Basta, me ne vado! Non ne posso più, quanto si può sopportare!

Basta, non ce la faccio più! Me ne vado, quanto si può resistere!

«Basta, non ce la faccio più! Me ne vado, quanto si può resistere! Bambino, la sua stanchezza eterna, aiutami, aiutami e io vorrei uscire, come una volta! Vorrei sentire il desiderio, vorrei vivere! Lavoro! Alla fine! Vorrei tornare a casa da mia moglie, la donna che amo Adesso andrò a stare da un amico, poi troverò una giovane ah!» seduto al volante, immerso in pensieri confusi, Lorenzo fumava nervosamente. Gli sembrava che quella giornata fosse lultima tappa del suo matrimonio con Laura.

La storia tra lui e sua moglie è vecchia come i marmi di Roma. Si sono conosciuti, amati allimprovviso, passione travolgente, nessuna protezione, ed ecco che dopo qualche mese Laura ha mostrato la doppia linea sul test.
Certo, facciamo nascere il bambino, ce la faremo aveva detto con sicurezza Lorenzo, e tutti, le zie, i nonni, avevano annuito fervidamente: «Ti aiutiamo, basta che nasca». Poi matrimonio, parto, lacrime di gioia un figlio! E lì la felicità si era dissolta, la moglie trasformata in una chioccia spettinata, sempre assonnata, urla del bambino giorno e notte, i suoi continui «aiutami, aiutami» Dovera finita la sua ragazza? I parenti si erano defilati erano rimasti soli nella genitorialità.

Non sono pronto! oggi Lorenzo aveva detto alla sua donna, sbattendo la porta davanti a una Laura in lacrime col figlioletto urlante.

Un urlo di freni davanti alla macchina era apparsa allimprovviso una sagoma scura e incurvata.

Ti vuoi ammazzare forse!? Lorenzo era balzato fuori, avvicinandosi.

Luomo dal cappotto, raddrizzandosi, lo guardò con occhi antichi e tristi e sussurrò:
Sì.

Lorenzo, sorpreso dalla risposta, rimase perplesso:
Padre, posso aiutarti? Hai bisogno di qualcosa?
Non voglio vivere più.
Ma dai, cosa ti salta in mente, ti porto a casa? Raccontami, magari posso darti una mano.

Lorenzo prese la mano del vecchio e lo accompagnò con cautela alla macchina.

Racconta, padre Lorenzo accese una sigaretta.
È una storia lunga.
Non ho fretta.

Il vecchio osservò con attenzione il giovane uomo, poi lo sguardo si fissò su una fotografia appesa.

Cinquantanni fa ho incontrato una ragazza, mi sono innamorato come un ragazzino, la passione ci ha travolti, in pochi mesi avevamo già famiglia, un figlio, lerede sembrava la felicità! Solo che io volevo che tutto fosse come prima, amore e ardore, spensieratezza. Ma mia moglie era stanca, un bambino piccolo, la vita diventata fatica, io le avevo lasciato tutto il peso, non aiutavo sul lavoro ho incontrato unaltra donna, è nato qualcosa mia moglie ha scoperto tutto, è finito in un divorzio. Non è andata bene nemmeno con laltra, non mi sono disperato, ho continuato a girare, senza pensieri. Lei si è rifatta una vita, era rifiorita, mio figlio chiamava papà il patrigno, e a me non importava.

E poi? Lorenzo, accendendo la seconda sigaretta, domandò nervoso.

Io? Ho girato fino allo sfinimento: niente famiglia, niente moglie, niente figli. Oggi mio figlio compie cinquanta anni, sono andato a fargli gli auguri e non mi ha fatto entrare. Il vecchio piangeva La colpa è mia. Mi ha detto: non sei mio padre, vai a divertirti ancora.

Dove vuoi che ti porti, padre? Lorenzo tamburellava sul volante.

Vivo qui, proprio qui, vai pure Il vecchio scese dallauto e arrancò verso un palazzo di nove piani, poco distante. Lorenzo restò a osservarlo finché non entrò nellandrone, poi girò la macchina e si diresse al supermercato. Comprò dei fiori.

Perdonami, perdonami, entrando in casa si inginocchiò di fronte a Laura, che piangeva, riposati, amore.

Prese in braccio il figlio dalla moglie, andò nellaltra stanza, cullando e cantando con voce roca: «Dormono le bambole stanche».

Il figlio, stupito, si addormentò in fretta, posando fiducioso la manina sul cuore che batteva forte del papà. Lorenzo lo guardò con tenerezza: «Voglio vederlo crescere, sentire il suo papà».

Di nuovo hai salvato naufraghi? ironizzò la vecchia signora aprendo la porta al suo vecchio. Lui, sorridendo, appese il cappotto.

Sì, ho salvato, bisogna pur insegnare ai giovani qualche verità.

E come li riconosci, quelli che hanno bisogno?
Io stesso ne avevo bisogno, a quelletà

Su, andiamo a cena, salvatore. Ricordati, domani cè lanniversario: nessun naufrago domani sera la signora guardò il marito con amore.

Non posso dimenticare, cinquantanni al nostro erede, cinquantanni damore, come si può dimenticare? abbracciando la moglie, il vecchio andò in cucina, sorridendoUn profumo di minestra si spargeva nella cucina, mentre Lorenzo guardava sua moglie, sorrideva e singhiozzava piano. Laura si avvicinò, posò la mano sulla sua, anche lei stanca ma con una luce nuova negli occhi. Il bambino dormiva; il silenzio era dolce, le tensioni sciolte.

Fuori, la città accendeva le sue prime luci. Lorenzo pensò al vecchio e al suo passato, capì di avere una possibilità che altri avevano perso. Stringendo Laura, bisbigliò: «Non sono perfetto, ma posso essere tuo».

Lei lo abbracciò, il cuore al ritmo lento della gratitudine, della fatica e di una piccola speranza che era germogliata, fragile e testarda, tra le loro mani.

Nella casa del vecchio, la moglie servì due piatti e sussurrò: «Abbiamo sbagliato tanto, ma abbiamo anche imparato».

Il vecchio la guardò: «Sì, e possiamo insegnare ancora».

Due famiglie, due storie, una sera; il tempo passava, ma cera sempre una porta socchiusa per chi voleva tornare.

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Basta, me ne vado! Non ne posso più, quanto si può sopportare!
Affinché domani il tuo spirito non osi varcare la soglia della mia casa!” – ruggì il marito