Splendida Abito da Sera per Ogni Occasione

Ecco la storia adattata alla cultura italiana:
La gonna di Ancona
Il vestito della mamma di Alessandra
Alessandra sentì che qualcosa non andava appena varcò la soglia del ristorante. Cera qualcosa di strano troppo vuoto per un venerdì sera, le luci troppo soffuse, e il cameriere che sorrideva con troppa insistenza. Luca, di solito così tranquillo, le stringeva la mano con una forza insolita.
“Ecco il vostro tavolo,” indicò il cameriere, e Alessandra entrò in un piccolo angolo riservato. Centinaia di candele tremolavano nella penombra, proiettando ombre danzanti sulla tovaglia bianca come la neve. Al centro del tavolo, un enorme mazzo di rose rosso scuro le sue preferite. Una musica soft riempiva laria.
“Luca,” sospirò Alessandra, “che succede?”
Invece di rispondere, Luca si inginocchiò su un ginocchio, un anello che luccicava tra le sue dita tremanti.
“Alessandra Rossi,” disse con voce solenne, “ho pensato a lungo a come rendere questo momento speciale. Ma ho capito che non importa dove o come. Lunica cosa che conta è vuoi diventare mia moglie?”
Lei guardò il suo viso emozionato, la ciocca ribelle che gli scivolava sulla fronte, quel sorriso timido, e sentì il cuore riempirsi di una gentilezza indescrivibile.
“Sì,” sussurrò. “Certo che sì!”
Lanello scivolò sul dito. Alessandra si strinse a Luca, respirando il suo familiare profumo di colonia, e pensò eccola, la felicità. Semplice e chiara come una giornata di sole.
Ma già una settimana dopo, la loro serenità iniziò a incrinarsi.
“Cosa vuol dire da soli?” chiese Elena Lucchesi, la futura suocera, sistemandosi nervosamente i capelli. “Non si può fare così! Un matrimonio è una cosa seria, ci vuole esperienza, saggezza femminile. Io ho già trovato un ristorante perfetto”
“Mamma,” la interruppe dolcemente Luca, “ti ringraziamo, ma vogliamo organizzare tutto noi.”
“Voi?” Elena incrociò le braccia, preoccupata. “Non capite niente! Guarda mia nipote”
Alessandra osservava in silenzio la futura suocera che passeggiava per il salotto. Elena parlava senza sosta di tradizioni, di decoro, di quanto fosse importante “non fare brutta figura davanti alla gente”. Intanto, gli occhi le scorrevano rapidi e giudicanti, come se stesse valutando cosa cambiare.
“Mamma,” provò a dire Luca, “abbiamo già scelto il ristorante. ‘Il Glicine Bianco’, lo conosci?”
Elena fece una smorfia, come per un mal di denti.
“‘Il Glicine Bianco’? Quella moda moderna? No, no, solo ‘La Classica’! Lì ci sono lampadari magnifici, tovaglioli di lino! E il proprietario è un mio vecchio amico”
“Mamma,” la voce di Luca diventò dura, “pagheremo noi il matrimonio. E lo faremo dove vogliamo noi.”
Elena rimase senza parole. Si irrigidì, alzò il mento: “E va bene. Ma ricordatevi che vi ho avvertito.”
Se ne andò, lasciando una scia di profumo costoso e laria carica di tempesta.
“Scusami,” sussurrò Luca, abbracciando Alessandra. “È un po passionale.”
Alessandra tacque. Una voce interiore mormorava: è solo linizio.
E così fu.
Le settimane seguenti furono un susseguirsi di litigi, allusioni e critiche velate. Elena trovava da ridire su tutto dai fiori alla disposizione dei tavoli.
“Rose rosa? A settembre? No, solo gigli bianchi! E larco decorativo deve essere più maestoso. E i musicisti Dio santo, davvero volete quella musica amatoriale? Io conosco un quartetto eccellente del conservatorio”
Alessandra resisteva a fatica. Lunico conforto veniva dalla madre, la calma e saggia Maria Santoro.
“Non pensarci,” le diceva ogni volta che la figlia, esausta, andava da lei per sfogarsi. “Sei la sposa, decidi tu. La suocera non vuole accettare che suo figlio è cresciuto.”
Ma il vero caos scoppiò per la torta.
“No, guardate qui!” Elena agitava un catalogo di pasticceria. “Tre piani? Dovè lo zucchero fiorito? Le statuine degli sposi?”
“Mamma,” disse Luca stanco, “vogliamo una torta semplice, elegante. Niente esagerazioni.”
“Semplice?” Elena quasi pianse. “Vuoi fare vergognare tua madre davanti a tutta la città? Che la gente sussurri guarda, il figlio dellarchitetto famoso con una torta da mensa!”
Alessandra non ce la fece più:
“Elena Lucchesi, chiariamo. È il nostro matrimonio. Non il suo.”
Nella stanza scese il silenzio.
Elena impallidì, poi arrossì, si alzò di scatto: “Bene,” borbottò. “Vedo che qui non servo a niente. Fate come vi pare!”
Sbatté la porta con tale forza che tremò un vetro.
“Ecco,” sospirò Luca, “labbiamo offesa.”
Alessandra tacque. Nel cuore, un peso cupo.
Due giorni dopo, successe lincredibile.
Entrata in un atelier per lultima prova dellabito, Alessandra udì per caso laddetta al telefono:
“Sì, sì, Elena Lucchesi, il suo vestito sarà pronto in tempo. Che belo colore avorio, quasi come quello della sposa”
Gli occhi di Alessandra si annebbiarono. Uscì di corsa, dimenticando la prova, e con mani tremanti compose il numero della madre.
“Mamma,” la voce le si spezzò in un singhiozzo, “lo sta facendo apposta vuole rovinare tutto Ha comprato un vestito uguale al mio!”
“Tranquilla,” la voce di Maria era ferma. “Non piangere, tesoro. Ci penso io.”
“Come?” balbettò Alessandra.
“Fidati di me e non preoccuparti.”
La chiamata si interruppe.
Alessandra rimase in strada, il vuoto dentro che cresceva. Mancavano tre giorni al matrimonio, e ormai non le importava più.
La mattina delle nozze iniziò con la pioggia. Alessandra era alla finestra, a guardare le gocce scivolare sul vetro, cercando di calmare il tremore nelle ginocchia. Dietro di lei, le parrucchiere chiacchieravano, ma le loro voci sembravano lontane.
“Alessandra, non muoverti,” disse la hairstylist, cercando di domare un riccio ribelle. “Così, perfetto”
Alessandra si bloccò. Una domanda le martellava la mente: che vestito avrebbe indossato oggi Elena Lucchesi?
“Figlia mia!” irruppe nella stanza Maria. “Fammi vedere.”
Alessandra si voltò. La madre si fermò sulla soglia, le mani sulle guance:
“Dio, sei bellissima!”
“Mamma,” Alessandra afferrò il suo sguardo preoccupato, “hai trovato una soluzione?”
Maria sorrise misteriosa:
“Non preoccuparti. Oggi è il tuo giorno, e nessuno lo rovinerà.”
In comune, Alessandra era fuori di sé dallemozione.
Tutto era un vortice di musica, voci, gli occhi brillanti di Luca, i flash delle fotocamere.
Lanello faticò a scivolare al dito le mani le tremavano ma alla fine ci fu.
“Vi dichiaro marito e moglie!”
Il primo bacio da sposini fu sfuggente Alessandra continuava a cercare tra la folla un abito color avorio.
Ma di Elena Lucchesi, nessuna traccia.
“Verrà direttamente al ristorante,” sussurrò Luca. “Ha detto che era impegnata con lacconciatura”
Alessandra annuì. Dentro di lei, un nodo di cattivo presentimento.
Al ristorante, furono accolti da applausi.
“Il Glicine Bianco” superò ogni aspettativa tovaglie bianchissime, lampadari di cristallo, fiori ovunque.
Alessandra dimenticò per un attimo lansia era tutto perfetto.
Gli ospiti si sedettero, i camerieri servirono lo spumante.
Seduta accanto a Luca, Alessandra rispondeva automaticamente agli auguri, ma gli occhi cercavano sempre la porta.
E infine una Mercedes nera si fermò allingresso.
“Guarda” sussurrò Alessandra, stringendo la mano di Luca.
Dallauto scese Elena Lucchesi. Indossava lo stesso vestito avorio, ricamato con zirconi, quasi identico a quello da sposa.
“Ecco” disse Luca.
Ma Elena non fece in tempo a entrare che un giovane cameriere, con un vassoio, le sbarrò la strada.
Il liquido rosso scuro si rovesciò sulla seta immacolata.
“Oh, scusi!” si scusò il cameriere, tamponando il disastro. “Che sfortuna! È salsa di amarena che disastro!”
Elena rimase di ghiaccio. Sul suo volto passò unespressione tale che Alessandra distolse lo sguardo.
“Torno subito,” borbottò la suocera.
Tornò di corsa allauto.
Alessandra cercò Maria con lo sguardo lei, come se nulla fosse, sistemava i fiori. Solo un piccolo sorriso le sfiorava le labbra.
“Sai,” disse improvvisamente Luca, “in fondo, sono contento che sia successo.”
Alessandra lo guardò stupita.
Lui sorrise, senza allegria:
“Vedi come si comporta? Deve comandare tutto, controllare. Oggi non ha resistito ha voluto superarti.”
“Luca”
“No, davvero. Sono stanco di questo. Delle sue continue intromissioni, del voler decidere sempre per me.”
Alessandra si appoggiò alla sua spalla.
Fuori pioveva, ma dentro di lei era tornata la pace.
Elena Lucchesi non tornò più alla festa, ma gli sposi ballarono, risero, e si sentirono felici.
E il vestito della suocera? Beh, a volte il destino sistema le cose da solo. Anche se servono salsa di amarena, un cameriere maldestro e la madre della sposa

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

seventeen − 14 =

Splendida Abito da Sera per Ogni Occasione
«Le tue cose le ho già preparate», dichiarò il marito – Figlio mio, ma perché proprio lei? – cercava di dissuadere il giovane la mamma. – La amo! – sbottò il ragazzo, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. – Ne soffrirai con lei! Non vede altro che sé stessa! La bella bionda Lucia decise di fare al marito un regalo principesco per il quinto anniversario di matrimonio. Ma chi l’ha detto che tutte le bionde siano frivole? Fatemelo vedere quel tipo! Lucia, o “Lucienne” come la chiamava il marito, aveva un’altissima opinione della propria intelligenza e decise di dimostrarlo proprio con quello che aveva preparato per Alessandro. In realtà lui la amava comunque, la sua bella donnina. Erano sposati da cinque anni: proprio per questo primo vero anniversario importante Lucia aveva in mente una sorpresa. La loro storia non aveva nulla di eccezionale: amici comuni li avevano invitati a una festa di compleanno. Avevano ballato tutta la sera, lui l’accompagnò a casa, si fece dare il numero, iniziarono a frequentarsi. E adesso, eccoli pronti a festeggiare cinque anni insieme piuttosto felici. Anche se la splendida Lucienne cominciava a trovare il marito un po’ noiosetto. Ma si sa com’è: se una donna si annoia… Alessandro davvero lavorava tanto: non gli restava molto tempo né energie per le conversazioni. Anche perché la moglie preferiva non affaticarsi troppo: le sue aspirazioni da influencer — quelle non contavano… Quindi toccava a lui mantenere e sfamare tutta la piccola famiglia. La carriera social di Lucienne non rendeva davvero: la gente non si abbonava alle sue foto da fata seducente, anche perché di “posteriori interessanti” il web era già pieno! “Niente di che”, insomma. Lei però non si dava per vinta: ogni giorno un nuovo scatto, una nuova posa; la luce perfetta, lo sfondo migliore. Così volavano le giornate. Naturalmente, grandi fatiche a parte, trovava tempo per mangiare, fare shopping, vedersi con le amiche, curarsi e dedicarsi all’automiglioramento. Insomma, la vita normale di una moderna principessa, che generosamente concedeva al marito il diritto di godere di così tanta perfezione. Alessandro la amava: l’amore è così, si ama senza ragione o, a volte, nonostante tutto. Lui, in fondo, sapeva vedere bene – anche i tentativi goffi da blogger, l’evidente egocentrismo, la totale mancanza di interesse per qualsiasi cosa che non fosse il proprio ego. Ma insomma, era la sua Lucienne! E si ama una persona con tutte le sue crepe. – Figlio mio, proprio lei? – insisteva la mamma. – Ma perché? – La amo! – rideva lui. – È davvero così strano? – Finirai per soffrire, ragazzo mio. Quella pensa solo a sé stessa! Ma la mamma esagerava: che vuol dire che pensa solo a se stessa? E poi non trova lavoro dopo l’università: capita a tanti di questi tempi… E poi, la sua paga bastava. Quando avrebbero deciso di metter su famiglia si sarebbero organizzati. E la madre, capendo di aver detto davvero poco, si arrese. Ora il loro matrimonio compiva cinque anni: che festa! Ognuno dei due aveva preparato un regalo. Lui aveva scelto dei magnifici orecchini di diamanti, lei invece – ta-dà – un registratore per l’auto! Un gran bel modello: risoluzione alta, microfono incorporato, “Usalo pure, tesoro! E prova solo a dire che io non ci capisco di tecnologia!” La festa è al ristorante: tutto perfetto. Il marito apprezza tantissimo: “Ma lo sai che sei un genio!” E pure gli amici invidiosi con le loro mogli: “Ale, hai proprio fatto bingo con tua moglie, eh!” Soprattutto il suo amico d’infanzia Boris; la sua Irina, in confronto… Lucienne si godeva il successo: li avevo fregati tutti! Altro che biancheria intima o portafogli incisi: ora provate voi a battermi! Finisce l’anniversario, la vita riprende tranquilla. E adesso Alessandro comincia a pensare a un bambino. Ma Lucia annuncia di voler evolvere, di volerci davvero mettere impegno: “Basta corsi online, fanno schifo! Andrò ai corsi in presenza!” – D’accordo amore, li pagherai tu, vero? – Certo, bella! – risponde lui, innamorato. Due volte alla settimana, di giorno: tanto lui era comunque al lavoro. Chissà se tutti quei corsi le sarebbero mai serviti davvero, ma l’importante è essere impegnate. È vero, ad Alessandro un po’ vergogna verso la madre c’era. A lui andava bene così, ma la mamma… spiando con lo sguardo sembrava pensare: “Questa sarebbe moglie?” Non era buona neanche per cucinare o rassettare: faceva tutto lui o i collaboratori. Persino la lavatrice la gestiva Ale: “Non riesco mai a ricordarmi quei pulsanti!” sospirava lei. La madre soffriva in silenzio, proprio come nelle storie classiche di Grazia Deledda, quando vedeva il figlio lavare la roba della moglie. In una storia simile, la moglie poi tradiva col cugino… Ma Alessandro era contento. Finito il corso, figli! Avrebbero finalmente avuto la loro bimba con cappellino e scarpette! Ma concluso il corso, Lucia si iscrisse a un altro: “Voglio/voglio/voglio!” E Ale debole e innamorato, paga ancora. Niente di grave, aveva 27 anni, lui 30, per fare un figlio c’era tempo! Ormai anche la pensione era una chimera in Italia, diciamolo! Si avvicinava il Natale. Alessandro era di buon umore. Decisero di festeggiare con Boris e Irina: le coppie erano molto unite. Ma Ale doveva controllare il contenuto del registratore, magari cancellare qualche file. Così lo accende e… trova dentro il video: il suo migliore amico Boris e la moglie Lucia – impegnatissimi in attività di “auto-miglioramento” sul sedile posteriore. Con una certa… intensità. E non era la prima volta. Era stato regolare, quasi ogni giorno di “corso”: lasciava la macchina a lei e prendeva la metro. Audio compreso: nessun imbarazzo. Dopo ridevano insieme discutendo dei rispettivi partner. Ne emergeva che né Alessandro né Irina erano all’altezza degli “standard internazionali”. – Immagina, neanche a baciarsi è bravo! – ridacchiava Lucia. – Solo bolle e bava! Non come te, tesoro! Insomma, “tesoro” non era solo lui. E poi non la sapeva nemmeno baciare… Un colpo tremendo: lei, che invece era sempre soddisfatta in camera? Aveva mentito anche su quello! E Boris? Anche lui traditore, incapace di ricordare che la macchina registrava! Proprio lui, automobilista doc! Alessandro rimase di sasso: tutto quel tempo la moglie lo tradiva sotto il naso. Per quasi un anno. E con il suo migliore amico. E quello aveva anche intenzione di venire a casa loro per il cenone! Tutto come in una novella di Pirandello: la moglie traditrice come la “Clara” protagonista della storia. Sconvolto, Alessandro attese la moglie: Lucienne non c’era, era in giro con le amiche. Arrivò allegra, entusiasta: – Immagina Ale! La Tania mi ha consigliato un altro corso stupendo! Vedrai che orizzonti! Alessandro la osservava senza dire una parola, pensando: “Aveva ragione la mamma: perché proprio lei?” E gli orizzonti ormai erano stati aperti… e non proprio in un modo da “brava moglie”. E gliel’aveva aperto Boris! – Ma tu mi ascolti almeno? – fece lei con le labbra imbronciate. – Hai capito di cosa parlo? – Sì, certo, che non so baciare! – rispose gelido Alessandro. La moglie rimase in silenzio, poi chiese sottovoce: – E dove l’hai sentito questo? – Da te, parlando col tuo “tesoro Boris”! Il bel viso di Lucia si riempì di macchie rosse: era sconvolta. Come faceva a saperlo? – Credo che, visto che non sono all’altezza degli standard mondiali, sia meglio separarci – disse freddamente il marito. – Le tue cose le ho già raccolte: puoi andare dove le tue doti saranno apprezzate! – Alessandro, perdonami! – scoppiò in lacrime lei. – È stato un caso, te lo giuro! – Un caso? Quasi un anno di “corsi”, di macchine, di bugie? Sei forse stata sotto anestesia tutto il tempo? Era un’altra la persona che vedeva: Alessandro aveva una faccia mai vista. – E grazie ancora per il regalo, – continuò lui. – Se non fosse stato per il registratore, sarei rimasto cornuto a vita. – Il registratore? – balbettava lei tra i singhiozzi. – Che c’entra? – C’entra eccome, Lucia! Il microfono registra ovunque, Lucia! – citò la famosa (e nauseante) pubblicità. Più precisamente: “Il registratore registra ovunque, Lucia!” E finalmente Lucia capì: era tutto lì, tutto registrato. “Cavolo, che scema! E ora che si fa? Non mi perdonerà mai, neanche Boris… E ora? Dio aiutami!” pensò. Ma Dio non l’aiutò. E fu cacciata — tra lacrime, suppliche e qualche spintone — con le sue cose sul pianerottolo. Per Alessandro comunque fu un colpo duro. E Lucienne sparì nei crepuscoli della sera della vigilia. Dove? Chissà. Probabilmente da sua madre in quella minuscola casa popolare. Poi Alessandro mandò la registrazione all’amico. Anche se avrebbe voluto passarla pure alla moglie di Boris – di Irina aveva il numero. Ma l’uomo decise di non fare altri dispetti, lasciando risolvere le cose a loro. Boris provò a chiamare, dire qualcosa, ma tutto inutile: bloccato. “Così impari, fratello mio!” Un triste finale per quell’anno. Furono divorziati rapidamente: nulla da spartirsi! Casa e auto di Alessandro, e Lucia senza soldi. E chissà quanto ci vorrà prima di rimettersi… Con questa voglia di “autoperfezionamento”, cara Lucia, solo in certe strade saresti apprezzata! Lì sanno esigere certe capacità… Quel Capodanno Alessandro lo passò con la mamma: altrove avrebbe dovuto fingere, e non ne era capace. Così, dopo tutto, Lucia dimostrò di essere davvero “intelligente”. Grazie a lei la vita di Alessandro cambiò radicalmente. In meglio. Ma questa è un’altra storia. Dicono che il mondo non cambia. Tutt’altro! Soltanto la grande letteratura resta eterna. E i racconti di Giovanni Verga – soprattutto.