I traditori non sono i benvenuti di nuovo!

Non ho intenzione di far tornare indietro i traditori.
E dove è Vittorio? Non lo vedo più! Dove è sparito? tra la folla di parenti accalcati sulle scale dellospedale San Giovanni di Milano, si sentì un sussurro perplesso.

Se Vittorio fosse stato il padre del neonato, la confusione sarebbe stata minore, ma qui il nome Vasya è in realtà il diminutivo di Ginevra, una donna. Il fatto che Ginevra fosse scomparsa, invece di tenere tra le braccia una busta con la piccola figlia, era davvero fuori dal comune.

È scappata! Maledetta! gridò la madre di Ginevra quando affidò i documenti e lultima lettera della moglie fuggita al genero Alessandro, insieme al bambino.

La lettera era il solito schema che i padri lasciano in questi casi:
«Non sono pronta, non cercatemi, non rinuncio alla figlia, pagherò gli alimenti, ma è tutto qui». Nessun indirizzo di ritorno, nessuna spiegazione sul perché una donna rispettabile, sei mesi fa ancora sognante di maternità, si fosse improvvisamente comportata così.

Alessandro, non ti preoccupare. Tornerà a ragionare, capirà, tornerà, la consolò la madre di Ginevra al genero.

Sua figlia maggiore, Ludovica, non pronunciò mai parole del genere; la sua voce interiore le diceva che Vittorio non sarebbe mai tornato. Se decideva a fare qualcosa, la faceva con consapevolezza. Lanciava via tutto, quindi era destinato a lasciarlo andare del tutto.

Stai zitto, Ludovica, sgridò la madre quando la figlia più anziana accennò cautamente che Ginevra potrebbe non tornare più. «Tornerà. Fra un mese o due ricorderà il cuore materno».

I documenti di divorzio arrivarono tre mesi dopo. Ginevra non si presentò alle udienze, rifiutò la custodia, così la piccola Miriam rimase col padre.

Ludovica iniziò a frequentare più spesso Alessandro, per aiutare con il bambino e per parlare con lui. Condividevano un peso comune, perché anche lei era stata abbandonata dal fidanzato un anno dopo la nascita del loro figlio.

Avevano in programma di sposarsi quando il bambino compisse tre anni e Ludovica finisse il congedo di maternità. Alla fine Marco fuggì, lasciando la donna in un mare di problemi, ma il riconoscimento della paternità di Matteo fu ottenuto in tribunale e lei ricevette qualche alimentazione.

Temeva che lamante di sua sorella potesse anche lui lasciarla con un figlio. Cercava segnali dallarme nel comportamento di Alessandro, senza mai dirlo né a sua sorella né alla madre

Alla fine capì che aveva puntato lattenzione sulla persona sbagliata. Chi avrebbe mai immaginato che la sorella potesse rivelarsi così?

Avrebbe potuto essere costretta a partorire; invece lo voleva davvero. Alessandro, al contrario, le proponeva di attendere cinque anni per mettere da parte qualche soldo e trasformare il suo bilocale prematrimoniale in un trilocale, ma Vittoria lo affrettò, lo affrettò

Il risultato fu che Alessandro abbandonò Miriam, una bimba piccolissima, indifesa, che aveva bisogno di una madre.

Che fosse per il fatto che Ludovica era già diventata madre o per il legame di sangue con Miriam, ben presto la ragazza cominciò a considerare la piccola come sua figlia.

Alessandro, qualche volta, passava la bambina a Ludovica dicendo: «Vai dalla tua mamma». Propose anche a Ludovica di trasferirsi da lui, col figlio e con Miriam, sostenendo che ci fosse spazio a sufficienza e che potesse affittare stanze per pagare il mutuo invece di chiedere aiuto a sua madre.

Quando la madre scoprì che Ludovica era andata a vivere con Alessandro, cercò di intimidirla, dicendo che avere una relazione con il marito della sorella era peccato. Alessandro cacciò fuori la suocera, affermando che non gli spettava nulla.

Ciò che colpì Ludovica fu che lui non negò nulla. Dopo qualche bicchiere ammise infine che era pronto a sposarla e persino ad adottare suo figlio.

«Tutto sarà giusto, Ludovica. Tu cresci la mia figlia come tua, io considero tuo figlio mio. Non ti toglierò nulla, decidi tu, ma è meglio stare insieme. È più comodo per entrambi».

Lui sapeva guadagnare, ma non capiva come gestire pannolini, medici, zuppe. Ludovica, invece, era brava con i bambini, ma al suo lavoro guadagnava poco. Prima del congedo di maternità lavorava come educatrice in un asilo privato, con stipendio modesto.

La proposta di Alessandro era pragmaticamente troppo pratica. Dopo averci riflettuto, Ludovica capì che lamore da favola che aveva sognato non le aveva portato felicità, tranne che per il suo amato figlio.

Forse ora era il momento di affrontare la vita con pragmatismo. Alessandro era buono, gentile, non beveva né fumava, aiutava sempre con i soldi e Miriam si era abituata a lui, chiamandolo mamma dopo due anni.

Forse tutto quel che accade è per il meglio.

La madre non venne al matrimonio; nessuno la aspettava davvero. Firmarono i documenti, bevvero un bicchierino con gli amici più stretti, ascoltarono gli auguri di felicità e tornarono allappartamento di Alessandro, dove già vivevano in quattro.

La vita cambiò poco, tranne che i bambini ora condividevano una stanza e gli adulti unaltra.

Ludovica e Alessandro sono anche loro persone, meritano una vita personale felice.

Lapparizione improvvisa di Ginevra fu come un tuono in una giornata serena. Ludovica era dentro, così Alessandro aprì la porta.

Non alzò lo sguardo perché aspettava la consegna, pensando fosse arrivato il corriere. Allimprovviso la sua exmoglie si lanciò verso di lui dalla soglia.

«Tesoro, sono tornata!», annunciò. Quando Alessandro la respinse bruscamente, facendola indietreggiare, lei sbatté le ciglia e, come se nulla fosse, chiese: «Non sei felice?»

«Devo esserlo?», replicò Alessandro con disprezzo.

Lui, come più tardi confessò a Ludovica, aveva pensato mille volte a cosa dire a quellincontro, ma quando fu il momento poté solo chiedere perché si fosse presentata.

«Voglio vedere mia figlia. Pensavo anche di ricucire i rapporti».

«So che non è stato il gesto migliore, ma possiamo sistemare tutto come una vera famiglia, vero?»

«No. Ho già una famiglia e nonE così, ognuno trovò la propria serenità e continuò a vivere, ognuno al suo modo, nel rispetto dei propri destini.

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