Decisione Cruciale

**Una Decisione Importante**

Camminando nel parco, Giulia salì sul ponte e si fermò improvvisamente, avvicinandosi alla ringhiera e chinandosi leggermente per guardare in basso. Il fiume sotto era freddo e scuro, forse nemmeno troppo profondo, ma se per caso fosse caduta Giulia ebbe paura dei propri pensieri e si affrettò ad andare avanti.

Tornava da casa della sua amica Sofia, dove aveva passato la notte dopo essere scappata di casa la sera prima, durante un terribile litigio. La mamma di Sofia, la signora Anna, era incredibilmente gentile e laveva accolta con calore.

«Vieni, Giuli, entra, Sofia è in camera sua», le aveva detto senza chiedere perché la figlia dellamica fosse arrivata da loro così turbata.

La signora Anna lo capiva, non era una cosa da poco. Avea preparato la cena alle ragazze, offerto tè e biscotti e poi le aveva mandate a dormire. Il giorno dopo era festivo, e Giulia aveva deciso di tornare a casa, non voleva approfittare dellospitalità della signora Anna.

«Grazie, zia Anna, vado a casa. I miei genitori saranno preoccupati», aveva detto prima di andarsene.

Attraversato il ponte, Giulia notò una piccola chiesa. Strano, ma non laveva mai osservata prima, pur passandoci spesso con Sofia. Spinta da un impulso improvviso, entrò.

Nella chiesa si teneva una messa, cera poca gente. Giulia avanzò e si guardò intorno: era la prima volta che entrava in una chiesa. Vide un grande quadro della Madonna col Bambino e si fermò a fissarlo. I lineamenti dolci della donna che teneva il piccolo tra le braccia la incantarono. Non riusciva a distogliere lo sguardo. Dopo un po, sentì una voce accanto a sé: unanziana signora con un foulare in testa le sussurrò:

«Non pensarci due volte, figliola. Tienilo. Andrà tutto bene.»

Giulia sussultò per la sorpresa.

«Come lo sa?» chiese a sua volta a bassa voce.

«Eh, piccola, ho vissuto abbastanza per capire certe cose», rispose la donna con un sorriso sereno. «Fidati di me. Andrà tutto bene. Non sei la prima, non sarai lultima. Nessuna donna ha mai rimpianto di aver messo al mondo un figlio. E io qui ne ho viste tante come te. Tienilo e non ascoltare chi ti dice il contrario.»

Il prete recitava una preghiera, la vecchietta si segnò e fece un inchino. Giulia rimase ancora un po in chiesa, poi uscì e si diresse verso casa.

«Che sarà, sarà», decise Giulia. La nonnina aveva ragione.

Il giorno prima, dopo le lezioni, Giulia e Sofia erano sedute su una panchina nel parco. Giulia non aveva voglia di tornare a casa, era troppo sconvolta.

«Allora, cosa hai deciso?» le chiese Sofia senza freni. «Tieni il bambino? E che dice Luca? Glielhai detto? E i tuoi genitori?»

«Oddio, Sofia, rallenta! Non mi lasci nemmeno parlare!» rispose Giulia confusa.

Nella sua testa cera solo nebbia. Non sapeva cosa fare. Era al secondo anno di università, e ora questa gravidanza. Non aveva idea di come dirlo ai suoi genitori, soprattutto a sua madre. La signora Teresa era dura e imprevedibile. Di certo non lavrebbe approvata.

«Mia madre mi ammazzerà», mormorò Giulia. «Luca mi ha detto che non vuole il bambino, che non è pronto a fare il padre. Mi ha detto di non cercarlo più. E io non me laspettavo, da lui. Ci frequentavamo dalle superiori, era il mio primo ragazzo.»

Sofia sbottò, scandalizzata dal tradimento di Luca.

«Tua mamma urlerà un po, questo è certo» disse Sofia, meno convinta, ricordandosi della severa Teresa. «Ma tu, invece, cosa vuoi?»

«Sofi, io» rispose Giulia disperata. «Sono al secondo anno, Luca mi ha piantata, mia madre sarà contro Non dipende da me.» Si asciugò una lacrima.

«Basta, Sofia, andiamo a casa. Stasera lo dico ai miei.»

Quella sera scoppiò un pandemonio. Teresa la fissò con gli occhi fuori dalle orbite, urlando:

«Come hai potuto? Il secondo anno di università, dovè la tua testa? Non sai che bisogna proteggersi? Niente bambino, non lo permetterò! Devi studiare, laurearti. Non ti lascerò rovinare la vita!»

«Teresa, ma sei fuori!» intervenne il padre, serio. «Che razza di cosa stai dicendo a tua figlia?»

«Giorgio, zitto!» ribatté lei. «Deve studiare, non cambiare pannolini, tanto nessuno la sposa. Luca è sparito, il codardo Chi la vorrà con un figlio e senza laurea? Quindi subito in ospedale!»

«Tesoro, e noi che ci siamo? Giulia è nostra figlia, aiuteremo a crescere nostro nipote. Teresa, mi stupisci.»

«Certo, Giorgio, mica sarai tu a lavare i pannolini, occuparti del bambino Tu hai il tuo lavoro importante. Tutto ricadrà su di me, e io lavoro pure! E poi, a quarantanni non ho voglia di diventare nonna e tornare a pannolini e biberon!» strillò ormai isterica.

Giulia, rannicchiata, capì comera andata a finire. In fretta, prese le sue cose e scappò di casa mentre i genitori continuavano a urlare senza accorgersi che lei se nera andata. Corse da Sofia, sapendo che la sua dolce mamma, la signora Anna, lavrebbe accolta e consolata.

Tornata a casa, trovò un silenzio innaturale. Suo padre sfogliava il telefono, sua madre trafficava in cucina.

«Eccoti tornata», borbottò la madre, dandole unocchiata furiosa.

«Piccola, bentornata», disse il padre con dolcezza. «Eri da Sofia?»

«Sì, papà.»

Restò in piedi in mezzo al salone e parlò forte, perché la madre in cucina sentisse bene:

«Terrò il bambino. Ho preso questa decisione da sola, ed è definitiva.» La sua voce era così ferma che nemmeno sua madre replicò.

Passò del tempo, e in casa tornò la calma. Un giorno, Giulia e Sofia erano sedute su una panchina dopo le lezioni quando si avvicinò la madre di Luca. Giulia si irrigidì, benché sapesse che la signora Elena era una donna calma e perbene.

«Ragazze, buongiorno. Giulia, posso parlarti un attimo?»

«Buongiorno», risposero in coro. «Certo», disse Giulia, mentre Sofia salutò e se ne andò.

La signora Elena si sedette accanto a lei, e Giulia si tese.

«So che sei incinta. Non offenderti, ma Sofia mi ha chiamato e me lha detto. Ha fatto bene. Ti chiedo, Giulia, tieni il bambino. Ti prometto che ti aiuterò.»

Giulia non se laspettava. Rimase senza parole.

«Capisco che mio figlio sia un mascalzone, che ti abbia lasciata sola. So che non è maturo, non è pronto a fare il padre, figuriamoci a sposarsi. Ma io ti garantisco il mio sostegno, morale ed economico.»

«Perché?» chiese Giulia.

«Vedi, mia figlia maggiore non può avere figli. E Luca non ho molte speranze in lui, è ancora un ragazzino. Non so come andrà la sua vita, se avrò mai dei nipoti. Ma questo è il figlio di Luca, e per me sarà mio nipote. Voglio partecipare alla sua vita», sorrise con affetto.

Giulia guardò quella donna preoccupata e capì che era sincera.

Tommaso nacque mentre Giulia iniziava il terzo anno. Un bimbo paffuto e sorridente, che conquistò tutti. Il nonno Giorgio lo adorava, e anche la nonna Elena veniva spesso a trovarlo, a volte lo teneva lei.

Tutto sarebbe stato perfetto, se non fosse stato per Teresa. Poco prima del parto, aveva fatto le valigie e se nera andata dicendo:

«Restate pure qui, tra pannolini e notti in bianco. Io me ne vado. Non ho intenzione di fare la nonna.»

Teresa era andata a vivere con un collega, con cui aveva una relazione da anni. Pensava che nessuno lo sapesse, ma in ufficio lo sapevano tutti, solo che a Giorgio non era mai arrivata la voce. Lavoravano in zone diverse della città.

Giorgio rimase sconvolto quando scoprì che la moglie lo tradiva da tempo. Lui era sempre stato un marito fedele, non si sarebbe mai permesso di pensare a un tradimento. Ma lei

Giulia decise di non prendere un anno sabbatico. Suo padre e la signora Elena fecero di tutto per facilitarle lo studio, e riuscirono. Dopo la nascita di Tommaso, la nonna Elena prese ferie e la aiutò fin dai primi giorni. Giorgio le era grato. Insieme, si occuparono del nipote, e Giulia completò il terzo anno senza problemi.

Quando Tommaso compì un anno, le cose si semplificarono.

«Hanno chiamato Luca per il servizio militare», annunciò un giorno sua madre. «Forse lì gli si sistemerà il cervello.»

Poco prima del congedo, aggiunse:

«Luca ha deciso di rimanere nellesercito. Non vuole tornare a casa. Forse il militare lha davvero fatto maturare.»

Così passarono gli anni alluniversità. Tommaso cresceva. Teresa aveva tagliato ogni legame con lex marito e la figlia, senza mai chiamare o chiedere notizie.

Un giorno, Giulia, ormai lavoratrice, e con Tommaso allasilo, confidò a suo padre:

«Papà, sto vedendo qualcuno. Si chiama Marco, lavora con me, è una brava persona»

«Sono contento, piccola, ma devi presentarmelo.»

«Certo, stasera viene a cena con noi.»

Marco, un ragazzo alto e simpatico di trentanni, entrò in casa e salutò educatamente.

«Buonasera, signor Giorgio.»

«Buonasera», rispose il padre stringendogli la mano e invitandolo in salotto.

Giulia rimase sorpresa nel vedere come i due andassero daccordo. Scoprirono di avere molti interessi in comune e persino di aver frequentato la stessa università, seppure in anni diversi.

«Giulia, sono dalla tua parte. Marco è un bravo ragazzo, intelligente, serio, e soprattutto adora Tommaso», le disse poi suo padre.

Presto, Tommaso ebbe un padre meraviglioso e Giorgio un genero perfetto. Anche la signora Elena era felice per Giulia, anche se temeva di vedere meno il nipote. Ma si sbagliava: nulla cambiò tra loro, tutti erano contenti.

Un giorno, passeggiando nel parco con il marito e Tommaso, Giulia, ormai di nuovo incinta, pensò:

«Quella nonnina in chiesa aveva ragione. Nessuna donna ha mai rimpianto di aver avuto un figlio.»

Giulia era felice, e anche suo marito, che adorava la moglie e non vedeva lora di abbracciare la loro bambina.

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