Pensavo fossimo amiche, ma tu hai rubato mio marito!

Credevo fossimo amiche, ma invece mi hai rubato il marito!
Non capisci! Non vuoi capire! la voce di Fiorella si incrinò in un grido, e chiuse di violenza lalbum dei bozzetti. Per te è solo un gioco da bambini, una sciocchezza!

Fiorella, non era quello che intendevo, balbettò stancata Marina, premendo le mani sulle tempie. Lemicrania, iniziata al mattino, martellava ora la nuca. Dico solo che la carriera da designer è unonda incerta: oggi ci sono commissioni, domani niente. Il contabile, invece, è una fetta di pane sicura. Sempre.

La tua fetta di pane, non la mia! Fiorella si alzò di scatto, gli occhi scintillanti di fulmini. Non voglio passare tutta la vita a contare numeri, come te! Voglio creare, dare vita alla bellezza! Zia Serena mi capisce, è lunica che crede nel mio talento!

Il nome di Serena fece stringersi il cuore di Marina. Ancora Serena. La sua migliore amica, il suo sostegno nei periodi più bui, negli ultimi mesi era diventata per la figlia più unautorità che la madre stessa.

Serena vive in un altro mondo, figlia. Ha il suo salone di successo, può parlare di cose elevate. Noi viviamo da una paga allaltra.

Proprio così! urlò Fiorella, afferrando la giacca e correndo verso la porta. Non voglio questo futuro!

La porta sbatté, e un silenzio rimbombante avvolse il piccolo appartamento di due locali a Trastevere. Marina si lasciò cadere sulla sedia, avvolse la testa tra le mani. Ogni discussione le prosciugava le forze. Aveva quarantacinque anni, gli ultimi dieci li aveva portati da sola. Da quando Giorgio, suo marito e padre di Fiorella, se ne andò, lasciandole una montagna di bollette non pagate e un vago scusa, siamo diventati estranei, la vita divenne una corsa incessante per la sopravvivenza. Lavorava alla biblioteca comunale, faceva lavori occasionali trascrivendo testi di notte, rinunciava a tutto per garantire a Fiorella il necessario.

E al contempo cera Serena. Erano amiche fin da scuola, sedute allo stesso banco. Serena, brillante e sicura, e Marina, riservata e casalinga. Quando il divorzio la travolse, fu Serena a non lasciarla affondare nella disperazione. Veniva con la spesa, la portava a passeggiare, ascoltava per ore i suoi singhiozzi. Non ti preoccupare, Marina, ce la faremo! le diceva, stringendola forte. Lui finirà per rimpiangere la donna che ha perso.

Marina credette. Si raddrizzò, si scrollò di dosso la polvere e proseguì. Per la figlia. E Serena divenne quasi una seconda madre, madrina di Fiorella, la zia Serena che capiva e sosteneva sempre.

Marina si avvicinò alla finestra. La città al tramonto scintillava. Da qualche parte, la sua figlia ferita vagava, forse già nella confortevole studio di Serena, nel centro di Roma, dove il caffè costoso e i profumi di lussuosi prodotti per capelli riempivano laria, accompagnati da musica soffusa e conversazioni darte.

Il cellulare sul tavolo della cucina vibrò. Un messaggio da Serena: Fiorella è qui. Non ti preoccupare, parlerò con lei. Andrà tutto bene. Un misto di irritazione e gratitudine attraversò Marina. Da una parte felice che la figlia fosse al sicuro, dallaltra infuriata perché la sua amica si metteva nuovamente a fare da mediatrice, come se Marina non potesse gestire la propria bambina.

Prese un tè di una bustina economica, si sedette e guardò una vecchia foto incorniciata: lei, Giorgio e la piccola Fiorella in braccio, sorridenti e giovani. Quella immagine sembrava appartenere a unepoca lontana. Giorgio a volte gli veniva difficile ricordare il suo volto: alto, capelli scuri, rughe giocose sugli occhi, amava il jazz, il caffè forte e i libri di viaggio. Se ne andò una sera senza litigare, prese valigia e disse di aver bisogno di stare solo. Una settimana dopo chiamò, annunciando che non sarebbe più tornato.

Il ricordo di Serena tornò, accarezzandole la mano in cucina: È uno sciocco, Marina, uno sciocco. Troverai un uomo migliore. Ma Marina non aveva mai incontrato nessuno. La sua vita ruotava attorno alla figlia.

I giorni successivi scorrevano in un silenzio teso. Fiorella rientrava da scuola, cenava e si chiudeva nella sua stanza. Marina non osava parlare per primo, temendo unaltra lite. Sabato mattina, il telefono squillò: era Serena.

Ciao, Mari! Ho una emergenza: è arrivata lispezione sanitaria, la mia collaboratrice è malata. Puoi venire ad aiutare a sistemare il salone? E, col tuo arrivo, fai pace con Fiorella, che stava per venire da me.

Marina esitò, ma lidea di parlare con la figlia in un luogo neutro la convinse.

Arrivo tra unora.

Il salone Cleopatra di Serena la accolse con specchi scintillanti e profumo di profumi floreali. Serena, impeccabile in un elegante completo pantalone, la salutò al portale.

Mari, salvatrice! la baciò sulla guancia. Cambi vestito, il lavoro è leggero: spolverare, pulire i pavimenti della sala principale. Io mi occupo della burocrazia. Fiorella arriverà presto.

Marina, indossando una vecchia maglietta nella zona di servizio, cominciò a pulire. Non provava invidia per il successo di Serena; la ammirava per la sua tenacia. Ma circondata da lusso e bellezza, sentiva acuta la sua stessa precarietà.

Stava finendo di pulire quando Fiorella entrò, vedendo la madre con il mocio in mano. Si irrigidì, voltandosi altrove.

Fiorella, dobbiamo parlare, disse Marina a voce bassa.

Di cosa? Che devo abbandonare il mio sogno e iscriversi a una scuola noiosa?

No. Di noi.

In quel momento Serena uscì dal suo ufficio, due smartphone in mano.

Ragazze, smettetela di litigare! sorrise, disarmante. Mari, non essere arrabbiata, è solo una ragazza con grandi ambizioni. Fiorella, tua madre vuole solo il meglio per te. Prendiamoci un caffè, il solito con cannella.

Depose i telefoni sul tavolo della reception e scomparve nella zona di servizio. Marina sospirò, guardando i due dispositivi. Lo schermo di quello di Serena si illuminò, mostrando un breve messaggio: Mi manchi, Giorgio. E il tuo caffè. Con un piccolo cuore rosso.

Il cuore di Marina accelerò. Giorgio? Pensò a un possibile tradimento. Serena aveva accennato a una storia con un uomo complesso, divorziato, ma affascinante. Ma era davvero Giorgio? Mille uomini hanno quelliniziale. Scosse la testa, cercando di scacciare lidea.

La conversazione con Fiorella non avvenne quel giorno. Bevvero caffè, Serena chiacchierò di nuove acconciature, Fiorella annuì, e Marina rimase in silenzio, sentendo crescere un muro invisibile tra lei e le persone più care. Il messaggio rimaneva impresso nella sua mente.

Tornata a casa, aprì il suo vecchio taccuino, trovò il numero di Giorgio, non chiamato da anni. Ciao, sono io. Come va? sembrava una domanda ridicola. Lo lasciò lì, incrociando le dita.

Qualche giorno dopo, Serena invitò Marina e Fiorella al cinema. Sedute in una sala semibuia, mentre sul grande schermo scorreva una commedia romantica, Marina osservava Serena digitare in fretta, il viso illuminato dallo schermo del telefono. Notò di nuovo liniziale G. accanto al nome del destinatario.

Dopo il film, si fermarono in un bar.

Mari, sono così felice! disse Serena, mescolando lo zucchero nel suo caffè. Credo di essermi innamorata. È affidabile, intelligente, mi sento al sicuro con lui.

Siamo contenti per te, zia Serena, rispose Fiorella. Chi è? Lo conosciamo?

Oh, è un amico… non è del nostro giro. Lho incontrato per caso, è tornato in città dopo anni al Nord.

Al Nord Giorgio, dopo il divorzio, aveva lavorato a Varese con contratto a rotazione. Marina ricordava quella voce. Un brivido gelido le percorse la schiena.

Come si chiama? chiese Marina, cercando di mantenere un tono distaccato.

Giorgio, rispose Serena, cambiando subito argomento. A proposito, ho visto che una scuola darte accetta iscrizioni per corsi preparatori. Fiorella, potresti provare? Posso pagare io.

Marina smise di ascoltare. Giorgio. Era vero. La sua cara amica, colei che laveva consolata dopo il divorzio, ora frequentava lex marito. Limmagine, prima sfocata, si tramutò in linee nette e brutali. Serena stava usando la figlia per indebolire Marina, dipingendosi la buona fata mentre prendeva ciò che era suo.

Mamma, che succede? la interruppe Fiorella, notando il pallore di Marina. Stai bene?

Niente, rispose a malapena. Solo mal di testa. Andiamo a casa.

Nella doccia, Marina chiuse la porta, lasciando scorrere lacqua fredda mentre le lacrime bruciavano. Non era solo rabbia per Giorgio; era il tradimento di una amica, lannullamento di una fiducia, la perdita di unillusione.

Doveva agire, ma come? Scatenare uno scandalo? Accusare entrambi? Troppo semplice, troppo umiliante. Decise di attendere una conferma definitiva.

Una settimana dopo, Serena organizzò una festa di compleanno in un ristorante di campagna, invitando Marina e Fiorella.

Devi venire, Mari! Ti presenterò il mio Giorgio, ti piacerà! insistette al telefono.

Marina sentì il respiro farsi più corto.

Va bene, ci saremo.

Il giorno della festa, Marina scelse un vestito, si truccò, si sistemò i capelli, osservando nel riflesso un volto che non riconosceva più. Fiorella, ignara, girava felice intorno a lei.

Il ristorante era elegante: musica dal vivo, tovaglie bianche, ospiti vestiti a festa. Serena, radiosa in un abito dargento, correva tra i tavoli. Quando le vide, si precipitò verso di loro.

Finalmente! Entrate, miei cari! Mari, sei splendida! Vi presento Giorgio!

Giorgio, ormai con qualche ciocca di capelli argentati, si avvicinò. Il suo sguardo tradì sorpresa, poi un velo di vergogna.

Marina? balbettò.

Buongiorno, rispose ella, fissandolo dritto negli occhi.

Serena, confusa, guardò da una parte allaltra.

Voi vi conoscete?

Più di quanto pensi, ribatté Marina, con un sorriso amaro. È il padre di Fiorella.

Il silenzio calò nella sala. La musica sembrò svanire. Gli sguardi dei commensali si concentrarono su quel triangolo improvviso. Il volto di Serena impallidì. Fiorella guardava, interdetta, tra la madre, il padre e la sua zia in cerca di un senso.

Mamma, è vero? sussurrò.

Sì, tesoro. È tuo papà.

Marina fece un passo verso Serena, che strinse la mano di Giorgio come a non volerlo perdere.

Buon compleanno, amica, disse Marina, quasi a sé stessa. Credevo fossimo amiche. Ma tu non solo mi consolavi, ti sei appropriata di ciò che mi è stato strappato. Come ti senti a tradire la tua migliore amica?

Non… non lo sapevo, balbettò Serena. È successo per caso ci siamo incontrati sei mesi fa, non mi ha detto

Che era tuo marito? concluse Marina. Non ci credo. Tu lo sapevi tutto.

Si rivolse a Giorgio.

Tu non valvi neanche le mie parole. Sei stato un codardo, fuggito da una, arrivato allaltra.

Afferrò la mano di Fiorella. La figlia la fissò con occhi colmi di lacrime.

Andiamo via, piccola. Non siamo più i benvenuti qui.

Uscirono dalla sala, attraversando gli sguardi attoniti degli ospiti. Alla porta, Marina si voltò. Serena rimaneva sola, smarrita, mentre Giorgio abbassava lo sguardo, impotente.

Il viaggio di ritorno fu silenzioso. Fiorella scoppiò a piangere.

Mamma, come è possibile? Zia Serena mi fidavo di lei! E papà

Marina la abbracciò, accarezzandole i capelli.

Sta zitto, tesoro. A volte le persone che amiamo commettono errori terribili. Limportante è che noi siamo qui, luna per laltra.

Quella notte rimasero sedute a parlare in cucina. Marina raccontò della sua vita con Giorgio, della sua amicizia con Serena, senza nascondere nulla. Fiorella ascoltò, e il suo rancore da bambina si trasformò in una comprensione adulta.

Nei giorni seguenti Serena interruppe le telefonate. Marina cancellò i messaggi, non li aprì più. Dopo qualche tempo, Giorgio si presentò alla porta.

Marina, dobbiamo parlare, disse, evitando lo sguardo.

Non abbiamo nulla da dirci, lo interruppe. Vai via.

Ma Fiorella è tua figlia!

Hai pensato a questo solo ora? Dieci anni ti hanno lasciato indifferente. Vai via, Giorgio. Non tornare più.

Chiuse la porta con forza, sentendo il cuore battere non per paura, ma per sollievo. Il peso di anni di bugie si era finalmente allentato.

La vita continuò, difficile ma onesta. Il vuoto lasciato da Serena era difficile da colmare, ma le sere spesso la mano cercava il telefono per una chiacchierata, per una confidenza, per un pettegolezzo. Alla fine, lo rifiutò.

Il rapporto con Fiorella cambiò. Divennero più vicine che mai. Fiorella maturò in una notte, smise di chiedere limpossibile e cominciò a dare una mano in casa, trovando un piccolo lavoro: ritratti su commissione via internet.

Una sera, Fiorella le porse un pacco di denaro sul tavolo.

Ecco, mamma. È per il corso preparatorio. Lho guadagnato da sola.

Marina guardò la figlia, il suo volto serio, e le lacrime le salirono agli occhi.

Sei il mio orgoglio, sussurrò.

No, mamma, sei tu ilCon le mani ancora tremanti, Marina guardò Fiorella negli occhi e, per la prima volta da anni, sentì che il futuro, per quanto incerto, era finalmente nelle loro mani.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

18 + one =