«Devi partorire il prima possibile», ha sibilato la nonna Maria, scendendo dal letto con i piedi. Alla signora Maria avevano appena compiuto gli ottantasette anni, e ormai non ricorda più comera essere giovane, ma il nipotino e il pronipote la incitano ancora, a volte pestandole con il bastone: «Se rimani così, con il calzino blu, ti ricorderai di quando eri una vecchietta, ma sarà troppo tardi».
Ora la nonna Maria è più triste, non si alza più dal letto, strilla contro tutti in casa («Che vi ho fatto, serpenti, per farvi dormire fino a mezzogiorno?») e a metà del settimo giorno danima fa tintinnare le pentole in cucina. La famiglia si è messa in guardia.
«Nonna», ha chiesto la piccola pronipote di cinque anni, Ginevra, «perché non ti scagli più parolacce contro di noi?».
«Sto per morire, bambina, sto per morire», ha sospirato la nonna Maria, pensando al termine della sua vita, forse con tristezza o forse con la speranza di qualcosa di più grande di quel vostro minestrone di fagioli, che ormai non sapete più come far bollire. Ginevra è corsa verso la cucina dove la parentela si nascondeva.
«Il marmot di nonna Maria è morto!», ha gridato, raccontando tutti i dettagli dellultima ricognizione.
«Quale marmot?», ha alzato le sopracciglia folte il capofamiglia, nonché figlio maggiore di nonna Maria, Vincenzo. Con quel volto sembrava il Principe Nero delle favole, e di persone così si poteva dire che il vento le accarezza per le strade.
«Probabilmente è solo vecchio», ha scrollato le spalle Ginevra. Come poteva sapere che marmot, se la nonna non glielo aveva mai mostrato? I più anziani si scambiarono uno sguardo.
Il giorno dopo è venuto a casa loro il dottore, serio e misurato nelle parole.
«Qualcosa non va alla signora», ha diagnosticato.
«È evidente», ha sbattuto Vincenzo le mani sulle cosce, «altrimenti avremmo chiamato voi!». Il medico lha guardato pensieroso, poi ha rivolto lo sguardo a sua moglie.
«È un problema detà», ha proseguito senza mezzi termini. «Ma non vedo deviazioni gravi. Quali sono i sintomi?»
«Ha smesso di dirmi quando è ora di preparare pranzo e cena! Ha sempre puntato il naso e detto che le mie mani non sono quelle giuste, e ora non entra più in cucina», ha detto la moglie di Vincenzo, la signora Lucia, con voce caduta, anchessa già nonna.
Al consiglio familiare con il dottore hanno concluso che era un segnale preoccupante. Stanchi per lansia, si sono coricati come se volessero sprofondare.
Quella notte Vincenzo si è svegliato dal familiare fruscio di pantofole. Ma stavolta non era quello insistente che lo tirava subito al letto per colazione e lavoro.
«Mamma?», ha sussurrato nellcorridoio.
«Eh», è arrivato un tono burbero dalloscurità.
«Che vuoi?»
«Stavo pensando, mentre voi dormite, di fuggire per un appuntamento con Michele, il netturbino», ha cominciato a dire la nonna, riprendendo i sensi. «Devo andare al bagno, dove altro!»
Il figlio ha acceso la luce in cucina, messo il bollitore sul fuoco e si è seduto al tavolo, accigliandosi.
«Hai fame?», ha chiesto la nonna, in piedi sul corridoio a fissarlo.
«Sì, ti aspetto. Che cosa è stato, mamma?»
Maria è arrivata al tavolo.
«Da cinque giorni sono chiusa nella stanza», ha iniziato, «e allimprovviso un piccione ha sbattuto contro il vetro bang!».
«Basta, è un segno di morte», ho pensato. Mi sono sdraiata, aspettando il giorno, il secondo, il terzo, e ora mi sono svegliata nel cuore della notte e mi chiedo: «Perché quel segno non è andato al bosco a cercare il folletto, così avrei potuto bruciare la vita sotto le coperte?» Versatemi del tè, più caldo e più forte. Tre giorni con te, figlio, non siamo riusciti a parlare normalmente, ma lo recupereremo.
Vincenzo si è messo a dormire verso la mezzanotte, e nonna Maria è rimasta in cucina a preparare la colazione qui bisogna fare tutto da soli, altrimenti queste mani bianche non riusciranno a nutrire i figli in modo decente.







