—Non sei dei nostri— disse la suocera e rimise la carne dal piatto della nuora nella pentola

**Diario di Luca**

“Non sei di famiglia,” disse la suocera, spostando la carne dal piatto della nuora per rimmetterla nella pentola.

Giulia rimase immobile accanto ai fornelli, il piatto ancora in mano. La salsa del ragù che Raffaella aveva appena preparato era ancora lì, mentre i pezzi di carne sparivano uno dopo laltro nella pentola, come se la suocera li avesse contati uno per uno.

“Scusa?” chiese Giulia, incredula.

“Cosa cè di difficile da capire?” Raffaella si asciugò le mani sul grembiule e la fissò. “Noi non ti abbiamo voluta in famiglia. Ti sei imposta tu.”

In cucina calò un silenzio tale che si sentiva solo il borbottio della minestra sul fuoco. Giulia posò il piatto sul tavolo, scostando una ciocca di capelli dalla fronte. Le mani le tremavano.

“Raffaella, non capisco. Io e Vittorio siamo sposati da cinque anni! Abbiamo una figlia…”

“E allora?” la interruppe la suocera. “Lisa è sangue nostro, questo sì. Ma tu rimarrai sempre unestranea.”

La porta della cucina si aprì ed entrò Vittorio, i capelli arruffati, la camicia slacciataevidentemente si era appisolato sul divano dopo il lavoro.

“Che succede qui?” chiese, guardando la moglie e la madre. “Perché state litigando?”

“Non stiamo litigando,” rispose Raffaella con calma. “Sto solo spiegando a tua moglie come ci si comporta in questa casa.”

Vittorio aggrottò le sopracciglia e guardò Giulia. Lei era pallida, le labbra serrate.

“Mamma, cosa le hai detto?”

“La verità. Che la carne non è per tutti. La famiglia è grande, i pezzi pochi.”

Giulia sentì un nodo salirle alla gola. Tutto qui. Cinque anni credeva di essere parte di quella famiglia. Cinque anni a cercare di compiacere la suocera, sopportando le sue frecciate, sperando che col tempo le cose migliorassero.

“Vitto, torno a casa mia,” disse piano al marito. “Dalla mamma.”

“Quale casa tua?” sbottò Raffaella. “La tua casa è qui ora. Pensi di poter andare e venire quando ti pare?”

“Mamma, basta,” Vittorio fece un passo verso Giulia. “Cosa è successo?”

Giulia tacque. Come spiegare al marito che sua madre le aveva appena fatto capire che per loro lei era unestranea? Che persino un piatto di ragù era troppo per lei?

“Prendo Lisa,” disse invece. “Poi la porto da mia mamma per il weekend.”

“E perché mai?” si agitò la suocera. “La nonna è qui, a che serve portare la bambina in giro?”

“La nonna pensa che sua madre non sia di famiglia,” rispose Giulia a bassa voce. “Forse anche la nipote troverà un posto migliore.”

Si voltò e uscì dalla cucina. Vittorio la afferrò per un braccio.

“Giulia, aspetta! Spiegami bene cosa è successo.”

Lei si girò. Lui la guardava stupito, mentre la suocera, vicino ai fornelli, fingeva di mescolare la minestra.

“Chiedilo a tua madre,” disse Giulia. “Lei te lo spiegherà meglio.”

Nella camera da letto, Lisa, tre anni, giocava con le bambole. Vedendo la mamma, la bambina le corse incontro felice.

“Mammina! Guarda, sto dando da mangiare a Lilla!”

“Brava, tesoro,” Giulia si accovacciò per abbracciarla. “Hai fame?”

“Sì! La nonna ha detto che oggi cè il ragù!”

“Ci sarà, sole mio. Solo che andiamo a mangiarlo dalla nonna Silvia.”

“Dalla tua mamma?” esultò Lisa. “Evviva! E papà viene?”

“No, papà resta a casa.”

Giulia iniziò a preparare la borsa con i vestiti, i calzini, i giochitutto ciò che serviva per qualche giorno. Mentre piegava gli abiti, Vittorio si affacciò alla porta.

“Giulia, ma che scena è? Andarsene per una sciocchezza!”

“Sciocchezza?” Giulia si raddrizzò e lo fissò. “Tua madre mi ha detto che non sono di famiglia! Mi ha tolto il cibo! È una sciocchezza?”

“Ma cosa vuoi che importi! Sai comè mamma, è impulsiva. Domani se lo sarà dimenticato.”

“Ma io no, Vittorio! Non è la prima volta.”

“Su, dai! Mamma è stanca. Ha problemi al lavoro, si è solo sfogata.”

Giulia rise, ma la risata era amara.

“Stanca lei. Da cinque anni è stanca?! E sfoga tutto su di me.”

“Be, ignorala!”

“Ignorare che mi chiamano estranea in casa mia? Vitto, senti cosa dici?”

Vittorio si passò una mano sulla nuca, gesto abituale quando non sapeva cosa dire.

“Giulia, dove vuoi andare? Siamo una famiglia. Abbiamo una figlia.”

“Proprio per questo me ne vado. Non voglio che Lisa senta come trattano sua madre!”

“Ma chi ti sta trattando male? Mamma ha espresso la sua opinione.”

“La sua opinione?” Giulia smise di riempire la borsa. “Vitto, mi ha tolto il cibo! Ha detto che sono unestranea! Questa è unopinione?”

“Be… lha detto in modo brusco. Ma sai, mamma ha tirato su la famiglia da sola. Papà se nè andato presto, ha cresciuto me e mio fratello. È abituata a controllare tutto.”

“E io devo sopportare il suo controllo per tutta la vita?”

Vittorio si sedette sul letto e le prese le mani.

“Giulia, non litighiamo. Parlerò con mamma, le spiegherò.”

“Cosa le spiegherai? Che sono una persona? Che ho dei sentimenti?”

“Esatto. Le dirò di non essere scortese.”

Giulia scosse la testa.

“Vitto, non è questione di scortesia. È che tua madre non mi accetta! E tu lo sai.”

“Mamma ha solo bisogno di tempo…”

“Cinque anni non bastano?! Quanto altro devo aspettare?”

Dalla cucina arrivò la voce di Raffaella:

“Vittorio! Vieni a cena! Si raffredda tutto!”

Lui si alzò.

“Andiamo, ceniamo tranquilli. Poi ne parliamo.”

“No, grazie. Non ho fame.”

Vittorio esitò, poi uscì. Giulia lo sentì parlare con la madre in cucina, ma non distingueva le parole. Le voci si alzavano e si abbassavano.

Prese il telefono e chiamò sua madre.

“Mamma? Sono io. Possiamo venire da te per qualche giorno?”

“Certo, amore. Che è successo?”

“Te lo racconterò dopo. Partiamo subito.”

“Bene. Ho fatto la pasta al forno, ce nè per tutti.”

Giulia sorrise involontariamente. La sua mamma diceva sempre “ce nè per tutti”. Mai misurato i pezzi, mai contato le porzioni.

Lisa era felice di andare dallaltra nonna. Chiacchierò per tutto il viaggio in autobus, raccontando delle sue bambole e dei suoi piani per il giorno dopo.

“Mamma, ma perché papà non viene con noi?” chiese quando furono quasi arrivate.

“Papà lavora, tesoro. Verrà dopo.”

La mamma le aspettava sulla porta con un sorriso. Silvia era lopposto di Raffaelladolce, gentile, sempre pronta ad aiutare.

“Quanto mi siete mancate!” Prese in braccio la nipotina. Giulia appoggiò la testa sulla spalla della madre e scoppiò a piangere, finalmente libera dal peso di quei cinque anni. Mentre Lisa correva in cucina gridando “Nonna, il ragù è per tutti!”, Silvia le strinse la mano e sussurrò: “Qui sei a casa. E qui ci sei sempre stata.”

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