La tristezza riempì il cuore della ragazza. Luca chiuse lentamente la porta di casa, sospirò profondamente e si lasciò cadere sul divano. Dentro di lui ribollivano rabbia e incomprensione. Avevano appena litigato, lui e la sua fidanzata, e tutto per un gattino randagio.
Gli ultimi trenta minuti erano volati tra scambi di parole taglienti, accuse, tentativi di giustificarsi. Era come se il terreno gli fosse mancato sotto i piedi, lasciandogli un peso sul petto.
Beatrice lo aveva conquistato con la sua dolcezza, la gentilezza e il cuore aperto. Parlare con lei era facile, naturale, si completavano a vicenda. Ma ultimamente, lei sembrava sempre più distante, presa dalle cure di quel gattino trovato per strada.
Allinizio, Luca laveva presa con filosofia: Va beh, alle donne piacciono gli animali, soprattutto quelli piccoli e indifesi. Col tempo però, quellinteresse era diventato quasi unossessione. Ogni conversazione ruotava attorno alle medicine del gattino, alle visite dal veterinario, alle preoccupazioni per la sua salute. Tutta lattenzione che prima riceveva lui, ora era dedicata a quel micio cieco e sfortunato.
Quando era scoppiata la lite, Luca aveva detto chiaro e tondo quello che pensava: quel gattino occupava più spazio nella vita di Beatrice di quanto ne occupasse lui. Prendersi cura di quellanimale era uno spreco di energie, di emozioni e di soldi. Non sarebbe stato meglio adottare un gatto sano, che potesse dare gioia a entrambi? Perché sprecare tutto quel tempo per una creatura che non avrebbe mai avuto una vita normale?
Beatrice aveva reagito male, accusandolo di essere insensibile e senza cuore, incapace di capire le cose che contano veramente. Più Luca cercava di spiegarsi, più diventava chiaro quanto fossero diversi.
Era stata una mattina come tante per Beatrice quando, uscendo di casa, aveva sentito un debole miagolio vicino al portone. Dopo un attimo di esitazione, aveva controllato e aveva trovato un batuffolo di pelo tremante dal freddo e dalla paura. Lo aveva preso in braccio e portato dentro.
Il gattino era in condizioni pietose: sporco, magro, con gli occhi infiammati e il naso pieno di croste. La coda gli tremava come se cercasse di tenersi in equilibrio. Beatrice laveva portato subito dal veterinario, dove aveva scoperto che il micio aveva uninfezione agli occhi così grave che rischiava di perderli.
“Ci vorrà molto impegno per salvarlo,” le aveva detto il veterinario. “Le cure costano, e non cè garanzia di successo…”
Ma Beatrice non si era arresa. Aveva speso parecchi euro tra medicine, flebo e visite. Ogni giorno gli metteva le gocce negli occhi, gli puliva le ferite e lo imboccava con una siringa, perché da solo non riusciva a mangiare.
Dopo un mese, le infezioni erano guarite, ma la vista no. Il gattino era rimasto completamente cieco. Molti le avevano consigliato di portarlo in un rifugio, o addirittura di sopprimerlo: Tanto, a che serve tenere in vita un poverino così?
Ma Beatrice si sentiva responsabile. Era stata lei a salvarlo, a tirarlo fuori dal fango e dalla malattia. Ora dipendeva ancora di più da lei. Così aveva deciso di tenerlo per sempre.
Era nata così una nuova vita per il micio, che aveva chiamato Pippo. I primi giorni erano stati duri: Pippo inciampava dappertutto, si scontrava con i mobili. Ma poi aveva dimostrato di essere intelligente e adattabile. In una settimana aveva imparato a muoversi per tutta la casa, evitando gli ostacoli e trovando da solo la ciotola. Pochi giorni dopo aveva capito anche dove fare i bisogni, senza mai sbagliare.
Col tempo, Pippo aveva iniziato a mostrare tutta la sua dolcezza. Se Beatrice si sedeva per riposarsi, lui le saltava subito in grembo, accoccolandosi tra le sue braccia. Se lei era triste o nervosa, lui lo sentiva e iniziava a fare le fusa, come per consolarla con il suo affetto.
Tutto andava alla grande, finché una sera Luca non aveva litigato con Beatrice proprio per colpa di Pippo. Secondo lui, era stato stupido prendersi cura di un gatto cieco, spendendo soldi inutilmente. Avrebbe fatto meglio a prendere un gatto sano di razza, invece di perdere tempo con un caso senza speranza.
Quelle parole lavevano ferita profondamente. Come poteva dire una cosa del genere di una creatura così piena damore? Aveva provato a spiegare a Luca perché Pippo era speciale per lei, ma lui aveva solo scrollato le spalle ed era uscito, lasciandole in bocca unamara frase: Hai sprecato tempo e soldi per un gatto inutile.
La delusione le aveva stretto il cuore. Aveva capito chi fosse davvero il cieco in quella storia. Non era Pippo, che nonostante i suoi limiti sapeva dare tanto amore. Il vero cieco era Luca, incapace di vedere il valore della lealtà e dellaffetto sincero.
La fine della loro relazione era stata pacifica, senza rimpianti. Beatrice aveva capito che non voleva un uomo che non sapeva apprezzare la bontà e la fedeltà di una piccola anima. Ora aveva un amico vero: un gattino pronto a starle vicino, qualunque cosa accadesse.





