Era un tempo lontano, quando la luce dorata del tramonto avvolgeva la cucina dove Sofia preparava la cena. Laroma del minestrone fresco e delle focacce appena sfornate riempiva laria.
Marco irruppe dalla porta, agitando una lettera con un sorriso sfrontato. «Sofia! Sofia! Non crederai mai!» gridò, senza nemmeno togliersi le scarpe. «Ho ricevuto una lettera su uneredità da un lontano parente! Ora sono ricco!»
Sofia si voltò, asciugandosi le mani sul grembiule. «Che bella notizia, Marco,» rispose con calma. «Ma chi è questo parente? Non conoscevamo nessuno…»
«Che importa!» rise Marco, avvicinandosi per baciarla sulla guancia. «Ora possiamo permetterci tutto ciò che vogliamo!»
Sofia sollevò le sopracciglia, sorpresa, ma non fece in tempo a parlare che Marco già sbandierava piani futuri, sognando automobili di lusso e ville sul lago.
Tuttavia, il giorno seguente, dopo una notte insonne da futuro milionario, Marco si trasformò in un uomo diverso. La guardava con disprezzo, comandava e pretendeva attenzione. Parlava solo della sua ricchezza, come se quella lettera fosse il premio Nobel.
«Sai, Sofia,» disse a colazione, evitando il suo sguardo, «ora che sono ricco, dobbiamo ripensare la nostra relazione.»
Sofia trasalì, fissandolo incredula. «Cosa intendi dire?» chiese, trattenendo le lacrime.
«Be, capisci, ora sono a un altro livello,» rispose, mordendo un panino. «Altre persone? Di cosa stai parlando, Marco?»
«Del fatto che sono ricco,» ripeté, come se bastasse. «E tu… sei troppo ordinaria.»
Sofia, sconvolta, chiamò le sue amiche del cuoreGiulia e Luciaper incontrarsi al bar e raccontare tutto.
«Ragazze, non crederete mai!» esordì non appena si sedettero. «Marco ha ricevuto uneredità e ora crede che io non sia allaltezza!»
Giulia sbuffò. «Questa sì che è nuova. Da dove è spuntato questo parente?»
Lucia, accigliata, ascoltava attentamente. «E tu cosa farai?» chiese.
«Non lo so,» sospirò Sofia. «Marco è diventato così… disgustoso!»
Giulia scosse la testa. «Sofia, sei sicura non sia un errore? Forse ha perso la testa?»
Lucia, sempre più pensierosa, aggiunse: «Resisti, Sofia. Noi siamo con te.»
La serata finì così. Sofia tornò a casa, dove Marco era già immerso in cataloghi di auto di lusso. Uninquietudine le gravava sul cuore, ma la speranza nellaiuto delle amiche la sosteneva.
Passarono i giorni, e Marco divenne insopportabile. Pur non avendo ancora ricevuto leredità, si comportava come un nababbo, trattando Sofia con arroganza.
«Sofia, dovè il mio completo?» urlò una mattina. «Ho un incontro importante!»
Sofia gli appese il completo alla porta della camera. «Marco, possiamo parlare?» chiese timidamente.
«Non ora,» la liquidò. «Non ho tempo per sciocchezze.»
Sofia sentì gli occhi riempirsi di lacrime. Non riconosceva più luomo che amava. Quella sera, si ritrovò con Giulia e Lucia allo stesso bar.
«Non posso più vivere così,» confessò Sofia, trattenendo il pianto. «Marco mi tratta come una serva e dice di aver bisogno di gente migliore.»
Giulia sbuffò di nuovo. «Che maleducato! Sofia, devi metterlo al suo posto. Non ha neanche i soldi e già fa il gradasso.»
Lucia le strinse la mano. «Siamo con te. Tutto si sistemerà.»
I giorni passarono, e Marco peggiorò. La umiliava, accusandola di essere interessata solo ai suoi soldi.
«Sofia, ora sono unaltra persona,» disse una sera. «Tu sei sempre stata una grigia topolina, ma ora vedo chiaro. Aspetti solo che io diventi ricco per approfittartene.»
Sofia lo guardò, il cuore spezzato. «Marco, come puoi dirmelo? Ti ho sempre sostenuto!»
«Sì, sì, sostenuto,» rise sarcastico. «Ma ora so che ti interessano solo i soldi.»
Era troppo. Il giorno dopo, Sofia si presentò in salotto con uno sguardo fermo.
«Marco, so la verità sulla lettera. È falsa. Le mie amiche lhanno fatto per mostrarmi chi sei davvero.»
Marco impallidì. «Cosa? Falsa? Ma sei seria?»
«Sì. Ti sei comportato come un arrogante, credendo che i soldi ti dessero diritto di umiliarmi.»
Marco balzò in piedi, furioso. «Ridicolo! Credi più alle tue amiche che a me? Sono solo invidiose!»
Sofia rimase calma. «No, Marco. Hanno fatto luce sulla verità. Non meriti il mio amore.»
Marco, rosso di rabbia, capì di aver perso. «È la tua scelta, Sofia. Distruggi tu la nostra famiglia. Me ne vado.»
Quando la porta si chiuse, Sofia sentì un misto di dolore e sollievo. Giulia e Lucia arrivarono subito dopo, stringendola in un abbraccio.
«Sofia, cè dellaltro,» disse Giulia. «Quella lettera era un inganno, ma… tre settimane fa un avvocato svizzero mi ha contattata. Cercava te. Cè una vera eredità.»
Sofia rimase senza parole. «Una vera eredità? Da chi?»
Lucia annuì. «Lavvocato ha lasciato un numero. Volevamo assicurarci che Marco non ti avrebbe ferita prima di dirtelo.»
Sofia pianse, ma questa volta di gratitudine. Chiamò lavvocato, scoprendo di essere davvero ereditiera.
«Sono ricca,» sussurrò, incredula.
Giulia e Lucia esultarono. «E libera da Marco!»
Alzarono i bicchieri di spumante. «A una nuova vita, piena di felicità e libertà!»
Sofia sorrise attraverso le lacrime. Ora sapeva che, con le sue amiche al fianco, poteva affrontare qualsiasi cosa.






