La Sensale di Matrimoni

La Comare

A Beatrice Rossi si è messo a far male il cuore, e ha chiamato il medico a casa.
Non che stesse proprio male, ma proprio non aveva nessuno con cui chiacchierare.
È arrivata una dottoressa nuova, mai vista prima da Beatrice giovane, magrissima, con gli occhi rossi di pianto.
Dalla borsa le spuntava un cetriolo lungo lungo.

“Avanti pure,” l’ha invitata Beatrice in casa.
Quella, imbarazzata, ha lasciato la borsa col cetriolo nell’ingresso, si è tolta gli stivali ed è entrata in salotto.

Beatrice in vita sua non aveva mai visto un dottore che si togliesse le scarpe in casa del paziente, e subito si è affezionata alla giovane dottoressa.

“È il cuore?” ha chiesto gentile la dottoressa, sedendosi accanto al divano dove si era sdraiata Beatrice.
“Proprio lui, maledetto,” ha confermato Beatrice. “Non smette un secondo. A volte lo sento nei talloni, a volte nelle ginocchia, altre volte nelle orecchie… e certe volte in posti che mi vergogno pure a dirlo!”

La dottoressa ha preso lo stetoscopio con le sue ditina fini e ha auscultato Beatrice sulla schiena e sul petto, aggrottando le sopracciglia depilate e arricciando il nasino all’insù.

“Le ginocchia,” ha suggerito Beatrice. “Soprattutto lì batte forte, vuole controllare anche lì?”
La dottoressa ha scosso la testa, facendo capire che le ginocchia non le interessavano.

“Aritmia,” ha detto, e all’improvviso è scoppiata in un pianto così disperato che Beatrice si è spaventata.
“Cos’è, è così grave?” ha esclamato Beatrice, sentendo il cuore che le batteva come un martello pneumatico.
“No, non lei… io!” ha singhiozzato la dottoressa. “Lei prenderà le pastiglie e passerà tutto, ma io… io invece…”

E qui Beatrice si è illuminata. Finalmente qualcuno con cui parlare! Il cuore ha smesso subito di farle male.

“Il marito ti ha fatto qualcosa?” ha chiesto pratica, allacciandosi la vestaglia.
“Non ho un marito!” ha pianto ancora più forte la dottoressa. “Proprio per questo…”
“Allora è il fidanzato che ti ha lasciata,” ha intuito Beatrice.

“Ora le prescrivo le medicine,” ha detto la dottoressa, asciugandosi la faccia bagnata di lacrime con l’orlo del camice e tirando fuori un ricettario tutto sgualcito.
“Lascia perdere le medicine,” l’ha fermata Beatrice. “Andiamo in cucina a prendere un tè.”

“Sono in servizio,” ha detto la dottoressa, scrivendo qualcosa in fretta sul ricettario.
“E io sono al lavoro,” ha risposto seccata Beatrice, andando in cucina a preparare il tè alla camomilla.

La dottoressa è arrivata in cucina mogia mogia, infilandosi per qualche motivo lo stetoscopio nelle orecchie.
“Togliti quel coso dalle orecchie!” l’ha sgridata Beatrice, tirando fuori dal frigo la marmellata, i biscotti e i cioccolatini.

La dottoressa si è tolta lo stetoscopio e si è rimessa a piangere.
Beatrice solo adesso ha visto che era praticamente una ragazzina. Il nasino pieno di lentiggini, le manine screpolate, e negli occhi la disperazione totale.

“Dai, racconta,” ha ordinato Beatrice con gusto, sedendosi a tavola.
“Le ho già scritto la ricetta,” ha singhiozzato la ragazza col camice. “Dei be-e-e-nissimi medicinali!”
“Non mi servono i tuoi medicinali, dimmi piuttosto perché piangi così!”
“È… è l’allergia al freddo,” ha mentito spudoratamente la ragazza, e si è scottata bevendo il tè alla camomilla.

Beatrice si è alzata a guardare il termometro fuori dalla finestra.
“Ragazza mia, con questa allergia sei un po’ in ritardo. Fuori ci sono già dieci gradi, è primavera!”
“In ritardo?!” si è stupita la ragazza tra le lacrime. “Allora sarà lo stress…”

Ha preso un cioccolatino e se l’è infilato tutto in bocca.
Approfittando del fatto che non poteva parlare, Beatrice le ha sparato:
“Ora la diagnosi la faccio io. Piangi perché il tuo ragazzo ti ha lasciato per un’altra, vero?”
“Esaaaaatto!” ha annuito con la bocca piena la dottoressa, scoppiando in un nuovo fiume di lacrime che sono finite direttamente nel tè.

“Ah!” si è illuminata Beatrice per la precisione della sua diagnosi. “E questa tipa è per caso un’amica tua?”
“Mia sooorella!” La dottoressa ha ingoiato quasi tutto il cioccolatino e si è rimessa lo stetoscopio nelle orecchie.
“Tua sorella vera?!” si è scandalizzata Beatrice, mettendosi una mano sul cuore, anche se il cuore batteva regolare e felice, pregustando il dramma.

“Sorellastra,” ha detto la dottoressa, bevendo un sorso di tè con dentro le sue stesse lacrime. “Ma praticamente è come una sorella vera.” Si è ascoltata il cuore con lo stetoscopio e poi se l’è tolto di nuovo.
“Ho l’aritmia anch’io,” ha confessato cupa la dottoressa. “Avete della valeriana?”

“Certo!”
Beatrice è saltata su e ha tirato fuori dall’armadio un liquore che conoscevano solo lei, sua nonna e uno sciamano sardo. Quel liquore scioglieva la lingua, metteva di buon umore e faceva venire una gran voglia di sposarsi.

Beatrice ne ha versato un bicchierino alla dottoressa.
Quella l’ha bevuto senza fiatare, si è illuminata in viso e senza tanti preamboli ha raccontato tutto a Beatrice.

“Amavo Luca, Luca amava me, ci siamo amati per tre anni! Dicevamo, quando Luca finisce la tesi e ottiene una stanza nella residenza universitaria, ci sposiamo. Faremo un figlio, compreremo un bel divano, prenderemo la macchina a rate. Luca fa ricerca sulla fusione nucleare. Nessun metallo resiste alla sua fusione! L’unica speranza era il tungsteno, ma pure quello ha ceduto… Se avesse resistito, Luca avrebbe già finito la tesi e avuto la stanza. Ci amavamo, andavamo al cinema, ci baciavamo nei portoni, stavamo al bar tutto come si deve. Io curavo la gente nel tempo libero dall’amore, Luca cercava un metallo che resistesse alla sua fusione nucleare. E poi… improvvisamente arriva mia sorellina. Bellissima!!! Studia canto al conservatorio. Appena Luca l’ha vista, si è scordato della fusione. E del tungsteno nemmeno se lo è ricordato. Ha iniziato a dire che canta e balla come Tiziano Ferro. Ho capito subito. Amore a prima vista… Appassionato e folle. Cieco e senza principi. A Loredana è piaciuto che Luca scrivesse la tesi per me. Ha mollato il conservatorio ed è venuta qui sotto l’ala protettiva della fusione nucleare. Forse avrei dovuto lottare per il mio amore, per la mia stanza, il divano e la macchina a rate, ma… io ho solo turni e turni, visite e visite!”

Insomma, ieri Luca ha chiesto a mia sorella di sposarla. Lei ha detto di sì, e io quasi mi sono impiccata. Come dicono i fisici nucleari quasi ho fatto collassare il reattore! Sono diventata l’intrusa in questo trio da operetta nucleare.

La dottoressa si è rimessa lo stetoscopio nelle orecchie e con un sorriso assente ha divorato tutta la marmellata di fragole.

Beatrice si è strofinata le mani soddisfatta ed è corsa in camera a prendere il suo portatile.
“Wow!” La dottoressa è rimasta così colpita dall’attrezzatura tecnologica della sua anziana paziente che si è tolta lo stetoscopio. “A che serve?”
“Adesso ti troviamo un marito!” Beatrice ha messo gli occhiali, ha aperto il computer e ha iniziato a cliccare con la velocità di un hacker.

“No, per favore!” si è alzata la dottoressa. “Vi prego! Non fa per me trovare l’amore su internet!”
“L’amore si trova in qualsiasi modo,” ha borbottato Beatrice, fissando lo schermo. “L’importante è trovarlo! Guarda qui. Quarantadue anni, divorziato, senza figli, lavora in banca, ama viaggiare, i rustici e i cani.”

“Può tenersi i cani,” ha fatto ciao ciao con la mano la dottoressa, senza nemmeno guardare. “Li odio! Non so cucinare i rustici e odio viaggiare. E poi… quarantadue anni? Ma è un pensionato!”

“Giusto, scartiamo questo,” ha convenuto Beatrice. “Ecco un altro. Trentatré anni, single, manager in un’azienda importante, ama le brune, le bionde e le rosse. Passioni: il sesso. Stanco delle avventure, cerca una relazione stabile ma… varia. No, forse nemmeno questo va bene…”

“Senta,” si è indignata la dottoressa, “ma lei fa la mezzana? Da dove salta fuori tutta questa… gentaglia?”

“Faccio la comare,” ha spiegato Beatrice. “La comare professionista. Sono due settimane che non lavoro, ecco perché mi è venuto il mal di cuore. Colpa della crisi, capisce? La gente ha smesso di conoscersi e sposarsi, hanno paura delle responsabilità. Si liberano perfino delle amanti per risparmiare. E poi arrivi tu con il tuo amore finito male, l’aritmia, l’allergia e lo stetoscopio! Dio ti ha mandata da me!”

“Sentite, io non ho bisogno…”
“Come ti chiami?”
“Maria. Voglio dire, Marta.”

“Maria-Marta, devi assolutamente dimenticarti di quel fesso del tuo fisico nucleare. Subito!” Beatrice ha cliccato ancora più veloce. “Ecco! Questo sembra promettente. Nome preferito: Marta. Alta, fisico da modella, occhi azzurri e fossette sulle guance. No, questo qui non ci serve! Che vuol dire fossette… Ah! Trovato! Venticinque anni! Vive a San Francisco! Figlio di un milionario! Villa e yacht! Un figo!!!” Beatrice si è strofinata le mani soddisfatta.

La dottoressa ha guardato lo schermo con diffidenza.
“Che schifo! Ma è bruttissimo! Sembra un orango!”
“Ma è figlio di un milionario!” si è indignata Beatrice. “Villa! Yacht! Un figo!!! Mica come il tuo che spara raggi ai metalli! Qui parliamo di San Francisco!”

“Non voglio un figlio di milionario,” si è intestardita la dottoressa. “Se suo padre muore domani, questo scimmione mi salta al collo! E io non so l’inglese, come faccio a trovarmi un lavoro a San Francisco?!”

Beatrice l’ha guardata severamente sopra gli occhiali.
“Mai avuta una cliente così difficile,” ha scosso la testa. “Di solito tutte si lanciano sui milionari!”

La dottoressa è diventata rossa, si è versata da bere un altro bicchierino del liquore sardo, l’ha bevuto tutto d’un fiato e ha proposto:
“Posso scegliermi io il candidato?”

“Di solito non si fa,” ha disapprovato Beatrice. “È il mio lavoro.”
“Dai su,” si è rallegrata la dottoressa. “Il vostro lavoro è offrire il tè e fare chiacchiere. Il marito lo scelgo io. Datemi quel piattino col bordo blu!”

Beatrice le ha avvicinato il computer.
Mai aveva avuto una cliente così capricciosa. Mai le era capitata una dottoressa così disperata.

La dottoressa ha cercato per un po’.
“Ecco!” ha esclamato dopo cinque minuti, puntando il dito sullo schermo. “Questo è quello che fa per me!”

“Ma sei pazza, Maria-Marta!” si è indignata Beatrice. “Questo tipo è lì per scherzo. Solo per ridere! Tra-la-là!” ha provato a cantare Beatrice.

“No, questo fa per me,” si è intestardita la dottoressa. “Trent’anni, single, pastore. E si chiama Michele.”

“Pastore!” è sobbalzata Beatrice. “Ma è sardo!!! Vive in mezzo alle pecore!!”

“Perfetto,” ha detto la dottoressa. “Voglio andare in Sardegna. O lui o nessuno.”

“E va bene, Maria-Marta,” ha scosso la testa Beatrice, si è messa uno scialle sulle spalle, le pantofole e si è diretta alla porta.

“Dove andate?” si è stupita Maria-Marta.
“A prendere il pastore.”
“In Sardegna?!” si è scioccata la dottoressa.
“Ma no, abita nell’appartamento accanto. È il mio vicino!”

“E… il figlio del milionario di San Francisco è anche lui vostro vicino?”
“No. Abita accanto all’amica della mia amica che vive in America.”

“Aspettate! Stavo scherzando,” si è agitata la dottoressa. È corsa in corridoio a prendere la sua borsa col cetriolo.

Ma Beatrice, uscita per prima, ha chiuso la porta a chiave con dentro Maria-Marta.
“Aiuto!” ha provato a gridare la dottoressa.
“Subito, ti aiuto,” l’ha rassicurata Beatrice.

Dieci minuti dopo è tornata a casa con Michele, un mazzo di fiori e una bottiglia di spumante.
La dottoressa piangeva accanto alla finestra, ascoltandosi il cuore e i polmoni con lo stetoscopio.

“Michele,” si è presentato il pastore e… le ha regalato un anello con un diamante sardo.
“Marta… voglio dire, Maria… O topolina. Come preferite,” è arrossita la dottoressa, esaminando il diamante alla luce della lampadina.

“Preferisco topolina,” ha borbottato Michele. “Adoro i topolini bianchi.”
“Non posso accettarlo,” ha detto decisa la dottoressa, infilando l’anello nella tasca del camice.
“Prendilo!” si è disperato Michele. “Ne ho altri.”

Beatrice si è sentita di troppo. Sapeva sempre quando una coppia aveva bisogno di restare sola.
“Ma sei un pastore o un cercatore di diamanti?”
“Pastore. I diamanti li trova mio fratello.”
“Tuo fratello…” ha borbottato la dottoressa. “Dio, che stupida che sono! Posso visitarti la tiroide?”
“Perché?!” si è spaventato Michele. “Non ho la tiroide!”
“Dio, che stupida… Dimmi, quando torni in Sardegna?”
“Quando vuoi tu.”
“Sono una stupida senza speranza. Perdonami.”
“Vuoi dello spumante?”
“Voglio buttarmi dalla finestra.”
“Prima lo spumante, poi ci buttiamo,” ha proposto Michele.

Beatrice è uscita in punta di piedi. Mentre chiudeva la porta a chiave, ha sentito il tappo dello spumante saltare.

Fuori era già buio. La panchina davanti casa era vuota.
Beatrice si è seduta e ha ascoltato il suo cuore. Non le faceva male, ma era divorato dalla curiosità.

Che succederà tra Michele e Maria-Marta?
Funzionerà? Si metteranno insieme?

Di nuovo non aveva nessuno con cui parlare.
Michele l’aveva messa nella lista degli scapoli per scherzo. Michele studiava economia, viveva da qualche parte in Sardegna e soprattutto non aveva nessuna intenzione di sposarsi. Veniva in città solo per gli esami e stava dalla zia, ed era l’idolo di tutto il palazzo, abitato quasi solo da vecchiette per aggiustare qualcosa, appendere le tende, sturare il water, misurare la pressione o semplicemente ascoltare i racconti di vita, che le vecchiette ne avevano da vendere.

Michele riparava tutto ciò che era rotto, curava tutto ciò che era malato, faceva previsioni economiche e soprattutto sapeva parlare a lungo, con calma e interesse, bevendo nel frattempo tre bricchi di tè. A dirla tutta, Beatrice non aveva mai conosciuto una persona più buona, ma Michele era sardo, e secondo la comare, gli ci voleva una sarda. L’aveva messo nella lista per scherzo: ecco, guardate, ho anche i bei pastori! Michele lo sapeva e non aveva nulla in contrario, tanto sapeva che tra le clienti di Beatrice non c’erano sarde.

E invece guarda un po’ diamanti, spumante e buttarsi insieme dalla finestra!…

Beatrice si è alzata, si è avvicinata alla sua finestra e ha ascoltato.
Il suo appartamento era al piano terra.
Dalla finestra aperta si sentivano risate, il tintinnio dei bicchieri e chiacchiere animate.

Beatrice non si è stupita. Dopotutto, Michele curava tutto ciò che era malato, riparava tutto ciò che era rotto e faceva previsioni economiche. Figuriamoci se non poteva tirare su una dottoressa depressa!

Una sciocchezza.
Michele aveva occhi allegri e a mandorla, zigomi larghi, l’anima generosa di un pastore e i poteri di uno sciamano.

Beatrice ha sorriso, ha fatto un segno della croce verso la finestra dove regnava l’allegria ed è tornata alla panchina, dove ha trovato con piacere Antonietta del terzo piano che portava a spasso il suo barboncino.

Ecco con chi chiacchierare!

“E Michele allora! Non è poi così scapolo! E il fidanzato della dottoressa l’ha mollata!!! E lui le ha dato un diamante, Michele! E lei gli fa i fili, eccome! Dice che vuole buttarsi dalla finestra. E Michele ci vengo anch’io, il primo piano è basso! E la chiama topolina!” ha detto tutta d’un fiato Beatrice.

“Ma davvero?! La dottoressa?! Quella nuova?! Oddio!…” si è entusiasmata Antonietta, tirando fuori dalla tasca una manciata di semi di girasole.

Con piacere Beatrice ha raccontato alla vicina i dettagli del suo mal di cuore, ha parlato della fusione nucleare e di come era finita. E del figlio del milionario, e del fatto che la dottoressa aveva scelto il marito da sola, senza l’aiuto della comare.

La vicina annuiva compresa, sputando i gusci in un foglio di giornale per non sporcare.
“E adesso stanno bevendo lo spumante,” ha concluso Beatrice.

“Non lo bevono più. Sono già ubriachi, si buttano dalla finestra,” ha scosso la testa Antonietta, indicando la finestra di Beatrice.

“Oddio, li ho chiusi a chiave!” è balzata su Beatrice. “Subito, piccioncini, vi apro!”
“Stai ferma!” l’ha strattonata per il braccio Antonietta. “I tuoi piccioncini hanno già trovato l’uscita. Guarda, che magri! Passano tra le sbarre e non si fermano neanche!”

Tra le sbarre della finestra stava uscendo la dottoressa. In mano teneva la borsa col cetriolo. Superato l’ostacolo, è saltata giù e ha gridato:
“Dai, Michele! Qui è basso! Non ti serve il paracadute!”

Michele è scivolato via tra le sbarre come un’anguilla ed è caduto in testa alla dottoressa. Sono rotolati per terra ridendo e dandosi pugni sulla schiena come bambini.

“Ecco, si sono messi insieme,” ha sospirato la vicina. “Ecco, è iniziato! Quanto vuoi per la tua mediazione, Beatrice?”
“Prima che si sposino,” ha borbottato Beatrice. “Altrimenti giocano un po’, rotolano per terra e poi lui torna in Sardegna dalle pecore e lei dal suo fisico…”

“Oddio!” ha esclamato la dottoressa. “Ho una visita! Un vecchietto nel palazzo accanto sta male!”
“Andiamo insieme,” ha proposto Michele. “So curare tutto.”
“Ma no! Ha una crisi ipertensiva.”
“Non esiste la crisi ipertensiva!”
“Esiste!”
“Non esiste, solo per i pastori, ma la gente normale sì, altrimenti il vecchietto non starebbe male!”
“Il tuo vecchietto ha la vecchiaia e la solitudine. Non è una malattia, è una condizione. Si cura con il tè, un goccio di grappa, una partita a carte e tante chiacchiere. Da sola non ce la fai, vengo con te!”

Abbracciati, sono andati verso il palazzo accanto.

“Oddio, vado a chiamare Matteo, che non apra!” è balzata su Beatrice. “Anche lui chiama il dottore quando non ha con chi parlare! Con le sue chiacchiere da vecchio rovinerà tutto ai giovani.”

“Ma perché non ti sposi tu Matteo, così non fate perdere tempo a dottori e pastori,” ha scosso la testa Antonietta.
“Ma va’! Sposalo tu!”
“Matteo non sopporta i cani. E poi tu sei sei mesi più giovane di me!”
“Non mi interessa! Non lo sposo, non è sardo,” ha sbuffato Beatrice ed è corsa a casa.

“Ormai vogliono tutti i sardi,” ha sospirato Antonietta. “Dove li troviamo per tutti? Ce n’è uno solo in tutto il quartiere, e tutti se lo contendono!”

Matteo ha risposto subito, come se aspettasse la chiamata di Beatrice, come se non avesse nessuna crisi.
“Ma sono già arrivati!” ha riso alla richiesta di non aprire alla dottoressa col pastore. “Maria-Marta sta preparando il tè in cucina, Michele sta giocando a briscola con me.”

“Briscola?!” si è stupita Beatrice. “Che versatile, Michele…”
“Pastore!” ha elogiato Michele Matteo.

“Maria e Michele li ho messi insieme io,” si è vantata Beatrice.
“Ma dai!” si è entusiasmato Matteo. “Bel lavoro! Quanto chiedi, Beatrice?”
“Non so ancora. Prima devono andare in comune.”
“Ma chi va più in comune oggi?” si è informato Matteo. “Tutti convivono.”
“Loro ci andranno,” l’ha rassicurata Beatrice. “I pastori col comune non scherzano.”

Nella cornetta si è sentita una risata, e la voce di Michele ha esclamato: “Pesce!”
“Pesce?!” si è indignato Matteo e ha riattaccato.

Beatrice è rimasta di nuovo sola col suo computer.
Il cuore non le faceva più male, e non aveva più voglia di chiacchierare. Voleva solo lavorare a maglia e guardare una serie tv.

Una settimana dopo ha chiamato la dottoressa.
“Come sta, Beatrice?” ha chiesto insinuante.
“Bene, grazie,” ha risposto guardinga la comare, cercando di capire come chiedere delicatamente di Michele.
“Il mio fisico ha litigato alla grande con la mia sorellina cantante,” ha detto la dottoressa senza preamboli.

Beatrice, sentendo i prodromi di una crisi ipertensiva, si è seduta più comoda e ha iniziato a sventolarsi col giornale.
Ecco perché Michele non si faceva vivo da una settimana! Sicuro aveva sputato sugli esami ed era tornato in Sardegna per la delusione amorosa…

“Il fisico è venuto a implorarmi in ginocchio. Ha detto che aveva finalmente trovato il metallo che resiste alla fusione nucleare ed era lui stesso! A quanto pare della mia sorellina non gliene importava nulla, e ama solo me!” ha cinguettato la dottoressa, confermando i peggiori timori di Beatrice. “La sorellina è partita, e Luca mi segue in ginocchio coi fiori in bocca.”

“Ecco come stanno le cose,” ha sospirato Beatrice, sentendo che la crisi era inevitabile, e che avrebbe dovuto chiamare non la dottoressa ma l’ambulanza. “Ecco come stanno le cose…”

“Ma io ho detto a Luca che non me ne importa niente della sua fusione,” ha riso la dottoressa. “Tra un mese parto per la Sardegna con Michele, intanto stiamo in un appartamento affittato.”

“Cosa?!” è balzata su Beatrice. “In Sardegna?! Ma là fa freddo!!”
“Là fa caldo,” ha controbattuto la dottoressa con tono esperto. “Non immagini quanto, Beatrice!”

“Ti avevo proposto San Francisco,” ha riso la comare. “E tu…”
“San Francisco è per vecchi e poveri. Quanto vi devo per la conoscenza riuscita?”

“Un paio di sardi piccoli piccoli,” ha riso Beatrice, dimenticandosi della crisi. “Due pecorelle appena nate,” ha precisato la dottoressa ridendo. “Michele dice che sono il vero tesoro della Sardegna.”
Beatrice ha riattaccato con un sorriso, ha acceso la televisione e si è avvolta nella coperta.
Fuori, la panchina era vuota, ma dentro di lei il cuore batteva piano, felice e leggero.
Domani avrebbe chiamato Antonietta. Aveva già in mente un nuovo piano: Matteo e la professoressa di pianoforte del quinto piano.
Ma per ora bastava il silenzio, il tepore della casa e il gusto dolce di un amore riuscito.

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