Scappava dallappartamento di sua sorella.
Sei incinta? sbalordita, guardò la sorella Giulia, uscita dal bagno. E perché sei qui?
Non ti hanno mai detto che non si possono prendere le cose altrui senza chiedere? Giulia sbatté il coperchio del portatile e la fissò con aria severa.
Alessia capì che era meglio andare in unaltra stanza. Quella notte realizzò che la decisione più saggia era correre via da quellappartamento, perché Giulia stava cercando una ricetta speciale per lei, per Alessia!
Alletà di ventitré anni, incontrò lamore per caso, proprio per strada. Un giovane sconosciuto le porse una rosa bianca su un lungo stelo e le propose di conoscersi.
Era un bel tipo dallaspetto ordinario, ma con una carica di carisma innegabile e, soprattutto, molto premuroso e attento.
Un mese dopo, Alessia constata che non riuscirebbe a immaginare la vita senza Marco. Lui provava gli stessi sentimenti e, un mese più tardi, lei si trasferì nella sua bilocale da quella che era stata la sua stanza in affitto.
Sei mesi più tardi il fidanzato le fece la proposta di matrimonio.
È così così Alessia non riusciva a trovare le parole giuste per descrivere lo sposo a Giulia, la sorella più grande. In pratica lo adoro e lui mi adora.
Congratulazioni, rispose Giulia, asciutta.
Alessia non gli diede peso al tono. Con Giulia i rapporti erano sempre un po tesi, ma dopo la morte della madre non le rimaneva quasi nessuno, se non la sorella.
Grazie! soffiò. Solo che Marco parte per tre mesi. Vuole mettere da parte più soldi per la luna di miele.
Capisco, la voce di Giulia rimaneva impassibile.
Ti dirò quando sarà il giorno del matrimonio. Ovviamente sei invitata!
Sì, certo.
Era sempre così: Alessia dolce, sensibile, delicata e vulnerabile; Giulia seria, dura, indipendente. Alessia temeva persino di presentare il fidanzato a sua sorella, per paura che non gli piacesse.
Marco partì: «Tesoro, sono a soli 800 chilometri. Tornerò nei weekend oppure tu verrai da me».
Riuscirono a vedersi solo una volta al mese, perché il lavoro di Marco era molto impegnativo. Più presto sistemiamo tutto, più presto torno, diceva. Alessia era pronta a aspettare quanto voleva: Marco lottava per entrambi (lei, con lo stipendio da assistente contabile, poteva contribuire poco).
Messaggi strani, prima testuali e poi vocali, cominciarono a comparire nel secondo mese della trasferta di Marco. Una voce robotica le diceva di non fare nulla che potesse contristarla, e la avvertiva che il matrimonio poteva portare brutte sorprese. Il numero era sconosciuto, impossibile da richiamare, e i messaggi scomparivano dopo poche ore. Alessia non ne parlò a nessuno, anche se era spaventata.
Poi trovò alla porta una specie di bambola voodoo, con lunghi capelli castani e il suo viso ricavati da una foto, il petto trafitto da un grosso spillo e una nota con minacce simili a quelle dei messaggi. Il suo cuore sensibile reagì immediatamente: si sentì male, balzò fuori dal lavoro con una febbre inventata, ma non fece alcuna lamentela.
Solo Marco avrebbe potuto preoccuparsi per lei, ma lei non voleva disturbare il suo cacciatore di soldi. Sciocchezze, si diceva. Nessunamica, nessun nemico: chissà chi dallaltra parte della storia stava creando tensione.
«Quando tornerà Marco, risolveremo tutto», pensò, cercando di scacciare i pensieri brutti. Due giorni dopo, mentre usciva dal cortile, un motociclista la quasi investì. Sembra che avesse puntato deliberatamente verso di lei, ma al limite incolpò il freno. Spaventata, Alessia sbandò, inciampò sul marciapiede e cadde a terra, sbattendo la testa. Un passante, nonostante le sue proteste, chiamò lambulanza.
In ospedale le diagnosticarono una lieve commozione, qualche livido e una gravidanza. Rifiutò lospedalizzazione, non parlò del motociclista, e uscita, capì di non poter tornare nellappartamento di Marco. Qualcuno sembrava davvero deciso a metterle i bastoni tra le ruote, e ora doveva proteggere il bambino che portava.
Posso stare da te qualche giorno? chiese al telefono, senza altra opzione.
Che è successo? rispose Giulia, un po stizzita. Ti ha cacciata fuori il tuo amore?
Marco è in trasferta e
Ah, sì! Vieni, raccontami tutto.
Alessia le raccontò dei messaggi, della bambola, del quasi incidente in moto.
Non voglio disturbare Marco, sospirò. E voglio dirgli io stessa del bambino.
Dovrebbe farlo in modo elegante a Marco piace quando è tutto bello, pensò.
Qui non è un dormitorio, le ribatté Giulia, ma vedendo il volto provato, concesse: Due settimane, non di più.
Perfetto, pensò. Marco aveva detto che avrebbe avuto due giorni di permesso e sarebbe tornato presto per sistemare tutto.
Era imbarazzante chiedere così a Giulia. Dopo la morte della madre, avevano venduto lappartamento e diviso i soldi. Giulia, con un lavoro stabile e un buon stipendio, aveva subito preso un mutuo; Alessia poteva solo comprarle un piccolo monolocale ancora in costruzione. La casa doveva essere consegnata da sei mesi, ma non era ancora pronta.
Così non aveva dove andare. Cercava di non farsi notare, faceva la spesa, cucinava, manteneva lappartamento in ordine, ma sentiva comunque che la presenza sua irritava Giulia.
Dieci giorni dopo, il suo cellulare si bloccò e si spense.
Giulia, posso prendere il tuo portatile? gridò dalla doccia, aprì il laptop senza attendere risposta.
E fu un caso che, digitando le prime lettere, il browser le suggerì interruzione gravidanza. Tra le ricerche cerano anche ricette di tisane.
Sei incinta? chiese di nuovo Alessia, guardando la sorella uscita dal bagno. E perché sei qui?
Non ti hanno mai detto che non si prendono le cose altrui senza chiedere? Giulia chiuse di nuovo il portatile con veemenza.
Alessia capì che era meglio andare altrove. Quella notte decise di lasciare lappartamento allalba; tra qualche giorno Marco tornerà e ce la farò, si raccontò.
Aveva tanto da raccontare a Marco, inclusa la convivenza temporanea con Giulia, che aveva tenuto nascosta per non disturbarlo. Per fortuna, Marco riuscì a scattare fuori, ma arrivò con il broncio, chiedendole subito da chi era incinta.
Da te, ovviamente! Che cosa credi? Alessia si spaventò sul serio. E come lo sai?
Marco la fissò per un minuto, poi la strinse forte:
Scusa! Sono quasi impazzito quando ho ricevuto quel messaggio da un numero sconosciuto. Scusa! Sono un pazzo!
Alessia piangeva di sollievo, poi, una volta calmata, gli raccontò le avventure dellultimo mese. Il suo volto cambiava più volte: sorpreso, pallido, rosso.
Scusa! ripeté Marco alla fine. Avrei dovuto dirti tutto subito.
Alessia, tra lacrime e sguardi, ascoltò la confessione di Marco: tre mesi prima di incontrarla, usciva con Giulia. Lei gli aveva già accennato al matrimonio, ma qualcosa lo frenava.
Lì con Giulia, disse, il nostro incontro era già stato organizzato, ma lei rifiutò. Io non ho più lasciato la città e ti ho vista. Ho capito subito di aver trovato la mia donna, non la tua sorella
Silenzio.
Il giorno dopo ho detto a Giulia che ci lasciavamo e ti ho cercato, per conoscerti. Il resto lo sai già.
Alessia, tremante, chiamò Giulia.
È vero? Sei tu? chiese.
Pensavi di rubarmi il fidanzato così? rispose Giulia, dopo una pausa. Io ero incinta di lui, ho abortito. Non lo saprai mai
Non lo sapevo
Certo che no! Speravo che ti lasciasse, ma no, matrimonio, figli, tutto. Che cosa ti rende migliore di me?
Alessia chiuse lapp con occhi asciutti.
Si sposarono un mese e mezzo dopo, senza cerimonia (tutto poi sistemato), e qualche mese più tardi nacque la loro bambina. Con Giulia, Alessia non parlò più.



