Lili sentiva le sue mani umide, come se il metallo freddo della sedia a rotelle le bruciasse la pelle.

Caro diario,

Fiorenza sentiva le mani bagnate, come se il freddo metallo della sua carrozzina le bruciassero la pelle. Edgardo camminava con passo pesante ma calmo, spingendola verso la piccola casetta di legno tra i pini del Casentino. La porta cigolò quando la aprì, e dentro si diffuse lodore di resina e di fumo di legna antica.

Qui rimarrai, mormorò, senza incrociare il suo sguardo. Cè legna, acqua di sorgente e cibo semplice.

Fiorenza non rispose; ogni respiro le si fermava in gola.

A Riccardo? sussurrò.

Non tornerà presto. Ha detto che è difficile per lui vedere la tua malattia, disse Edgardo, impassibile.

Allora lei scoppiò:

Non è la mia malattia ad essere pesante! È la sua coscienza! Come ha potuto come ha potuto lasciarmi qui?

Edgardo si mosse inquieto, poi scrollò le spalle.

Non lo so. La gente fa cose stupide per soldi o per la propria tranquillità. Io sono stato assunto per prendermi cura di te. Punto.

E la lasciò sola.

I giorni scivolavano lenti. Il calore del fuoco a malapena raggiungeva gli angoli della stanza, e le notti sembravano interminabili. Ogni mattina Edgardo portava una tisana alle erbe, una pagnotta di pane e qualche verdura. Era un uomo taciturno, ma negli occhi aveva una dolcezza che Fiorenza non aveva più visto da nessuno.

A volte, mentre la nutriva, le sue mani ruvide tremavano.

Forse potresti ancora camminare? le chiese una volta.

I medici hanno detto di no. La colonna è distrutta.

Edgardo scosse la testa lentamente, come se non volesse crederci.

Una sera, con il vento che fischiava tra gli alberi, accese la lampada a gas e si sedette accanto a lei.

Lo sai, Fiorenza, tuo padre veniva qui a volte. Comprava legna da me. Lo rispettavo molto. Era un uomo onesto.

Il suo cuore si strinse. Sentiva la mancanza di quel padre, di quella voce che la rassicurava. Se fosse stato vivo, non avrebbe mai permesso a Riccardo di trattarla così.

Edgardo, se chiedessi di fuggire da qui mi aiuteresti? sussurrò.

Lui la fissò a lungo, poi rispose:

Sì. Ma non so dove potresti andare.

Una mattina Riccardo riapparve, vestito di un elegante completo che pareva fuori posto nella foresta bagnata.

Come ti senti? domandò con un sorriso di circostanza.

Mi manca laria della Svizzera, replicò lei con amara ironia.

Lui tossì.

Ho bisogno della tua firma su alcuni documenti. Riguardano lalbergo. Devi capirlo.

In quel momento tutto divenne chiaro. Non era mai stata una questione di cure, ma di eredità. Riccardo voleva impossessarsi di tutto, e lei era lostacolo.

Non firmerò nulla, disse Fiorenza, fermamente ma a bassa voce.

I suoi occhi si indurirono.

Allora rimarrai qui finché non cambierai idea.

E se ne andò senza voltarsi.

Dopo che sparì, Edgardo si avvicinò e le pose una mano sulla spalla.

Non meriti questo. Tuo padre ti direbbe di lottare.

Ma come? Non posso camminare.

Le gambe non sono tutto. Hai la mente, la volontà. E ci sono persone che ti sosterranno.

Quella notte Fiorenza non chiuse gli occhi. Il giorno dopo Edgardo le consegnò un vecchio telefono.

Usalo. Chiama chi ti serve. Ti aiuterò a raggiungere la città.

Con le dita tremanti compose il numero di Marta, la sua balia. Non appena sentì la voce di Marta scoppiò in lacrime.

Marta, Riccardo mi ha abbandonato nella foresta. Voglio combattere. Voglio riavere la mia vita.

Qualche giorno dopo Marta arrivò con un minibus. Con laiuto di Edgardo sollevarono Fiorenza e la portarono direttamente allavvocato di famiglia.

Riccardo entrò nello studio notarile sicuro di aver tutto sotto controllo. Quando vide Fiorenza sulla carrozzina, con lo sguardo acceso di determinazione, rimase senza parole.

Pensavi di nascondermi nella foresta per sempre? disse lei, fredda. No, Riccardo. Sono la figlia di mio padre e lotterò.

Lavvocato predispose i documenti. Riccardo cercò di opporsi, ma le prove erano inequivocabili: voleva dichiararla incapace per impossessarsi di tutto.

Il processo durò mesi. Alla fine il tribunale decretò a favore di Fiorenza. Leredità rimase sua, e Riccardo fu escluso non solo dal patrimonio, ma anche dalla sua vita.

Nel pomeriggio, Fiorenza guardava di nuovo fuori dalla finestra. La città di Firenze scintillava sotto il sole, e dentro di lei nasceva una nuova forza. Edgardo era ormai il gestore ufficiale della proprietà, e Marta era tornata al suo fianco.

Sai cosa trovo strano? disse a Edgardo. Credevo che la mia vita fosse finita in quella carrozzina. Invece è proprio qui che ricomincia.

Lui sorrise timidamente.

A volte la foresta non è la fine. È solo linizio di un nuovo cammino.

Ho capito che la vera forza non risiede nelle gambe, ma nel cuore e nella volontà di non arrendersi mai. Questo è il mio insegnamento.

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