Il Gatto Indesiderato

**Il Gatto Inaspettato**

Oggi Beatrice si è trasferita nel suo nuovo appartamento. Piccolo, in periferia, ma era finalmente suo. Al primo piano di un palazzo di tre piani, la finestra era così bassa che poteva entrare e uscire quasi saltando. La stanza, di dodici metri quadri, conteneva un letto, un armadio a due ante, un tavolino e due sedie. La cucina era ancora più stretta: un tavolo, un mobiletto sotto il lavandino, uno sgabello… e basta. Non ci sarebbe entrato altro. Piccolo, sì, ma tutto suo.

Beatrice aveva comprato lappartamento con la sua parte delleredità lasciatale dalla zia, che laveva sempre adorata per il suo carattere dolce e la sua disponibilità ad aiutare. Con quei soldi, in quella città, non cera altro di meglio.

“È un bel bilocale, luminoso, ben posizionato,” diceva lagente immobiliare. “Perfetto per una persona sola.”

“Per una persona sì, ma dove metto il frigorifero?”

Passò tutto il giorno a pulire, lavare, sistemare. Alla sera, tutto luccicava, le cose erano al loro posto, e il bollitore sul fornello fischiava. I piatti erano allineati sul davanzale largo. Beatrice continuava a girare per casa, cercando di capire dove piazzare lelettrodomestico tanto desiderato.

La notte arrivò. Il tè fu bevuto, ma il frigorifero rimaneva senza una collocazione. Saltò sul letto, si avvolse nella coperta e si lasciò cullare dal canto dei grilli fuori dalla finestra aperta…

Uno schianto in cucina la svegliò di soprassalto. Afferrò il telefono: le tre del mattino. Buio pesto. Ladri? Un fantasma? O solo il vento?

A passi felpati, si avvicinò alla porta e sbirciò in cucina. I piatti dal davanzale ora erano sparsi per terra, la sua tazza preferita spezzata in due. E in mezzo, seduto come un re, cera un gatto. Un normale gatto tigrato, ma enorme. La fissava con calma.

“Da dove arrivi tu?”

Il gatto girò lo sguardo verso la finestra.

“E allora torna da dove sei venuto!” gli fece cenno di andarsene con le mani. Lui, con un salto agile, superò Beatrice e si accoccolò sul letto.

La mattina li trovò così: lei sulla sedia, lui sul letto. Alle sei precise, lospite indesiderato si stirò, sbadigliò e se ne andò.

La giornata fu spesa a sistemare la casa. A sera, Beatrice ricordò il gatto. Mise via i piatti e chiuse la finestra, convinta che bastasse a tenerlo lontano.

Ma alle tre di notte, rumori sul davanzale. Il gatto era lì, appoggiato al vetro, a fissarla con occhi severi.

“Resta pure fuori,” borbottò, tornando a dormire.

Al mattino, un peso sulle gambe la svegliò. Il gatto era sdraiato su di lei. “Ah, tu!” cercò di scacciarlo con un cuscino. Lui sbadigliò e, con calma, si diresse verso la finestra, che era inspiegabilmente aperta.

La notte seguente, Beatrice decise di fare la guardia. Spense la luce e si sedette vicino alla finestra. Gli occhi si abituarono al buio, ma il canto dei grilli e il dondolio degli alberi la cullarono… Si svegliò ancora seduta, con il gatto sulle ginocchia che faceva le fusa.

“Che ci posso fare? Se non posso cacciarti, allora ti tengo. Dopotutto, un uomo in casa non fa male,” si arrese.

Da allora, il gatto rimase anche di giorno.

Quando arrivò il frigorifero, Beatrice non sapeva ancora dove metterlo. Il gatto risolse tutto: si sedette in un angolo dellingresso e miagolò forte. Prese le misure: era il posto perfetto.

Il gatto adorava stare sopra il frigorifero: dormiva, mangiava, si lavava lì.

Una sera, iniziò a comportarsi in modo strano: saltava giù, girava attorno al frigo, ci rimontava, si agitava… Poi si accucciò come una sfinge e si bloccò.

“Ti sei calmato?” chiese Beatrice. “Bene, dormiamo.”

Ma un ululato improvviso squarciò la notte. Il gatto urlava come unambulanza.

“Stai male?”

Si irrigidì, la schiena inarcata, rifiutando ogni conforto. Poi saltò giù e le si avvicinò. Nello stesso momento, una scintilla scoppiettò dietro il frigorifero, seguita da fumo. Il gatto corse alla porta, graffiando disperato: fuori, cera il contatore. Con un gesto rapido, Beatrice staccò la corrente e aprì le finestre.

“Domani chiamerò un elettricista. Intanto, andiamo a dormire. Grazie, micio. Chissà cosa sarebbe successo senza di te.”

La mattina dopo, il gatto era sparito. E non tornò mai più.

Cè chi dice che fu coincidenza. Chi pensa fosse la zia a vegliare su di lei. Ma Beatrice è certa che fosse il suo angelo custode. Perché quel gatto era entrato in casa sua, e nella sua vita, con troppa sicurezza.

E oggi, ogni volta che sente un miagolio alla finestra, sorride e ricorda che a volte, anche le sorprese più invadenti arrivano per una ragione.

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