– O tua madre se ne va o noi ci separiamo – ho lanciato un ultimatum a mia moglie dopo l’ultima sua eccentricità

O la tua mamma se ne va, o noi divorziamo, lanciò un ultimatum a sua moglie dopo la sua ultima sceneggiata.
Quanto altro dobbiamo attendere? Arriveremo in ritardo! Ginevra guardò lorologio con impazienza, dondolando da un piede allaltro nel vestibolo.

Sono pronto, basta che aggiusto la cravatta, rispose Andrea dalla camera da letto. Tra laltro, saremmo già partiti se non avessi cambiato vestito tre volte.

Inizia pure! sbuffò Ginevra. Voglio apparire dignitosa al tuo evento aziendale, non come un topo grigio!

Andrea apparve sulla soglia, tirando il nodo della cravatta. A quarantacinque anni il suo fisico era ancora sodo, sebbene qualche capello di argento avesse cominciato a comparire alle tempie.

Sei sempre al top, gli disse più dolcemente. Specialmente quando non ti fai prendere dal panico.

Ginevra stava per replicare, ma in quel momento uscì dalla cucina Giulia, la mamma di Ginevra, con una tazza di tè in mano.

Dove siete così eleganti? chiese, osservandoli con sguardo curioso.

Andrea ha un evento aziendale, mamma. Lho detto stamattina, Ginevra aggiustò gli orecchini.

Ah, giusto, me ne ero dimenticata, sorseggiò Giulia. E perché così tardi? È già la nona ora.

Per questo siamo di fretta, Andrea cercò di parlare con calma, anche se dentro era un bollore. Ginevra, prendi un taxi o guido io?

Meglio il taxi, così anche tu puoi rilassarti, Ginevra tirò fuori il cellulare.

E così sia, intervenne Giulia. Altrimenti questi uomini: se è da bere, subito, ma se è da responsabilità, si nascondono nei cespugli.

Andrea serrò i denti, contando fino a dieci. Ogni frase della suocera sembrava una accusa, anche quando parlava del tempo.

Mamma, per favore, sussurrò Ginevra, lanciando unocchiata di scusa a suo marito.

Giulia tornò in cucina, lasciando la porta socchiusa per sentire ancora il loro dialogo.

Il taxi arriverà tra cinque minuti, annunciò Ginevra, nascondendo il cellulare nella borsa serale.

Perfetto, Andrea prese la giacca. Hai preso le chiavi?

Sì, le ho tutte.

Giulia ricomparve:

E quando tornerete? Devo chiudere la porta di notte?

Non chiudere, mamma. Abbiamo le chiavi.

E se le perdete? O se bevete troppo? la suocera scrutò Andrea con scetticismo.

Non perderemo le chiavi, replicò Andrea. E conosco i miei limiti.

Lo dite tutti, e poi

Il campanello interruppe la discussione. Il taxi arrivò, e Andrea tirò un sospiro di sollievo. Un altro pomeriggio senza i commenti della suocera.

Non fate tardi! gridò Giulia mentre partivano.

Nel taxi Ginevra strinse la mano di Andrea:

Scusa per mamma. È solo preoccupata.

Lo so, rispose Andrea guardando fuori. Loscurità della strada, i lampioni, la gente che correva di fretta. A volte gli veniva voglia di essere uno di loro: libero, senza la costante sensazione di essere giudicato ad ogni passo.

Tre mesi prima Giulia si era trasferita da loro dopo la morte del padre di Ginevra. Temporaneo, aveva detto Ginevra, finché la mamma non si fosse abituata a vivere senza lui. Quello temporaneo si era trasformato in permanenza, e il loro appartamento di tre locali iniziava a sembrare una gabbia.

Levento aziendale si svolgeva in un ristorante elegante del centro di Milano. Interni raffinati, musica dal vivo, colleghi in abiti da festa: tutto sembrava predisposto per una serata piacevole. Andrea si rilassò gradualmente chiacchierando con i colleghi e i loro partner. Ginevra brillava nel suo vestito blu scuro, catturando gli sguardi di tutti.

Ha una moglie stupenda, disse il direttore Vittorio Ricci, quando si trovarono al bar. Una vera signora.

Grazie, rispose Andrea, orgoglioso di Ginevra, che discuteva animatamente con la moglie del direttore. Sono fortunato.

Da quanti anni siete sposati?

Quindici, ad aprile.

Incredibile! annuì Vittorio. Un bel traguardo. Avete figli?

No, scosse la testa Andrea. Non è andata così.

Era un argomento delicato. Loro avevano provato a concepire, fatto esami, terapie, ma i medici avevano sempre detto tutto a posto, aspettate. Alla fine Ginevra aveva deciso che era sufficiente.

La serata continuò. Andrea bevve un paio di bicchieri di vino, non più di due, perché conosceva i propri limiti, nonostante le prediche della suocera. Verso le undici iniziò a pensare al ritorno a casa.

Restiamo ancora un po? propose Ginevra. Stiamo appena iniziando a ballare.

Unaltra mezzora, poi torniamo, accettò Andrea. Domani è comunque una giornata di lavoro.

Ginevra sorrise e lo trascinò in pista. Al ritmo di una ballata lenta giravano come ai vecchi tempi. Andrea la avvolse, respirando il profumo del suo profumo, e pensò che, a parte la suocera, tutto andava bene. Molti vivono sotto lo stesso tetto con i genitori.

Rientrarono verso mezzanotte. Lappartamento era ancora illuminato, nonostante sperassero che Giulia dormisse.

Finalmente siete qui, ruggì la suocera quando varcarono la soglia. Pensavo di dover chiamare la polizia!

Mamma, è solo un evento, rispose Ginevra stanca.

Ai miei tempi la gente rispettava gli orari, sibilò Giulia. E non ti porto a casa con lalcol, Andrea.

Ho bevuto due bicchieri di vino per tutta la serata, cercò di mantenere la calma Andrea.

Lo dite tutti, ribatté Giulia.

Siamo stanchi, intervenne Ginevra. Parliamone domani.

Certo, certo, sospirò Giulia teatralmente. Non è che a qualcuno importi la mia opinione.

Andrea si diresse in bagno. Sotto il getto caldo cercò di sciacquare lirritazione e la stanchezza. Quindici anni di matrimonio, e mai aveva provato una tensione così forte. Tornò in camera da letto e trovò Ginevra già a letto.

Ignora la mamma, sussurrò lei. È dura per lei dopo la perdita del padre.

Lo capisco, rispose Andrea sdraiandosi accanto a lei. Ma è da tre mesi che non riesco a parlare con calma; è sempre lì, con i suoi commenti.

Dagliene tempo, accarezzò la mano di Ginevra. Si abituerà.

Andrea voleva ammettere di temere di abituarsi alle critiche continue, ma rimase in silenzio. Ginevra si addormentò, mentre lui doveva affrontare una dura giornata di lavoro.

La mattina iniziò con lodore di pesce fritto. Andrea, che odiava quellodore fin dallinfanzia, lo sentì subito. Giulia lo notò.

Buongiorno, brontolò la suocera. La colazione è quasi pronta.

Grazie, ma prendo qualcosa al lavoro, rispose Andrea servendosi un caffè. Devo correre.

Come al solito, sospirò Giulia. Il mio cibo non è mai allaltezza del signor capo.

Non è questo il punto, disse, facendo un sorso di caffè. Devo davvero andare.

E la signorina Ginevra mangerà a casa come una moglie rispettabile, aggiunse la suocera, posando una grossa porzione di pesce sul piatto. Non come certe donne che volano come pazze.

Andrea finì il caffè senza dire altro e uscì. Nella hall incontrò Ginevra, ancora assonnata.

Ti vai già? chiese lei.

Sì, ho mille cose, la baciò sulla guancia. Tua mamma ha preparato il pesce.

Oh, di nuovo, fece una smorfia Ginevra. Scusa, parlerò con lei.

Non serve, sbadigliò Andrea. Non cambierà nulla.

Il lavoro si trascinò interminabile. Andrea non riusciva a concentrarsi, la mente ancorata alle tensioni domestiche. A pranzo Ginevra lo chiamò.

Ciao, come va? la voce di sua moglie era tesa.

Bene, al lavoro. Che succede?

La mamma ha rimesso a posto il tuo armadio, dice che hai il diritto di non far toccare le tue cose. Mi è sembrato di averla offesa.

Sono stufo, scoppiò Andrea. Perché pensa di potersi impadronire della nostra casa?

Vuole solo aiutare, difese Ginevra. Sa quanto è attiva. Ha bisogno di qualcosa da fare.

Che si occupi delle sue cose! alzò la voce, poi si rese conto che i colleghi lo potevano sentire. Ti richiamo più tardi.

Chiuse la chiamata e fissò fuori dalla finestra. Forse avrebbe dovuto farla trasferire in un appartamento suo, ma la madre laveva venduto subito dopo la morte del marito, dicendo che era pieno di ricordi. Ora non cera più via di ritorno.

La sera Andrea rimase in ufficio fino a tardi, non volendo tornare a casa. Quando finalmente arrivò, Ginevra lo accolse con uno sguardo colpevole.

È successo qualcosa? chiese, togliendosi le scarpe.

La mamma ha rotto il tuo modellino di aereo, sussurrò Ginevra. Quello che hai portato dallAustria.

Andrea rimase immobile. Il modellino del Messerschmitt era la sua vetrina, frutto di mesi di lavoro.

Per caso? chiese, incredulo.

Lha passato in aspirapolvere e ha urtato larmadio, così è caduto.

E perché ha usato laspirapolvere nella mia stanza? la rabbia gli saliva allo stomaco. Avevamo concordato che quel luogo fosse sacro!

Voleva farmi una sorpresa, abbassò gli occhi Ginevra. Sapeva che sarei tornato tardi e ha voluto pulire.

Dovè?

È andata a casa della vicina. Ha detto che tornerà quando sarai più calmo.

Andrea entrò nel suo studio. Sul tavolo cerano i frammenti del modellino: ali spezzate, fusoliera spaccata a metà. Dopo mesi di dedizione, tutto distrutto.

Lultima goccia, mormorò, osservando i resti.

Andrea, ti prego, si avvicinò Ginevra da dietro. Non voleva.

Non è solo laereo, rispose, voltandosi verso di lei. È il fatto che tua madre non rispetti il nostro spazio, le nostre regole, la nostra vita. È sempre lì a intromettersi.

Lei è solo preoccupata per noi, difese Ginevra, ma la sua voce non aveva più la sicurezza di prima.

No, non è preoccupazione, è controllo, affermò Andrea. E non posso più vivere così.

Cosa intendi? gli occhi di Ginevra si riempirono di timore.

O la tua mamma se ne va, o noi divorziamo, disse con tono serio. Non sto scherzando. Sono al limite.

Ginevra indietreggiò, quasi come se fosse stata colpita:

Non puoi parlare sul serio! Espellere tua madre?

Non dico espellerla. Che trovi un appartamento vicino. La aiutiamo finanziariamente, la visitiamo, ma non sotto lo stesso tetto.

E se scelgo la mamma? chiese timida.

Allora dovremo separarci, rispose Andrea. Quindici anni ti ho messo al primo posto, ma negli ultimi tre mesi mi sento un ospite nella mia stessa casa.

Ginevra scoppiò in lacrime:

È ingiusto! La mamma è sola, ha bisogno di sostegno!

Io ho bisogno di te, della mia casa, dove posso rilassarmi senza dover aspettare unaltra osservazione o uninterferenza, controbatté Andrea.

In quel momento la porta del corridoio si spalancò: era di nuovo Giulia. Sentì le voci dal soggiorno e si avvicinò.

Ah, siete arrivati, iniziò dal portale. Hai già sparso brutte parole su di me, vero? Io volevo solo il meglio. Questa tua giocattola è già impolverata, non serve a nulla.

Mamma! esclamò Ginevra. Per favore, non ora.

E quando? Quando il tuo marito accetterà la verità? Sì, lui…

Basta, interruppe Andrea, sorpreso dalla sua stessa calma. Giulia, sediamoci e parliamo da adulti.

Giulia rimase perplessa. Si diressero in salotto e si sistemarono: Andrea sulla poltrona, Ginevra e sua madre sul divano.

Capisco la vostra situazione, iniziò Andrea. Perdere il compagno dopo tanti anni è doloroso. Ma dovete capire anche noi. Noi due abbiamo costruito una vita in quindici anni, ora è in pericolo.

Per colpa mia? sbuffò la suocera.

Sì, rispose Andrea senza mezzi termini. Per il continuo controllo, i commenti, lintrusione nella nostra vita. Mi sento un estraneo nella mia casa.

E ora è anche casa mia, ribatté Giulia con ostinazione.

Ed è di questo di cui voglio parlare, continuò Andrea, mantenendo tono fermo. Credo sia meglio che tu viva separata.

Mi cacci fuori? urlò Giulia, agitando le mani. Sei finita!

Nessuno ti caccia, proseguì Andrea con pazienza. Ti aiutiamo a trovare un appartamento vicino. Ti facciamo visita, ti diamo un sostegno economico.

E se rifiuto? incrociò le braccia.

Allora temo che Ginevra ed io non potremo più convivere, disse guardando sua moglie. Lho già detto.

Ricattatrice! esclamò Giulia. Ginevra, lo sopporti?

Ginevra alzò il viso, gli occhi colmi di lacrime:

Non so cosa fare, mamma. Ti voglio bene, ma Andrea ha ragione. Gli ultimi mesi sono stati duri per tutti.

Vuoi che vada via? chiese Giulia, ferita.

Voglio che siamo tutti felici, rispose Ginevra dolcemente. Ma ora nessuno è felice. NéCosì, con un sorriso timido ma determinato, Giulia accettò di trasferirsi in un accogliente bilocale vicino, lasciando spazio al resto della famiglia per respirare e ricominciare insieme.

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