COME HO IMPARATO A ODIARLA… UN VIAGGIO TRA PASSIONE E RABBIA

**8 Marzo 2024**

Un foglio leggermente sgualcito giaceva nel cassetto della sua scrivania, accanto alla lettera di dimissioni. Lho preso, e qualcosa mi ha sussurrato che era un messaggio per me. Mi è tornata in mente unantica follia dellinfanzia: io e i miei amici giocavamo a fare le spie e ci scrivevamo biglietti segreti. Usavamo il succo di limone o il latte come inchiostro, poi tracciavamo le parole con uno stuzzicadenti. Per leggerle, bastava passare il foglio sulla fiamma del gas. Persino con lei, Beatrice, avevamo scherzato su quei giochi da bambini.

Non ho resistito fino alla pausa pranzo. Sono corso a casa e, come un ragazzino innamorato, con le mani tremanti e il cuore in gola, ho fatto scorrere il foglio sulla fiamma. Avevo ragione, come sempre. Era una lettera sua! È pazza quanto me.

*”Se stai leggendo queste parole, vuol dire che non mi sbagliavo hai capito cosa fare con questo foglio. Tutto poteva andare diversamente. Ma una cosa devi sapere: umiliandomi, hai distrutto tutto ciò che provavo per te. Credo che ti piacesse ferirmi. Forse è lunica cosa che sai fare. Se qualcuno ti ha fatto soffrire, non è una scusa per tormentare chi non può o non vuole reagire. Pensi che non avrei potuto ricambiarti? Ma allora non sarei più stata me stessa. Puoi vincere una battaglia e perdere la guerra. Non cercarmi. Addio.”*

Perché? Me lo chiedo ancora e ancora perché lho odiata così ferocemente, con tanta violenza?

Quando è entrata nella mia vita, è stato come se avesse portato con sé il sole, il chiaro di luna, il profumo del mare e il rumore delle onde, tutto in un istante. Gli uccelli hanno cominciato a cantare melodie magiche, i fiori sono sbocciati allimprovviso. Non sono un romantico, ma questo lho sentito davvero.

Mi è mancato il fiato. Il caldo mi avvolgeva. Divampavo.

Beatrice non era una bellezza classica, ma cera qualcosa in lei che mi faceva impazzire. Non so neanche spiegare cosa. Credete che non abbia mai visto donne affascinanti? Vi sbagliate. Ne ho conosciute tante, forse troppe. Bionde, brune, rosse, anche se preferivo le brune col taglio corto. Regali, cene, profumi, parole dolci. Ho amato e sono stato amato. Mi accendevo in fretta e, se mi respingevano, passavo oltre senza rimpianti.

Ricordo il mio primo amore. Una separazione dolorosa. Poi ho capito: è meglio essere padroni della situazione che mendicare attenzioni.

Ma con lei con lei volevo solo posare la testa sulle sue ginocchia, sfiorare la sua pelle morbida come seta, giocare con i suoi capelli castani, toccare il suo collo, la sua vita, e respirare il suo profumo, senza limiti, senza tempo.

Beatrice era una mia dipendente. Non la migliore, ma quella di cui mi fidavo di più. Non ho mai voluto che fosse mia. Volevo che restasse libera, intatta. Invece lho stretta troppo, come un pugno chiuso attorno a un uccello. Lho umiliata davanti agli altri, con battute taglienti, silenzi calcolati, sguardi che trafiggevano. Ogni volta che sorrideva a qualcun altro, accendeva in me una furia sorda, cieca. Non era amore, era possesso. E il possesso non ha bisogno di tenerezza.

Ora il suo profumo aleggia ancora nellaria del vecchio ufficio, ma lei non cè più. Ho bruciato la lettera dopo averla riletta cento volte, ma le parole sono rimaste.

Apro il cassetto vuoto ogni mattina. E ogni volta, spero di trovarci un altro foglio.

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