato di Donna Maria, «hai fatto qualcosa?». Dona Maria sorrise enigmaticamente: «Non preoccuparti. È il tuo giorno, e nessuno lo rovinerà».
Al registro civile Carla quasi non sentiva più sé stessa per il nervosismo. Tutto si mescolava in una ruota di emozioni musica solenne, voce ferma dellufficiale, gli occhi lucenti di Pedro, i flash delle macchine. Lanello faticava a scivolare, le dita tremavano, ma alla fine trovò il suo posto.
«Dichiaro voi marito e moglie!». Il primo bacio con quel nuovo status fu un po confuso Carla si distraeva, cercando tra gli invitati labito crema chiaro. Dona Rosa non era da nessuna parte.
«Andrà direttamente al ristorante», sussurrò Pedro, leggendo i suoi pensieri. «Ha detto che ha avuto un problema con lacconciatura». Carla annuì, mentre lattesa cresceva dentro di lei.
Al ristorante furono accolti da applausi. «Acácia Branca» superò ogni aspettativa tovaglie bianche, lampadari di cristallo, un mare di fiori. Carla dimenticò per un attimo le sue preoccupazioni; tutto era così bello. Gli ospiti si sistemarono, i camerieri giravano con champagne.
Seduta al tavolo accanto a Pedro, Carla rispondeva ai saluti e guardava fuori dalla finestra. Improvvisamente un Mercedes nero arrivò allingresso. Carla strinse la mano di Pedro: «Guarda»
Dona Rosa scese dal veicolo con pompa. Indossava davvero labito crema chiaro, ricoperto di paillettes, quasi identico a quello da sposa.
«Guarda», mormorò Pedro.
Prima che potesse fare qualche passo, un giovane cameriere si avvicinò con un vassoio e la colpì, facendo rovesciare un liquido rosso scuro sul tessuto impeccabile.
«Oh, scusi!», disse il cameriere, cercando di tamponare la macchia con un tovagliolo. «Che disastro! Salsa di ciliegia Che imbarazzo!»
Dona Rosa rimase immobile come una statua di sale. Il suo volto mostrava una gamma di emozioni, costringendo Carla a distogliere lo sguardo.
«Vado tornerò subito», bisbigliò la suocera, correndo verso lauto.
Rientrò rapidamente nella sala; Carla osservò Dona Maria, che serenamente sistemava i fiori sul tavolo, con un leggero sorriso sulle labbra.
«Sai», disse improvvisamente Pedro, «sono contento che sia successo». Carla lo guardò sorpresa.
Lui sorrise, un po triste: «Vedo come si comporta. Vuole comandare, controllare tutto. Da sempre vuole mettere in ombra tutti». «Pedro», esitò, «non è uno scherzo». Stringette le sue mani. «Sono stanco di questa costante invasione, di chi decide al posto mio».
Carla si appoggiò alla spalla di lui. Fuori la pioggia cadeva leggera, ma dentro di lei regnava una strana tranquillità.
Dona Rosa non tornò alla festa, ma i neosposi ballarono, risero, ricevettero gli auguri e furono felicissimi. Per quanto riguarda labito della suocera a volte il destino mette le cose al loro posto, anche se con laiuto di una salsa di ciliegia, un cameriere goffo e la madre della sposa.





