E così si incontrarono tre solitudini.
Una donna non più giovane ma ancora bella attaccò un altro annuncio a un lampione e si allontanò lentamente, un po curva. La sua figura delicata stava già svanendo tra i fiocchi di neve che cadevano, quando davanti al lampione, sotto la luce fioca, si fermò un enorme cane magro, congelato, di un colore indefinibile e una razza ancora più incerta.
Tremava dal freddo e dalla fame, gli occhi pieni di lacrime. Con fatica, si alzò sulle zampe posteriori e lesse lannuncio: «Donna sola cerca un amico». “Stanno cercando proprio me,” pensò il cane. “Perché io sono un vero amico, fedele e leale… E devo essere dove mi aspettano…”
Strappò il foglio con i denti e, raccogliendo le ultime forze, seguì le tracce della donna solitaria, ormai quasi cacciate dalla neve e visibili solo a lui.
Il gelido giorno invernale lasciò il posto a una notte ancora più fredda.
La neve bruciava le zampe del cane, il pelo rado era inzuppato e coperto di croste di ghiaccio, gli occhi si chiudevano per il bagliore accecante, le forze venivano meno… Ma il cane, cadendo e rialzandosi, continuava ad avanzare, attratto dal richiamo di quella donna che cercava un amico.
E poi… niente più energie per alzarsi, le zampe cedevano, la neve… così pesante, così gelida…
A due o tre passi da un cumulo di neve fresca, cera un alto recinto di ferro, e oltre, la bella donna solitaria, che per un presentimento di felicità o sventura non riusciva a dormire. Uscì di casa in vestaglia e pantofole, senza sentire il freddo, si fermò dietro il recinto e attese quel destino, buono o cattivo.
Allimprovviso, un piccolo cumulo vicino a lei si mosse, e dalla neve emerse una creatura quasi senza vita, irrigidita dal gelo, con un pezzo di carta stretto tra i denti e negli occhi tanta devozione e amore…
Sul foglio spiegazzato si leggeva a malapena: «Donna sola cerca un amico»…
Con delicatezza, per non farle male, la donna abbracciò quella creatura congelata e la portò in casa. Una rapida ricerca su Google le diede il numero di una clinica veterinaria aperta tutta la notte, e con voce rotta chiamò il dottore.
Fortunatamente, la vita del cane fu salvata, e il veterinario un uomo distinto prescrisse una cura di iniezioni e consigliò un buon cibo. E visto che non aveva altri appuntamenti quella sera, accettò volentieri una tazza di tè con dei biscotti fatti in casa, e iniziarono a chiacchierare…
Non era sposato, le ragazze non capivano perché perdesse tempo con i cani invece di correre nei locali o portarsi a letto le stagiste, non gli perdonavano che si alzasse di notte per ricomporre, come un puzzle, la zampa fratturata di un gatto investito o aiutare una cagnolina in difficoltà durante il parto.
E poi, alle ragazze non interessavano i racconti sugli animali, preferivano i gioielli, non la luce negli occhi di una creatura riconoscente.
La donna ascoltava, e nei suoi occhi si accese una fiamma. «Avete molti pazienti in clinica?» chiese. «Sì, è periodo di feste, molti incidenti, avvelenamenti, e non mancano i sadici… Tra unora devo andare a fare medicazioni e flebo, sono di turno stanotte.» «Posso venire con voi? So aiutare, sono capace!»
Un anno dopo, in una graziosa casetta viveva una famiglia felice, con un magnifico cane ben curato, e nellaria si sentiva sempre il profumo dei biscotti appena sfornati.





