Un amore per sempre

**Un Amore per Sempre**

“Ciao. Che fai? Ti va di vederci?.. Dove? Al nostro solito bar Perfetto, sono già qui, ti aspetto.” Antonio infilò il telefono in tasca, il sorriso ancora stampato sulle labbra.

Con Beatrice si erano conosciuti a scuola. Lei, bella e slanciata, era il sogno proibito di ogni ragazzo. Lui, invece, niente di speciale, solo un innamorato senza speranza. Non era alto, né particolarmente bello, ma lamore si misura forse solo sullaspetto? Se solo avesse avuto una possibilità, lei avrebbe scoperto tutto il resto.

Le era sempre stato accanto, fedele come un paggio. Beatrice accettava le sue attenzioni con un sorriso, ma senza mai ricambiare. Lui la vedeva con uno, poi con un altro, e ogni volta lo divorava la gelosia. Per dispetto, usciva con altre ragazze, ma nel cuore cera solo lei. E non riusciva a dimenticarla.

“Ciao!” Beatrice si sedette di fronte a lui. Antonio era così perso nei suoi pensieri che non laveva nemmeno sentita arrivare.

“Ciao.” Non riusciva a nascondere la gioia, gli occhi incapaci di staccarsi da quel viso.

“Ma svegliati!” disse lei, scoppiando in una risata cristallina. Antonio distolse lo sguardo. Il desiderio di abbracciarla, di baciarla, gli serrava il petto. Al tavolo accanto, un uomo la fissava senza vergogna. Gli venne voglia di urlargli: “Smettila! È mia!” Peccato che Beatrice non lo fosse mai stata.

“Mi prendi un caffè?” I suoi occhi brillavano di malizia.

Antonio andò subito al bancone e tornò con due tazzine e la brioche preferita di Beatrice. Si sedette, versò lo zucchero e mescolò lentamente.

“È successo qualcosa?” Beatrice lo scrutò, la malizia svanita in un attimo.

“No. Volevo solo vederti. Ecco.” Le posò davanti un piccolo magnete per il frigo.

“Grazie!” Lo prese tra le mani, esaminandolo con cura.

Si incontravano lì, in quel bar che odorava di caffè da secoli. Lo chiamavano “il nostro posto”. Dieci anni prima, proprio lì, Antonio le aveva confessato il suo amore. Lei gli aveva risposto che era un bravo ragazzo, ma che potevano essere solo amici.

“Guarda quante ragazze ci sono qui. Potresti far felice chiunque.”

“Ma non te?” chiese lui.

“Mi dispiace.”

Si era arrabbiato così tanto che quasi litigarono. Allora Beatrice lo avvertì: se avesse insistito, avrebbe smesso di parlargli. Antonio ebbe paura. Meglio così, anche solo incontrarsi al bar, pur di vederla. E chissà, forse un giorno

Da allora, evitò di parlarle dei suoi sentimenti. Cercò di dimenticarla, di non chiamarla, uscì con altre, si sposò persino, credendo che lamore per Beatrice sarebbe svanito.

Lei vide le foto del matrimonio sui social, gli fece gli auguri, felice per lui. Lui non rispose. Poi pubblicò le immagini della luna di miele alle Maldive, aspettando una sua reazione. Dovette aspettare a lungo. Beatrice era occupata, non entrava spesso. Poi, finalmente, un like su ogni foto e un commento: “Che bella coppia! Mi piacerebbe andarci anchio.”

“Al posto suo ci saresti dovuta essere tu,” pensò con amarezza.

La chiamò e la invitò al bar. Da allora, si scambiarono messaggi, lui le regalò fiori per il compleanno e l8 marzo, la invitò a prendere un caffè per darle i souvenir dei suoi viaggi al sud o allestero.

Lei metteva like alle sue foto, e lui interpretava ogni commento entusiasta come una speranza. Beatrice accettava i regali, ascoltava i racconti dei paesi lontani, ammirava la sua abbronzatura. Ma appena lui accennava a qualcosa di più, lei infilava il souvenir nella borsa, ringraziava e se ne andava.

Così per anni. Divorziò dalla moglie perché non potevano avere figli, e lui li desiderava. Ma Beatrice aveva la sua vita, senza spazio per lui. Poi lei si sposò.

Soffrì come un dannato. Il dolore e la gelosia lo consumavano. Usciva con altre donne, cercando di dimenticare. Ma nulla funzionava.

Un giorno, sul suo profilo, vide la foto di una manina con il braccialetto dellospedale, il nome di Beatrice e la data di nascita del figlio. La congratulò, ma dentro urlava dallingiustizia. Doveva essere lui il padre, non un altro!

Tentò di nuovo di dimenticarla, si risposò. Quando Cecilia gli diede una bambina, pensò di aver trovato la felicità senza Beatrice. Forse era finalmente libero. Pubblicò foto con la figlia e la moglie, scrivendo che erano la sua gioia. Evitò di guardare il profilo di Beatrice.

Basta. Aveva ciò che voleva, non le serviva più.

Un giorno dimenticò il telefono a casa. Cecilia lo trovò e scoprì le vecchie chat con Beatrice. Niente di compromettente, ma il solo fatto Cercò Beatrice sui social e vide i suoi commenti.

Quando Antonio tornò, Cecilia iniziò a urlare. Perché conservava quelle chat? Perché commentava le foto di unaltra? Che erano solo amici? Non le importava, lo accusò di tradimento, minacciò di vendicarsi, di rovinare il bel viso di quella donna.

“Non lo farai!”

“Vuoi scommetterci?” Negli occhi di Cecilia vide una determinazione che lo terrorizzò. Promise di non scriverle più.

Con Cecilia si riappacificarono, ma latmosfera era gelida. Persino la figlia non lo consolava.

Poi fu Beatrice a chiamarlo.

Volò al bar. Lei era cambiata. Sempre bella, ma spenta. Forse non aveva nessuno con cui parlare. Il marito la tradiva, voleva il divorzio. Tratteneva le lacrime.

“Tuo marito è un idiota. Posso aiutarti? Vuoi che gli parli o che gli rompa la faccia?”

Lei lo fermò, si calmò, e gli chiese di lui.

“Male. Ho rovinato tutto con Cecilia. Siamo quasi divorziati.”

“Come? Hai una figlia!”

“E tuo marito aveva un figlio, eppure”

Lei lo guardò, stupita. “Pensavo che fossi guarito. Sono passati anni, e ancora Siamo amici.”

“Lo hai deciso tu, non io.”

“Antonio” Gli posò una mano sulla sua. “Scusami, non avrei dovuto chiamarti. Sono unegoista. Ti ho dato false speranze. È meglio che vada.”

“Aspetta!” La fermò, stringendole la mano. “Sì, sei unegoista. Hai voluto questa amicizia, e io ho accettato pur di starti vicino. Non ti è mai importato di ciò che provo. Mi chiami solo quando soffri. Ho cercato di dimenticarti, mi sono sposato per dispetto. Sei la mia ossessione. Sai quella frase di *Twilight*? È più forte di me. Non sono un attore di Hollywood, ma quanto ancora mi farai soffrire?”

Beatrice lo fissò, sorpresa da quel sfogo. Lui si alzò, lasciò dei soldi sul tavolo e uscì.

Salì in macchina e guidò per ore, maledicendo sé stesso, lei e il mondo. Avrebbe voluto piangere, schiacciare lacceleratore e porre fine a quel dolore.

“Che ha di speciale? Bella e fredda. Invecchierà, resterà sola, e allora forse si ricorderà di me. Basta.” Non le scrisse più, evitò i suoi post. Scoprì che si era lasciata.

Mesni dopo, si incontrarono per caso davanti a un supermercato. Era con il figlio. Era cambiata, un po più formosa, ma ancora più bella.

“Ciao. Che sorpresa. Dove sei sparito?”

“Da nessuna parte. E tu? Ti sei risposata?”

“Neanche a pensarci. Ho avuto abbastanza. Stiamo bene così, vero?” Guardò il bambino.

“Vero,” confermò lui.

Antonio voleva dirle che era felice di vederla, che lamava ancora. Ma il bambino lo osservava, e tacque.

“Andate a casa? Vi accompagno.”

“Ho la macchina.”

“Allora vi scorto.”

Beatrice aprì la portiera, il figlio salì dietro.

“È stato bello rivederti,” sorrise.

“Anche per me.”

“Ciao.” Partì, salutandolo con la mano.

Antonio seguì la macchina con lo sguardo, memorizzando la targa. Poi salì in auto e la seguì. Suonava, lampeggiava, le si affiancava. Finché qualcuno non lo superò, impaziente. Lei svoltò nel suo cortile, lui proseguì.

“Dove sei stato? Al supermercato dallaltra parte della città? E la spesa?” Cecilia lo aggredì appena entrato.

Si ricordò allora di non aver comprato nulla, distratto da Beatrice.

“Di nuovo con lei, eh? Ora è libera, puoi lasciarmi pure. Vuoi il divorzio? Fallo!”

Il divorzio fu doloroso. Cecilia minacciò di negargli la figlia. Le lasciò lappartamento, strappando il diritto di vedere Anna due ore a settimana. Sua madre lo criticò senza pietà.

Un giorno portò Anna al centro commerciale. Fuori faceva freddo. E lì, incontrarono Beatrice col figlio.

I bambini giocavano felici. “Sembriamo una famiglia. Se solo fosse vero” Il cuore gli si strinse così forte che la vista si offuscò.

“Antonio! Chiamate unambulanza!” urlò Beatrice.

“Qualcuno sta male,” pensò, prima di cadere nel buio.

Si risvegliò mentre lo caricavano sul mezzo. Il respiro era un macigno sul petto.

“Non preoccuparti, riporto Anna a casa,” sentì la voce di Beatrice, poi vide il suo viso chinarsi su di lui.

“Allontanatevi,” disse un paramedico, e lo portarono via.

Beatrice andò a trovarlo il giorno dopo.

“Come stai? Mi hai spaventata. Pensavo a un infarto, per fortuna no. Vado, non voglio incontrare tua moglie. Mi ha detto cose orribili quando le ho riportato Anna”

“Non verrà. Beatrice tornerai domani?”

Lo dimisero dopo una settimana. Tornarono al bar.

“Puoi bere il caffè?”

“Una tazzina non fa male.”

“Quando sei svenuto, ho avuto paura. Ho ripensato a tutto A scuola, ai tuoi regali, ai nostri incontri Se ti fossi spento Ci conosciamo da così tanto, è come un matrimonio. La passione svanisce, resta labitudine, laffetto. Chissà cosa conta di più Potremmo provare”

“Beatrice” Non riuscì a dire altro.

Aveva atteso decenni per quel “sì”. Bastava un infarto per ottenerlo.

Il giorno dopo la convinse ad andare in comune.

“Sei appena divorziato. Non è troppo presto? Proviamo prima”

“No. E se cambi idea?”

Il matrimonio fu semplice, una cena al bar. Rimandarono la luna di mare alle Canarie. Beatrice voleva vedere loceano, ma rifiutò i posti dove lui era stato con le ex. Cera la sabbia nera, i fiori esotici, e a volte, allorizzonte, nuvole gialle: sabbia dal Sahara portata dal vento.

Quando il bambino dormiva, stavano abbracciati, ascoltando loceano.

“Beatrice, sono felice.”

“Anchio. Quanto tempo buttato.”

“Recupereremo. “Recupereremo. Ogni istante perso, lo vivremo doppio.” Le accarezzò il viso, gli occhi pieni di una pace che non conosceva da anni. E per la prima volta, senza più scrivere messaggi nascosti, senza gelosie, senza addii, si lasciarono baciare dal vento caldo della sera, mano nella mano, come se il tempo avesse finalmente smesso di correre.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

fourteen + fourteen =

Un amore per sempre
Non ti perdonerò!