“La mia sorella è più importante, tu sei un’estranea” disse il marito, scegliendo con chi vivere
“Marco, non restare lì come un palo! Aiutami a portare la spesa!” gridò Lucia dall’ingresso, mentre si toglieva la giacca bagnata dalla pioggia.
Marco si staccò a malincuore dalla televisione, dove trasmettevano una partita di calcio, e raggiunse la moglie. La pioggia batteva contro le finestre, e l’umidità rendeva l’appartamento freddo.
“Sei andata di nuovo al mercato? È tutto così caro lì,” borbottò, sbirciando nelle borse pesanti.
“E dove dovrei comprare i pomodori decenti? Al supermercato sono pieni di pesticidi. Domani arriva Elena con i bambini, voglio preparare il minestrone come piace a lei.”
Lucia stava sistemando la spesa in cucina, mentre Marco osservava in silenzio. Ogni volta che arrivava la sorella minore, lei si preparava come per una festa: comprava i prodotti più costosi, puliva fino a far brillare tutto, tirava fuori la porcellana buona.
“Non capisco perché spendere così tanto,” mormorò Marco. “Elena non è esigente.”
“Esigente o no, gli ospiti vanno trattati come si deve, soprattutto i familiari,” rispose seccamente Lucia, mettendo le verdure in frigorifero.
Sapeva che il marito non approvava i suoi sforzi, ma continuava per principio. Elena, come la chiamava sempre con rispetto perfino nei pensieri, non era solo la cognata, ma un ideale irraggiungibile: bella, di successo, con due figli e un marito benestante. Viveva a Milano, lavorava in banca, si vestiva con eleganza. Al suo fianco, Lucia si sentiva sempre una donna qualunque.
Un campanello interruppe i suoi pensieri.
“Ma è presto per loro,” disse Marco, controllando l’orologio. “Avevano detto che sarebbero arrivati dopo pranzo.”
Ma alla porta non cera Elena con la famiglia, bensì la vicina, la signora Rosa, con gli occhi arrossati.
“Lucia, tesoro, aiutami! Il mio gatto è scomparso, il mio Micio! È il terzo giorno che lo cerco, non si trova da nessuna parte. L’hai visto?”
Lucia la fece entrare e mise su lacqua per il tè. La signora Rosa era sola, il gatto le faceva da famiglia.
“Non lho visto, signora Rosa. Forse è rimasto chiuso da qualche parte? Hai controllato in cantina?”
“Ho guardato ovunque! Ho chiesto anche ai portinai, ma non lhanno visto. Oh, perderò il mio Micio, cosa farò senza di lui?”
Marco alzò gli occhi al cielo e tornò alla televisione. Non sopportava le beghe dei vicini e la signora Rosa, sempre in lacrime. Lucia versò il tè e si sedette accanto alla donna sconvolta.
“Non si preoccupi tanto. I gatti sono intelligenti, tornerà da solo. Magari ha trovato una gatta e se ne è andato a zonzo.”
“Ma è castrato!” singhiozzò la signora Rosa. “Che gatte vuoi che cerchi?”
Stettero al tavolosopra unora. Lucia ascoltò pazientemente i lamenti della vicina, dando consigli e cercando di calmarla. Marco guardò più volte lorologio con aria significativa, ma la moglie lo ignorava.
Quando la signora Rosa se ne andò, lui sbottò:
“Senti, oggi abbiamo ospiti, e tu passi la giornata con questa matta!”
“Marco, ma che dici! Una persona è in pena, ha perso il gatto. Sarei fuori di me anchio al suo posto.”
“Un gatto! Un animale! E intanto Elena arriva con i bambini, e tu non hai ancora preparato niente!”
Lucia serrò i denti. Ecco di nuovo Elena. Come se senza di lei la vita non avesse senso.
La sera, i parenti arrivarono davvero. Elena era impeccabile, come sempre: tailleur elegante, capelli perfetti, scarpe costose. I bambini, Matteo e Sofia, si buttarono subito sullo zio Marco.
“Zio Marco! Avevi promesso di farci vedere il nuovo videogioco!” chiacchierò Sofia.
“Ve lo faccio vedere, ve lo faccio vedere!” rise Marco, abbracciando i nipoti. “Ma prima cambiatevi.”
Con la sorella si trasformava. Diventava allegro, premuroso, attento. Lucia lo osservava ogni volta, chiedendosi perché con lei fosse così diverso.
“Comè stato il viaggio? Siete stanchi?” si affaccendava intorno agli ospiti.
“Grazie, Lucia, tutto bene. Solo che la pioggia ha creato traffico,” rispose Elena con educazione.
Non erano mai state vicine. Lucia ci aveva provato a legare con la cognata, ma lei rimaneva cordiale, senza particolare calore. Come se fosse un dovere parlare con la moglie del fratello.
A cena, la conversazione non decollava. I bambini raccontavano della scuola, Elena del lavoro, Marco rideva alle sue storie. Lucia stava perlopiù in silenzio, versando il tè e offrendo dolci.
“Ti ricordi, Marco, quando da bambini facevamo a gara a chi mangiava più minestrone?” rise Elena. “La mamma ci rincorreva con il cucchiaio!”
“Me lo ricordo bene! Tu ti nascondevi sotto il tavolo, io scappavo in terrazza!”
Rievocarono linfanzia, amici comuni, storie di famiglia. Lucia si sentiva estranea al proprio tavolo.
“Lucia, perché sei così triste?” le chiese improvvisamente Elena.
“No, tutto bene. Sono solo un po stanca.”
“È sempre stanca,” intervenne Marco. “Si stressa al lavoro, poi torna a casa imbronciata.”
Lucia fece una smorfia di dolore. Come poteva parlare così di sua moglie davanti agli altri? Anche se era sua sorella?
“Il lavoro è stressante per tutti,” osservò gentilmente Elena.
Dopo cena, gli uomini andarono a guardare la televisione, i bambini a giocare con i tablet, le donne rimasero in cucina a sparecchiare.
“Ti aiuto?” propose Elena, senza troppo entusiasmo.
“No, faccio io.”
Lucia lavava i piatti e ascoltava le risate di Marco ed Elena dalla stanza accanto. Parlavano di qualcosa di divertente, i bambini intervenivano ogni tanto.
“Lucia,” disse allimprovviso Elena, “volevo parlarti.”
“Dimmi.”
“Marco mi ha detto che vuoi un figlio.”
Lucia si bloccò con un piatto in mano. Suo marito aveva discusso i loro affari privati con la sorella?
“Be, io e Marco siamo sposati da sette anni,” rispose cauta.
“Vedi, come sorella maggiore, mi preoccupo per mio fratello. I figli sono una grande responsabilità. E mantenerli costa.”
“Ce la faremo.”
“Ce la farete?” Elena sorrise. “Lucia, non offenderti, ma guarda la realtà. Marco non guadagna molto, nemmeno tu. Lappartamento è in affitto, non avete neanche la macchina. I bambini hanno bisogno di vestiti, scuola, università…”
Lucia posò il piatto e si girò verso di lei.
“E tu che centri?”
“Centro perché, se succede qualcosa, toccherà a me aiutarlo. Marco conta sempre su di me.”
“Nessuno ti ha chiesto aiuto.”
“Non lo chiedono, ma sarebbe inevitabile. È mio fratello.”
Lucia sentì ribollire la rabbia. Quindi Marco non solo parlava con sua sorella dei loro progetti, ma si lamentava anche di lei!
“Elena, sono affari nostri.”
“Certo, vostri. Esprimo solo unopinione. Magari aspettare? Mettervi in pari prima?”
Dalla stanza accanto arrivarono le risate dei







