E la vita è scivolata via

Zia Rosa, dovè Michele?

Che te ne importa?

Ma avevamo detto che saremmo andati a raccogliere le fragole stamattina.

Se nè andato, è uscito con i ragazzi.

Comè possibile? Alle labbra di Tommasina tremò un singhiozzo Mi aveva promesso

Ascolta, Tommasina, perché ti fissi con quel ragazzino, eh? Tra poco sarà ora che ti cerchi un uomo, e invece ti attacchi a un bambino. Vai con le tue amiche, lascia stare Michele, per favore.

Rosa non sopportava quella ragazzina dalla bocca larga, con quelle labbra carnose e quelle gambe lunghe come un airone. La sola vista di Tommasina le metteva i brividi.

Che razza di ragazzina sgradevole, pensava Rosa.

Le labbra di Tommasina tremarono, gli occhi lucidi di lacrime.

Che disastro, sbuffò Rosa, scrollando le spalle e dirigendosi verso il fondo del cortile.

Proprio in quel momento, dalla stalla uscì Michele, il figlio di Rosa.

Dove vai?

Nel bosco.

Hai dato da mangiare ai maiali?

Sì, mamma.

E la paglia per le galline?

Fatto tutto.

Mamma, ho lavorato fin dallalba, sono in vacanza! E poi dovevamo andare nel bosco, per questo mi sono svegliato presto. I ragazzi mi aspettano.

Quali ragazzi?

Ma dai, mamma! I soliti: Sandro, Luca, Matteo, Dario e Gianni.

Non dimenticare nessuno?

No, mamma, devo andare.

E quella lì, quella con la bocca larga, viene con voi? Una ragazza in mezzo a un gruppo di maschi?

Mamma, basta! Che ti ha fatto Tommasina? È mia amica.

Amica, sì, come no. Rosa afferrò il figlio per una spalla e sussurrò Non frequentarla, Michele. Ti farà solo del male. Ascolta tua madre.

Mamma, ma di che parli? Il ragazzo si liberò dalla stretta e corse via senza voltarsi, saltando sulla bicicletta.

Tommasina, Tommasina! sentì Rosa la voce del figlio. Si sedette e pianse.

Che ci trovava in quel ragazzino? Tra un paio danni si sarebbe sposato, e poi avrebbe portato a casa quella sciagurata, dicendo: «Mamma, papà, sposatemi con lei». No, mai sarebbe successo.

Rosa si asciugò le lacrime, si alzò con decisione e si diresse verso il cancello.

Allesterno, un gruppo di bambini giocava nella sabbia.

Andrea, tua madre è in casa?

Sì, rispose il ragazzino, scavando una buca nella sabbia.

Chiamala.

Mammaaa! urlò il bambino.

Che maleducato, bofonchiò Rosa.

Chi è? rispose una voce dallinterno.

Vieni qui, ti cerca la zia.

Dalla porta uscì Anna, la madre di Andrea e Tommasina, una donna con le lentiggini, le labbra carnose e le gambe lunghe come quelle della figlia.

Anna, vieni qui.

Cosa succede, Rosa? I bambini stanno bene? chiese Anna, asciugandosi le mani sul grembiule.

Niente di grave, ma controlla un po tua figlia. È una ragazza, eppure corre dietro ai maschi. Non dà pace a Michele.

Ma che dici? Sono solo bambini! Giocano insieme, vanno a raccogliere funghi, bacche

Tu forse lo facevi, io no.

Ah sì? E chi correva dietro a mio fratello Jacopo, allora? Ti ricordi quando nostra madre ti cacciava dal cortile con una scopa? Io avevo solo quattro anni in meno di voi, ma ricordo tutto. I vostri baci dietro al fienile, le sigarette di nascosto O forse non è successo?

Ti ho detto quello che dovevo. Tieni a freno tua figlia, altrimenti finirà incinta.

E tu non lhai fatto, eh? O forse Paolino è figlio di Jacopo?

Sei pazza! I miei figli sono di mio marito, ma i tuoi chissà da chi li hai avuti!

Io? Ma da dove escono queste sciocchezze? Ho un marito che mi ama, a differenza tua. Il tuo ti ha sposato solo perché Jacopo ti ha lasciata, e nessun altro ti voleva.

Rosa sapeva che Anna aveva la lingua lunga, e le donne del paese la evitavano. Ma anche lei non era da meno.

Intanto, i bambini, dopo aver raccolto le bacche, correvano verso il fiume, spogliandosi e tuffandosi nellacqua con risate e schizzi.

Chi vuoi essere da grande, Dario?

Come mio padre, il meccanico.

E tu, Tommasina? Una cantante?

Perché mai?

Tutte le ragazze vogliono fare le attrici o le cantanti! cantilenò Gianni.

Tommasina sbuffò.

Diventalo tu, se ti piace tanto. Io voglio fare la pilota o la scienziata.

Le donne non possono farlo!

Sì che possono, disse serio Matteo.

Rosa lottò per allontanare Michele da quella ragazzina, e tirò un sospiro di sollievo quando lui partì per il servizio militare.

Ogni volta che incontrava Tommasina, distoglieva lo sguardo.

Un giorno, la ragazza arrivò piangendo.

Zia Rosa, Michele non ha scritto?

A me sì, ieri. La postina, Gabriella, mi ha portato una lettera.

A me no. Le labbra di Tommasina tremarono.

Be, evidentemente non vuole scriverti.

Ma perché? Prima mi scriveva sempre

Che vuoi da me?

La ragazza se ne andò a testa bassa.

Avrà trovato unaltra ragazza là, disse Rosa alla sua schiena.

Matrimonio, festa, balli. Lo sposo, Gianni, amico dinfanzia di Michele e Tommasina, era felice. Non credeva alla sua fortuna quando Tommasina gli propose di sposarsi, a patto che si trasferissero in città.

Per Tommasina, Gianni avrebbe fatto qualsiasi cosa.

Lei non laveva mai notato, troppo occupata a correre dietro a Michele. Lo aveva accompagnato alla fermata dellesercito, poi aveva pianto per giorni. Gianni era sempre stato lì.

Rosa gioiva: finalmente suo figlio era libero.

Michele scriveva alla madre, chiedendo perché Tommasina non rispondeva. Rosa diceva di vederla ogni giorno, che stava bene.

Ma Rosa sapeva perché non scriveva.

O meglio, scriveva.

Gabriella, la postina, le doveva dei soldi. Per ripagare parte del debito, consegnava a Rosa le lettere che Michele mandava a Tommasina e quelle che Tommasina scriveva a lui.

Una madre sa cosa è meglio per suo figlio.

Quando Michele tornò, Tommasina non cera più.

Dovè?

Sposata con Gianni. Trasferita in città.

Rosa aveva già in mente unaltra ragazza per lui, una certa Lucia, figlia di una benestante famiglia.

Non la amo, mamma.

Lamore Quella che amavi, dovè ora?

Matrimonio, festa, balli. Lo sposo sembrava una statua.

Niente, pensò Rosa col tempo si abituerà. Vivrà in una bella casa, il suocero lo aiuterà.

Il tempo passò.

Dicono che guarisca le ferite.

In realtà, le attutisce solo, coprendole con nuove preoccupazioni.

Dieci anni volarono via.

Michele tornò con la famiglia, Tommasina con Gianni.

Si incontrarono per caso, si salutarono, ma non riuscirono a separarsi.

Vado a fumare, e a trovare Matteo, disse Michele quella sera.

Dove? Rosa gli sbarrò la strada Non ti lascio andare.

Mamma, ma che fai?

Lucia, vai con lui.

No, Rosa, lascialo andare.

Da lei, vero? Guarda, Michele

Vattene, mamma.

I suoi piedi lo portarono al fiume. Il secondo giorno, e il terzo. Stava per andarsene quando vide una sagoma.

Era venuta.

Nessun rimprovero, nessuna domanda. Stettero lì, sotto il ciliegio che amavano da bambini, abbracciati.

Persino la luna si nascose tra le nuvole, per non rovinare quel momento.

Altri dieci anni passarono.

Poi venti.

Mai oltrepassarono quel limite.

Qualcuno dirà che non era amore.

Ma lo era. Solo che cerano altre vite, altre responsabilità.

Ora Michele è davanti alla tomba di sua moglie, vedovo da tre anni.

È andato a trovare i suoi genitori. Sua madre gli ha confessato tutto.

Lui ha perdonato. Il dolore si è attenuato, ma il rimpianto resta.

Michele?

Si voltò: era Tommasina. Autunno, ma lei sembrava ancora la ragazzina di un tempo, magrolina, con un foulard al collo.

Si sedettero su una panchina, parlarono.

La vita è passata, Michele.

È passata accanto, Tommasina.

Perché accanto? Forse era destino. Non odiare Gianni, mi ha salvata allora. E poi lho amato.

Per gratitudine?

No. Per la sua dolcezza, per il suo amore. Sopportò tutto, Michele.

Io amavo te, ma col tempo

Tommasina, cosa vuoi chiedermi?

Non arrabbiarti con lui. Sostienilo. Devo andare, addio Michele.

In cosa sostenerlo?

Ma Tommasina non rispose, se nera già andata.

Quella sera, il nipote lo chiamò al telefono.

Pronto?

Pronto, amico

Gianni, stai piangendo?

Tommasina se nè andata.

Dove? Stava per dire che non era con lui, ma capì.

Arrivo subito, aspetta.

Si sedettero, due amici, due vite vissute fianco a fianco.

Era malata, non voleva che te lo dicessimo E tua moglie?

Tre anni fa

È dura.

Sì, amico. Una vita insieme.

Be, almeno restiamo noi. Chi è ancora in vita tra i nostri?

Matteo e Antonio

Bene.

La vita è volata via come un giorno. Eppure, quando ripenso a tutto No, non è stato un giorno.

Anchio.

Forse mia madre aveva ragione, pensò Michele ma ormai è tardi per giudicare.

La vita non è un campo da attraversare,
ha salite e cadute,
e il peso degli errori
che restano come pietre sul cammino.

Buonasera, cari.
Vi abbraccio, vi mando un po del mio affetto.
Sempre vostra.

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