Fase di Trasformazione: Il Viaggio verso il Cambiamento e la Rinascita

Fase di Trasformazione
Giorgia tornava a casa esausta e svuotata. In una mano stringeva la borsa, nellaltra una busta della spesa comprata lungo il percorso. Le gambe le tremavano. Avrebbe voluto sedersi per terra e non fare più niente. Ma a casa laspettava Luca. Suo figlio. Lunico senso della sua vita. Se non ci fosse stato lui, avrebbe già messo fine alla sua esistenza inutile.
Alcuni nascono con la camicia, tutto gli riesce facile e fortunato. Altri, come Giorgia, nascono per soffrire in eterno. In terza liceo, al compleanno di unamica, aveva conosciuto un ragazzo più grande di due anni. A lei sembrava un adulto, forte, senza limiti. Si era innamorata e aveva perso la testa.
Giorgia non era bellissima, ma carina e attraente, come tutte le ragazze della sua età. Lo sguardo sincero dei suoi occhi grigi, i capelli castani lisci, le labbra ben delineate, una silhouette snella con le curve al posto giusto.
A gennaio, sua madre era stata ricoverata in ospedale con una polmonite. Lappartamento era rimasto a disposizione di Giorgia e del suo ragazzo. E lì era successo quello che capita alle ragazze inesperte a diciassette anni. Aveva ceduto alle promesse e alle parole damore, sussurrate con facilità dagli innamorati.
Quando Giorgia si era accorta di essere incinta, era corsa subito dal suo ragazzo.
Che centro io? Che padre potrei essere? Guardami. Cerca un altro stupido le aveva detto, sparendo dalla sua vita tanto velocemente quanto era apparso.
E adesso che fare? Con chi confidarsi, a chi raccontare il suo guaio? Il tempo passava, e Giorgia non riusciva a decidersi a dirlo alla madre.
Era arrivata la primavera, era il momento di tirare fuori i vestiti leggeri e carini. Giorgia era davanti allo specchio, cercando di abbottonarsi i jeans sulla vita ormai più larga. La maglietta non le copriva più il petto.
Hai messo su un po di peso aveva detto la voce della madre alle sue spalle. Giorgia era sobbalzata. Vediamo un po La madre laveva girata verso di sé, aveva sospirato e portato una mano alla gola.
Di chi sei? Quanto sei avanti? Perché non mi hai detto niente? aveva iniziato a chiederle.
La madre aveva gridato, laveva umiliata e poi era corsa dietro a Giorgia, che piangeva disperata, con un asciugamano in mano. Poi si erano sedute sul divano, stringendosi, e avevano pianto insieme. Era troppo tardi per abortire.
Giorgia aveva dato la maturità, ma non si era iscritta alluniversità. A fine settembre, aveva partorito un bel bambino, nei cui tratti si intravedeva lombra del suo ragazzo leggero e irresponsabile.
Quando il bambino era cresciuto, sua madre laveva aiutata a trovargli un lavoro in un ufficio di amministrazione condominiale. Il lavoro non piaceva a Giorgia. I clienti si lamentavano sempre, chiedevano cose, minacciavano. Faceva fatica a starci dietro. In più, la sera puliva anche uffici e ingressi pieni di impronte di scarpe. Suo figlio cresceva, doveva vestirlo, pagare lasilo.
Luca era un bambino tranquillo, che non aveva mai dato problemi alla madre o alla nonna. Giorgia si privava di tutto, pur di non fargli mancare affetto, attenzioni o giochi.
Quando aveva iniziato le elementari, sua madre si era ammalata gravemente ed era morta dopo otto mesi. Giorgia aveva preso un altro lavorole pulizie in un ufficio vicino. Lavare i pavimenti non era un gran che, ma doveva anche pulire i vetri dopo i lavori di ristrutturazione della nuova sede. Tornava a casa distrutta dalla fatica.
Poi suo figlio era entrato nelladolescenza. Era diventato testardo e chiuso. Non rispondeva alle domande sulla scuola, si mostrava arrabbiato. Giorgia capiva che doveva tenerlo docchio. Poteva finire nei guai. Ma lei tornava a casa tardi, a malapena aveva la forza di preparare una cena semplice e chiedergli comera andata a scuola.
Ultimamente, Giorgia aveva notato su Luca dei graffi sul viso e dei lividi sulle braccia. Lui scrollava le spalle, dicendo che era caduto a educazione fisica, che era inciampato
E un giorno laveva visto con una ragazza. Sarebbe stato bene, ma lei sembrava strana. Con una maglietta nera di tre taglie più grande, pantaloni larghi, i capelli tinti di rosso e un anello al naso. Forse era una brava ragazza, forse era solo moda. Ma non tutte si vestivano così.
Giorgia aveva provato a parlare con suo figlio, ma lui si era chiuso come al solito ed era andato in camera sua. Che fare? Aveva pensato che doveva lasciar passare il suo primo amore, come una malattia. Divieti e scenate non avrebbero risolto nulla. Ma il cuore le sanguinava. Restava tutto il giorno da solo a casa. Che non ripetesse il suo errore, o qualcosa di peggio.
Camminava di ritorno dal lavoro con le gambe pesanti, cercando di scorgere tra le foglie giovani la luce alle finestre del loro appartamento. Le finestre buie non lasciavano dubbiLuca non cera.
Giorgia saliva lentamente le scale, guardando in basso e scuotendo la testa, come un cavallo stanco. Il manico della busta le tagliava le dita, quasi le veniva voglia di buttarla. Stava per appoggiarsi al muro quando le era passato accanto come un fulmine Daniele, lamico di Luca.
Daniele?! laveva chiamata. Perché corri come un matto?
Il ragazzo aveva fatto ancora qualche passo, poi si era fermato. Aveva esitato un attimo, poi, saltando due gradini, era tornato da lei.
Zia Giorgia Daniele aveva tirato un respiro. Pensavo che Luca non fosse a casa. Allora è con loro
Dimmi subito, cosè successo? Dovè Luca? Con chi?! aveva chiesto Giorgia agitata.
Ho Ho sentito cosa dicevano Tania, la ragazza di Luca, lha convinto a saltare dal tetto del palazzo nuovo per dimostrarle che lama, e gli altri dovevano filmare per internet aveva parlato Daniele di corsa ma credo di averli visti, cercherò di fermarli, e se nera andato di corsa, lasciando Giorgia con il cuore stretto dalla paura, ma con la speranza che quei due giovani trovassero la forza di proteggersi a vicenda e imparassero che il vero amore non chiede sacrifici folli, ma comprensione e pazienza.

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