Sei un Mostro, Mamma! I Figli non sono per chi è così!

Sei un mostro, mamma! I figli non sono per chi è così!
«Sei una bestia, madre! Persone come te non dovrebbero avere figli!» continuava a dirlo. Una sera uscì con le sue amiche in una discoteca e lì incontrò Ricardo. Lisbona, affascinante, i genitori di lui erano in missione allestero per un anno. Si innamorò perdutamente e, in breve tempo, si trasferì a vivere con lui.
Il loro stile di vita era lussureggiante: i genitori mandavano denaro, e ogni giorno o uscivano per feste o le organizzavano a casa. Allinizio Leonor apprezzava quella vita. In poco tempo però si trovò sommersa dai debiti, dalle assenze e con gli esami invernali bocciati. Il rischio di essere espulsa incombeva.
Promise di cambiare e di rifare le prove. Così fece, immersa nei libri. Quando gli amici di Ricardo arrivavano, lei si chiudeva in bagno. Riuscì a superare gli esami, ma cercò di convincere Ricardo a calmare i ritmi. Era al penultimo anno, quasi pronto a laurearsi.
«Non esagerare, Leonor. Si vive una sola volta. La giovinezza scivola via. Quando vogliamo divertirci, se non ora?» rispose lui, spensierato.
Aveva vergogna di dire a sua madre che conviveva con lui senza matrimonio. Quando telefonava a casa mentiva, sostenendo che avevano già formalizzato lunione e che avrebbero festeggiato al ritorno dei suoi genitori.
Un giorno, durante le lezioni, Leonor iniziò a sentirsi male: vertigini, nausea. Con orrore capì che forse era incinta. Il test confermò i suoi timori.
Essendo ancora allinizio, Ricardo la spinse a abortire. Litigarono più di quanto avessero mai fatto e lui sparì per due giorni. Lei lo aspettò, disperata. Al suo ritorno non era solo: portava una bionda ubriaca, quasi incapace di stare in piedi. Esausta, Leonor lo urlò contro e cercò di cacciarla via.
«Non se ne va da nessuna parte. Se non ti piace, te ne vai tu, isterica!» sbottò lui, colpendola con violenza.
Leonor afferrò la giacca e fuggì. A piedi raggiunse il dormitorio universitario. Con il viso gonfio, il mascara colato e le lacrime, bussò alla porta. Laddetta alla reception ebbe pietà e la fece entrare.
Il giorno dopo Ricardo tornò, chiedendo perdono, giurando di non toccarla più, implorandola di tornare da lui. Lei credette, per il bambino.
Riuscì a concludere il primo anno. Temeva di tornare a casa: cosa direbbe a sua madre? E restare a Lisbona la spaventava altrettanto. I genitori di Ricardo stavano per rientrare, e lei, incinta, era quasi irriconoscibile.
Quando i genitori arrivarono e seppero che Leonor veniva da una zona rurale e che era a un passo dal secondo anno, il padre di Ricardo la affrontò duramente. Le propose soldi per andarsene e lasciarlo in pace.
«Pensaci bene, che tipo di padre sarà? Vuole solo festa. E chi può assicurare che il bambino sia suo? Prendi i soldi e torna al tuo villaggio. Fidati, è la cosa migliore.»
Leonor si sentì umiliata. Ricardo non la difese, rimase in silenzio. Rifiutò i soldi, anche se poi ne rimpiangeva la decisione. Fece le valigie e tornò dalla madre.
Non appena la vide sulla soglia con la pancia, la madre capì tutto.
«Allora sei venuta da sola? A quanto pare non ti sei sposata. Il lisbonese ti ha divertita e ti ha lasciata fuori? Ti ha dato dei soldi?» chiese, senza lasciarla passare.
«Mamma, come puoi? Non voglio i suoi soldi.»
«Allora perché sei venuta qui? Non ci stavamo neanche due in questo appartamento. Credevo avessi avuto fortuna, sposata con un lisbonese, vivendo nel lusso. E invece torni incinta. Dove andremo a vivere tutti noi? E con un bambino?»
«Tutti?» chiese Leonor, confusa.
«Mentre eri a Lisbona, ho trovato un fidanzato. Sono ancora giovane, anchio merito felicità. Ti ho cresciuta da sola, non ho mai pensato a me. Ora voglio vivere. Lui è più giovane. Non voglio che tu lo guardi.»
«Dove devo andare, mamma? Il bambino sta per nascere», sussurrò, trattenendo le lacrime.
«Torna dal padre del bambino. Che sia lui a mantenerti.»
La madre fu implacabile. Leonor non trovò compassione negli occhi della donna. Il loro rapporto era già freddo; ora sembrava parlare con unestranea.
Prese la valigia e uscì. Si sedette su una panchina e pianse. Dove andare? Se nemmeno la madre la voleva, chi lavrebbe accolta? Pensò di buttarsi sotto unauto, ma il bambino si mosse, come se avvertisse il pericolo. Non trovò il coraggio.
«Leonor?» interruppe una voce familiare. Era Sofia, una vecchia compagna di scuola. Vedendola incinta e in lacrime, la portò a casa sua.
«Rimani con me. I miei genitori sono in campagna fino allautunno. Dopo vedremo cosa fare.»
Leonor accettò; non aveva alternative.
Sofia lavorava in ospedale e studiava infermieristica. Due giorni dopo le propose un lavoro: una signora anziana aveva bisogno di assistente perché la figlia non voleva prendersi cura di lei.
«Non ti ho detto che sei incinta. Andiamo, è la tua occasione.»
Leonor esitò: come avrebbe curato una vecchia allettata e un neonato? Ma accettò, disperata per un tetto.
La figlia della signora, una donna arrogante, acconsentì senza pagare. «Avrai la pensione della donna per le spese. Ma la casa è sua, non pensare di possederla.»
Così Leonor iniziò a vivere con la signora Amélia, curandola e raccontandole la sua storia. Quando nacque la piccola Matilde, la nonna aiutava a calmarla.
Il tempo passò. Matilde imparò a camminare, ma Amélia peggiorò e morì. La figlia comparve solo per il funerale, chiedendo a Leonor di andarsene.
«Ti avevo detto che la casa non era tua.»
Mentre sistemavano i documenti della defunta, scoprirono un testamento: Leonor ereditava lappartamento. La figlia, furiosa, minacciò di andare in tribunale, ma i vicini attestarono la dedizione di Leonor.
Con una casa stabile, Leonor lavorò e crebbe Matilde. Anni più tardi la madre riapparve, dicendo di avere una grave malattia e di aver venduto lappartamento per curarsi. Leonor, con rammarico, la accolse.
Finché, un giorno, sentì sua madre al telefono: «Non ascolta Risparmio laffitto Presto sarò lì»
Era tutto una bugia. La madre non aveva venduto lappartamento, lo affittava per sostenere un amante.
«Mamma! Sei un mostro! Mi hai mentito ancora!»
«Aspetta, non è quello che pensi»
«Non voglio sentire nulla. Quando tornerò, ti farò uscire di casa.»
Sofia la consolò: «I genitori non si scelgono. Ha sbagliato, ma è tua madre.»
Leonor cedette, ma la madre era già partita. Anni dopo, quando davvero si ammalò, Leonor la curò fino allultimo respiro.
Lodio genera solo più odio. Se una madre non ama sua figlia, quale amore può attendersi in cambio? Ma la madre, …

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Sei un Mostro, Mamma! I Figli non sono per chi è così!
Una bambina entra in una trattoria: affamata, vede gli avanzi in un piatto e inizia a mangiare. Un cameriere la sorprende e le porta via il piatto senza dire una parola. Ma quello che accade dopo ti scalderà il cuore: una storia incredibile che devi leggere fino alla fine! Maria aveva 8 anni, era la maggiore di cinque fratelli in una famiglia italiana povera. Il papà se n’era andato e la mamma lottava per dar da mangiare a tutti. Durante le vacanze e nei weekend, Maria aiutava una signora al mercato per qualche spicciolo, che portava a casa con orgoglio. Quella mattina di sabato, tornando dal mercato, passò come sempre davanti a una trattoria di quartiere. I profumi la facevano sognare: anche solo una fetta di arrosto o una tortina al cioccolato sembravano irraggiungibili. Ma quel giorno la fame ebbe la meglio: entrò timidamente con le sue scarpette lise e i vestiti consunti, si sentiva più piccola di quanto già fosse. Stava quasi per andar via, quando notò un piatto con un pezzo di carne e delle patatine lasciate da un cliente. Si sedette e prese le posate, senza accorgersi che un cameriere la stava osservando. Proprio mentre stava per mangiare, il cameriere arrivò e le portò via il piatto! Maria, con gli occhi lucidi, pensava di essere sgridata o cacciata. Invece, il cameriere, con uno sguardo gentile, tornò poco dopo dalla cucina: davanti a lei mise un piatto abbondante di pasta al pomodoro fumante, una bibita fresca e, infine, una tortina al cioccolato proprio come lei aveva sempre sognato. “Ho visto che avevi fame”, le disse con un sorriso, “tutti i bambini meritano un buon pasto.” Maria, commossa, pianse lacrime di gratitudine e alla fine chiese, timidamente: “Posso portare a casa quello che avanza? Voglio dividere con i miei fratellini. Ieri mamma non ha potuto comprare nemmeno il pane.” Il cameriere le preparò una busta piena di porzioni per tutta la famiglia. “Così anche i tuoi fratelli avranno un pasto caldo”, disse commosso. Maria, con gli occhi lucidi, lo ringraziò: “Non dimenticherò mai la vostra bontà. Come posso sdebitarmi?” Il cameriere rispose: “Mi hai già insegnato una grande lezione: condividere e aiutarsi, è così che si rende il mondo migliore.” Maria tornò a casa con lo stomaco e il cuore pieni, portando con sé un prezioso insegnamento sulla gentilezza. Da quel giorno, ogni volta che poteva, regalava un sorriso o un aiuto agli altri, continuando a diffondere quella lezione nata in una semplice trattoria italiana, un sabato qualunque.