Io e il mio amico, entrambi sessantenni, abbiamo deciso di andare a vivere insieme e di affittare l’altro appartamento.

12 aprile

Dopo multe chiacchierate tra caffè e passeggiate al parco, io e la mia amica abbiamo preso una decisione importante: andare a vivere insieme. Perché no? A pensarci bene, ci sono tanti vantaggi nel mettere insieme le nostre vite.

Entrambe siamo sole. A sessantanni, diciamoci la verità, non è facile trovare un compagno, e se capita, almeno la questione della casa si può sistemare in un attimo. I nostri figli e nipoti vivono lontano, sparsi tra Milano, Roma e Firenze; sono sicura che i nostri parenti sarebbero persino felici di sapere che non siamo più due nonne annoiate. Quando eravamo giovani, abbiamo già condiviso lo stesso appartamento per qualche tempo. Allora avevo mia figlia piccola, ma ci siamo arrangiate, nonostante i nostri caratteri piuttosto testardi. Ogni giorno inventavamo qualcosa per non annoiarci: pulizie di casa fatte insieme, cucinare ricette nuove, andare a teatro o a vedere qualche mostra nel centro storicotutto pur di non restare sempre tra quattro mura.

Cè anche un altro aspetto: la stabilità economica. Gestire le spese in due è più facile. Con la mia casa in affitto a Bologna e la sua pensione, riuscivamo persino a mettere via qualche euro ogni mese! E poi, la serenità di avere qualcuno accanto quando non ti senti bene, qualcuno che ti prepara un tè se prendi un raffreddore. Tutto sembrava perfetto.

La realtà, però, è arrivata subito dopo.

La prima questione è stata scegliere in quale casa abitare. Ognuna di noi ci teneva a restare nel proprio spazio. Io ero disposta a lasciare lappartamento, ma dentro di me covavo la voglia di dimostrare a Lucia che non sarei stata sempre quella che cedeva.

Il secondo problema sono state le cose da portare. Avevo acconsentito a trasferirmi io, ma appena ho iniziato a portare valigie, Lucia si è innervosita, commentando quanto fossero troppe le mie cose. Spazio per tutto non cera, ma tornare indietro non volevo. E poi lasciare la roba nellappartamento affittato mi metteva in ansianon si sa mai che inquilini si possono trovare.

Abbiamo risolto prendendo in affitto un piccolo box in un quartiere vicino, dove ho messo piatti, bicchieri, tutto il necessario per la casa. Quando poi abbiamo finalmente trovato i nuovi inquilini, è iniziata la convivenza vera e propria. Inizialmente mi sentivo fuori posto, come una ospite non invitata, ma poi ho cercato di lasciarmi andare.

Ma la convivenza non ha funzionato. Manca lequilibrio, la parità. Lucia voleva i detersivi in una certa credenza, io in unaltra. Ero costretta ad ascoltare le sue regole, sempre in silenzio perché la casa è sua.

Poi abbiamo scoperto che nemmeno i gusti in cucina coincidevano. Ho chiuso un occhio, affidandomi al suo palato, e pian piano mi sono scordata persino dei miei piatti preferiti. Ho scoperto anche di essere molto sensibile al rumore, mentre Lucia si addormenta solo con la TV accesa nemmeno i tappi per le orecchie mi hanno aiutato.

I lati negativi ben presto hanno oscurato ogni entusiasmo iniziale. Tentavamo ancora dei compromessi, ma un giorno mi sono resa conto che Lucia era diventata impaziente anche solo a vedermi. Mi sono sforzata di soddisfarla in tutto, senza però riuscirci mai del tutto.

Ha smesso di parlarmi. Passava un giorno, poi un altro, poi tutta una settimana Continuavo a tormentarmi, chiedendomi cosa avessi mai fatto di male. Alla fine non ho più resistito e sono scoppiata a piangere davanti a lei. Anche Lucia si è lasciata andare; piangeva pure lei, confessandomi che nemmeno lei sapeva perché fosse così nervosa.

Così mi è stato chiaro: a volte la cosa giusta è vivere ognuno nella propria casa, seguendo le proprie abitudini e piccoli rituali. Vedersi più spesso, magari, ma non obbligarsi a condividere tutto.

Abbiamo stracciato il contratto daffitto e, sorprendentemente, la nostra amicizia si è subito rafforzata.

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