Fede

**Diario**

Tutto cominciò in modo semplice, quasi banale: si conobbero in prima elementare e, al liceo, si innamorarono. Quegli ultimi due anni di scuola furono illuminati dal loro amore, che conquistava tutti per la sua purezza. Erano belli, intensi, e nessuno dubitava che si sarebbero sposati. Era solo questione di tempo. Sandro e Chiara.

La certezza di Sandro era incrollabile, come un giuramento solenne. E Chiara, in Sandro, non aveva dubbi, più certa del suono dei rintocchi di San Marco a mezzanotte.

Anche a me, loro insegnante, piacevano. Sandro era determinato, con gli occhi fissi sul futuro: voleva diventare avvocato, e così studiava con impegno storia e diritto. Chiara, invece, sognava di essere la più grande scrittrice italiana di tutti i tempi, come diceva lui, perché passava le ore a scrivere romanzi cavallereschi. Sandro era il suo primo lettore, io il secondo, visto che insegnavo lettere.

Nei suoi racconti cera tutto: amori tormentati, bastioni imprendibili, ponti sospesi sullabisso, madri crudeli e padri tiranni che non capivano il vero bene dei figli. Ma alla fine, lincantesimo si spezzava eppure, puntualmente, nel finale, Lei moriva. O Lui. La Verità trionfava, ma troppo tardi.

Nonostante quelle storie barocche, Sandro e io credevamo in Chiara. Lui perché il suo cuore era ormai legato a lei per sempre; io perché, ogni tanto, tra quelle frasi elaborate spuntava unimmagine perfetta: *La crosta delle foglie secche scricchiolava sotto i passi*, *I cappucci dei monaci, fluttuanti sulla folla, sembravano zuccherini del peccato*, *La porta sbadigliò pesante, e tutto tornò nel sonno mattutino*. Ricordo ancora ogni parola.

Ma tutto, prima o poi, finisce. Terminarono il liceo.

Chiara entrò allAccademia di Belle Lettere e studiò con un famoso poeta. Mi invitò un paio di volte ai suoi seminari, dove ebbi persino lonore di ascoltare un amico di Montale. Scriveva con facilità, pubblicò presto. Ero orgoglioso di lei. E anche di me: Lho vista, lho protetta, lho coltivata

Sandro invece era orgoglioso solo di lei. Dopo ogni nuova pubblicazione, veniva a scuola e, mentre leggevo, si agitava sulla sedia, mi diceva quali passaggi rileggere, cosa osservare con attenzione. Poi mi fissava e chiedeva: Allora? In quella parola cera tutto: ammirazione, speranza, un pizzico di gelosia, e lanima pura di chi non ha ancora ventanni.

La madre di Sandro, però, non la sopportava. Non so perché. Lavorò nellombra per separarli, con grazia da diplomatica. Con me fu sempre cordiale, troppo cordiale, come chi offre dolci su dolci finché non ti viene la nausea.

Alla fine, ci riuscì: Sandro partì per lInghilterra, a studiare legge. Me lo disse Chiara, entrando in classe con lo sguardo opaco di una strega, fissando il vuoto, annunciandomelo con la tragica solennità di una moglie pirandelliana. Poi sospirò: Non importa, appena tornerà, ci sposeremo. Anzi, è meglio così: ho un contratto con un editore, e allAccademia sono indietro con gli esami

Tornò la calma.

Studiavano entrambi, ma in angoli opposti dEuropa: lui a Londra, lei, come diceva, un po più a destra di Parigi. Veniva a trovarmi sempre meno. Sandro scriveva raramente: la vita in Inghilterra era noiosa, diceva.

Poi, un giorno, Chiara ricomparve. Mi invitò al suo matrimonio. Con un compagno di corso. Fa poesia, precisò, come se quello fosse lostacolo più grave. Mi guardò in un modo che mi impedì di fare domande. E non ne feci, perché ormai sapevo come va il mondo

Eh, che vi dico a fare? Lo sapete già.

Sarebbe il caso di una citazione, magari di Ungaretti:
*Si sta come dautunno sugli alberi le foglie*

Ecco, così. Un altro amore finito. Un altro sacrificato alla ragione degli adulti. Una nuova famiglia normale. E unaltra, presto, ne sarebbe nata, quella di Sandro

Chiara non tornò più. Si trasferì col marito poeta. Nemmeno Sandro si fece vivo.

Tutto qui.

Ieri uscivo da scuola. Maggio, tiepido, luminoso. Che bello, Dio santo Ed eccolo, Sandro, invecchiato ma riconoscibilissimo. Non ci vedevamo da sedici anni.

Salve. Laspettavo Sì, tutto bene, grazie Sì, sposato, due figlie. Il lavoro? Ho uno studio legale Solo che il marito di Chiara è morto. Oggi sono nove giorni. Lei è sola, con la bambina Andiamo da lei, ho la macchina.

Mi guardò. E capii che non dovevo chiedere nulla. Ormai sapevo come va la vita.

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Fede
Il mio matrimonio sembrava normale. Non perfetto come quelli che si vedono sui social, ma stabile: niente litigi rumorosi, niente gelosie, nessun segnale strano. Lui non nascondeva il telefono, non faceva tardi, non cambiava mai orari. Non ho mai sospettato nulla. La donna per cui mi ha lasciata lavorava con lui. Più giovane di me, single, senza figli. L’avevo vista qualche volta, una in particolare proprio a casa mia durante una cena di lavoro: mi ha salutata regolarmente, ha parlato normalmente, mai percepito nulla di strano. La conversazione decisiva è avvenuta un venerdì sera: lui è tornato dal lavoro, ha lasciato le chiavi sul tavolo e mi ha detto che dovevamo parlare. Si è seduto di fronte a me e, senza girarci intorno, mi ha detto che non mi amava più, che era confuso, che aveva incontrato un’altra e se ne sarebbe andato con lei. Ha aggiunto che non era colpa mia, che ero una brava donna, ma con lei si sentiva vivo. Gli ho chiesto da quando. Mi ha risposto: da mesi. Gli ho domandato perché non mi fossi accorta di nulla, e lui: proprio perché era stato molto attento. Quella stessa sera ha preso qualche vestito ed è andato via. Nessuna discussione lunga. Nessun tentativo di aggiustare le cose. I mesi successivi sono stati i peggiori. Non avevo un reddito stabile. Continuavano ad arrivare bollette, affitto, spese alimentari. Ho iniziato a vendere alcune cose di casa. Ci sono stati giorni in cui mangiavo una sola volta. A volte lasciavo il gas spento per risparmiare. Piangevo, ma dovevo rialzarmi e capire come sopravvivere. Cercavo lavoro ma non mi prendevano: volevano esperienza recente o titoli di studio che non avevo. Un giorno, per necessità, ho preparato un dolce e l’ho venduto a una vicina. Poi ne ho fatti altri e li ho proposti su WhatsApp, portandoli a piedi in giro per il quartiere. A volte tornavo senza aver venduto nulla, altre volte finivo tutto. A poco a poco la gente ha iniziato a cercarmi. Preparavo i dolci di notte e li consegnavo la mattina: con quei soldi pagavo il mercato, poi le bollette, poi l’affitto. Non è stato veloce né facile. Sono stati mesi di stanchezza, poco sonno, vivere sul filo. Ancora oggi vivo così. Non sono diventata ricca, ma sto in piedi. Non dipendo più da nessuno. Casa mia non è più la stessa, ma è davvero mia. Lui sta ancora con la donna per cui mi ha lasciata. Non ci siamo mai più parlati. Se c’è una cosa che ho imparato, è che si sopravvive quando non hai scelta: non perché volevo essere forte, ma perché nessun altro lo avrebbe fatto al posto mio.