Ho otto anni e il mio posto preferito al mondo è piazza Garibaldi. Non per le altalene arrugginite né per la sabbiera piena di foglie secche, ma per il signor Vittorio.
Ciao, campione! mi grida sempre dalla panchina quando mi vede arrivare di corsa dopo la scuola.
Il signor Vittorio ha i capelli bianchissimi, indossa sempre un cappello di feltro marrone e ha le mani più rugose che abbia mai visto. Ma sono mani buone, che sanno costruire barchette di carta e che mi hanno insegnato a fischiare con le dita.
Mamma, posso andare in piazza? le chiedo ogni pomeriggio.
Unora soltanto, Matteo. Non di più risponde senza alzare lo sguardo dai suoi documenti.
Mamma lavora sempre. Dice che deve mandare avanti la casa da sola da quando papà se nè andato. Non mi chiede mai cosa faccio in piazza né con chi gioco.
Il signor Vittorio mi racconta storie incredibili. Dice che da giovane ha viaggiato per il mondo, che ha incontrato pirata nei Caraibi e che una volta ha pranzato con un re in Europa.
Davvero hai conosciuto un re? gli chiedo mentre condividiamo i biscotti che porta sempre con sé.
Vero come il sole che ci illumina dice strizzandomi locchio. Ma il tesoro più grande che ho trovato non era oro né argento.
Cosera?
Era una famiglia. Una moglie bellissima e un figlio che assomigliava molto a te alla tua età.
Quando lo dice, si rattrista. I suoi occhi azzurri, che brillano sempre quando mi vede, si offuscano come il cielo prima della pioggia.
Dove sono adesso?
Mia moglie è in cielo sospira. E mio figlio beh, a volte le famiglie si spezzano, campione. Come un piatto che cade e va in mille pezzi.
Ma i piatti rotti si possono riparare con la colla.
I piatti sì sorride triste. Le famiglie sono più complicate.
Sono tre mesi che siamo amici quando il signor Vittorio mi fa una sorpresa.
Prendi, questo è per te dice, tirando fuori dalla tasca del cappotto una scatoletta di legno.
Dentro cè un orologio da taschino dorato, antico e pesante.
Era di mio padre, e del padre di mio padre mi spiega. Un giorno sarà tuo, quando sarai grande.
Perché lo dai a me?
Perché sei speciale, Matteo. Più speciale di quanto tu creda.
Quella sera mostro lorologio a mamma. Non lavevo mai vista impallidire così.
Dove lhai preso? mi grida, strappandomelo dalle mani.
Me lha dato il signor Vittorio, il mio amico della piazza.
Il signor Vittorio? Comè questuomo?
Gli descrivo il mio amico: alto, capelli bianchi, occhi azzurri, cappello marrone sempre in testa.
Mamma si siede al tavolo della cucina e fissa lorologio a lungo, come se fosse un serpente velenoso.
Matteo, non voglio che torni in quella piazza. Mi hai sentito?
Perché?
Perché te lo dico io. E ridammi quellorologio.
No! È mio! Il signor Vittorio me lha regalato!
Mamma me lo strappa dalle mani e lo chiude a chiave in un cassetto.
Quelluomo è pericoloso. Non voglio che ti avvicini più a lui.
Per una settimana, mamma mi accompagna e viene a prendermi a scuola. Non mi lascia andare da nessuna parte da solo. Mi sento come un prigioniero.
Perché non posso più vedere il signor Vittorio? le chiedo ogni giorno.
Perché è un bugiardo risponde. E i bugiardi fanno del male ai bambini.
Ma io so che il signor Vittorio non mente. I suoi occhi sono buoni, e mi ha insegnato che i bugiardi non guardano mai negli occhi quando parlano.
Di venerdì riesco a scappare. Dico a mamma che vado in bagno durante la ricreazione e corro in piazza.
Il signor Vittorio non cè. Chiedo alla signora che vende fiori se lha visto.
Povero piccolo mi dice con unaria mesta. Il signor Vittorio si è ammalato. Lhanno portato allospedale tre giorni fa.
Allospedale? Quale ospedale?
AllOspedale Maggiore, ma
Non la lascio finire. Parto di corsa.
LOspedale Maggiore è a sei isolati dalla piazza. Arrivo sudato e senza fiato. Alla reception, uninfermiera mi dice che il signor Vittorio è nella stanza 204.
Lo trovo in un letto bianco, attaccato a macchine che fanno rumore. Sembra piccolo senza il suo cappello.
Signor Vittorio! grido.
Lui apre gli occhi e sorride, ma è un sorriso debole.
Campione sapevo che saresti venuto.
Stai molto male?
Un pochino dice, cercando di sollevarsi. Vieni qui, ho una cosa importante da dirti.
Mi avvicino e lui mi prende la mano con le dita fredde.
Matteo, sai qual è il tuo cognome completo?
Matteo Rossi Bianchi.
E sapevi che Bianchi era il cognome di tuo padre?
Sì, me lha detto mamma.
Sapevi che anche il mio cognome è Bianchi? Vittorio Bianchi.
Il mio cervello impiega qualche secondo a capire.
Sei sei un mio parente?
Le lacrime gli scendono sulle guance rugose.
Sono tuo nonno, campione. Tuo padre era mio figlio.
Il mondo mi gira intorno. Tutto ha senso: perché mi ha regalato lorologio, perché diceva sempre che ero speciale, perché si rattristava quando parlava della sua famiglia.
Perché mamma non me lha detto?
Il signor Vittorio mio nonno sospira profondamente.
Quando tuo padre è morto, io e tua mamma abbiamo litigato. Per soldi, per la casa cose da adulti che non importano. Si è arrabbiata così tanto che mi ha proibito di vederti. Ha cambiato casa, quartiere, per non farmi trovare.
Quindi papà aveva una famiglia?
Aveva un padre che lo adorava. E che ora adora te, anche se siamo stati insieme così poco.
È per questo che mi hai regalato lorologio?
Era del tuo bisnonno, poi mio, poi di tuo padre. Ora è tuo.
In quel momento entra mamma di corsa, furiosa e spaventata.
Matteo! Ti ho cercato dappertutto!
Si ferma quando vede mio nonno. Si guardano a lungo, senza parole.
Chiara dice mio nonno con voce dolce.
Vittorio risponde mamma, e anche la sua voce trema.
Mamma le dico, perché non mi hai detto che il signor Vittorio è mio nonno?
Mamma si siede sulla sedia accanto al letto e si copre il viso con le mani.
Perché ero arrabbiata sussurra. Troppo arrabbiata.
Perché?
Quando è morto tuo padre, io e tuo nonno abbiamo litigato per tutto. Per la casa, per il negozio, per i soldi dellassicurazione. Credevo che volesse solo portarmi via tutto, non che volesse conoscerti.
Non ho mai voluto portarti via nulla, Chiara dice mio nonno. Volevo solo conoscere mio nipote.
Lo so piange mamma. Lo so, e mi vergogno. Per tre anni è stato solo, e tu sei cresciuto senza conoscere la tua famiglia.
Non sono stato solo in questi mesi sorride mio nonno. Ho avuto il nipote più straordinario del mondo che giocava con me in piazza.
Sapevi chi ero? gli chiedo.
Dal primo giorno. Sei uguale a tuo padre da piccolo. Gli stessi occhi, lo stesso sorriso birichino.
Mamma si avvicina al letto e prende la mano di mio nonno.
Vittorio, perdonami. Ti prego, perdonami.
Non cè niente da perdonare, figliola. Solo tempo perso che non possiamo recuperare.
Ma possiamo recuperare il tempo che ci resta dice mamma.
Mio nonno sorride, e per la prima volta in giorni, è un sorriso vero.
Vuol dire che posso venirti a trovare tutti i giorni? chiedo.
Tutti i giorni che vuoi, campione.
Mio nonno rimase in ospedale altre due settimane. Io e mamma andavamo a trovarlo ogni pomeriggio. Lei gli portò le sue cose dalla pensione dove viveva e le mise nella mia stanza, in attesa che tornasse a casa.
Quando finalmente lo dimisero, mamma aveva preparato per lui la stanza degli ospiti.
Questa è sempre stata casa tua, Vittorio gli disse. Perdonami per averti fatto credere il contrario.
Ora mio nonno vive con noi. Mi aiuta coi compiti, mi racconta nuove storie dei suoi viaggi, e ogni pomeriggio andiamo insieme in piazza, dove ci siamo conosciuti.
Lorologio dorato è sul mio comodino, ma non è più solo il mio tesoro. È la storia della mia famiglia, la prova che a volte le cose rotte si possono riparare.
E che i nonni che appaiono dal nulla nelle piazze, a volte sono davvero nonni che ti hanno aspettato per tutta la vita.





