15 ottobre 2025, Milano
La stanza che ho affittato è piccola ma luminosa. I mobili sono vecchi, però robusti, tipici di una casa di periferia. La padrona di casa, la signora Valentina Bianchi, mi ha subito messo in guardia:
Sono una persona severa. Amo lordine, la pulizia, il silenzio. Se qualcosa non va, dillo subito, non tenere il silenzio dentro.
Ho annuito. Tutto quello che desideravo era dormire tranquilla, senza litigi con i vicini né urla di sbronzi. Dopo aver vissuto in un appartamento in periferia dove i rumori non cessavano mai, questo mi sembrava un piccolo paradiso.
Mi sono sistemata, ho iniziato a conoscere Valentina. Non è cattiva, solo riservata, quasi muta. Nei suoi occhi cè una ferita che sembra non guarire mai, unamarezza verso il mondo e verso le persone.
Ho cercato di non disturbarla. Cucino di mattina presto, quando lei ancora dorme. Cammino in punta di piedi, accendo il televisore appena, quasi mai. Vivo come un topo.
Poi è arrivata Lulù.
Una gatta si è insinuata nella vita del condominio, grigio e magra, con occhi verdi intelligenti. Si è accoccolata davanti alla porta dellingresso, miagolando con unespressione che sembrava dire: «Prendimi, per favore».
Non ho potuto resistere. Lho portata su, le ho dato da mangiare, lho fatta bere, lho accoccolata su un vecchio asciugamano. Si è avvolta in una palla, ha iniziato a fare le fusa ed è stato come se qualcosa si sciogliesse dentro di me, per la prima volta in mesi.
Lulù è diventata la mia piccola compagna. Nascondere la gatta sembrava facile: Valentina entrava raramente nella mia stanza e Lulù non graffiava, non correva per gli angoli, si limitava a fare le fusa e a dormire sul davanzale.
Una sera, però, la voce di Valentina ha squarciato il silenzio:
Ginevra!
Il suo tono gelido mi ha fatto sobbalzare. Sono uscita nel corridoio e lho vista alla porta, con il viso contrito, stringendo un ciuffo di pelliccia grigia.
Che cosè questo? Chi cè lì? ha incalzato.
Signora Bianchi, io
Una gatta?!
Ha urlato come se avesse visto un serpente o un ratto. Il suo volto si è colorito, le mani tremavano.
Non sopporto il loro sporco! Il pelo dappertutto! Lodore!
Ma è pulita.
Per non far tornare lo spirito della gatta, liberate lappartamento!
Valentina è uscita sbattendo la porta. Mi sono seduta sul divano, le mani tremanti. Lulù si è avvicinata, si è strofinata contro i miei piedi e ha miagolato.
Che facciamo ora, piccolina? ho sussurrato, le lacrime scivolavano sul viso. Dove andiamo?
Mi sentivo sopraffatta: ricominciare da capo, fare le valigie, andare via? Ma non avevo la forza di andarmene.
Ho deciso di restare finché non mi avrebbero cacciata con la forza e di nascondere la gatta meglio di prima. I giorni successivi sono diventati una sorta di gioco di spionaggio. Nascondo Lulù nellarmadio ogni volta che sento i passi di Valentina. La nutro solo al mattino presto o la sera tardi, quando Valentina va al mercato. Il lettiera la nascondo nellangolo più remoto, dietro una vecchia valigia.
La gatta sembra capire. Non miagola. Si siede silenziosa sul davanzale, guardando fuori con occhi verdi tristi, quasi a trattenere il respiro per non tradirsi.
Sei una furbetta, le sussurro accarezzandole il dorso grigio. Resisti ancora un po. Tutto si sistemerà.
Ma nulla si sistemava. Valentina vagava per lappartamento con lo sguardo di chi è stato tradito, annusando angoli, controllando porte. Una notte si è fermata davanti alla mia porta, ascoltando. Io ero immobile, stringendo Lulù al petto, il cuore che batteva come se volesse saltare fuori.
Perché non mi sentite? ho pensato.
Dopo qualche minuto Valentina è uscita, ma latmosfera era densa come una nebbia.
A cena Valentina ha mangiato in silenzio, senza alzare lo sguardo dal suo minestrone. Poi, improvvisamente, ha scoppiato:
Pensate di essere scema?
Ho inghiottito il tè.
Capisco bene. Non lavete cacciata, lavete nascosta. Pensate di non sentire?
Valentina Bianchi.
Basta! ha sbattuto il tavolo, alzandosi di scatto. Non mentitemi più. Vi ho già avvisata. Ma se siete così astuta, almeno non fate rumore né peli! E quando arriverà mio nipote, che non rimanga traccia di spiriti!
Mi ha lasciata sola, sconvolta.
Il giorno dopo ha iniziato a parlare del nipote. I suoi occhi, prima asciutti, mostravano un fremito nuovo, quasi una preoccupazione.
Iacopo verrà per le vacanze. Ha dodici anni. I genitori sono sempre occupati, così è costretto a stare da me. Arriva venerdì.
Che bello! ho provato a sorridere. Non sente la vostra mancanza?
Valentina ha subito accigliato.
Sì, ma è come un estraneo. Sempre con il telefono, non mi parla davvero. Viene, sta una settimana, poi se ne va. E così ogni anno.
Nel suo tono cera dolore, una ferita profonda.
Ma lei è sua nonna! le ho risposto. Lui la vuole!
Lo vuole ha raggelato. Ma solo se non cè la gatta. Capito?
Ho annuito, chiedendomi come nascondere Lulù per una settimana intera.
Venerdì è arrivato in fretta. Iacopo è un ragazzo alto, con le cuffie attorno al collo e unespressione cupa. Saluta con un ciao secco, entra nella sua stanza e chiude la porta. Valentina lo invita a cena; lui si siede, incollato al telefono.
Iacopo, mangia qualcosa, per favore, insiste la nonna.
Non voglio.
Le ho preparato le polpette apposta per te.
Ho detto di no!
Io, nella mia stanza, sentivo tutto attraverso il sottile muro. Il mio cuore si stringeva per la nonna, così sola.
Lulù, sul davanzale, guardava fuori nella notte, triste.
Resisti, piccola. Un po più di tempo.
Il giorno dopo è successo limprevisto. Sono andata in bagno per un minuto, ho chiuso la porta ma non lho chiusa a chiave. Lulù, forse curiosa o desiderosa di muoversi, si è infilata nella fessura e ha corso nel corridoio. Quando sono tornata, la gatta non era più nella stanza.
Panico. Un brivido freddo lungo la schiena.
Lulù! Lulù!
Sono corsa fuori e lho trovata in soggiorno, seduta accanto a Iacopo. Lui la accarezzava, e lei ruggiva come un motore.
Oh, ho sospirato.
Iacopo ha alzato lo sguardo e ha sorriso per la prima volta da quando era arrivato.
Di chi è questa gatta?
È mia ho balbettato, ancora scioccata. Scusa, Iacopo, è stato un accidente.
Posso accarezzarla ancora un po? ha chiesto con voce quasi bambina. Che carina!
Certo.
Non sapevo cosa fare. Da un lato Valentina stava per tornare, pronto per una scena drammatica; dallaltro Iacopo guardava la gatta con occhi felici.
Allora Valentina è uscita dalla cucina, ha visto la scena, si è fermata, come ipnotizzata.
Iacopo, ha detto a bassa voce, stai giocando con la gatta?
Sì, nonna! Guardi come fa le fusa! Posso dargli da mangiare?
Valentina è rimasta in silenzio, poi ha annuito lentamente.
Va bene.
Da quel momento tutto è cambiato. Iacopo non ha smesso di stare accanto a Lulù: la nutriva, giocava, le disegnava ritratti a matita. Ha lasciato il telefono sul divano, rideva, raccontava alla nonna della scuola, degli amici, del desiderio di avere un gatto.
Valentina, nella cucina, ha cominciato a osservare il nipote con occhi più dolci. Un giorno, avvicinandosi a me, ha sussurrato:
Lasciala vivere, la tua Lulù. Con lei la casa ha almeno un po di felicità.
Una lacrima è scivolata sul suo volto.
Tre mesi sono passati. Iacopo chiamava ogni sera, non ai genitori ma alla nonna, chiedendo di vedere Lulù in videochiamata. Valentina lottava con il telefono, incapace di inquadrare la gatta, sbattendo contro la tecnologia.
Che macchina inutile! Iacopo, la vedi?
La vedo, nonna! Ciao Lulù!
Sentendo la sua voce, Lulù si avvicinava al microfono, miagolava come se la riconoscesse.
Nonna, per le vacanze di primavera verrò di nuovo, vero?
Certo, tesoro. Ti aspettiamo noi e Lulù.
E così lattesa è diventata reale. Valentina ha comprato in un negozio una canna per gatti con piume, pensando che a Iacopo sarebbe piaciuta.
Io non mi nascondo più. Cucino insieme a Valentina, bevo il tè con lei, le racconto della mia vita: del marito scomparso, di come è stato difficile dopo la sua morte.
Sa, Valentina, se non fosse stato per Lulù, non so come avrei fatto.
Lei annuisce, comprendendo.
Gli animali percepiscono quando siamo tristi. Vengono a consolarci, senza parole.
Siamo diventate quasi amiche, due donne sole unite da un piccolo gatto grigio.
Con larrivo della primavera, Iacopo è tornato con uno zaino pieno di regali: cibo per Lulù, un nuovo collare con campanellino, una morbida cuccia.
Nonna, ho comprato tutto con i miei soldi! ha detto fiero.
Bravissimo, tesoro.
Iacopo ha trascorso la settimana con Lulù, giocando in cortile, disegnando, prima di partire. Prima di andare, ha chiesto:
Posso venire a stare con te questestate? Per tanto tempo?
Certo che puoi!
Valentina lo ha abbracciato, pensando che la felicità non fosse più nel silenzio o nellordine, ma nei piccoli abbracci, nelle risate di un ragazzino, nel rumore dei passi sul corridoio.
Tutto grazie a una modesta gattina grigia.







