Vosterete rivedere il nipote solo nei giorni festivi – ha dichiarato la nuora durante la prima cena di famiglia

Il nipotre lo vedrete solo nei festeggiamenti, ti ha detto la nuora al primo pranzo di famiglia.

Giulia, basta con il sale! Lo straripichi!

Zaira, la vicina, stava al fornello a guardare con apprensione Giulia che, per la terza volta, afferrava il sale sopra il pentolone di minestra di barbabietole.

Dai, Zoe, non ti preoccupare! Sento di non aver ancora finito!

Oggi non senti niente! Sei tutta nervosa! Lasciami provare io.

Giulia si è allontanata dal fuoco, si è asciugata le mani sul grembiule. Zaira aveva ragione: le mani tremavano, i pensieri si intrecciavano, tutto sembrava fuori controllo. Come non agitarsi se era una giornata così importante?

Il figlio Andrea sarebbe finalmente tornato a casa con sua moglie. Lo avrebbe presentato a sua madre. Si erano sposati un mese fa in municipio, senza cerimonia, solo sul registro. Giulia laveva presa a male. Lunico figlio, eppure non cera stata al matrimonio. Andrea aveva spiegato che era stata decisione di Lorenza, la moglie, che non amava le grandi feste e voleva tutto discreto.

Allora, Giulia provò Zaira, assaggiando la minestra. È buona, davvero buona. Ora vestiti, sistemati i capelli, gli ospiti stanno per arrivare.

E se non mi accetterà? E se non le piacerò?

Ma dai! Sei la suocera doro! Non ti intrometti, non imponi, vivi per conto tuo. Di che parliamo?

Giulia annuì, corse in camera. Zaira rimase in cucina a finire le insalate. Per fortuna la vicina ha offerto aiuto; da sola Giulia non ce lavrebbe fatta.

Davanti allo specchio, a sessantadue anni, capelli cani, rughe ai lati degli occhi, la tipica donna anziana. Andrea è nato tardi, a trentacinque anni, quando la speranza di avere figli era quasi svanita. Il marito è morto dieci anni fa e da allora Giulia vive da sola in un bilocale di periferia a Napoli.

Andrea è cresciuto bene, laureato, programmatore, guadagna un bel po. Ha un appartamento in centro, visita la madre una volta a settimana, porta soldi, spesa, ripara quello che si rompe.

Poi ha incontrato Lorenza. Andrea ne parlava con entusiasmo: bella, intelligente, avvocata. Giulia ha chiesto di vedere una foto, Andrea le ha mostrato il cellulare. Davvero bella: alta, snella, capelli scuri, trucco acceso. Ma gli occhi sembravano freddi.

Giulia si è messa il vestito più bello, un blu scuro con colletto bianco. Si è pettinata, anche il rossetto lha messo. Si è guardata allo specchio, è tutto a posto, decente.

Il campanello suonò alle sei precise. Giulia si è asciugata le mani sudate sul vestito e ha aperto.

Alla soglia cerano Andrea e la sua donna. Lorenza era ancora più bella delle foto: cappotto costoso, tacchi alti, unghie perfette.

Ciao, mamma! Andrea lha abbracciata Ti presento Lorenza.

Buongiorno, ha detto Lorenza, stringendo la mano con freddezza.

Ciao, cara! Vieni pure dentro!

Giulia si è affrettata a togliere il cappotto, a offrire le pantofole. Lorenza ha girato lo sguardo per la casa, osservando mobili usurati, tappeto logoro, tende sbiadite.

Che accogliente casa, ha detto con un sorriso appena percettibile.

Grazie, caro. Non è molto, ma è pulita. Passa al tavolo.

Zaira già apparecchiava. Quando ha visto gli ospiti, ha sorriso.

Oh, sposi! Salve! Io sono Zaira, la vicina.

Salve, ha risposto Lorenza, annuendo secca.

Si sono seduti. Giulia ha iniziato a servire la minestra, a proporre le insalate. Andrea mangiava con gusto, lodando.

Mamma, come sempre deliziosa! Mi è mancata la tua minestra!

Mangia, tesoro, mangia.

Lorenza pizzicava linsalata con la forchetta, masticando piccoli bocconi.

State attenti alla linea? ha chiesto Zaira. A questetà è importante.

Mangio poco grasso e fritto, ha risposto Lorenza. Faccio attenzione.

Giulia ha sentito un pungolo. Il suo cibo era troppo grasso? Lui lo amava sempre.

Mamma, comè la zia Vera? Sta meglio? ha cambiato argomento Andrea.

Sì, sembra migliorata. La settimana scorsa le ho portato dei biscotti.

Silenzio imbarazzante. Lorenza ha posato la forchetta, guardando Giulia.

Giulia, Andrea mi ha detto che sei in pensione. Che fai?

Eh, faccio le faccende di casa, vado regolarmente al medico, la pressione sale e scende, parlo con le vicine, a volte vado a teatro se ho i soldi.

E non ti occupi dei nipoti?

Giulia ha sussultato. Nipoti! Dio, non li aveva mai immaginati!

Certo, lo voglio! Sarebbe una gioia!

Bene, perché sono incinta! Quarto mese.

Giulia è rimasta a bocca aperta. Zaira ha sorriso. Andrea si è arrossito.

Andriolo! Perché non lhai detto subito?

Volevo che fosse Lorenza a raccontarlo.

Che felicità! Congratulazioni! Giulia è saltata, ha abbracciato il figlio e la nuora. Lorenza ha accettato labbraccio con freddezza, senza dire nulla.

Grazie, siamo felici.

Il pranzo è continuato, Giulia al settimo cielo, pensava al nipote o alla nipote! Finalmente!

Ti aiuterò, starò con il bambino, cucinerò per voi! Lavorate entrambi, sarà dura per voi!

Lorenza ha bevuto un po dacqua e ha fissato la suocera.

Giulia, noi volevamo parlarne. Abbiamo dei regole.

Che regole, cara?

Ho letto molto sulla pedagogia moderna, scientifica. Andrea ed io abbiamo deciso di crescere il bambino secondo un metodo preciso.

Bene, va bene, ha risposto Giulia. Non mi piace imporre, ma voi siete giovani, sapete meglio.

Esatto. Ti chiediamo di non intrometterti nelleducazione. Niente consigli, niente metodi vecchi.

Giulia ha sentito un brivido.

Io non volevo interferire, solo aiutare.

Aiutare può essere in tanti modi, ha detto Lorenza, strofinandosi le labbra. Accettiamo aiuti economici, ma leducazione la gestiamo noi.

Andrea, cercando di mediare, ha intervenuto.

Lorenza, non essere così categorica. La mamma vuole il meglio.

Andrea, ne abbiamo già parlato, ha fissato il marito. Ricordi?

Ricordo, ma

Niente ma. È deciso.

Zaira è rimasta in silenzio, ma ha visto le mani di Lorenza stringersi. Giulia sentiva il nodo stringersi al collo.

Lorenza, capisco le tue idee. Ma io sono nonna! Come posso non partecipare alla vita del nipote?

Parteciperai, ma solo nei giorni di festa. Compleanni, Capodanno. Basta così.

Giulia è rimasta gelida. Solo le feste? Solo due volte lanno?

È ingiusto!

È ragionevole, ha replicato Lorenza. Non voglio offenderti, ma sei una persona anziana con vedute antiche. Potresti sovraccaricare il bambino con cibi grassi, vestiti in eccesso, paure. Non voglio questo.

Non lavrei mai fatto

Tutte le nonne dicono così, poi poi fanno a modo loro. Meglio fissare i limiti subito.

Andrea ha abbassato lo sguardo, Giulia lo ha guardato implorante.

Andriolo, dillo! Dì che sarò una buona nonna!

Mamma, abbiamo pensato a lungo. È così che crediamo sia meglio per tutti.

Giulia non poteva credere alle orecchie. Il figlio che aveva cresciuto, amato, ora accettava questo?

Sul serio? ha sussurrato.

Mamma, non offenderla. Non vietiamo di vederci, solo non tutti i giorni.

Non tutti i giorni, ha ripetuto Giulia. E laiuto? Lavorate entrambi, chi farà la babysitter?

Assumeremo una tata, ha detto Lorenza, alzando le spalle. Abbiamo i soldi.

Una tata straniera! Io sono di famiglia!

Ecco perché. Una straniera si può licenziare, controllare. I parenti credono di avere diritto di intromettersi.

Zaira non ha più retto.

Scusate, ma come potete parlare così! Giulia è una donna meravigliosa, ha sempre sognato i nipoti!

Zaira, è una questione privata. Non intervenire, per favore.

Sto solo

Intervieni. Per favore, allontanati dalla tavola.

Zaira è diventata rossa, ha preso la borsa.

Giulia, se vuoi veniamo a casa mia. Se vuoi, passa quando vuoi.

Quando Zaira è uscita, è calata una pesante quiete. Giulia, le mani strette sulle ginocchia, le lacrime le bagnavano gli occhi ma non piangeva.

Ho passato una vita ad aspettare i nipoti, ha detto sottovoce. Sognavo di passeggiare con il passeggino, leggere fiabe, cuocere biscotti.

Lorenza ha sospirato.

Capisco i tuoi sentimenti, ma devo crescere un bambino sano e felice. Per questo servono regole, senza troppi interventi.

Sono superflua?

Non lo sei. Sei la nonna, ma una nonna a distanza.

Giulia si è alzata.

Andate via.

Cosa? ha chiesto Lorenza, sorpresa.

Ho detto di andare via. Fuori, adesso.

Mamma! è balzato Andrea. Che succede?

Non voglio più vedervi, né te né tua moglie. Andate via.

Mamma, basta così!

Andate via, lho detto!

Lorenza ha preso la borsa.

Come vuoi. Si è allontanata con Andrea.

La porta si è chiusa, Giulia è caduta su una sedia, ha pianto a dirotto, come una bambina. Tutto il dolore, la delusione, il disincanto scivolavano fuori.

Zaira è tornata mezzora dopo, ha trovato lamica in cucina, con il tavolo pieno di piatti intatti.

Giulia, cara, che succede?

Zaira, come è potuto fare?

Non lo so. Forse tua figlia lo ha convinta.

Ma è sua moglie! Come si allontana una nonna dal nipote?

Zaira lha abbracciata, accarezzandole la spalla.

A volte le nuore sono così. Pensano che la suocera sia ostile.

Io non ho fatto nulla di male! Non lavevo nemmeno incontrata finora!

Non lhai fatto, ma lei pensa che tu ostacolerai.

Giulia ha pianto ancora, Zaira ha pulito i piatti, ha preparato il tè. Poi, sedute in silenzio, hanno chiesto:

Che devo fare ora?

Andare avanti. Cosaltro?

Come vivrò se il figlio sembra essersi allontanato?

Non è lontano, è la moglie a averlo fatto. Forse un giorno cambierà idea.

E se no?

Zaira ha scrollato le spalle, senza risposta.

Una settimana è passata. Andrea non ha più chiamato, né Giulia. Lorgoglio le impediva di fare il primo passo. Vagava per casa come unombra, non mangiava, non dormiva, pensava solo al nipote che avrebbe visto solo nei giorni di festa.

Zaira veniva ogni giorno, la invitava a mangiare, a chiacchierare, ma Giulia sentiva poco.

Allora ha chiamato lamica di scuola, Nina. Si conoscevano da giovani, anche se vivevano in quartieri diversi di Napoli.

Giulia, ho sentito, tua figlia si è sposata!

Sì, si è sposata.

E la nuora?

Male.

Giulia ha raccontato tutto. Nina lascoltava, a volte sbuffava.

Che schifosa! Non cè altro modo di dirlo!

Cosa faccio?

Non fare nulla. Mostra indifferenza. Queste donne non sopportano lignoranza. Ti faranno implorare, ma tu resta ferma, non chiamare, non andare.

Ma non posso stare indifferente!

Fingi. Se non hai risposte, pensa che ti ignorano. Loro vogliono il potere, se non ce lhanno, cercano di avvicinarsi. Tu li fai stare a distanza.

Giulia ci ha pensato su.

Un mese dopo, Giulia ha davvero smesso di telefonare, di scrivere. Ha vissuto la sua vita, almeno di fatto. Andava al medico, al mercato, a casa di Zaira, ma dentro sentiva un vuoto.

Una sera il campanello ha suonato. Era Andrea.

Ciao, mamma.

Ciao.

Posso entrare?

Entra.

Si sono seduti in cucina. Andrea era stanco, più invecchiato.

Mamma, devessere per il passato. Lorenza è stata scortese. Non dovevo lasciartela così.

Ma lhai lasciata.

Lo so, mi vergogna.

Giulia lo guardava, in attesa.

Mamma, capisco che sei ferita. Ma Lorenza crede davvero che sia meglio così, per il bambino.

E tu?

Andrea ha abbassato lo sguardo.

Non lo so. Ti voglio bene, ma è anche mia moglie, madre del mio bambino. Devo sostenerla.

Anche se non ha ragione?

Anche se.

Giulia ha annuito, ha capito: il figlio aveva scelto.

Va bene, Andrea. Vivete come volete, non mi intrometterò.

Mamma, non è così. Non ti vietiamo di vederci!

Solo nei giorni di festa. Lo ricordo.

Andr​o via, non ho altro da dire.

Ma mamma!

Vai via, lho detto.

Andrea è uscito. Giulia è rimasta sola.

Due mesi dopo, linverno ha bussato. Giulia ha preparato lalbero di Natale, ha decorato lappartamento, sperava in un invito. Ma non è arrivato.

Il 31 dicembre ha festeggiato il Capodanno con Zaira. Hanno apparecchiato, guardato la tv, bevuto spumante.

Al nuovo anno, Giulia. Che sia migliore di quello passato.

Sì, Zaira.

Ma Giulia non ci credeva più.

Febbraio, Lorenza ha partorito un maschietto, lo hanno chiamato Massimo. Andrea le ha mandato una foto via messaggio. Il piccolo era bellissimo, con capelli scuri.

Giulia ha guardato la foto e ha pianto. Il nipote che non avrebbe più potuto vedere.

Una settimana dopo, Andrea è tornato.

Mamma, ti porto a conoscere Massimo.

Quando?

Domenica, se ti va.

Va bene.

DomenGiulia, con il cuore pieno di speranza, entrò nella casa dei figli, pronta a stringere tra le braccia il piccolo Massimo.

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