Il destino sorride a chi è grato

Il destino premia i riconoscenti

A trentanni, Marco aveva alle spalle dieci anni di servizio nelle zone di guerra, due ferite gravi, ma Dio lo aveva protetto. Dopo la seconda ferita dovette trascorrere mesi in ospedale e, al suo ritorno, fu costretto a tornare al suo paesino natìo, San Pietro di Collina.

Il villaggio era cambiato, così come la gente. Tutti i compagni di classe si erano sposati, ma un giorno Marco incrociò gli occhi di Loredana, una ragazza che ricordava appena. Quando lui partì per lesercito, lei era una bambina di tredici anni; ora, a venticinque, era una vera bellezza, ancora single. Non aveva incontrato un uomo per il quale volesse sposarsi, ma non sentiva nemmeno il desiderio di mettere su famiglia.

Marco era alto, robusto, con un forte senso di giustizia e una sicurezza tale da non poter ignorare Loredana.

Davvero mi aspetti ancora e non ti sei ancora sposata? chiese sorridendo, guardando la ragazza.

Forse, rispose lei, arrossendo leggermente, il cuore accelerò.

Da quel momento cominciarono a frequentarsi. Era un autunno inoltrato, camminavano lungo un sentiero di boschetto, le foglie secche frusciavano sotto i piedi.

Marco, mio padre non ci permetterà di sposarci, disse Loredana malinconica, dopo due proposte di matrimonio. Lo conosci, vero?

E allora, cosa può farmi? Non ho paura di tuo padre, replicò Marco con arroganza. Se mi fa del male, lo incarcereranno e non ci intralcerà più.

Oh, Marco, non sai cosa sia mio padre. È spietato e ha tutto sotto controllo.

Giovanni Battista Rossi era luomo più influente del villaggio. Un tempo era un imprenditore, ora giravano voci sul suo legame con la malavita. Corpulento, con un pancione e uno sguardo gelido, era temuto da tutti. Aveva costruito due fattorie, allevava mucche e maiali, e impiegava più della metà degli abitanti. Tutti gli sorridevano, quasi inchinandosi ai suoi piedi, e lui si credeva un dio.

Mio padre non accetterà il nostro matrimonio, continuò Loredana, anzi vuole che sposi il figlio di un suo amico di zona, il grasso e ubriacone Vito. Lo detesto, pensa solo alla birra. Lho detto già cento volte a mio padre.

Loredana, viviamo quasi nelletà della pietra. Chi, oggi, può forzare una donna a sposare chi non ama? si stupì Marco.

Marco amava Loredana in modo quasi totale: dal suo sguardo tenero al carattere focoso. Lei non riusciva più a immaginare la vita senza di lui.

Andiamo, afferrò la mano di Loredana con decisione, accelerando il passo.

Dove? lei cominciò a intuire, ma non poté fermarlo.

Nel cortile della grande casa di Giovanni Battista, luomo discuteva con il fratello più giovane, Sergio, che viveva nel seminterrato e gli stava sempre dietro.

Giovanni, voglio sposare Loredana, intervenne Marco. Chiedo la mano di sua figlia.

La madre di Loredana, sul portico, copriva la bocca con la mano, guardando terrorizzata luomo severo che la picchiava spesso.

Il padre di Loredana, di fronte alla certezza di Marco, si infuriò e lo guardò con sguardo minaccioso, ma Marco lo fissò dritto negli occhi. Non capiva da dove avesse tratto tanto coraggio per parlare così.

Via da qui, pagliaccio, ringhiò Giovanni. Che cosa pensavi di fare? Mia figlia non si sposerà mai con te. Tira le orecchie, soldato.

Ci sposeremo lo stesso, rispose Marco con sicurezza.

Nel villaggio tutti rispettavano Marco, mentre il padre di Loredana vedeva la vita solo in termini di soldi. Marco si irritò, strinse i pugni, e proprio allora intervenne Sergio, capendo che i due non avrebbero ceduto.

Mentre Sergio cacciava Marco fuori dal cortile, il padre rinchiuse la figlia dentro la casa come una bambina di dieci anni. Giovanni non perdonava mai la sfida.

Quella notte, nella pioggia autunnale, scoppiò un incendio nella bottega di Marco, che aveva appena aperto un’officina meccanica.

Porco, mormorò Marco, certo di chi fosse la colpa.

Dieci minuti dopo, stavano già percorrendo la via principale in auto. La notte successiva, Marco si avvicinò silenzioso alla casa di Loredana. Le aveva scritto un messaggio la sera prima, chiedendole di prendere le cose e di partire insieme. Lei accettò. Dalla finestra lanciò una borsa a Marco, poi, con un salto aggraziato, si tuffò tra le sue braccia.

Domani saremo già lontani, disse Marco. Non hai idea di quanto ti ami, Loredana si appoggiò a lui.

Mi sento inquieta e spaventata, confessò.

Dieci minuti più tardi, l’auto correva sulla superstrada. Loredana sentiva il cuore battere forte, un brivido la percorreva per lemozione. Le luci dei fari li inseguevano e la agitavano, finché un Mercedes del padre non li superò, si fermò e bloccò la strada.

No, non può essere, balbettò Loredana, stringendosi.

Il padre di Loredana e due uomini della sua cerchia la afferrarono, trascinandola via. Marco provò a intervenire, ma fu colpito, sbattuto a terra e picchiato senza una parola. Poi i ragazzi salutarono il padre, salirono in auto e se ne andarono, lasciando Marco a sanguinare sul ciglio della strada.

Riuscì a tornare a casa, ma trascorse una settimana a letto. Il caso di incendio fu archiviato, attribuito a un corto circuito. Marco capì tutto, ma la sua preoccupazione più grande era Loredana. Lei non rispondeva più ai messaggi; il suo numero era fuori servizio.

Il padre la spedì in città da sua sorella maggiore, Vera, le lasciò una discreta somma di denaro e ordinò:

Non farla uscire di casa, non dargli il telefono. Se tornerà al villaggio, la seppellisco o la nascondo nel bosco, non mi costa nulla.

Ivan, rimproverò Vera, perché mutili la vita di tua figlia?

Vera la sistemò in una stanza, capire che doveva attendere finché Giovanni si calmasse.

Giovanni diffuse la voce che Loredana si sarebbe sposata con Vito in città, una cerimonia imminente, e che non sarebbe più tornata.

Vedrai, Loredana, col tempo tuo padre si calmerà, troverai lavoro e ricostruirai la tua vita.

Senza Marco?

Senza di lui, rispose la zia Vera.

Dopo qualche settimana, Loredana scoprì di aspettare un bambino. Vera la consolò, provava a farle compagnia.

Tuo padre non deve saperlo.

Loredana pianse, ormai non le importava più del padre; voleva solo raccontare a Marco del nascituro. Il suo telefono era stato distrutto, nemmeno la zia poteva farle usare il proprio.

Odio mio padre, urlò in preda al pianto, è un mostro. Vera rimase in silenzio: c’era davvero motivo di odiarlo, sapeva come spezzare le vite.

Il tempo passò. Marco non riusciva a dimenticare Loredana; viveva in modalità autopilota, nessuna gioia lo toccava, non guardava più le donne, lavorava, si sentiva vuoto. Provò a bere, non gli piaceva, smise. Nel frattempo Loredana partorì un bel bambino, Matteo, con la somiglianza di Marco. Loredana a volte li faceva visita, coccolando il nipote. Giovanni non ne sapéva nulla, non lo visitava e non sospettava dellesistenza del piccolo.

Quattro anni dopo, Matteo era cresciuto, vivace e intelligente. In una primavera profumata, la madre di Loredana, stanca, arrivò a casa di Vera e si sedette a tavola.

Oh, sventura, pianse.

Mamma, cosa è successo? chiese Loredana.

Giovanni sta morendo, ha un cancro avanzato, i medici dicono che è troppo tardi. Era sempre in forma, non andava mai dal dottore.

La madre, nonostante i lividi che Giovanni le aveva inflitto, pianse.

Come farò senza di lui?

Nessuno parlò. Nessuno provò pietà per Giovanni. Matteo attirò tutti gli sguardi, e tutti lo guardavano con affetto. Giovanni morì a giugno, con la moglie al capezzale. Lei voleva dirgli molte cose, compreso il fatto di avere un nipote, ma rimase muta. La sua vita era stata spesa in modo sbagliato.

Il funerale fu poco partecipato, soltanto i suoi amici di vecchia data. Loredana non vi andò, non riusciva a perdonarlo, non voleva vederlo. Alcuni sghignazzavano, lanciando frasi come:

Come ha trattato la gente, così la sua vita lo ha punito, Dio vede tutto! Lha trattata come spazzatura, ed ecco la giusta retribuzione.

La madre di Loredana cominciò a riprendersi, lallontanò dal ricordo del tiranno. Marco, intanto, era fuori dal villaggio, di guardia, poi tornava e partiva di nuovo. Così visse con la madre. Dopo qualche tempo Loredana, per la prima volta in cinque anni, tornò al paese. La madre era più serena, lombra del marito sparita. Aveva rimosso le foto del tiranno dal muro, non voleva che Loredana le vedesse.

Due settimane dopo il suo ritorno, Loredana scoprì che Marco non era più. La madre le disse che era al servizio. Qualche giorno dopo, passeggiava con Matteo lungo il sentiero. Il bambino correva tra lerba alta, inseguiva farfalle, e lei si sedette su un tronco caduto, sentendo il vento accarezzarle il viso.

Loredana ricordò la sua infanzia, tornò a pensare al suo amore. Allimprovviso sentì una voce vicina:

Loredana, la chiamò, e lei si voltò, i due si lanciarono luno verso laltro.

Marco era cambiato, più maturo, ma con un velo di tristezza negli occhi. Loredana era ancora bella, ancor più femminile. Si fissarono in silenzio. Marco non laveva mai dimenticata; lamore era rimasto, seppur attenuato dal dolore.

Marco, perdonami per tutto, per tuo padre, per non averti detto del nostro figlio. Avrei potuto sposare Vito, ma è stato tuo padre a spargere la voce. Ho vissuto da Vera in città.

Marco rimase senza parole, mentre Matteo, saltando sullerba, corse verso di loro. Senza ulteriori spiegazioni, capì subito che quel ragazzino era suo figlio, così simile a lui da ragazzo. Si ricordava le foto dinfanzia e non vedeva differenza alcuna.

Figlio mio, lo sollevò, e Matteo scoppiò a ridere. Mio caro! Non ti lascerò più andare via.

Papà, chiese Matteo, mi compri un pallone da calcio?

Certo, andiamo subito al negozio, compriamo quello che vuoi. Giusto, mamma? guardò Loredana, che annuì tra le lacrime.

Loredana era immensamente grata al destino per averla riunita a Marco, perché il destino ama i riconoscenti e li ricompensa generosamente con la felicità familiare.

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