MAMMA NON VUOLE ANDARSENE

Ricordo ancora quel periodo buio, pochi anni fa, quando la nostra vita fu stravolta da una perdita enorme. Morì la sorella di mia madre, la cara zia Antonietta, e non lasciò nessun marito, ma una bambina di quattro anni, Ginevra. Io e mio marito Marco, che allora abitavamo a Milano, ci assumemmo la sua cura.

Non appena la piccola seppe della scomparsa della madre, si chiuse in sé stessa, rinunciò a uscire di casa e, soprattutto, rifiutò qualsiasi trasferimento. Così Marco e io ci trasferimmo nellappartamento in cui vivevano insieme a zia Antonietta. Pensavamo che, dopo il funerale, Ginevra avrebbe accettato di andare da noi, ma la convivenza divenne insopportabile. Di notte lacqua si accendeva e spegneva da sola, così come le luci; porte e pavimenti cigolavano come se qualcuno corresse da una stanza allaltra. Tentai di benedire lalloggio, ma fu inutile.

Una notte, mentre io non riuscivo a prendere sonno e Marco dormiva profondamente, udii un sussurro provenire dalla stanza di Ginevra. Un brivido mi percorse la spina dorsale, ma non svegliai il marito. Accesi la luce piano piano, mi avvicinai alla porta e ascoltai. Udii solo la voce della bambina.

Non voglio dormire, voglio giocare con la bambola Maria. Gioco ancora un po e poi mi fermerò diceva.

Aprii la porta e la trovai rannicchiata in un angolo, stringendo la sua bambola, lo sguardo pieno di paura, come se io fossi unintrusa.

Ginevra, con chi parlavi? le chiesi.

Con la mamma rispose a bassa voce.

Mi tornò a correre il formicolio lungo la schiena. La misi a letto, mi accoccolai accanto a Marco e anche io cadde in un sonno irregolare. Nei giorni seguenti la bambina continuò a parlare da sola; io, per non dare troppo peso a quellinsolito, lo attribuii al trauma, al fatto che avesse appena perso la madre.

Un pomeriggio, mentre preparavo il pranzo, chiamai più volte Ginevra a tavola, ma lei urlava di non volere mangiare. Il suo appetito era sempre stato scarso, così la costringeva a sedersi forzatamente. Quando la chiamai per la decima volta, udii un tonfo violento e un pianto disperato. Corsevo nella sua stanza e vidi una scena inspiegabile: un grande armadio a muro era caduto sopra di lei. Per fortuna non la schiacciò; larmadio si fermò con un solo bordo contro il letto, lasciandole uno stretto spazio a terra. Ginevra rimase terrorizzata per il resto della giornata.

Quella stessa notte, di nuovo, sentii il suo pianto e le sue suppliche di perdono. Entrai nella stanza, la presi tra le braccia e lei si avvolse a me con forza, fissando un angolo della stanza come se qualcuno vi stesse osservando. Lo sguardo era colmo di terrore.

Ginevra, chi cè lì? le chiesi.

La mamma sussurrò.

Piccolina, dì alla tua mamma che la lasci andare via.

La mamma non vuole andare via! ribatté, con la voce rotta.

Quando passarono quarantanni dalla sua scomparsa, io e Ginevra andammo alla tomba di Antonietta, posammo dei fiori, distribuimmo dolcetti ai bambini del vicinato per ricordare la defunta. Dopo quel gesto, la casa si calmò, gli rumori cessarono. Decidemmo di vendere lappartamento, portammo Ginevra con noi nella nostra nuova casa, dove il ricordo di quegli avvenimenti rimane solo una macchia nella memoria, ma la speranza di una vita più serena è tornata a brillare.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 × four =

MAMMA NON VUOLE ANDARSENE
La famiglia viene prima di tutto