E allora, vi siete offesi da soli!
Tesoro, stavo pensando… A cosa vi servono tre stanze? Una vi basta e avanza, no? Sofia dorme sempre con voi, comunque.
Alessia non colse subito il senso del discorso. Pensò che sua madre, Lucia, volesse portarle un altro “tesoro” inutileuna poltrona sgangherata o un vecchio mobile che le ingombrava casa.
Beh… sì, le altre stanze al momento non le usiamo ammise con cautela.
Ecco! Perciò ho deciso di affittarle. Troverò inquilini tranquilli, perbene… Che senso ha lasciarle vuote? Tu lo sai che vi ho messo lì per aiutarti, ma io ora non so più come arrivare a fine mese.
Alessia si bloccò. Prima non credette alle proprie orecchie, poi sentì qualcosa dentro di lei gelarsi e spezzarsi. Le immagini le esplosero in mente: estranei in cucina, rumori, festini, ospiti ovunque. E tutto questo, con una bimba di tre mesi in casa. Forse sarebbe andata bene, ma era una roulette. E rischiare la sicurezza di sua figlia no, quello non lo voleva.
Mamma… quali inquilini?! Ho una bambina piccola! Non voglio estranei in casa.
Oh, tu sei cresciuta in una casa popolare e non ti sei sciolta sbuffò la madre. Vi ho già fatto un favore, non vi chiedo neanche laffitto pieno. E io cosa dovrei fare? Andare in miseria?
Alessia serrò i denti. Non si aspettava un tradimento simile da sua madre. Nella sua casa, certo, Lucia non avrebbe mai affittato nemmeno un ripostiglio. Ma lì, nella casa di sua figlia? Perfetto, nessun problema.
Ma Alessia decise di mettere da parte il rancore. Lunica cosa che contava era sua figlia.
Se per te è così importante… va bene, ti paghiamo questo mese disse infine. Poi vedremo.
Si aspettava che, a quel punto, sua madre si fermasse. Che dicesse di non poter prendere i soldi dalla propria figlia, soprattutto in quelle condizioni, che avrebbe concesso quel mese in più senza pretese. Invece…
Bene. Vi farò uno sconto: duemila euro annunciò magnanima. Ma avvisatemi con due settimane di anticipo se volete andarvene, così chiamo lagenzia. E se partite, dovete far vedere lappartamento ai nuovi inquilini. Così non perdo tempo.
Va bene borbottò Alessia, riagganciando.
Aprire lapp della banca e fare il bonifico le fece capire una cosa: il loro rapporto non era più familiare. Ora era una transazione.
…Lucia era sempre stata così. Sua madre sapeva sempre come rigirare le situazioni a suo vantaggio, solo che questa volta toccava ad Alessia.
Ad esempio, a dieci anni scoprì che la madrina le mandava regali sontuosi ogni Natale e compleanno: un pony di peluche gigante, un cane robot, bambole alla moda. Lucia, invece, faceva finta fossero suoi. Di suo, non aggiungeva mai nulla.
Alessia si sentì ferita, ma solo un po. Capiva che era sbagliato, ma non le pesava troppo. La madrina, però, si offese e da allora passò i regali tramite la nonna.
Un altro episodio accadde quando la zia Giulia e sua figlia Elena vennero in visita. A dire il vero, non era proprio una visita: dovevano restare in città una settimana per questioni burocratiche e avevano già prenotato un albergo. Ma Lucia si intromise.
Ma che vai a fare in quegli albergacci con una bambina? Venite da me, cè spazio. Non prometto cucina stellata, sai, io e Alessia siamo sole… ma vi accoglierò come si deve.
La zia esitò, ma alla fine accettò. Era una persona coscienziosa e, per non pesare, riempì il frigo di cibo il primo giorno.
Ecco, noi portiamo il cibo, voi cucinate disse sorridendo. Temo che passeremo ore in fila agli uffici. E a Elena vorrei far vedere un po di musei.
La zia e la cugina uscivano allalba e tornavano a notte. Non davano fastidio. Ma al terzo giorno, Lucia sbottò:
Giulia, ho sottovalutato le mie forze… Chiama quellalbergo? Finite lì il vostro soggiorno.
La zia si offese moltissimo. Lalbergo, ovviamente, non volle più averci a che fare, e dovettero arrangiarsi. Alessia non rivide mai più né la zia né la cugina.
Allora credeva che sua madre fosse solo stanca. Ora capiva: Lucia voleva una festa a spese altrui. Il cibo gratis rientrava nei suoi piani, quindi, ottenuto quello, li cacciò.
Ad Alessia, in passato, toccavano solo le conseguenze indirette. Gli insegnanti la guardavano male perché la madre non pagava mai le quote scolastiche e faceva scenate. Non la invitavano ai compleanni perché “chissà che genitori ci sono”. In realtà, per non dover comprare un regalo. Ma tutto questo era nulla rispetto alla questione dellappartamento…
Alessia e Marco si conoscevano dalle medie. Prima amici, poi qualcosa di più. Marco rinunciò al suo sogno per lei: voleva studiare medicina in unaltra città, ma sapeva che Alessia non lavrebbe seguito. Si iscrissero entrambi a psicologia. Lei finì a lavorare in una scuola, lui nelle risorse umane. Si sposarono, risparmiarono per un mutuo. I figli? Più tardi, con una casa.
Ma la vita, come sempre, cambiò i piani con una gravidanza inaspettata.
Quando vide le due linee sul test, Alessia non seppe se ridere o piangere. Un bambino dalluomo che amava, sì. Ma proprio ora che stavano per fare il primo acconto? Era il momento peggiore.
Decidi tu disse Marco.
Anche lui lo voleva, ma sapevano che servivano soldi e una casa. Ed ecco che entrò in scena Lucia.
Ma che cè da pensarci? disse, saputo della gravidanza. Dio manda il freddo secondo il panno! Vivete nel mio altro appartamento, quello della nonna. Intanto mettete da parte. Non pensare nemmeno di abortire! Poi, Dio non voglia, non potresti più avere figli!
Lofferta di Lucia fece pendere la bilancia. Nonostante il carattere difficile, Alessia credeva che tra loro andasse bene. Una donna matura che aiutava una giovane famiglia sembrava nobile, giusto. Se solo quel favore fosse stato sincero…
Ora Alessia non sapeva dove sbattere la testa. Domani a Lucia sarebbe venuto in mente che duemila euro erano pochi. O avrebbe portato degli amici a vivere lì. Con lei, ci si poteva aspettare di tutto.
Quella sera lo raccontò a Marco. Lui, più cupo di una notte senza luna, la strinse forte quando scoppiò in lacrime.
Non preoccuparti. Troverò una soluzione. Prima di un mese, promesso.
E mantenne la parola.
Pochi giorni dopo andarono a trovare sua madre, Maria. Niente di strano, ci andavano spesso. Maria conosceva Alessia da oltre dieci anni: li portava al parco quando erano ragazzini.
A un certo punto, la suocera si avvicinò e le prese la mano.
Alessia, so tutto. Non temete, vi aiuterò con lacconto. Siete ragazzi in gamba, alla vostra età molti vivono ancora con i genitori.
Maria parlava piano, senza la solennità di Lucia. Ma quel calore nel suo sguardo… Alessia scoppiò in lacrime, le mani sul viso. Il contrasto era troppo forte: una madre che li cacciava, una suocera che li aiutava.
Decisero di stare da Maria mentre sistemavano il mutuo e cercavano casa. Marco preparò le valigie, Alessia riportò le chiavi a Lucia. Ma non salì da lei. Non voleva vederla. Le lasciò nella cassetta e le scrisse.
Perché non sei salita? chiese la madre.
Non è ovvio?
Beh… avete deciso voi di andarvene rispose Lucia. Nessuno vi ha cacciato, vi siete offesi da soli.
Da quel giorno, Alessia smise quasi del tutto di parlarle. In realtà, non aveva tempo. Documenti, firme, ristrutturazione… Lavorava come freelance per aiutare con il mutuo. Era dura, ma si sentiva parte di qualcosa di più grande.
Ora si concentrava solo sulla sua famiglia: Marco e Sofia. Anche Maria era famiglia, perché le aveva dato non solo soldi, ma fiducia e futuro. E la madre? Beh, purtroppo le madri non si scelgono. A volte, chi ti sta più vicino non è chi condivide il tuo sangue, ma chi ti tende una mano. O almeno, non ti tradisce.





