Decisa a essere felice, nonostante tutto

Aveva deciso fermamente che sarebbe stata felice a ogni costo. Al quarto anno di università, Giulia si innamorò. E non di un ragazzo qualunque, ma di un vero belloccio, considerato un gran figo dalle compagne di corso. Perché Emanuele veniva da una famiglia benestante.

Giulia era una ragazza carina e intelligente, ma tra lei e Emanuele cera un abisso: i suoi genitori erano gente semplice, operai. Capiva benissimo che provenivano da mondi diversi, ma lamore aveva il sopravvento, nonostante tutto.

“Giulietta, non ha senso che ti sia innamorata di questo Emanuele,” le dicevano le amiche con cui divideva la stanza nel residence universitario. “Sa benissimo quanto vale, e certe ragazze le guarda dallalto in basso. Fa amicizia solo con ragazzi del suo stesso giro.”

“E allora? Anchio so quanto valgo,” rispondeva Giulia. “Non sono una sciocchina, sono una ragazza carina, studio con ottimi voti e posso parlare di qualsiasi argomento.”

“Vedrai che poi finirai per piangere. Con quei genitori, probabilmente neanche a cavallo ci arrivi,” insistevano le amiche.

“Oh, ragazze, non spaventatemi,” diceva Giulia con un filo di paura. “È proprio con i suoi genitori che ho paura di incontrare, soprattutto con la madre”

Quando Giulia si innamorò di Emanuele, allinizio non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato corrisposta. Eppure, accadde senza sforzo: non fu lei a farsi avanti per prima, ma lui. Fu lui a chiederle di uscire al cinema.

Stettero insieme per quasi tutto il quarto anno, e verso la fine, Emanuele le disse allimprovviso:

“Giulia, sabato andiamo dai miei genitori. Mia madre mi sta assillando: ‘Chi è? Chi è questa ragazza?'”

“Oh, Emanuele, è così improvviso non mi sento pronta,” si spaventò lei.

“Ma di che hai paura? I miei genitori sono normali, anche se mio padre è un tipo silenzioso. Mia madre, invece è unaltra storia. Ama fare domande, ma non preoccuparti,” disse Emanuele con un sorriso.

Giulia ormai era certa che avrebbe sposato Emanuele, ma prima doveva piacere ai suoi genitori. Era stata ufficialmente invitata a pranzo e tremava dallansia. Per non fare figuracce, passò due giorni a studiare galateo e comportamento a tavola.

Arrivò il sabato, Emanuele la incontrò e insieme andarono a casa sua. Giulia aveva un terrore della futura suocera.

“Buongiorno,” mormorò varcando la soglia e vedendo la madre di Emanuele, una donna elegante che le sorrise. Quel sorriso la rassicurò un po.

“Ciao, Giulia. Io sono Elena Romano. Emanuele, andiamo in salotto subito”

A tavola cera già il padre di Emanuele, Vittorio Sereni. Li guardò serio, si alzò leggermente e annuì in silenzio.

Giulia sedeva composta, schiena dritta, gomiti lontani dal tavolo, maneggiando coltello e forchetta con destrezza. Mangiava poco, ricordando che potevano rivolgerle una domanda in qualsiasi momento, e rispondere con la bocca piena era maleducato.

Ma come spesso accade, quando si è tesi, capita lerrore: Giulia lasciò cadere la forchetta. Atterrò sul tappeto chiaro a pelo lungo senza far rumore. Lei, sorpresa, ritrasse la testa e guardò Elena, mentre Emanuele rideva apertamente.

“Mi scusi,” borbottò.

Ma Elena la guardò con gentilezza e disse al figlio:

“Emanuele, non sai prenderti cura di una ragazza. Cosa cè da ridere? Porta a Giulia una forchetta pulita.”

“Daccordo, mamma,” rispose lui, raccolse la forchetta e andò in cucina.

“Giulia, sei troppo rigida, rilassati. Siamo a casa, non a una cena di Stato,” disse Elena con calma, facendola sentire subito meglio. “Mangia pure, altrimenti penserò che non ti piace. Ho cucinato io.”

“Oh, Elena, ma no! È tutto buonissimo. Credevo però che non avesse cucinato lei. Emanuele mi ha detto che cè la signora Maria, la domestica.”

“Sì, abbiamo una domestica,” sospirò Elena. “Ma oggi ho voluto preparare tutto io.”

“Perché?” chiese Giulia sorpresa.

“Come perché?” esclamò Elena. “Devo fare bella figura con la mia futura nuora!”

Giulia non credeva alle sue orecchie, pensava scherzasse.

“Ah, allora oggi non sono solo io sotto esame,” scappò detto a Giulia. “E io che mi preoccupavo!”

“Pare di sì,” rise Elena. “Ma ti dico una cosa, Giulia: nostro figlio non ci ha delusi. Neanche Vittorio ti negherà.” Si voltò verso il marito, che annuì di nuovo ma stavolta aggiunse:

“Certo, cara, certo.”

Lincontro andò bene, Giulia si sciolse e parlò liberamente con Elena. Due settimane dopo, lei e Emanuele si sposarono in municipio, e due mesi dopo ci fu il matrimonio.

“Emanuele, dove vivremo?” chiese Giulia.

“Non so ancora, ma i miei hanno sussurrato qualcosa”

La questione della casa si risolse proprio al matrimonio: i genitori di Emanuele regalarono loro le chiavi di un bilocale nello stesso palazzo, due piani più in basso.

Giulia era felicissima. Anche i suoi parenti, venuti al matrimonio, gioivano, e sua madre le disse:

“Vedi? Dio esiste. Sei fortunata, figlia mia. Ora hai un tetto tuo.”

Giulia voleva laurearsi insieme al marito. Credeva che davanti a sé avesse solo cieli sereni. Ma al quinto anno scoprì di aspettare un bambino. Era felice, ma anche spaventata: voleva finire luniversità in tempo.

Con gioia, lo disse a Emanuele.

“Senti, sono così contenta! Avremo un bambino spero solo di laurearmi in tempo”

Emanuele la guardò strano e si arrabbiò.

“Un bambino? È troppo presto! Siamo ancora studenti, viviamo alle spalle dei miei. Poi, credevo che avremmo vissuto per noi almeno tre anni.”

Giulia rimase di sasso, quasi in lacrime.

“In breve,” disse Emanuele serio, “voglio che non ci sia questo bambino. Non voglio rovinare la giovinezza con pannolini e biberon. Avrai tempo per fare la mamma.”

“Vuoi che lo interrompa?” pianse Giulia. “Mai!” E scappò via in lacrime, decisa a calmarsi con una passeggiata.

Ma in ascensore incontrò la suocera, che le sorrise.

“Giulia, ciao!” Ma si fermò, vedendola in lacrime. “Dio mio, cosa è successo? Vieni da me.”

La fece sedere in salotto.

“Dimmi tutto. Non nasconderti, si legge in faccia.”

Le lacrime tornarono, e Giulia scoppiò di nuovo a piangere. La signora Maria le portò un bicchiere dacqua. Dopo aver bevuto, parlò disperata:

“Elena, lui vuole che che io interrompa la gravidanza. Perché il diploma, perché viviamo alle vostre spalle Io non voglio, e se poi ci fossero conseguenze?”

“Calmati, hai ragione tu. Io sono dalla tua parte. Smetti di piangere, non devi agitarti. Problema da niente: non riesci a convincere tuo marito? Ci penso io. Noi donne non dobbiamo ascoltare certi uomini. Quanto sei?”

“Otto settim

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