Amore, l’appartamento non è mio—è di mamma, quindi puoi chiedere il divorzio,” disse Yana con calma a Dima.

In una mattina di maggio, il sole inondava lufficio del notaio. Laria condizionata ronza quietamente sul davanzale, e latrio profumava di caffè. Un giorno qualunque, in cui si decidevano cose straordinarie.

“La mamma sa cosa fare,” disse Chiara, infilando una copia dei documenti nella borsa. “In caso qualcosa accada.”

Era passato un anno da alloramolto prima che Marco iniziasse a tornare tardi dal lavoro. Prima che il profumo di unaltra donna apparisse sulle sue camicie. Prima delle strane chiamate serali.

Chiara non era ingenua. Era cresciuta in una famiglia di avvocati, dove fin da piccola le avevano insegnato a pensare due passi avanti. Lappartamento lo avevano comprato con i suoi soldiuneredità della nonna. Marco allora muoveva i primi passi nella carriera e aveva appena firmato un mutuo per lauto.

“Amore, trasferisci la proprietà a me,” le aveva detto sua madre con calma. “Non per un divorziosolo come garanzia. Non si sa mai cosa riserva la vita.”

E Chiara acconsentì. Niente scenate, niente spiegazioni al marito. Semplicemente donò lappartamento a sua madre. Sulla cartauna transazione pulita. In realtàun piano di riserva.

Il telefono squillòun messaggio di Marco: “Stasera farò tardi. Riunione importante.”

Chiara sorrise tristemente. Una riunione importante. Come ieri. E laltro ieri. Aprì la foto che un investigatore privato le aveva inviato: Marco e una bionda che entravano in un ristorante. La sua mano sul suo fianco, sorrisi felici.

“Ne vuole una?” le offrì la segretaria, porgendole una tazzina di caffè.

“No, grazie, non ne ho voglia,” rispose Chiara alzandosi. “È tutto pronto?”

“Sì, tra unora avrà tutti i documenti.”

Chiara uscì. Maggio era tiepidoi lillà avevano già sfiorito, ma laria ne conservava ancora il profumo. Lei e Marco si erano conosciuti a maggio, sei anni prima. Lui era sembrato così affidabile, così fedele. Gli aveva creduto

Il telefono squillò di nuovo: “Amore, scusa, stasera sarà molto tardi. Non aspettarmi.”

“Va bene,” rispose. “Anchio farò tardi. Ho delle cose da sistemare.”

Il bar era tranquillola pausa dopo pranzo. Chiara scelse un tavolo vicino alla finestra e tirò fuori una cartella con i documenti. Era il posto preferito suo e di sua madreaccogliente, con dolci che sapevano dinfanzia.

“Hai tutto?” chiese sua madre sedendosi di fronte e togliendosi il giacchetto leggero. “Diamo unocchiata.”

Elena, che a cinquantacinque anni ne dimostrava quaranta, era unavvocatessa di famiglia rinomata. Aveva visto centinaia di divorzi e conosceva ogni trappola.

“Ecco lestratto conto,” spiegò Chiara. “Ha prelevato quasi tutto dal nostro conto comune. Ieri.”

“Si sta preparando,” annuì sua madre. “E questo?”

“Linvestigatore ha mandato questo. Gli ultimi tre mesiristoranti, hotel, una gioielleria”

“Gioielli?” Elena alzò un sopracciglio. “Ti ha regalato qualcosa, ultimamente?”

“No,” sorrise Chiara con amarezza. “Ma la sua nuova ragazza porta un braccialetto Cartierproprio quello che ho visto sullestratto conto.”

Una cameriera portò il loro tè alla lavanda preferito. Chiara mescolò meccanicamente lo zuccherodue cucchiaini, come sempre.

“Bene, allora,” sua madre tirò fuori lagenda. “Lappartamento è intestato a me da un anno. Pulito, legale. Niente mutui insieme. La sua macchinase la tenga. Ma per i conti, dovremo lavorarci.”

“Mamma, non mi servono i soldi.”

“Ti servono,” Elena la guardò severa. “Non sono solo soldisono anni della tua vita. Hai lavorato, risparmiato. E lui”

“Lo so,” disse Chiara stringendo la tazza. “Ieri ha parlato con un avvocato. Ho sentito la conversazione. Di divisione dei beni, dellappartamento”

“Lascialo parlare,” sorrise sua madre. “Non sa dellatto di donazione, vero?”

“No. Pensa di poter rivendicare metà, o almeno una parte.”

“Sei sicura? Del divorzio?”

Chiara guardò fuori dalla finestra. Una giovane coppia passeggiava per stradacosì giovani, mano nella mano. Come erano stati lei e Marco.

“Ti ricordi quando mi hai insegnato a guidare?” cambiò improvvisamente argomento. “Mi hai detto: guarda non solo davanti, ma anche negli specchietti. Il pericolo potrebbe essere lì.”

“Me lo ricordo,” Elena le coprì la mano con la sua. “E cosa vedi negli specchietti, ora?”

“Bugie. Tradimento. Una doppia vita,” disse Chiara tirando fuori il telefono e aprendo la galleria. “Guarda. Questa è di una settimana faal ristorante ‘Cielo.’ E questa è di tre giorni faal cinema. E questaltra”

“Basta,” le tolse dolcemente il telefono. “Ho capito. Quando?”

“Oggi. Tornerà a casa tardi, dopo averla incontrata. Ho preparato tutto.”

“I documenti?”

“Nella cassaforte del tuo ufficio. Ho fatto le valigie con lessenziale. Il resto lo prenderò dopo.”

Il telefono squillòun messaggio di Marco: “Vuoi che compri qualcosa per cena?”

“Non serve,” scrisse Chiara. “Dobbiamo parlare seriamente.”

Chiara rientrò a casa alle sette. Lappartamento profumava di frescoaveva aperto le finestre al mattino, cambiato le tende, spostato i vasi. Lultima pulizia in quella casa.

Sul tavolola foto del loro matrimonio. Allora, indossava un semplice abito bianco, lui un completo grigio. Niente cerimonia sfarzosa, solo i più cari. “Il matrimonio non è la cosa importante, ma la vita dopo,” aveva detto Marco. Che belle parole.

Chiara prese la foto, sfiorando il vetro con un dito. Sei anni. Sei anni in cui aveva creduto che tutto tra loro fosse vero.

Il telefono squillòun messaggio dellinvestigatore: “Stanno uscendo dal ristorante. Ti mando la foto.”

Nellimmagine, Marco baciava una bionda. Proprio in strada, senza nascondersi. Con quella stessa camicia che Chiara gli aveva regalato per il compleanno il giorno prima.

“Grazie,” scrisse. “Non serve altro.”

Le chiavi tintinnarono nellingressoprima del solito. Chiara rimise la foto sul tavolo e si sedette sulla poltrona.

“Amore, sono a casa!” Marco sembrava insolitamente allegro. Odorava di vino e del profumo di unaltra. “E ho una sorpresa!”

“Ah sì?” lo osservò mentre estraeva una bottiglia di spumante dalla borsa. Barcollava leggermente.

“Sì! Immagina, ho avuto una promozione! Ora sono direttore dello sviluppo. Lo stipendio raddoppia, e”

“E più tempo per le riunioni?” chiese Chiara piano.

“Cosa?” si bloccò con la bottiglia in mano.

“Le riunioni. Al ristorante ‘Cielo.’ Al cinema. Allhotel ‘Riviera'”

Marco posò lentamente la bottiglia. Il sorriso gli scomparve dal viso.

“Mi stavi controllando?”

“Non io. Linvest

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Amore, l’appartamento non è mio—è di mamma, quindi puoi chiedere il divorzio,” disse Yana con calma a Dima.
La mia compagna si prende cura della casa mentre io sono qui con te, amore mio