È così che accade…

Accade talvolta
I genitori di Lorenzo lo aspettavano con trepidazione. La gravidanza, però, si rivelò difficile e il bambino nacque prematuro, ancora nella culla dellincubatore. Molti organi erano sottosviluppati: gli infanti hanno avuto bisogno di ventilazione meccanica, due interventi chirurgici e di una retinopatia che ha richiesto il distacco della retina.
Due volte hanno dovuto dirgli addio, ma Lorenzo è sopravvissuto.

Presto però è emerso che quasi non vedeva né sentiva. Il suo sviluppo fisico è andato avanti a piccoli passi: si è seduto, ha afferrato un giocattolo, poi ha iniziato a camminare con lappoggio. La mente, invece, rimaneva unenigmatica zona dombra.
Allinizio i genitori nutrevano ancora speranza; prima lottavano insieme, poi il padre, silenzioso, si è dissolto nella routine, lasciando la madre a combattere in solitaria.

A tre anni e mezzo hanno trovato una quota pubblica e a Lorenzo sono stati impiantati dei dispositivi per il recupero delludito. Ora sembra sentire, ma il progresso è rimasto scialbo. Ha iniziato le terapie con logopedisti, psicologi, terapisti occupazionali e altri specialisti. La sua mamma, Giulia, è venuta più volte da me con Lorenzo al seguito.

Io le suggerivo: Provate questo, quello, magari anche questaltro. La madre sperimentava, ma i risultati non arrivavano. Per ore Lorenzo rimaneva silenzioso nel suo angolino del parco giochi, girava su se stesso un giocattolo, lo batteva sul pavimento, mordeva la mano, a volte emetteva un lamento unico, altre volte modulato. Giulia sosteneva che Lorenzo la riconosceva, la chiamava con un verso particolare e adorava quando gli grattavano la schiena e i piedi.

Alla fine un giovane psichiatra, ormai un po stanco, le disse: Che diagnosi ci vuole più? È un vegetale ambulante. Decidete voi cosa fare: affidarlo a una struttura o continuare a curarlo. Non cè più speranza di un vero balzo in avanti, né di seppellirvi accanto al suo angolino. È stata la prima volta che qualcuno, nella vita di Giulia, ha espresso chiaramente unopinione. Lei ha messo Lorenzo in un asilo speciale e ha ricominciato a lavorare.

Dopo un po si è comprata una motociclettesognava da sempre di sfrecciare per le strade di Milano e per la campagna, con gli amici bikers; il rombo del motore cancellava ogni pensiero ansioso. Il padre pagava lassegno di mantenimento, che Giulia spendava interamente per le assistenti nei weekendLorenzo è comunque semplice da gestire se ci si abitua al suo ritmo.

Un amico biker, Marco, le ha detto un giorno: Sai, mi hai colpita in modo strano, cè qualcosa di tragicoaffascinante in te.
Andiamo, ti faccio vedere, ha risposto Giulia.
Marco ha sorriso, convinto che linvito fosse per una serata intima. Giulia gli ha mostrato Lorenzo, che alzandosi di scatto ha emesso un verso modulato, quasi a salutare la madre o a reagire allo sconosciuto.

Ma che bellezza! ha esclamato Marco.
E che credi tu di aver visto?, ha replicato Giulia con un sorriso tagliente.

Col tempo hanno iniziato a condividere non solo le corse, ma anche la vita quotidiana. Marco ha accettato di non avvicinarsi troppo a Lorenzo (ne avevano già parlato), e Giulia non gli ha permesso. Poi Marco, un po più serio, ha proposto: Facciamo un figlio. Giulia ha ribattuto: E se sarà come lui, ci arrangiamo?. Marco è rimasto in silenzio quasi un anno, poi ha detto: No, davvero, proviamoci.

È nato Matteo, un bambino sano e felice. Marco, scherzando, ha chiesto: Forse adesso possiamo mandare Lorenzo in una struttura, ora che abbiamo un figlio normale?. Giulia ha risposto: Io ti mando a te. Marco, spaventato, ha tirato indietro il tiro: Stavo solo chiedendo.

Matteo ha scoperto Lorenzo intorno ai nove mesi, quando quel piccolo cominciava a strisciare. Si è subito interessato a lui. Marco, preoccupato, non voleva che il suo piccolo si avvicinasse a Lorenzo, temendo per la sicurezza, ma era spesso al lavoro o in moto, mentre Giulia lo lasciava fare. Quando Matteo strisciava accanto a Lorenzo, questultimo non emetteva più i suoi lamenti; sembrava invece ascoltare, attendere. Matteo portava giochi, mostrava come usarli, stringeva le dita di Lorenzo e le riordinava.

Un weekend Marco si è ammalato e ha dovuto restare a casa. Ha visto Matteo camminare timidamente per lappartamento, mormorare parole incomprensibili, e dietro di lui, come legato, Lorenzoche fino a quel momento rimaneva immobile in un angolo. Marco ha scatenato una lite, chiedendo di tenere il mio figlio lontano dal tuo idiota, o sorvegliarlo sempre. Giulia, senza dire una parola, gli ha indicato la porta. Marco, spaventato, si è calmato. Si sono riconciliati.

Giulia è venuta da me:
È un mostro, ma lo adoro.
È normale, le ho risposto. Amare il proprio figlio a prescindere da.

Mi riferivo a Marco, ha aggiunto, Lorenzo è per Matteo pericoloso, che ne pensate?.

Le ho detto che, secondo tutti i dati, Matteo è il punto di riferimento nella famiglia, ma che comunque occorre sorvegliare. Loro hanno accettato.

A un anno e mezzo Matteo ha insegnato a Lorenzo a impilare le piramidi per dimensione. Matteo stesso parlava a frasi, cantava canzoncine semplici e recitava filastrocche tipo Quarantanni ha la corvo che cuoce la pappa.

È un genio, vero? ha chiesto Giulia.
Marco vuole saperlo, ho risposto. Se si arrabbia per lorgoglio, potrebbe scoppiare, perché a quelletà i bambini dei loro amici non parlano ancora così.

Probabilmente è effetto Lorenzo, ho ipotizzato. Non tutti i bambini a un anno e mezzo diventano il motore dello sviluppo altrui.

Giulia ha esultato: Allora lo dirò a quel tronco con gli occhi!.

Pensavo: Che famiglia, vero? Un vegetale ambulante, un tronco con gli occhi, una donna in moto e un genio in erba. Dopo aver imparato ad andare al vasino, Matteo ha impiegato circa sei mesi per abituare Lorenzo al vasino, al cibo, al bere dal bicchiere, a vestirsi e svestirsicompiti che Giulia aveva già affidato a Matteo.

A tre anni e mezzo Matteo ha chiesto, di soprassalto: E allora, che cosa cè davvero con Lorenzo?.

Prima di tutto, non vede.

Vede, ha replicato Matteo. Solo poco. Vede quello che cè, ma non altro. E dipende dalla luce. La lampadina del bagno sopra lo specchio è la sua preferita, lì vede di più.

Loculista è rimasto sorpreso quando gli hanno mostrato Lorenzo per spiegare la sua vista, ma ha ascoltato attentamente, ha programmato ulteriori accertamenti e ha prescritto occhiali complessi e una terapia.

Lasilo di Matteo non è andato a buon fine. Dovrebbe andare a scuola! Che ragazzo sveglio! ha sbottato leducatrice, irritata. Con lui non cè nessun dolce, sa più di tutti.

Io mi sono opposta fermamente al suo ingresso precoce a scuola: Lasciatelo fare i laboratori e lavorare su Lorenzo. Marco, sorprendentemente, ha concordato e ha detto a Giulia: Stai con loro fino alla scuola, che cosa fa lì il tuo piccolo in quellasilo stupido? E hai notato che il tuo non piange più da un anno?.

Sei mesi dopo Lorenzo ha detto: Mamma, papà, Matteo, dammi da bere e miagola. I ragazzi sono andati a scuola nello stesso giorno. Matteo temeva: Come farà senza di me? I professori saranno bravi? Mi capiranno?. Le lezioni, ora al quinto anno, le fa prima con Lorenzo, poi da solo.

Lorenzo parla con frasi semplici, sa leggere, usa il computer, ama cucinare e pulire (Matteo o Giulia gli mostrano come), adora sedersi sulla panchina del cortile a guardare, ascoltare e annusare. Conosce tutti i vicini e saluta sempre. Gli piace modellare con la plastilina, assemblare e smontare i mattoncini.

Ma più di tutto al mondo ama quando tutta la famiglia corre in moto su una strada di campagnalui su una moto con la madre, Matteo con il papà, tutti che urlano verso il vento.

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