Cinque anni fa, la mia vicina ha sepolto suo marito veterano e si è ritrovata sola.

Cinque anni fa, la mia vicina seppellì il marito veterano e rimase sola. Era proprio cinque anni prima; la signora Renée aveva appena perso il marito, un ex combattente, e non aveva figli. La vecchia non riusciva a smettere di pensare al suo amato Marcel.
Si erano sposati poco prima della guerra. Poi Marcel fu mandato al fronte, mentre la fedele Renée lo aspettava con pazienza. Tornò vivo, ma aveva perso la mano sinistra. Amava profondamente la moglie e le era molto legato. Le aveva promesso di proteggerla sempre dalle sventure, ma non poté mantenere la promessa e morì, lasciandola totalmente sola.
Allanniversario della sua morte, un grosso gatto nero si pose a vivere con lei. Apparve nella notte, da nessun luogo, miagolando tristemente davanti alla porta. Una tempesta di neve infuriava, il vento ululava fuori, ma inspiegabilmente la signora Renée udì il miagolio. Uscendo, trovò quel gatto sconosciuto. Mosso da compassione, lo fece entrare e gli offrì un po di latte.
Il gatto rifiutò il latte, camminò fiero e indipendente per le stanze. Dopo aver perlustrato la casa, scelse di accoccolarsi sul cuscino di Renée, cominciò a fare le fusa e si addormentò subito.
Renée non poté allontanarlo e si addormentò insieme a lui. La mattina lo osservò più da vicino: era curato, ben nutrito, nulla di simile a un randagio! Nero come lebano, con enormi occhi verdi e un portamento sicuro. Un particolare colpì la sua attenzione: gli mancavano le dita della zampa anteriore sinistra, come strappate via.
Come il mio caro Marcel! scoppiò in lacrime. Il gatto, intanto, saltò delicatamente sulle sue ginocchia e riprese le fusa.
Devo dargli un nome forse Félix? sussurrò accarezzandolo dietro lorecchio. Il felino sobbalzò e la fissò così intensamente che Renée rimase sconcertata.
I SUOI OCCHI ERANO UMANI! NON simili a occhi umani, MA REALMENTE UMANI!
Vedo che Félix non ti piace. Allora forse Théo? È un bel nome! esclamò di corsa. Il gatto miagolò contrariato, saltò dalle ginocchia e iniziò a graffiare il divano con attenzione.
Va bene, va bene. Non gli darò nome. Sarà solo Il Gatto. Ma per favore, lascia il divano intatto, pregò. Il gatto borbottò qualcosa di incomprensibile, ottenne il suo ordine e si ritirò dignitosamente nella camera.
Così cominciarono a vivere insieme: la signora Renée e Il Gatto. Io la visitavo spesso e lei mi raccontava cose incredibili sul felino!
Per prima cosa, Il Gatto la curava. Dopo la morte del marito, Renée aveva subito un infarto e il cuore le pulsava con dolore. Ogni volta che si coricava, Il Gatto si accoccolava sul petto, faceva le fusa e si addormentava. Il dolore svaniva come se non fosse mai esistito!
Un giorno avvenne un episodio davvero strano. Renée si era distesa per riposare; Il Gatto, al suo fianco, faceva le fusi e si era addormentato. Bussarono alla porta. Lei si alzò per aprire, seguito dal gatto. Era Robert, il piantagrane del quartiere, ubriaco e aggressivo. Infilò il piede nello stipite, imprecò e chiese soldi per comprare da bere. Renée provò a rifiutare, ma luomo divenne sempre più insistente e volgare, finché non la insultò e offese la memoria del defunto marito.
Improvvisamente Il Gatto emise un borbottio e si lanciò contro luomo. Robert lo respinse, ma Il Gatto tornò allattacco, quasi a prendere la gola. Sdegno, Robert perse lequilibrio e fuggì. Il Gatto fissò Renée con i suoi OCCHI UMANI, alzò la coda con fierezza e si ritirò nella stanza, compito svolto.
Un giorno Renée si preparò per andare allufficio a chiedere legna da ardere e mi chiese di accompagnarla. Dovevamo prendere lautobus per la città capoluogo. Accettai, liberata dal lavoro, e passai da lei la mattina presto.
La signora era seduta sul letto, in pigiama, con unespressione confusa e turbata.
Signora Renée, perché non è pronta? Prepariamoci, forse potremmo trovare un mezzo di fortuna, insistetti.
Cara, non partirò. Mi dispiace, rispose dolcemente.
Perché?
Non so come dirlo non prenderla in giro Il Gatto mi ha proibito di andare.
Cosa?! Ho preso il giorno libero e parli del tuo gatto! Vieni! protestai.
Ascoltami bene, cara. Laltra sera avevo organizzato tutto e andavo a dormire. Ho sognato che Il Gatto mi parlava. Proprio come stai facendo tu adesso mi guardava e diceva:
Rimani a casa, Renée. Non partire domani.
Il mio linguaggio si è impappinato! Non è che Il Gatto abbia parlato! Mi chiamava Renée! Renée! Capisci? Era il modo in cui il mio defunto Marcel mi chiamava! E LA VOCE DEL GATTO ERA ESATTAMENTE QUELLA DI MARCEL!
Poi il Gatto intonò una canzone, quella che Marcel amava:
Nei campi dellentroterra,
dove si cerca loro tra le montagne
Ti ricordi, piccola Renée, la cantavo quando partivo per il fronte?
Nonostante tutto, trovai la forza di chiedere:
Marcel, sei tu?!
Metodicamente, sì! So quanto sia dura per te da sola, così sono tornato
Porta la notizia a Lucie, che non vada allintervento. Non la sopporterebbe
E mi svegliai
Dire che ero sotto shock sarebbe stato un eufemismo! Rimasi a lungo in silenzio, cercando il respiro come un pesce fuori dallacqua.
Poi mi venne unidea:
Signora Renée, sta bene? Forse dovremmo chiamare lemergenza? La pressione deve essere salita.
Mi sento meglio che mai, cara! Ho parlato col mio caro Marcel! rispose sorridendo tra le lacrime.
Presi comunque la pressione. Sorprendentemente era nella norma!
Da quel momento Renée iniziò a chiamare il suo gatto Marcel. Stranamente, rispondeva subito a quel nome!
Le previsioni di Renée (o del Gatto?) si avverarono. Lautobus che dovevamo prendere per la città rischiò un incidente quel giorno. Cerano ghiaccio e lautista perse il controllo. Fortunatamente nessuna vittima mortale, ma molti feriti. Una coincidenza? Forse. Una settimana dopo, Renée ricevette la legna.
La vicina mi chiese di telefonare a Lucie, la nipote di Marcel, per dirle di rinunciare allintervento. Lucie non ascoltò e morì sul tavolo operatorio
ANCORA UNA COINCIDENZA?! Non lo credo.
Così vissero insieme: Renée e il suo gatto Marcel. Continuava a curarla e a proteggerla, restando al suo fianco fino allultimo giorno
Renée arrivò a novantaquattro anni. Morì lanno scorso. Fino allultimo istante, la vicina fu tenace e non smise mai di preoccuparsi per Marcel. Mi aveva fatto promettere di occuparmi di lui se fosse sparita.
Partì silenziosamente, senza soffrire, nel sonno
Ricordo come il gatto di Renée la piangeva. Non era più giovane, e il suo manto nero era diventato bianco.
I tre giorni in cui il corpo della padrona riposò in casa, Marcel non si allontanò mai dalla bara. HO VISTO IO STESSO LACRIME SCORRERE DA I SUOI OCCHI! Lo si rincorreva, lo si scacciava, ma inspiegabilmente era sempre accanto alla bara, seduto e piangente!
Marcel accompagnò la defunta fino alla tomba e, quando fu sepolta, rimase lì. Cercai di prendere il povero animale per portarlo a casa, ma scappò
Il gatto rimase al cimitero, sulla tomba di Renée e del marito. Non voleva venire da me, e io andavo ogni giorno a dargli da mangiare.
Mi preoccupai molto per come il gatto trascorrerebbe linverno lì, e provai a riportarlo a casa con la forza. Una volta ci riuscii, ma lo stesso giorno fuggì di nuovo e lo ritrovai al cimitero.
Linverno fu duro, ma il gatto sopravvisse. Morì allinizio della primavera. Quando andai a nutrirlo, lo trovai sulla tomba, rannicchiato vicino alla croce di Renée, sembrava vegliare il suo riposo
Non so se Marcel fosse un gatto comune o se lo spirito del defunto nonno Marcel si fosse davvero incarnato in lui
Oggi si parla molto di reincarnazione, del fatto che nellaltra vita una persona possa tornare come chiunque, persino un gatto.
Non so se è possibile. Ma, per qualche ragione, mi piace credere che lo spirito del nonno Marcel vivesse dentro quel gatto. Era tornato da cara Renée per proteggerla e salvarla
E rimase con lei fino alla fine, come aveva promesso

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