Loredana, ho una cosa da chiederti. La mamma ha bisogno di aiuto: pulire le finestre del balcone, non ce la fa più da sola, e devo fare la spesa per una settimana, la lista è lunga. Puoi andare oggi?
Luca entrò nella cucina con i pantaloni da tuta e una maglietta stropicciata, proprio come un sabato pomeriggio senza fretta. Si avvicinò al rubinetto, riempì il bicchiere dacqua, quasi ignorando la moglie. Loredana era seduta al piccolo tavolo vicino alla finestra, sorseggiando lentamente il caffè del mattino. I raggi del sole disegnavano motivi stravaganti sulla tovaglia, ma i suoi occhi erano fissi su un punto invisibile dentro di sé.
Non era la prima volta che le veniva chiesta una cosa del genere. Allinizio erano piccoli favori: Loredana, porta il pane a mamma, Puoi andare a prendere le medicine?. Poi i compiti si erano trasformati in viaggi con la valigia piena di sacchi pesanti, pulizie di primavera a casa della suocera, piccole riparazioni che, secondo la signora Valeria, poteva fare solo chi è giovane e scattante. Luca, invece, raramente si faceva vedere dalla madre. Aveva sempre una scusa: stanco, occupato, o semplicemente non mi va. Ma sei libera, gli diceva Loredana, e lui partiva, trascinava, puliva, aggiustava, ascoltando pazientemente i lamenti di Valeria su salute, prezzi, vicini e sul suo povero Luca.
Luca, la sua voce era stranamente calma, ma tradiva una ferrea determinazione che fece girare la testa a Luca. Te lho già detto. Sono tua moglie, non la tua assistente personale e neanche una colf gratuita. Se la signora Valeria ha bisogno di aiuto, soprattutto così serio, perché non lo fai tu? Hai anche tu il giorno libero, non ti è venuto in mente?
Luca sbattè le palpebre, confuso. Di solito queste discussioni finivano con Loredana che cedeva dopo qualche implorazione.
Beh pensavo che balbettò, aggrottandosi. Non è difficile! Lavare le finestre, fare la spesa Tu sei più brava di me in queste cose.
Loredana socchiuse gli occhi, il suo sorriso preludeva a guai.
Cose da donne? ripeté con sarcasmo. Davvero? Portare sacchi di patate di cinque chili e poi arrampicarsi al settimo piano per pulire i vetri, è ora una responsabilità esclusivamente femminile? E tu ti metti a riposare sul divano, risparmiando energie per poi sistemarti comodo la sera?
La tensione nella stanza saliva. Luca lanciò il bicchiere sul piano di lavoro; il suo viso si fece rosso.
Che cavolo stai combinando? Ho chiesto solo una cosa! Sai che mamma è sola, invecchia, le è pesante! E tu piangi per ogni cosa!
Piangere? alzò un sopracciglio Loredana. Il mio rifiuto di diventare schiava è pianto? Ascolta bene.
E poi?
Sono tua moglie, non una ragazza per commissioni! Se tua madre ha bisogno, devi andare tu stesso ad aiutarla! Non è compito mio occuparmi dei problemi di tua madre. Quindi prendi la lista, il panno, il secchio e vai da lei. Usa i miei guanti se non ne hai. Io mi occuperò delle mie cose. Non accetto più queste richieste. Capito?
Luca la fissava come se fosse un alieno. Lordine abituale si frantumava. Loredana, di solito cedeva, ora era fredda, risoluta, senza alternative.
Capisci davvero cosa stai dicendo? È unoffesa alla tua stessa madre! alzò la voce, avanzando di un passo.
Loredana non vacillò.
No, Luca. È rispetto per te stesso. Autostima elementare. Se non la capisci, è un tuo problema.
Si alzò, fece un giro attorno al tavolo e uscì dalla cucina, lasciandolo solo tra fasci di luce, comfort infranto e un pensiero improvviso: il mondo non era più così accogliente.
Luca non si diede per vinto. Inseguì Loredana nel soggiorno, dove lei si era seduta con un libro in mano. Si fermò alla porta, pugni stretti, il viso infuocato dallira.
Hai deciso di rifiutare così, senza nemmeno sentire le mie richieste? sbottò. È normale per una moglie?
Loredana posò lentamente il libro.
E tu credi sia normale, Luca, spostare le tue responsabilità di figlio sulla moglie? chiese, senza alzare la voce. Parli della madre ma dimentichi che è tua. Ha un figlio adulto, con un giorno libero. Perché lui, invece di aiutare, manda te al posto suo e si prende il pomeriggio sul divano?
Perché prima non disturbava nessuno! quasi urlò, facendo un passo brusco. Tu hai sempre aiutato, tutto era ok! Che cosa è cambiato? Ti sei sentita una regina?
È cambiato ciò che non riesco più a sopportare, rispose Loredana con calma. La sua voce non tradiva rabbia, ma una stanchezza antica. Sono stanca di essere la tua comoda assistente, di non essere più una persona. Stanca che i miei tempi, le mie energie e i miei desideri vengano ignorati. Dici tu hai sempre detto sì. Ma ti sei mai chiesto a che prezzo? Quante volte ho sacrificato i miei piani, il riposo, persino la salute per compiacere te e tua madre?
Luca sbuffò, allontanandosi come da una mosca fastidiosa.
Ecco, ancora i sacrifici! Come una santa martire! Nessuno ti ha costretto, è stato per tua scelta! Quindi dovevi stare bene!
Sono andata così perché volevo mantenere la pace in famiglia, rise amaramente Loredana. Speravo che tu lo apprezzassi, che vedessi quanto faccio. Ma lo prendi per scontato, come se dovessi servire tutti i parenti. E sai che è curioso? Mia madre non ti ha mai chiesto di venire a levare le finestre o a lavorare in cascina, anche quando le cose sono difficili. Lei capisce che abbiamo una vita nostra. Invece tua madre, con te, sembra considerarmi una risorsa gratuita da usare al bisogno.
Non paragonarli! scoppiò lui, il volto contorto dallira. Mia madre è sempre stata generosa! E adesso, quando chiede aiuto, ti comporti così? È egoismo!
E chi pensa a me, se non io stessa? Loredana lo guardò dritto negli occhi, senza paura né colpa, solo fermezza. Tu, che non noti nemmeno come appaio dopo lennesimo aiuto alla tua madre? O la signora Valeria, che dopo aver pulito inizia a raccontare che la vicina fa ancora le torte ogni giorno? No, Luca. Questa fase è finita. Non sarò più lo zerbino su cui si calpesta con le parole dovere e aiuto per nascondere lo sfruttamento.
La tensione saliva. Luca sentiva il suo potere svanire. Era abituato a comandare, a decidere, ma Loredana, con lo sguardo di ghiaccio e la voce di pietra, lo sbalzava fuori rotta.
Sei ingrata! ansimò, furioso. Ti doniamo tutto il cuore e tu non lo apprezzi!
Ah, i sentimenti! rise Loredana, senza alcuna allegria nel suono. Quando è stata lultima volta che ti sei interessato ai miei sentimenti, Luca? Quando torno a casa dopo una giornata con tua madre e tu mi limiti a Bene, hai finito?. Il mio bisogno di riposo, di attenzioni umane, mai considerato. È più facile avere una moglie che obbedisce in silenzio.
Luca si dimenava nella stanza come un animale in trappola. Le sue solite minacce e accuse non funzionavano più; lo irritavano ancora di più.
Va bene, respirò a fatica. Se non vuoi farlo per bene, lo faremo a modo nostro. Ascolterai tua madre!
Estrasse il cellulare e digitò rapidamente. Loredana, ora calda e con una leggera espressione di disprezzo, lo osservava. Sapeva che quel colpo di artiglio era la tattica più usata: chiamare la madre.
Dopo qualche squillo, la voce di Valeria risuonò, un po irritata:
Luca, perché a quest’ora? Sto misurando la pressione, non voglio agitarmi.
Mamma, senti che succede! iniziò Luca a voce alta, perché Loredana potesse sentire. Ho chiesto a Loredana di andare da te per le finestre e la spesa, come al solito. E lei mi ha fatto uno scandalo! Dice che sei tua madre, che devo andare io a lavorare, non che lei sia una ragazza per commissioni! Capisci?
Un silenzio denso cadde. Loredana sorrise interiormente, abituata alle pause di Valeria.
Cosa? alla fine chiese Valeria, con finta sorpresa. È vero? Che ho detto di te?
Sì, mamma, proprio così! riprese Luca. Dice che sei tua madre, non la sua, e che devo prendermi cura di te! Che assurdo!
Ah, Luca, i giovani la voce di Valeria divenne melodrammatica. Pensavo che la nuora fosse come una figlia ma è così
Passa il telefono, ordinò Loredana con tono fermo.
Luca la guardò come un vincitore.
Hai paura? Vuoi chiedere scusa alla mamma?
Passa il telefono, ripeté, la sua voce era una fredda certezza che fece vacillare Luca, che alla fine gli porse il cellulare, attivando l’altoparlante.
Signora Valeria, buongiorno, iniziò Loredana, professionale. Ho sentito la vostra conversazione e voglio chiarire.
Tesoro, cosa succede con Luca? È così agitato Perché lo tratti così? Siamo una famiglia, vero?
Valeria, se avete davvero bisogno di aiuto, soprattutto per lavori pesanti come pulire finestre o trasportare la spesa, dovreste rivolgervi al vostro figlio, disse Loredana ferma. Ha il giorno libero, è sano, è suo dovere come figlio prendersi cura di sua madre. Io sono sua moglie, non la sua domestica.
Loredana, cara, sei la padrona di casa cominciò la suocera, ma con un filo di irritazione. Luca è un uomo, ha altri impegni. Porta il pane, il latte
Io lavoro anche io, Valeria, interruppe Loredana. Il mio giorno libero vale tanto quanto il suo. Non intendo fare gratuitamente lavori regolari per la vostra famiglia. Se vi è difficile tenere in ordine, potete chiamare una ditta di pulizie. È una soluzione reale.
Pulizie?! si indignò Valeria. Far entrare estranei in casa? La gente parlerà! Pensano che il figlio e la nuora l’abbiano dimenticata!
Non mi importa quello che pensano gli altri, rispose Loredana con decisione. Mi importa il mio diritto a una vita propria. Se a Luca vergogna aiutarla o lo considera indegno, è un suo problema, non mio.
Il silenzio tornò a riempire la linea, solo il respiro pesante di Valeria si udiva.
Allora è così, eh? sbottò lei, la voce priva di gentilezza. Vuoi dimostrare chi comanda in casa? Non lo permetterò. Se sei contro la famiglia, contro il rispetto per gli anziani, verrò io stessa a sistemare le cose. Ti farò capire come ci si comporta.
Con un clic, riagganciò. Luca lanciò a Loredana uno sguardo trionfante, come se volesse vedere quanto a lungo avrebbe resistito. Lei, invece, pose il telefono sul tavolino, pronta.
Quarant’anni dopo, nella casa si sentì un trillo deciso, come se la porta volesse essere strappata via dal telaio. Luca, che fino a poco prima vagava nervoso, corse ad aprire. Loredana rimase sulla sua sedia, il corpo tremava, ma la determinazione era di ferro; non avrebbe mostrato debolezza.
Mamma! Finalmente! Non immagini nemmeno cosa è successo! esclamò Luca dalla soglia, furioso e convinto della sua giustezza.
Valeria entrò nella stanza come un uragano. Le guance rosee, gli occhi scintillanti, il foulard quasi volato via. Era pronta a combattere.
Vieni qui, ragazza! si scagliò su Loredana, che si alzò con calma e gli si avvicinò. Come osi comandare mio figlio? Come osi parlarmi così?
Buongiorno, Valeria, rispose Loredana, mantenendo la cortesia, ma spingendo la suocera oltre il limite. Sono felice che sia arrivata. Possiamo parlare serenamente, senza fraintendimenti.
Parlare? strillò. Non ho nulla da dire a una donna che insulta sua madre! Non ti ho accettata in famiglia, ma sei una serpe! Dove era Luca quando lhai detta?
Era accanto a te, mamma! intervenne Valeria. Dice che devo io andare a lavare le finestre! Che non è suo dovere! Capisci?
Non stavo solo dicendo, Luca, mise a punto Loredana. Stavo dicendo la verità. Tu sei figlio di questa donna, quindi il tuo dovere è prenderTi cura di lei. Se pensi che tua moglie debba farlo per te, sei pigro o non sei uomo.
Come osi! ansimò Valeria. Mio figlio lavora! Non ha forze! E tu stai a casa a non fare nulla!
Anchio lavoro, Valeria, la voce di Loredana si fece più dura. Guadagno quanto tuo figlio. La mia casa non è unofficina di servizi gratuiti per la vostra famiglia. Hai cresciuto un figlio dipendente, che non sa più stare in piedi da solo. Io non voglio più far parte di questo teatro familiare, dove sono sempre la giusta da sacrificare.
Le parole colpirono come schiaffi. Luca rimaseIl silenzio avvolse la casa, e Loredana, libera dal peso di quelle catene invisibili, si addormentò sul balcone guardando le stelle che, come occhi curiosi, osservavano il nuovo inizio.




