La vita solitaria di un anziano scapolo: sereno nella propria compagnia
Giovanni era uno scapolo di certa età. Conduceva la sua esistenza senza fretta, e la solitudine non lo aveva mai disturbato. Lavorava come un asino da soma, ma adorava il suo mestiere. Era puntiglioso, voleva che tutto fosse impeccabile, ogni cosa al suo posto. Aveva conosciuto molte donne, ma nessuna gli era sembrata quella giusta. Quellanno, verso la fine di luglio, decise di prendersi una vacanza e di dirigersi verso sud. Stanco della routine, desiderava allontanarsi un po dalla civiltà. Si mise online e pubblicò un annuncio.
Rispose una donna con due figli, abitante di un villaggio dellAlgarve. La spiaggia distava venti minuti a piedi, ma il luogo era isolato da resort e città. Cera una camera privata e, in cambio dei viveri che portasse, lei preparava pasti fatti in casa. Alla fine, Giovanni accettò. Il viaggio andò liscio, il GPS non sbagliò. La casa era vecchia ma pulita, la stanza accogliente, e la padrona, Isabel, gentile. Nel giardino correva un piccolo pinscher. I frutti maturavano nei vasi, mentre i due figli, un ragazzo e una bambina di novedieci anni, aiutavano nei lavori. Isabel non lo assillava, si limitava a chiedergli cosa volesse mangiare, gli riempiva il piatto di fragole e sorrideva dolcemente.
Giovanni trascorreva le giornate in riva al mare, nuotando, scalando massi, scattando foto e scambiando messaggi con un vecchio amico su Facebook. A volte si chiedeva come potesse una donna di cinquanta anni avere figli così piccoli. Finì per domandare:
Isabel, questi sono i suoi nipoti?
No rispose , sono i miei figli, ma sono tardi. La vita non mi ha portato al matrimonio, ma ho voluto dei bambini. E non sono così vecchia, ho 48 anni.
Mentre parlavano, Giovanni la osservò meglio. Era allegra, dal sorriso facile, e il nome le stava a cuore. Isabel. Isazinha. Sua madre si chiamava così. E lei profumava di fragole e burro fresco. Il vinho verde era leggero, le sere fresche, e il cielo stellato. Nessuno dei due perdeva tempo già adulti. Di giorno tutto era normale, ma di notte Giovanni scivolava silenzioso verso la parte della casa dove dormiva Isabel, per poi tornare nella sua camera. I bambini non si svegliavano, la cagnolina non abbaiava, ma lo guardava con unaria furba, come se capisse tutto. Buona cagnolina, parsimoniosa. Mangia due cucchiaini e custodisce il giardino con zelo. Si chiamava Matilde.
Matilde cominciò a seguirlo in spiaggia, nuotava al suo fianco, si scuoteva sulla sabbia, si asciugava al sole e tornava a casa prima di lui. Lui la raggiungeva dopo. Un giorno, però, Matilde non apparve. Giovanni la cercò dappertutto, chiamò a gran voce, affisse decine di manifesti per il villaggio. Dove fosse finita la cagnolina? Unanziana vicina suggerì che forse dei forestieri, che avevano affittato una casa dallaltro lato del villaggio, lavessero portata via. Giovanni si recò lì e arrivò giusto in tempo per sentire che erano partiti, con una piccola cagnolina, unora prima, verso la strada principale.
Salì in auto e accelerò. Li raggiunse a ottanta chilometri più avanti, bloccandone il cammino. Dal fuoristrada uscirono due ragazze, giovani e spavalde.
Ehi, togli la macchina di fronte! Non sai guidare? Chiamiamo la polizia!
Chiamate rispose Giovanni , ma prima restituitemi la cagnolina.
Hai fortuna rise la più alta. Era abbandonata, la stiamo salvando.
Non è abbandonata replicò lui. Ha una famiglia. Non è vostra.
Vattene! strillò laltra. Se non te ne vai, rompiamo i vetri!
Giovanni le aggirò e urlò: Matilde! La cagnolina iniziò a guaire e a correre tra i sedili, cercando di aprirsi una finestra semiaperta. Le ragazze lo afferrarono, lo insultarono e cercarono di colpirlo. Giovanni non sapeva che fare non voleva colpire delle donne.
Fortunatamente arrivò un agente della GNR, sudato e stanco. Coprendo le orecchie al frastuono delle ragazze, il sergente afferrò Matilde.
Silenzio! La cagnolina andrà dove deciderà. Nessuno di voi ha documenti su di lei.
Dolcissima, vieni qui chiamavano le ragazze, tirando fuori un pezzo di salume.
Dai, Matilde disse Giovanni.
Lagente la depositò a terra. Lei scattò verso Giovanni, scodinzolando e abbaiando felice.
Sembra risolto ansimò lagente.
No, è nostra! urlarono le ragazze. Non potete prenderla! Ci lamenteremo al suo superiore!
Lagente si fece rosso.
O ve ne andate subito, o verifico lassicurazione, lestintore, il triangolo, il kit di pronto soccorso e conto tutte le compresse. Lauto è sporca, e controlli se non è rubata. E il sistema è solo alla stazione
Il fuoristrada scomparve in fretta.
Giovanni strinse la mano allagente.
Grazie.
Di niente. Anchio ho un cagnolino così. Furbo e cocciuto. In inverno indossa un cappotto, che fa freddo. Bella razza, leale. E la taglia è pratica. Buona fortuna. Non infrangere.
Giovanni rientrò nella sua auto. Matilde si accoccolò sul suo grembo, calda, il pelo morbido come velluto. Si sentì bene non lo provava da tempo. La strada era serena, il motore ronronava dolcemente, e Matilde era tranquilla. Ma in quel momento di pace il suo cuore si strinse. Presto sarebbe dovuto partire. Nessuno lo aspettava a casa. Lidea di girare lauto e portare via Matilde gli attraversò la mente. Dopo tutto, che cosa aveva? Solo alcune magliette, biancheria intima, un completo sportivo. Il pensiero gli lampeggiò. Lo annotò mentalmente, sospirò e si diresse verso la casa di Isabel.
Lultima settimana fu piovosa, ma Giovanni continuò a recarsi in spiaggia, sempre con Matilde. Di notte si intrufolava nella camera di Isazinha, e al mattino il dolore lo stringeva sempre di più. Il giorno della partenza il sole splendeva. Giovanni preparò le valigie la sera prima, lasciò un regalo a Isabel, si salutò, le diede il suo numero e salì in auto.
Accelerò lentamente, pensando che le vacanze e il flirt estivo fossero finiti era ora di tornare alla routine. Stava uscendo dal sentiero sterrato per lasfalto quando vide Matilde correre dietro allauto. Accelerò ancora. Lei correva più veloce. Giovanni premé sullacceleratore.
La cagnolina iniziò a rallentare, finché scomparve. Si fermò, uscì dallauto, accese una sigaretta e sentì le mani tremare. Fumò fino a finire, spense il mozzico nel posacenere e guardò la strada.
Una piccola macchia si muoveva sullasfalto. Giovanni iniziò a correre, pregando che nessun veicolo la colpisse. Non correva così da anni. Matilde galoppava, come se fosse lultima forza rimasta. Polvere copriva il suo pelo, la lingua, gli occhi e le piccole orecchie. Il coda scodinzolava, e cercò di abbaiare, ma solo tossì.
Giovanni la raccolse, la pulì, le diede acqua dalla bottiglia. Chiamò Isabel e, con un sorriso, disse: Pronta per un cambiamento daria? Io, Matilde e due piccoli passeggeri siamo già in rotta verso casa.






